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Sull’Arte dell’InTitolare

di Placida Signora - 14 maggio 2010

Dedicato a Mafe

Avete mai pensato all’importanza dei titoli?

Non mi riferisco a quelli nobiliari o di studio, ma ai titoli delle cosiddette opere d’ingegno; canzoni, opere, commedie, libri.

Parliamo di questi ultimi (anche perché solo di questi ho esperienza diretta ;-)

Innanzi tutto dovete sapere che la cosa più difficile dello scrivere un libro non è tanto scriverlo, quanto intitolarlo.

Il titolo è fondamentale: deve essere facile da ricordarsi, semplice a comprendersi, stuzzicante, divertente, curioso, illuminante.

Quando scrissi per la Rizzoli Lo Stupidario della Maturità ebbi il merito (o il demerito, fate vobis) di consacrare un termine che non solo diede vita ad un’interminale sequela di altri Stupidari riguardanti i più vari argomenti, ma di ”ufficializzare” una parola entrata poi a tutti gli effetti nel linguaggio comune (…E mannaggia, potevo brevettarla in esclusiva eh? ;-D).

Ma Stupidario l’avevo chiamato sin da quando era solo un immenso fascicolo di appunti miei privati, raccolti in anni e anni.

E così è stato per tutti i miei altri libri; prima l’idea, poi il titolo, infine la stesura.

Tranne per uno.

Quando nel ‘93 consegnai alla Mondadori un perfetto manoscritto di 190 pagine riguardante le scuse umane, non avevo in mente nessun titolo in particolare, e per trovarlo feci più fatica che scriverlo.

Prima pensai a :  Tutte scuse!Caduti in pretestoL’Inventascuse, l’Acchiappascuse e il Cercascuse.

Mio fratello propose Scusami, ma…; mio padre Italiani che si scusano o Le scuse degli italiani che si scusano, mentre vicini di casa molto intellettuali mi consigliavano titoli grondanti cultura classica quali Profasìsomai (”Accampare scuse”), De excusatione, opera omnia eApologia (”La Difesa”), che sarebbe stato perfetto se non ci avesse già pensato quel grafomane di Platone.

Amici poeti mi proposero di inventare un titolo che non c’entrasse nulla con l’argomento, ma che fosse altamente aulico come, ad esempio, Le bianche farfalle dell’Oklahoma.

Mia madre invece, adducendo il fatto che i pretesti e le scuse quasi sempre altro non sono che semplici menzogne, frottole, fandonie, bubbole, fanfaluche, insomma balle o palle che dir si voglia, mi suggerì Il Raccattapalle.

Nel frattempo io sfornavo Il Prontuario dei pretestiIl Vademecum della giustificazioneL’Enciclopedia della discolpaIl Galateo delle scuseT’insegno a scusartiL’ABC della scusa.

Alla fine scrissi tutti i titoli su dei bigliettini, li infilai in un cappello e feci pescare a caso dall’editor.
E nella prefazione abbi l’ottima scusa di raccontare questa storia concludendo: ”Quindi se questo titolo non piacerà, sappiate che non è stata colpa mia, ma del Fato.”

©Mitì Vigliero

La Luna

di Placida Signora - 13 maggio 2010


(foto©Rick Leche)

Fred Buscaglione cantava “Guarda che luna”: molto probabilmente si riferiva a una Luna simile a quella che consentì a Rodolfo di stringere nel buio d’una soffitta la gelida manina con la scusa “ma per fortuna è una notte di luna”, o a quella che ispirò a Debussy la musica per la poesia di Verlaine Claire de lune, o a quella ancora che permise a D’Annunzio di vedere in una sottile falce di luna calante un magico simbolo d’erotismo mentre per Jannacci era “ona lampadina tacata in sul plafun”…

Amica da sempre di poeti e maghi, sorella del Sole, figlia dei Titani Tia e Iperione, la Luna mostrò da subito un carattere variabile e, ovviamente, “lunatico”; si divise così in tre personalità distinte chiamandosi Selene da piena, placida e sensuale, Artemide in fase crescente, cacciatrice energica di prede con cui litigare ed infine -da “nuova” e quindi “nera”- divenne Ecate, malinconica, riflessiva, legata alle arti magiche e al regno delle Ombre.

(foto©tizianoj)

Una e trina governa da sempre nascite, morti, maree, flussi, crescite, raccolti e umori: se uno ha la “luna di traverso” è meglio girargli al largo e avvicinarlo solo quando “è in luna buona”.

