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Buon Ferragosto

di Placida Signora - 14 agosto 2010


Nessuna vacanza  anche quest’anno, ma provo ugualmente il bisogno di staccare occhi e cervello da ogni forma di computer o testo scritto.

Due o tre giorni lontana da monitor, fogli, tastiere, penne, libri, cellulari, mail, galòp.

Agogno il silenzio e il dolce far niente più assoluto.

Quindi spengo tutto e vi abbraccio forte forte.

A prestissimo, Tesorimiei! :-*

Mitì




Le Ricette di Casa Placida: le genovesi Capponada e Carne all’Uccelletto

di Placida Signora - 13 agosto 2010

Oggi rispondo a due Tesoremie.

Enrica (a proposito, buon compleanno!) mi ha chiesto la ricetta della Capponata.  
Confesso di non avere una ricetta precisa del celebre antipasto siciliano (di cui esistono centinaia di versioni tutte diverse), anche perché è a base di melanzane e a me le melanzane piacciono proprio pochino e nella mia cucina entrano assai raramente ;-).

Posso però darle la mia ricetta della Capponada Genovese ,  freschissima e particolarmente adatta ai pranzi estivi.

Per 4 persone
100 gr. di
gallette marinare
100 gr. di olivette nere in salamoia
4 pomodori maturi
1 scatoletta di tonno
20 gr. di capperi sotto sale
4 acciughe salate
4 uova sode
2 spicchi d’aglio
foglie di basilico
1 cucchiaino di origano
olio

Strofinare l’aglio sulle gallette, passarle velocemente in una conchetta d’acqua e aceto, romperle a pezzetti non minuscoli e metterle in un’insalatiera aggiungendo le uova sode tagliate a fette, i pomodori tagliati a tocchetti, le acchiughe spezzettate, il tonno, l’origano, il basilico e condendo con olio, sale e un cucchiaino di aceto. Mescolare bene e lasciar riposare un quarto d’ora prima di servire.


Skiribilla invece mi ha chiesto la ricetta e notizie di un altro piatto ligure: la Carne all’Uccelletto (all’Oxeletto).

Ha origini relativamente antiche, quando la carne costava molto e le mamme, che non volevano farla mancare ai figli, riuscivano a cucinarne ugualmente una modica quantità in modo appetitosissimo.
Si tratta di un piatto estremamente profumato, facilmente digeribile e tenerissimo.

Per 4 persone
500 gr. di fesa di vitello tagliata a fettine sottilissime.
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaio d’olio
1 tocchetto di burro
2 o 3 foglie di alloro
sale
pepe

Col batticarne battere le fettine di fesa e strapparle con le mani a piccoli pezzi. Sciogliere il burro e l’olio in una larga casseruola antiaderente e, quando spuma, aggiungere l’alloro e la carne. Mescolare velocemente a fuoco vivo facendola ben colorire, salare, bagnare col vino, lasciare evaporare e servire immediatamente.


©Mitì Vigliero

Cielo, che Gaffe!

di Placida Signora - 12 agosto 2010

C’è chi colleziona francobolli, chi tazzine, chi orologi; io da anni mi dedico a una collezione particolare: quella delle gaffe,  parola francese che in italiano può essere tradotta in “frase infelice, azione goffa”.

Il Gabrielli invece, nel Dizionario dello stile corretto scrive:
La gaffe è propriamente il raffio, il ronciglio; e in senso traslato vale sbaglio, abbaglio, balordaggine”.

Sorvolando sul raffio e sul ronciglio, termini che siete pregati di andarvi a cercare da soli sul vocabolario, è certo che le gaffe conducano sempre ed inevitabilmente a una brutta figura.

Esse sono paragonabili a piccoli virus di demenza improvvisa e passeggera che possono attaccarci in qualunque momento; e nessuno, ma proprio nessuno, ne è immune…

Dove mi rifornisco di materiale per la mia collezione di gaffe?

Ovunque, anche se le riunioni pubbliche, mondane e sociali ne sono una miniera inesauribile.

Ricordo per esempio un pranzo di nozze molto chic, in cui un’invitata chiese al padre dello sposo:
“Scusa, ma chi è quella bruttissima signora vestita di rosso?” e il padre dello sposo rispose con voce gelida: “La sorella di mia moglie”.
Al che l’invitata impallidendo rispose: “Oddio, perdonami…sono stata proprio scema a non notare subito la somiglianza…”.

Sempre a proposito di nozze giudico sublime l’avventura capitata a un avaro signore il quale, dovendo fare un regalo importante al nipote che si sposava, si recò da un amico antiquario.

Ogni oggetto gli sembrava troppo costoso sino a quando notò posato in un angolo uno splendido vaso di Rosenthal rotto in sette grandi pezzi.

