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Una Tradizione Dimenticata: Il Ceppo di Natale e i suoi Riti.

di Placida Signora - 10 dicembre 2010

Un tempo – quando in ogni casa vi era un camino – a Natale si svolgeva il rituale del “ceppo”, tradizione d’origine nordica legata al dio Thor e alla sua pianta sacra, la quercia;. la luce emanata dal ciocco di legno bruciante per tutta la notte durante il solstizio d’inverno, serviva ad allontanare la negatività del buio e del freddosimboleggiando il calore vitale del sole.
Il Cristianesimo quindi vide nel ciocco – “albero della vita e del sole” – la figura  vitale del Cristo.

Il rito variava da regione a regione.

Milano, ad esempio, il capofamiglia prendeva fra le braccia il ciocco come fosse un bambino e lo poneva nel camino accendendolo con una fascina diginepro benedetto.

Poi versava del vino in un bicchiere, ne rovesciava un po’ sulle fiamme, beveva un sorso del rimanente e lo passava a tutti i membri della famiglia; a quel punto gettava una moneta sul ceppo ardente e ne donava un’altra a tutti i familiari.

Infine da tre grandi pani (antenati del panettone) tagliava una fettina che veniva messa accuratamente da parte per essere data come “medicina” a chi, durante l’anno, si ammalava.

In Romagna invece, prima di recarsi alla Messa di Mezzanotte, si ponevano di fronte al camino ove ardeva “el zòc ed Nadèl” tre sedie vuote e si lasciava la tavola apparecchiata con i resti del cenone: questo perché, in assenza degli abitanti, in casa sarebbe arrivata la Sacra Famiglia e avrebbe così potuto riscaldarsi e ristorarsi.

A Cervia il ceppo (che veniva rigorosamente scelto il 25 novembre, Santa Caterina) prima d’esser bruciato era spruzzato di acqua benedetta per togliergli ogni parvenza di paganesimo e lo si lasciava ardere per tutta la Notte Santa.

La mattina dopo il capofamiglia raccoglieva la cenere e la spargeva attorno alle piante per renderle più fertili, mentre nel Fabrianese la cenere era sparsa solo sulle viti per preservarle daibruchi (detti “rughe”); obbligatorio però recitare, durante l’operazione:
Vite, vite, n’t’arrugà/ ché la cennora te reco / dello ciocco de Natà”.

Se in Val di Chiana (Arezzo), ogni famiglia si radunava davanti al ceppo bruciante tenendosi per manocantando in vernacolo lo scongiuro: “Sia felice il ceppo/ domani è il giorno del pane/ ogni grazia entri in questa casa/ le donne, le capre, le pecore figlieranno/ abbonderanno grano e farina e vino”, a Teramo si bendavano i bimbi e, conducendoli davanti al “tecchio” ardente, gli si faceva picchiar su con le molle esprimendo desideri.

A mezzanotte sul ceppo venivano gettati – uno alla volta – 12 chicchi di grano, simboleggianti i mesi dell’anno; se il chicco bruciava volando all’insù, il prezzo del frumento sarebbe salito; se andava all’ingiù, sarebbe rimasto invariato.

 

In Val d’Aostacarboni lasciati dal ciocco venivano messi in un sacchetto di lino e usati per guarire malattie della pelle di umani e animali col semplice sfregamento in loco.

E infine in Liguria la cenere del “çéppu” (possibilmente d’alloro, pianta magica nemica delle tempeste) era sparsa il 6 gennaio negli angoli della casa e sui davanzali per allontanare “béghe, ratélle, mugugni e tròn”, ossia grane, litigi, proteste e tuoni.

Oggi il Ceppo di Natale si vede ancora; ma causa rarità di focolari familiari, non viene più bruciato, ma mangiato

©Mitì Vigliero

10 Commenti


  • 10 December 2010 at 09:42 Librando
    Dal camino allo stomaco ;). Noi lo bruciamo ancora, il Ceppo. E lo suocero tiene la sua cenere per l'orto. E questi tuoi scritti sono ormai diventati per tutti noi qui un meraviglioso appuntamento per iniziare bene la giornata.
  • 10 December 2010 at 09:48 Mitì Vigliero
    Librando, e come sono le verdure di quell'orto? abbracciami tutti, lì :-*
  • 10 December 2010 at 10:12 Librando
    Belle e buone. Credo che quella cenere serva soprattutto per tenere lontane saette e alluvioni dalla zona. Qui ricambiano tutti gli abbracci e si chiedono quando mai riusciranno a darteli di persona: ti farai rivedere, prima o poi?
  • 10 December 2010 at 10:44 Mitì Vigliero
    Lib, verrà il giorno :-*


  1. Un’antica tradizione dimenticata: il Ceppo di Natale e i suoi riti http://tinyurl.com/2wpz5pw

    Questo commento è stato originariamente inviato suTwitter

    Commento di Miti_Vigliero - 10 dicembre 2010 10:34

  2. Una Tradizione Dimenticata: Il Ceppo di Natale e i suoi Riti.: Un tempo – quando in ogni casa vi era un camino –… http://bit.ly/ff1wGJ

    Questo commento è stato originariamente inviato suTwitter

    Commento di myfeedtoipad - 10 dicembre 2010 11:11

  3. [...] This post was mentioned on Twitter by Myfeedtoipad, Mitì Vigliero. Mitì Vigliero said: Un'antica tradizione dimenticata: il Ceppo di Natale e i suoi riti http://tinyurl.com/2wpz5pw [...]

    Pingback di Tweets that mention Placida Signora » Blog Archive » Una Tradizione Dimenticata: Il Ceppo di Natale e i suoi Riti. -- Topsy.com - 10 dicembre 2010 11:34

  4. [...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo:  Placida Signora » Blog Archive » Una Tradizione Dimenticata: Il … [...]

    Pingback di Salute e Medicina » Placida Signora » Blog Archive » Una Tradizione Dimenticata: Il … - 10 dicembre 2010 17:14

  5. Ogni sera torno a casa e trovo queste bellissime storie. Mi fanno quasi riamare il Natale!

    Commento di graziella - 10 dicembre 2010 18:06

  6. graziella, ne sono felice :-***

    Commento di Placida Signora - 10 dicembre 2010 18:34

  7. quanto vorrei il caminettooo,vedere bruciare un ceppo è bellissimo!!!

    Commento di Aglaia - 10 dicembre 2010 21:07

  8. ohhh, brava!
    adesso finalmente capisco perché a natale nelle pasticcerie compaiono i dolci a forma di tronchetto ;-)

    Commento di NonnaPapera - 11 dicembre 2010 17:51

  9. Mitì,
    meno male che ci sei tu a ricordarci queste tradizioni.
    Quest’anno ho riattivato il camino dopo quasi 20 anni di riposo e siamo molto contenti perché il camino “fa compagnia” e ci sono poche cose rilassanti come stare seduti in poltrona in pantofole, con un bel libro, davanti al camino.
    E poi nel camino si può anche cucinare, come si faceva una volta, si fan le castagne o le crescentine o anche la zuppa.

    Ciao!
    Tlaz

    Commento di Tlazolteotl - 11 dicembre 2010 21:05

  10. Complimenti! Sono di Fabriano e non conoscevo questa filastrocca! Ho letto anche altri tuoi articoli interessanti e buffissimi come quello dell’Acanthea virilis ed è davvero fantastico conoscere sempre più cose del nostro passato, ormai caduto nell’oblio!
    Ciao e tanti auguroni per le feste in arrivo!

    Commento di fatadolcissima - 15 dicembre 2010 11:26


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