In Veneto di chi è cagionevole e tonto si dice che “xe nato in calar de luna”, mentre se è sveglio e vigoroso “xe nato in cressar de luna”; i personaggi biblici che campavano centinaia d’anni in realtà contavano ogni “luna” (29 giorni) di vita e anche gli indiani d’America calcolano il tempo in lune (“sono passate molte lune”).

Ma il senso del tempo e ogni cosa terrena in realtà non tange la Luna la quale “non si cura dell’abbaiar dei cani” ossia dei lamenti inutili e insensati, così come ignora chi vuol mostrar “la luna nel pozzo” illudendoci con false promesse e disprezza chi- presuntuoso e arrogante- si comporta come uno che “siede sul sole e posa i piedi sulla luna”.

Forse invece compatisce chi, causa i “chiari di luna”, è costretto a “sbarcare il lunario” magari dormendo all’”albergo della luna”, ossia senza un tetto sulla testa; tenta di consolarlo con la sua luce chiara, per far le notti meno spaventose.

(foto©Flowery Luza)

E forse sorride vedendo chi di noi ha la “faccia di luna”,  tonda e gioviale e magari pure “la luna fra le gambe”, ossia gambe tanto incurvate all’infuori da formare una “O”.

Dice la leggenda che quando è piena diventa generosa tramutandosi in “Luna dei Regalini” che si otterranno fissandola e formulando mentalmente tre desideri, accompagnati da un piccolo, rispettoso inchino; nello stesso periodo altra leggenda vuole che possa diventar pericolosa, ma solo per i lupi mannari o per gli ammalati di “mal di luna”, l’epilessia.

Di certo invece predilige gli amanti, la Luna, cullandoli per il primo mese di matrimonio in “luna di miele” e facendoli vivere sognanti “sulla luna”, staccati cioé dalla realtà; e come sempre, sono soprattutto le donne a lei affini (“donna e luna oggi serena, domani bruna”) a goderne gli amorosi influssi, come scrisse Totò nella A’ Cunzegna:

‘A sera quanno ‘o sole se nne trase
e dà ‘a cunzegna a luna p’ ‘a nuttata,
lle dice dinto ‘a recchia: “I’vaco ‘a casa:
t’arraccumanno tutt’ ‘e ‘nnammurate
.


©Mitì Vigliero


L’Uomo che Spostava i Campanili

di Placida Signora - 12 maggio 2010


Uno dei Santuari più famosi della provincia di Vercelli è la Madonna del Palazzo, a Crescentino; e già nel Settecento era meta di numerosi fedeli che andavano a chiedere grazie.

Il rettore, Teodoro Peruzia, avrebbe voluto ampliare la cappella conservante la miracolosa statua della Vergine, ma ogni progetto si scontrava con la presenza di un ingombrante ma fondamentale elemento architettonico: il campanile.

-L’unica è buttarlo giù – gli dissero durante l’assemblea progettuale a cui parteciparono tutti i crescentinesi – fare i lavori e poi costruirne uno nuovo di zecca.

-Eh già – rispose sconsolato – però costerebbe una follia!

Ma una voce s’intromise: “Che problema c’è? Lo si taglia via e lo si sposta un po’ più in là”.

Gli sguardi di tutti si posarono interdetti sul volto serafico di Giuseppe Crescentino Serra,mastro da muro”.
Nato a Crescentino nel 1734, non era mai andato a scuola e aveva fatto il muratore sin da bambino. Particolarmente bravo, veniva considerato un po’ l’architetto del paese e tutti lo stimavano molto.

Però un campanile mica era una fetta di torta; era fatto di pietra e mattoni, con tanto di fondamenta, alto quasi 22 metri

-Quanto ci costerà? – gli chiese pratico il Peruzia.

-Solo 200 lire. Però mi aiuterete un po’.

-Mah. Tanto bisognerebbe distruggerlo in ogni caso… – disse ottimista l’assemblea dei crescentinesi, e votò a favore.

Da quel momento il paese intero entrò in subbuglio.

Agli ordini del Serra tutti gli abitanti per mesi ebbero un gran daffare a tagliar tronchi di varie misure, scavare le nuove fondamenta, testar corde e soprattutto allenare i muscoli delle braccia.

E venne il 26 marzo del 1776, il gran giorno descritto minuziosamente da una relazione oggi conservata nell’Archivio.

