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Scuse Storiche

di Placida Signora - 18 marzo 2010

-  ”Non è colpa mia: è stata lei” (Adamo)

-  ”Non è colpa mia: è stato quel viscido verme” (Eva)

-  ”Non è colpa mia: è la mia natura” (Il Serpente)

-  ”Mamma e papà volevano bene solo a lui” (Caino)

-  ”Darei qualunque cosa per un piatto di lenticchie” (Esaù)

-  ”Volevo solo dare un’ultima occhiata” (La moglie di Lot)

-  ”Non ho mai potuto soffrire i capelloni” (Dalila)

-  ”Non so che farci, ma i bambini mi fanno saltare i nervi” (Erode)

-  ”Io me ne sono solo lavato le mani” (Ponzio Pilato)

-  ”Mica è colpa mia se ho un punto debole” (Achille)

-  ”Volevo solo vedere cosa c’era dentro” (Pandora)

-  ”Non c’è gusto a volare basso” (Icaro)

-  ”Avevo freddo” (Nerone)

-  ”Ho scelto l’aspide perché non ho trovato un bravo rinoplasta” (Cleopatra)

-  ”Ci avrei giurato tanto da mettere la mano sul fuoco” (Muzio Scevola)

-  ”Odio il disordine, e lei seminava fazzoletti ovunque” (Otello)

-  ”Non volevo grane” (Celestino V)

-  ”Dovevano esser le Indie? Mai avuto il senso dell’orientamento” (Cristoforo Colombo)

©Mitì Vigliero

Altre?

Skip:

- l dado è tratto, è colpa del vizio del gioco (Cesare)

- La donna è mobile, è colpa del trasloco (Duca di Mantova nel Rigoletto)

- Il fine giustifica i mezzi , è colpa delle ferrovie (Machiavelli)

- Meglio un’oca del Campidoglio oggi che i Galli domani (Marco Manlio)

Il Sole: Proverbi e Modi di dire

di Placida Signora - 17 marzo 2010


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(Sole di Lele Luzzati)

Il Sole è un gran democratico, come dicono i danesi, infatti “risplende tanto per il re quanto per noi”, anche se da secoli si afferma che abbia una particolare predilezione per le fattezze gradevoli; non per nulla “il sole bacia i belli”, però pure lui non è perfettissimo: “anche il sole ha le sue macchie” dicono gli irlandesi alle fanciulle che si lamentano delle troppe lentiggini.

Nihil sub sole novum” era solito ripetere il saggio re Qoelet, figlio di Davide (Ecclesiaste, I,9); da quando la terra è stata creata, non accade nulla di nuovo su di lei: da millenni si ripetono situazioni e fatti.

C’è sempre chi “ha qualcosa al sole” e può stare tranquillo, perché possedere terreni e immobili è sempre una sicurezza economica; certo le tasse sono tante, e se non si pagano si rischia di “andare a vedere il sole a scacchi” attraverso i riquadri delle sbarre di una cella.
E c’è sempre chi invece, come dicono i napoletani, “tene ‘a panza a ‘o sole” e non è felice perché significa che, causa indigenza, è vuota di cibo  e l’unico modo che ha di scaldarla è esporla a quei raggi che non costano nulla.

Tutti invece da sempre devono diffidare di quelli che tentano di “vendere il sole di luglio”, seguaci dei piccoli truffatori che cercavano di rifilare ai turisti stranieri la Fontana di Trevi o il Colosseo, tutte cose che non gli appartenevano; e sono pure da evitare quelli (numorosi in ogni ambiente) che “si fan belli del sole di luglio” come se fosse opera loro, vantandosi cioè di successi e lavori altrui.

Invece chi “gira come il sole” è semplicemente irrequieto, non riesce a trovar pace in nessun luogo, corre di qua e di là senza fermarsi mai, forse alla ricerca di qualcuno “bello come il sole” che riesca finalmente a fargli metter radici.

Perché sole e amore stan spesso insieme, anche nelle minacce che gli innamorati siciliani fanno alle metà troppo rompiscatole “Lu suli si ni va, dumani torna. Si mi ni vaju iù, non torno chiù!”: il sole se ne va e domani torna; ma se me ne vado io non torno più.