“Quanto costa quel vaso?”, chiese all’antiquario che rispose “Niente, è rotto in maniera irreparabile…”
“E allora fammene un bel pacchetto” disse con un ghigno satanico il signore “Ho avuto un’idea geniale: stasera andrò da mio nipote per portargli il regalo. Appena entrato in casa farò finta d’inciampare e lancerò il pacco a terra; poi urlerò “Accidenti vuoi vedere che l’ho rotto? Un oggetto unico, preziosissimo, che non potrò mai più permettermi d’acquistare, ed io l’ho rotto!”.
Mio nipote aprirà il pacco, troverà i cocci: magari penserà che sono un vecchio rimbambito, ma io avrò fatto ugualmente una bella figura senza spendere una lira”.

E così accadde che il signore andò a casa del nipote, inciampò, fece cadere il pacco, si lamentò come Geremia e poi desiderò di morire quando il nipote, dopo aver aperto il pacchetto, vi trovò dentro sì sette cocci di vaso, ma accuratamente imballati e fasciati uno per uno, separatamente.

Anche i funerali sono un’occasione splendida per i gaffeur.

Una volta, durante il rosario celebrato per la moglie appena defunta, il marito inconsolabile picchiò una terribile gomitata contro la maniglia di una porta.
Mentre si massaggiava disperatamente la parte lesa, si sentì dire da un’amica: “Non preoccuparti; il dolore che si prova picchiando un gomito èviolentissimo, ma dura poco: infatti lo chiamano il dolore del vedovo…”.

E si sa che di solito i funerali sono l’unica occasione che spesso si ha per incontrare membri di famiglia che normalmente non si frequentano mai, e le cose da raccontare sono molte; gaffe fantastica fu quella fatta da un tale il quale, dopo aver assistito a un funerale di uno zio, si recò a casa della zia vedova assieme a tutti gli altri parenti.

Dopo ore di chiacchiere, guardò l’orologio ed esclamò: “Ehilà! Ridendo e scherzando abbiamo fatto le sei!”.

©Mitì Vigliero

E voi, avete mai fato una gaffe?

Per la Serie “Tipi e Tipetti”: il Malizioso

di Placida Signora - 11 agosto 2010

PierArturo è un Tipo Malizioso; trascorrere anche solo un paio d’ore in sua compagnia è un’esperienza spossante che potrebbe mettere a dura prova il vostro sistema nervoso, ma in compenso divertire pazzamente uno psicologo freudiano.

Questo perché  vede doppi sensi licenziosi dappertutto: in qualunque parola, in qualsiasi gesto, in ogni oggetto.

Frasi banalissime quali che buona l’insalata coi finocchi, io preferisco i cetrioli, dammi una banana, a me il salame piace stagionato, guarda che bell’uccellino, non riesco a farlo venire, non vuole uscire, entra per favore, te la dò subito, agitalo bene ecc, scatenano in lui scoppi di risa convulse e imbarazzanti soprattutto per chi, come me, riguardo alla comprensione dei “doppi sensi” è particolarmente tardo.

Difatti ogni volta il Malizioso mi guarda come se fossi scema e mi dice ridacchiando con faccia da schiaffi: “Ma lo sai cosa hai detto?”.

Un giorno ha sghignazzato per mezz’ora alla frase: “Devo comprare un uovo di Pasqua”.
Non ho mai capito il perché delle sue risate, né lui me l’ha mai spiegato.

Certo è che a stare un po’ di tempo con PierArturo si rimane contagiati e si scoprono doppi sensi ovunque: nei pali della luce, nei semafori, nei frullatori, nei banchetti del mercato, nelle tastiere dei computer e nei tombini.

Però, se qualcuno gli racconta una barzelletta inequivocabilmente sconcia, PierArturo diventa improvvisamente serissimo e con offeso tono di accusa dice: “Non l’ho mica capita…”.

© Mitì Vigliero

Della stessa serie:
La Strafiga

L’Acuto 

Onomastici: 10 agosto, Lorenzo

di Placida Signora - 10 agosto 2010

Lorenzo (e Lorenza) è un nome che deriva dal latino e significa “originario della città di Laurento“, città del Lazio che doveva il nome all’abbondanza di allori che vi crescevano.

Suoi diminutivi sono RenzoEnzo.
All’estero è diffuso nelle forme  Laurence (Francia), LawrenceLarry (Inghilterra), LorenzLenz (Germania), Lars (Svezia)
Loris un po’ ovunque.

L’onomastico è oggi, 10 agosto, notte di scintillanti e infuocate stelle cadenti  che ricordano San Lorenzo martire arrostito sulla graticola; al suo carnefice, l’imperatore Valeriano che assisteva al supplizio, Lorenzo – dotato di sorprendente humour noir – prima di morire disse:
Da questa parte sono arrostito; girami dall’altra e poi mangiami”.

San Lorenzo è il protettore dei rosticceri (ovviamente), dei cuochi, pompierivetraibibliotecari, librai.

Viene invocato contro gli incendi e il mal di schiena.

Il suo colore portafortuna è il verde, la pietra lo smeraldo e il metallo ilmercurio.  

© Mitì Vigliero

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