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Un’Antica Credenza: Prevedere il Meteo 2011 con il Dicembre 2010

di Placida Signora - 30 novembre 2010



Seguendo un’antica credenza meteorognostica, sino a non molti anni fa i contadini usavano il mese di Dicembre – e per la precisione il Calendario dell’Avvento - per prevedere la situazione meteorologica dell’anno che stava per arrivare.

Segnavano scrupolosamente sul calendario le condizioni atmosferiche che, dal primo giorno del mese, si presentavano sul loro territorio.

Ad esempio:

1- pioggia 
2- neve 
3-sereno con vento gelido 
4- sole

e via di seguito sino al 12, simbolo del mese dicembre dell’anno a venire.

Infatti, in questa previsione, il I° dicembre corrispondeva al futuro gennaio, il 2 al febbraio, il 3marzo, il 4 ad aprile ecc.

Il 13 facevano una pausa, e ricominciavano a segnare il meteo dal 14 ma, questa volta, contando  i mesi al contrario :  il 14 era dicembre, il 15 novembre, il 16 ottobre, il 17 settembre e così via, sino al 25 che simboleggiava gennaio, primo mese dell’anno nuovo.

Una volta finito, “incrociavano i dati“.

Se per esempio il 1° era piovuto e il 14 c’era stato il sole, prevedevano che il Gennaio del nuovo anno sarebbe stato meteorologicamente instabile; se il 2 nevicava e il 24 pure, febbraio sarebbe stato decisamente pessimo; se il 3 c’era stato un vento gelido e il 23 un sole splendente, il tempo a marzo si sarebbe presentato  bello, ma freddo e asciutto.

Domani sarà il I° dicembre: pronti con penna e calendario? ;-)

©Mitì Vigliero

Quando Un’Immagine Vale Più Di Mille Parole: E’ Lunedì

di Placida Signora - 29 novembre 2010


 

Perché (a Genova) Si dice: Rumenta

di Placida Signora - 27 novembre 2010


Tanti  anni fa quel vicolo – oggi chiamato Vico dei Corrieri –  che andava dai Macelli di Soziglia a Vico Lavagna, si chiamava Vico Rumentari.
Noi genovesi, razza distinta, utilizziamo parole d’aulica origine latina anche per indicare una cosa poco romantica come la rumenta, che deriva dal latino tardo ramenta ( dal classico fragmenta), variata poi nel medioevo in rumenta: “frammenti, avanzi e scorie di vari materiali”.

Qualche curiosità.

La Congregazione dei Rumentari, antesignana della raccolta differenziata, aveva dapprima l’incarico di raccogliere limatura di ferro, segatura,  trucioli,  fili di lana, stracci, corda, escrementi umani ecc; i primi Rumentari erano frati questuanti che, armati di sacchi, pulivano “a gratis” le botteghe  rivendendo poi un tanto al chilo il materiale a gente che, nella prima metà dell’anno Mille, già praticava l’arte del riciclo.

Col passar del tempo Genova si ingrandì, e tutti sanno che il progresso economico di una città si misura dalla quantità dei rifiuti quotidiani che produce.
Così i Padri del Comune iniziarono ad assoldare Rumentari laici affinché pulissero le strade e ritirassero la spazzatura a domicilio.
Soprattutto, i Comunali si affannarono a riempire gli angoli delle vie con targhe di marmo contenenti ordini relativi alla pulizia, tipo questi stilati nel 1447:
Ciascuna persona dimorante in Genova e suburbi, almeno ogni settimana debba et in realtà faccia spazzare e togliere rumenta et varia dinnanzi alla sua casa fino alla metà del vicolo e faccia trasportare la rumenta e i gettiti (le cose gettate dalle finestre, Ndr) in posto tale che non sia di nocumento al porto, sotto pena di  soldi 5 di multa“.
E i ligi  cittadini, pur di salvaguardare l’acque del porto, anfrattavano la rumenta nelle case disabitate dei dintorni, che quindi, sempre per ordine del Comune e del proverbio “occhio non vede, cuore non duole“, vennero nel ’500 fatte murare.
©Mitì Vigliero

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Breve Storia del Reggiseno

di Placida Signora - 25 novembre 2010


 

Le donne si sono coperte il seno sin dai primordi della civiltà umana; all’inizio lo facevano non per pudore, ma per proteggerlo  e soprattutto per poter assorbire il latte nel periodo dell’allattamento.