Questo alla faccia del vecchio detto un po’ cretino – ma onnipresente in ogni dialetto italiano – che recita “Non c’è sabato senza sole, non c’è donna senza amore”, proverbio irritante per tutti quelli che dopo una settimana di “sole che spacca le pietre” agognano l’arrivo del week end per poter raggiungere il mare ed abbronzarsi “là dove non batte il sole”,  e sanno ormai che ogni fine settimana, spesso e volentieri, diluvia.

Anche la sorte buona o cattiva è legata al sole; per indicare una situazione di sfortuna cronica un proverbio Yiddish recita Se vendessi candele il sole non tramonterebbe mai”, e le massaie campane per definire un perseguitato dalla jella nera dicono “Facesse na colata e ascesse o sole!” (facessi un bucato e uscisse il sole): quest’ultimo detto, come tutti sanno, oggi potrebbe modernamente essere variato in “ci fosse una benedetta volta che lavo la macchina o i vetri di casa e non piove!”.

©Mitì Vigliero

Ne conoscete altri?

Roger:
O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? (F. Nietzsche)
Anche il sole ha le sue macchie. (Napoleone Bonaparte)
Tutti vogliono un posto al sole, e in più, possibilmente, all’ombra. (Stanislaw J. Lec)
Il sole passa sul fango e non ne viene sporcato (intendi: la vera virtù non teme nulla. Proverbio toscano).

Mimosafiorita:
Il sole bacia i belli e acceca i brutti.
Chi sta vicino ar sole se scalda
(“trarre vantaggio stando vicino ad una persona importante”)

Marina Cepeda Fuentes-Cuoca Itagnola: “Se piangi per il sole non vedrai le stelle”, per consolarci…
Quanto alla sua luce, quella del sole, da me nella cattolica e soleggiata Andalusia con l’estate più calda di tutta l’Europa, si dice che ci sono tre giorni all’anno che brillano ancora più del sole, Giovedì Santo, Corpus Domini e la festa dell’Assunta, ma in spagnolo fa rima. “Tres dias hay que relucen màs que el Sol: Jueves Santo, Corpus Cristi y el dia de la Asunciòn”.

Marzipan:  mio padre nel suo dialetto mi chiamava “panosa” ovvero lentigginosa.


Un noir del XIII secolo: il Giallo irrisolto di Celestino

di Placida Signora - 16 marzo 2010


Colonna sonora

In Ciociaria si trova il Castello di Fumone; grazie alla sua posizione dominante un immenso paesaggio, nel Medioevo fungeva da sentinella contro le incursioni saracene, longobarde e normanne.

Appena si vedevano movimenti sospetti, dalla torre del “Castro Fumonis” si levava un’immensa colonna di fumo che veniva vista e ritrasmessa dalle torri di Rocca di Cave, Castel San Pietro di Palestrina, Paliano e altre, arrivando sino a Roma e dando in tal modo l’allerta.

Ma la torre è celebre anche perché nel 1296 vi fu imprigionato e morì in circostanze misteriose Pietro da Morrone alias Papa Celestino V, colui che secondo Dante (Inferno, III) “fece per viltade il gran rifiuto” e invece secondo Jacopone da Todi, venne ridotto “in cennere e ’n carbone” da quella fucina, loco tempestoso” che era la Curia Romana d’allora.

Sin da bambino non sopportava gente intorno; religiosissimo, ipersensible e tormentato da incubi e visioni, si  rinchiuse in una vita mistica e penitenziale vivendo da eremita in luoghi impervi e isolati.

Ben presto la sua fama di “santo” attirò torme di fedeli ammiratori; infastidito ed esasperao, per sfuggire alla presenza assillante di questi, continuò a cambiar eremi: dal Monte Porrara al Morrone alle vette della Maiella.

Ma nel 1294, su pressione di Carlo d’Angiò fu eletto Papa.

Celestino trascorse alora un periodo infernale, circondato da maneggioni e faccendieri che gli facevano addirittura firmare bolle papali in bianco.

Costretto a seguire il re a Napoli, si fece costruire in Castel Nuovo una minuscola stanza di legno ove stava rintanato a pregare, affidando il comando a tre cardinali.