In poche parole, il Serra fece fasciare il campanile per tutta la lunghezza da tronchi; poi tagliare di netto la parte appoggiata alla chiesa nonché i quattro lati delle fondamenta; sotto di queste fece infilare altri lunghi tronchi formando una specie di zattera che lo sollevò da terra e venne fatta scivolare su un’altra zattera più grande; attorno al campanile decine di corde, tirate a braccia dai crescentinesi.

Tale era la formazione del palco, sopra cui baldanzoso comparve e rotolò felicemente il campanile, siccome barca che corre sull’acqua”.

Il tragitto sino alle nuova fondamenta (circa 4 metri e mezzo) andò benissimo e il campanile “in meno d’un’ora” e “alla presenza d’un quasi innumerabile popolo tanto del paese che forestiere, fu totalmente disarmato e sodamente fisso”.

Da notare che dall’inizio del tragitto il Serra – per dimostrare quanto fosse sicuro della sua impresa – spedì sulla cima del campanile il suo primogenito Filippo, che per tutto il tempo suonò le campane a festa.

Oggi, nel Santuario della Madonna del Palazzo, sul pavimento a destra della porta d’ingresso, una targa di bronzo segna il luogo ove si trovava prima il campanile ai cui piedi – sotto un busto di marmo e una lapide che lo definisce “cittadino ingegnosissimo” – riposa ora per sempre il suo traslocatore.

©Mitì Vigliero

ViadelCamp 2010: la Meravigliosa Carica dei 128

di Placida Signora - 9 maggio 2010

(Il Bigo l’8 mggio 2010 ©Pietro Izzo)

Genova è gentile con chi la ama; ha regalato una splendida giornata a tutti quelli che hanno partecipato al Viadelcamp2010, un appuntamento fra amici riuniti tramite il web e che hanno scelto di  trascorrere una giornata serena in una città molto amata, parlando di cose allegre, mangiando cose buone, facendo tutto ciò che avevano voglia di fare, senza obblighi, senza stress, senza altri impegni che non fossero quelli di sorridere e stare bene.

 

(Le foto sono state prese su flickr , anche qui)

Dopo il pranzo – che ha dimostrato davvero la bontà della cucina genovese – il pomeriggio che abbiamo voluto lasciar libero prima dell’aperitivo al Palazzo Cicala ,ha lasciato ai Viadelcampisti piena libertà di scegliere cosa fare; c’è chi è andato all’Acquario, chi a far shopping in centro, chi ha passeggiato nei vicoli , chi ha visto i giardini degli antichi palazzi, chi è andato alla scoperta di Boccadasse, chi ha visitato i Rolli, chi le mostre a Palazzo Ducale e chi si è semplicemente seduto al sole a godere l’aria di mare.

Stefigno)

(Doge e Dogaressa per un giorno ©Gaspar Torriero)

(Un’occasione per vedere le nipotine lontane: io e Emma ©Gilgamesh)

Barbara, Confuso e io, con l’aiuto prezioso di Gaia e Enrico per la lista e di Fabs, Marina e Marco per l’accoglienza alla stazione, siamo stati felici e fieri di aver contribuito a formare questo grande incontro fra entusiasti appassionati della rete senza bisogno, per una volta, di conferenze, di tecnicismi, di guru, di gadget e persino di computer ;-).

Perché i Viadelcamp non han bisogno di null’altro se non del grande abbraccio di Genova a tutte quelle persone belle che con la loro presenza in un giorno speciale, l’hanno resa ancora più bella.


(foto ©Feba)

Ed ecco i magnifici 128 partecipanti, elencati qui esattamente come comparivano nella lista stesa al momento della distribuzione dei badge/bedgi:

1)Elenucci 2)Elena Delymyth 3)Manu 4)Samuele 5)Estroversa 6)Giorgio Zanetti 7)Carlotta Zanetti 8)Rossella 9)Mario 10)Rebecca 11)Alberto Leoni 12)Giulia Leoni 13)Maria Petrescu 14)Antonangelo 15)Maria Cuccaro 16)Luigi Gargiulo 17)Andrea Beggi 18) Andrea Contz 19)Pierluigi 20)Paola 21) Hook 22) M@nu 23) Max Uggeri 24) Giovanna 25)Paolina 26) Francesco Minciotti 27)Gaia Minciotti 28) Sir Squonk 29)Roberto Dadda 30)Davide 31) Lamarra Michela 32)Rey 33)Feba 34)Gilgamesh 35)Mistral 36)Emma 37)Gaspar Torriero 38)Elena Torriero 39)Oriella 40)Nikink 41) LittleChini 42)Azael 43)Khenzo 44)Clockwise 45)Gaia Giordani 46)Enrico Sola 47)Mitì 48)Fabio Castellano 49)R8401 50)Simply Giulia 51)Paolo Feadin 52)Haukr 53)Barbara Sgarzi 54)Pietro Izzo 55)Elena Zannoni 56)Confuso 57)Italo Vignoli 58)Tiziana Vola 59)Maura Tomei 60)Nessuno 61)Mezzomondo 62)Giovanna Piga 63)Patrizia Sanguineti 64)Marco Fantasia 65)Marileda 66)Sean Carlos 67)Riberta Milano 68)Figlio di Roberta Milano 69)Marito di Roberta Milano 70)Marina Rossi 71)Deviot 72)HoldMe 73)Stered 74)Carlo Stered 75)Dania 76)Dadevoti 77)Molengai 78)MatteOne 79)Figlio di MatteOne 80)Anna di MatteOne 81)Diletta 82)LaFra 83)Milo 84)Roberta Greenfield 85)Shannafra 86)William_Perry 87)Odeedo 88)Black cat Barbara 89)Vincio 90)Melly 91)Paola D. 92)Daniele Minotti 93) News Informatica Giovanni Minotti 94)Giovanni Sarbia 95)Moglie di Giovanni Sarbia 96)Sonia Figone 97)Giuliano C. 98)Rick Pocacola 99)Pocacola jr 10)Barbara Cagnone 101) Mod 102)Mazzei 103)Gatto Nero 104)Alessio Baù 105)Stefigno 106)Sogliadibronzo 107)Lara Informatica per caso 108)Vinz 109)Valle 110)Mafe 11)Gallizio 112)Amico Mafe 113)Amica Mafe 114)Bambino Mafe1 115)Bambino Mafe2 116)Bambino Mafe3 117)Bambino Mafe4 118)Bambino Mafe5 119)Circospetto 120)Clarissa 121)Momix 122)Luke 123)Laura Koan 124)Tambu 125)Estrellita 126)Caterina 127)Nicola 128)Marino.-

(©Laura KoAn)

Un abbraccio e un grazie speciale a quel tesoro e gran signore di Luca Bizzarri, che pur non essendo dei nostri ha voluto offrirci il brindisi alla fine del pranzo.

Un altro abbraccio stritolante a un altro Luca che, assente anche lui per lavoro, ci ha fatto trovare fantastici dolci al momento dell’aperitivo

E infine un grande bacio collettivo a tutti voi, grazie e a presto!

(©Laura KoAn)


(©No-Luogo)

E Domani Ci Vediamo al Viadelcamp

di Placida Signora - 7 maggio 2010

 

Allora, manca un solo giorno…

Tutti pronti?

Riassumiamo:

QUI tutte le istruzioni, le mappe, gli orari.

Mi raccomando l’appuntamento alle 11 al Bigo per registrarsi e ritirare i badge-bedgi indspensabili per il ristorante; nel pomeriggio, se vorrete (e questa è una bella novità di ieri)  per visitare a prezzo specialissimo (3 euro anziché 8) la mostra Isole mai trovate o La Torre Grimaldina e le antiche Carceri a Palazzo Ducale e, infine, per l’aperitivo finale a Palazzo Cicala.

QUI c’è il regalo che il Viadelcamp 2010 ha voluto fare a tutti, racchiudendo in pdf la Storia e le Ricette della Cucina Ligure.

Da parte mia, due cose:
1) Mi riconoscerete perché avrò in faccia un cerottone bianco, per proteggere un piccolo intervento fatto dal dermatologo (lo scrivo qui, così non dovrò spiegarvelo ogni volta ;-)  
2) Vi chiedo di perdonarmi sin da ora se saluterò alcuni 27 volte e altri nemmeno una, se vi chiederò 16 volte il nome, se vi chiamerò con nomi sbagliati, se non vi riconoscerò alla prima, se vi scambierò subito con qualcun altro, se mi vedrete vagare come uno zombie con sguardo perso, se cadrò in mare…Ormai mi conoscete, sono una svampita, distratta, caotica Placida Signora al perenne galòp; non ho più l’età né l’energia dei magnifici Barbara e Confuso, i belli zuéni che han messo insieme questa gita-incontro goloso e ludico tra blogger, twitteri e frienfeddari.

Però di una cosa sono certa: che non vedo l’ora di vedervi e di abbracciarvi, Tesorimiei!

A domani.

Mitì

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