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Perpetue, Narcisi, Gradassi & C.

di Placida Signora - 26 marzo 2010

Spesso utilizziamo come aggettivi nomi di personaggi coniati dalla penna di grandi scrittori.

Ad esempio definiamo gradassi quei tizi litigiosi e attaccabrighe che si comportano da veri spacconi, facendo grandi sceneggiate per minimi motivi,  sbraitando di solito coi più deboli, minacciando spesso a vuoto perché sanno di avere le spalle coperte da qualche potente o da una loro particolare forza, fisica, “monetaria” o ‘ndranghetoria.

Il nome deriva da Gradasso, di cui sia l’Orlando innamorato del Boiardo che l‘Orlando furioso dell‘Ariosto raccontano le avventure.

Era un re “dal cor di drago e membra di gigante“, cavaliere pagano leggermente affetto da manìe di grandezza che – da buon gradasso – decise di piombare in Francia dall’Oriente con un esercito di centomila uomini armati sino ai denti non per combattere i Cristiani, ma solo per impadronirsi del cavallo di Rinaldo (Baiardo) e della spada di Orlando (Durlindana).

Altro personaggio letterario entrato a far parte del linguaggio comune è la Perpetua dei manzoniani Promessi Sposi, celeberrima governante di Don Abbondio.
Grazie a lei vennero da allora chiamate familiarmente così tutte quelle donne che, per una professione ormai in via di estinzione, facevano da “colf” ai parroci che arrivavano privi di familiari nelle parrocchie di paesi lontani.
Oggi perpetua viene usato soprattutto per definire una donna  particolarmente intrigante, pettegola e curiosa e irrimediabilmente zitella.

Definiamo Circe – come la maga dell’omerica Odissea, una donna che d’abitudine ammalia i maschietti per poterli usare a proprio esclusivo vantaggio per poi – dopo averli usati e rovinati nella reputazione e nello spirito (rovina simboleggiata dai porci in cui la Circe tramutava gli uomini) – farli soffrire abbandonandoli o trattandoli malissimo.

E’ simile alle sempre omeriche sirene , malefiche figure  che con canti, complimenti, promesse sottintese e lusinghe riescono ad illudere soprattutto i Narcisi d’ogni sesso pieni di ambizioni artistiche.

Poi  ci sono le lolite di nabokoviana memoria, specializzate in capelli brizzolati e coniugi frustrati, sempre pronte a dispensare coccole e gnegné  in cambio di favori, regali e carriera.

Il capufficio esigente o il professore severo sono cerberi; l’avvocato che non ci soddisfa nello svolgimento del suo incarico è un azzeccagarbugli; il fidanzato geloso è un Otello mentre quel tipo che cerchiamo urgentemente per lavoro e non si fa mai trovare, è come la Primula Rossa.

Invece il ricordo di una cattiva azione o di una colpa diventa la nostra privata Ombra di Banco, spettro ossessionante descritto da Shakespeare nel Macbeth.

Questo modo di dire è un po’ passato di moda, forse perché le cattive azioni oggi spesso sono motivo di premio e vanto, o forse perché Shakespeare in Italia lo conoscono sempre più in pochi.

Al contrario, chi ha un vocabolario superiore alle 200 parole,  continua a definire pantagruelico un pranzo estremamente succulento e abbondante; degno di Pantagruel, il golosissimo e famelico personaggio inventato nel ‘500 da Rabelais.

Infine, anche il mondo delle fiabe ha contribuito a “eternare” dei tipi precisi: chi corre dietro le donne è un dongiovanni, come il Don Giovanni protagonista della celeberrima leggenda spagnola del XIV sec. che ispirò molti autori; una fanciulla trattata male in famiglia o in ufficio è una Cenerentola, come l’eroina di Charles Perrault ; all’amico o parente sempre pieno di saggi consigli -possibilmente non richiesti- affibbiamo il soprannome di Grillo Parlante mentre i sempre collodiani Gatto e la Volpe rappresentano – nel mondo degli affari - una coppia di individui mica tanto perbene.

©Mitì Vigliero

9 Commenti




  1. ne conosco tantissimi di gatto e volpe, l’università pullula.:) di narcisi poi, sono più folti di quelli che mi sono appena fioriti sul terrazzo (e sono un bello stuolo).

    Commento di Boh/Orientalia - 26 marzo 2010 11:15

  2. Mi vengono in mente anche
    Cassandra, riferito ad una persona che prevede eventi nefasti ,
    Maciste o Ercole, emblema di straordinari forzuti, e il provocatorio Troll, che dalle foreste del Nord Europa è sbarcato nella rete.

    Commento di skip - 26 marzo 2010 13:12

  3. Come sostantivo ci sarebbe anche paparazzo. Ho scritto anche una piccola a riguardo nel mio nuovo (piccolo) spazio virtuale :)

    Commento di Suomitaly - 26 marzo 2010 18:38

  4. Sempre interessante! Ciao e buon fine settimana.

    Commento di graziella - 26 marzo 2010 19:26

  5. Aggiungerei un casanova e, per contro, un povero cristo. Sono rimasti a metà strada, senza diventare veri e propri sostantivi, un Attila, un Fregoli, un Trimalcione.

    Commento di alberto - 26 marzo 2010 20:25

  6. buon sabato baxin

    Commento di caravaggio - 27 marzo 2010 07:46

  7. molto interessante, di qualche definizione non conoscevo l’origine; anche dagli autori derivano degli aggettivi, tipico ad esempio per definire un groviglio burocratico, è il termine “kafkiano”

    Commento di diego - 27 marzo 2010 15:38

  8. Mi viene in mente bovarismo, da Mme Bovary di Flaubert, per indicare la sindrome dell’eterno infelice, alla ricerca di ciò che non potrà mai avere.
    E anche il tallone di Achille, per indicare il punto debole di una persona.
    Caronte (ormai poco usato) sinonimo di traghettatore.
    Galeotto, per indicare un tramite che ha reso possibile un’amore (Dante, Paolo e Francesca “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”, Galeotto era il nome del siniscalco della regina che fece da mezzano tra Lancillotto e Ginevra)

    Bello spunto Mitì, passerò il resto della serata a lambiccarmi il cervello, perché so che ce ne sono ancora molti altri, ma non mi vengono in mente.
    P.S. grazie per Gradasso, non lo sapevo.

    Commento di NonnaPapera - 28 marzo 2010 00:48

  9. biona domenica baxin

    Commento di caravaggio - 28 marzo 2010 06:36


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