Dopo 5 mesi rinunciò al papato.

Al suo posto venne eletto Benedetto Caetani, il terribile Bonifacio VIII il quale, be sapendo che la presenza del Celestino -anche se “ex” - avrebbe provocato uno scisma, per toglierlo di mezzo lo imprigionò in un’inumana cella di Castel Fumone, dove il poveretto morì dopo dieci mesi.

E qui arriviamo al giallo.
Anzi, al noir.

Nella Badia di S.Spirito a Sulmona, eremo prediletto del da Morrone, sino al XVII sec. si conservava un “chiodo longo mezzo palmo” macchiato di sangue; si diceva fosse  l’arma usata da un sicario nipote di Bonifacio per ammazzare Celestino.

E in Santa Maria a Maiella, altro eremo, in un orripilante affresco ora scomparso si vedeva Celestino pregante e dietro di lui un uomo che gli poggiava sulla testa il chiodo sollevando contemporaneamente un martello.

Nel 1630 Lelio Marini, Abate Generale dei Celestini e Sherlock Holmes nell’anima, dopo aver esaminato reperti e cadavere, scoprì nel cranio un foro in cui quel chiodo entrava perfettamente: ergo ne denunciò l’assassinio.

Ma non se ne fece nulla; anzi l’arma del delitto scomparve misteriosamente.

Nel 1888 venne fatta un’altra autopsia, che dichiarò quel buco “assolutamente non accidentale”.

Nel 1998 dalla Basilica di S. Maria di Collemaggio all’Aquila, la salma venne trafugata da ignoti e ritrovata in un cimitero vicino a Rieti.
Allora l’Istituto di Anatomia dell’Aquila – dopo aver confermato l’esistenza del buco nel teschio- sottopose i resti a varie analisi, TAC compresa: ma i risultati andarono, di nuovo, miracolosamente perduti.

© Mitì Vigliero

Placidi Lunedì

di Placida Signora - 15 marzo 2010

Oggi è un lunedì che più lunedì non si può.

E tutta la settimana che seguirà sarà per me composta esclusivamente di lunedì, con un’unica parola d’ordine: GALÓP.

Spero solo di non inciampare.


Perché si Dice: Avere le Paturnie

di Placida Signora - 12 marzo 2010

 

E’ un modo di dire usato come sinonimo di aver la luna per traverso, essere ansiosi, intolleranti, nervosi e anche un po’ sul triste-malinconico-agitato andante, di solito senza un motivo preciso.
Paturnie” deriva da “patire (pati, in latino) le saturnie”, le influenze di Saturno.
Questo povero pianeta ha sempre avuto una fama negativa, sin dall’antichità.
Veniva guardato con diffidenza da saggi e popolani, e le vecchie superstizioni lo consideravano colpevole di disastri naturali, sbalzi d’umore, depressioni, scatti di follia,  pericoli improvvisi, eccessi comportamentali ( nei Saturnali latini si scatenavano orge e baccanali, che non sempre avevano un lieto fine).
Un antipatico piantagrane, insomma.
Ma fondamentalmente innocuo.
Altri modi di dire, dialettali e non, che hanno lo stesso significato sono:
Mi gira il chiccherone (Lazio)
Avere il berrettìn inverso (Liguria, berrettin è la versione edulcorata di qualcos’altro..;-)
Avere l’uovo storto (Sicilia)
Tengo la susta; Ho i picci; Sto piccioso (Puglia)
Sono incocciato; Sono inculìto (Toscana)


Ne conoscete altri?

©Mitì Vigliero


***

Regi: Un mio amico napoletano dice “avere i lapis a quadrigliè
Marcella: essere camurriosi, come Montalbano spesso è :)
Caravaggio: in siciliano aviri ‘a luna storta.
Marchino: la figlia di un’amica s’è inventata: “Lasciami in pace che son lunata!
Baol: Mia nonna, quando mi vedeva con la luna storta, mi chiedeva: “c tein a ‘ppekondrì?!
Marchino: e poi, in cremasco si dice: “Sét mia söl dréc?” con la c dolce




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