Le greche, durante le manifestazioni sportive usavano l’ ‘”apodesmo“, stretto bendaggio avvolto attorno alle mammelle, che serviva ad impedire che ballonzolassero durante le corse.

A le fanciulle etruscheromane si strizzavano in larghe fasce – dal poco romantico nome di “taenia”- con l’intento (e l’illusione) di far crescere poco il seno e mantenerlo piccolo, come imponeva la moda allora.
Ma dato che alla natura non si comanda, arrivavano regolarmente a costringere gli inevitabili tettoni col “mamillare“, un corpetto di rigido cuoio.

Le cortigiane romane invece  avevano capito subito che il reggiseno poteva essere un utile strumento di seduzione e indossavano uno “strophium” fatto di sciarpe peccaminosamente trasparenti che il poeta Marziale definiva “trappola cui nessun uomo puo’ sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma”.

Le atlete dei giochi nautici esibivano l’antenato del due pezzi, il “subligaculum”, esemplari dei quali si possono vedere nei mosaici di Piazza  Armerina.

Nel 1200 , soprattutto nel Nord Europa, c’era il  “pelicon“; un corpino portato  tra sottoveste e vestito, spesso imbottito di pelliccia come malizioso richiamo amoroso.

Dal ‘300 la malizia esplose un po’ troppo; Dante si sdegnava con le donne fiorentineche van mostrando con le poppe il petto” e nel 1342 i legislatori perugini proibirono le scollature ”dalla forcella de la gola en giu’“.

Ragusa il Sacchetti descriveva le sue sfacciate conterranee che andavano “in giro con capezzale tanto aperto da mostrar piu’ giu’ che le ditelle (le ascelle)” e anche le milanesi non scherzavano; è del 1498 un editto in cui si vieta alle scollature di scendere ”non oltre un dito della mano sotto la fontanella della gola” . E conoscendo le donne, veniva anche precisato che  “detto dito s’intende di traverso“, non in verticale.

Tra i sec. XV e XVI, per pudore religioso ma ancor di più per moda che voleva solo aspetti ascetici e regali, i seni scomparvero, appiattiti come pizzette sotto bende spesse.

Alla fine del ’600 però iniziarono a diffondersi i “corsetti” che imperversarono per tutto il ’700 e l’ ’800 divenendo i sexyssimi ma famigerati “busti“.


Quella che doveva sparire era la pancia: in compenso le mammelle si dovevano mostrare eccome, spinte all’insù da busti corazzati con stecche di balena e ferro.


Quando non svenivano per lo stritolamento delle stecche, le dame d’allora ansimavano sempre un po’ causa difficoltà di respiro date dalle stesse: così i poeti d’allora cantavano “i palpitanti cor”, utilizzando ovviamente la romantica parola “cor” come metafora.

Fu solo nel 1911 che una ricca miss americanaMary Jacobs, sfoggiando di giorno al Lido di Venezia estrosi (per allora) completi pantalone che lasciavano scoperto il pancino e la sera trasparentissimi abiti lunghi che non potevano essere indossati col busto, cucendo insieme due foulard di seta, imbottendoli d’ovatta causa scarsità di materia prima sua e cucendo due fettucce come spalline, inventò il reggiseno vero e proprio.
Da pratica fanciulla made in USA, tornata in patria due anni dopo brevettò l’idea, divenendo più ricca che pria.

©Mitì Vigliero

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Cosa si stanno dicendo?

di Placida Signora - 23 novembre 2010


 

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