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Essere un Altro per un Giorno

di Placida Signora - 29 gennaio 2010


Immaginiamo una festa virtuale di Carnevale.

La maschera che ci piacerebbe indossare, senza pensare affatto alla fattibilità del costume, al costo, al risultato reale.

Un Personaggio Storico, o di Fantasia, o Attuale e Reale.
Un Animale, un Oggetto, una Virtù o un Vizio.
Una Qualità o un Difetto.
Il Protagonista di un Romanzo o di una Canzone oppure di una Poesia.
O ancora quello di un Quadro, di una Commedia o Tragedia, di un Film, un’Opera lirica,, un Cartone animato, una Fiaba.
Orsù, bando al raziocinio e via libera al gioco:
Chi o Cosa vorreste essere, per un giorno intero, e perché?
 
Laslabonita: Lo dico quasi ogni sera, ammirando la mia gatta beata sul divano: vorrei essere un gatto, non solo per lo stile di vita da Michelasso, ma per provare la sensazione di raggomitolarmi su me stessa e sentirmi così soffice e setosa :)

Borg: Ti metti a ridere se dico Papa? Essere Papa per un giorno, ma un giorno qualunque, non Natale né Pasqua. Un giorno per cercare di capire come vive uno degli uomini più potenti del mondo. Cosa fa, cosa gli fanno fare, i pranzi e le cene, i colloqui, leggere le lettere che gli arrivano, ascoltare i segreti…

Simple: Vorrei essere la Pazienza, per provarla almeno una volta nella vita.

xlthlx: La so, la so: vorrei essere bella. Ma proprio bella bella. Anzi, esageriamo: bellissima.

Silenzi d’Alpe: Per un giorno intero, uno scambio alla pari con una donna. Una “Dodicesima notte”, la Befana è una specie di Carnevale, dove valga il “What You Will”. Certo, da non rincontrare mai più. Come affrontarsi senza provare un grande imbarazzo, consapevoli che l’uno conosce senza tema di inganno l’intimo, l’inconfessabile dell’altro ?


Ciocci: vorrei essere un uccello, però vorrei pure essere un pesce, ma sognerei pure di essere una sequoia centenaria

Freddo cane, boia, ladro…

di Placida Signora - 28 gennaio 2010

Proverbi e Modi di Dire sul Freddo

Potrà fare un freddo “cane”, “boia”, persino un “ freddo ladro”, ma forse in qualche modo potremmo sempre difenderci più facilmente da lui piuttosto che da chi, con tono “freddo come il ghiaccio” ci spara “a freddo” una brutta notizia, un insulto, una minaccia,  sciogliendo magari “come neve al sole” la nostra felicità e le nostre speranze.
Sono momenti in cui “cala il gelo” tutt’attorno, e persino la nostra anima s’impietrisce divenendo “fredda come il marmo”.

Dicono che “Dio manda il freddo secondo i panni”, cioè sottopone ogni uomo a prove e dolori adeguati alla sua capacità di sopportazione; ma talvolta il sospetto di venire un tantinello sopravvalutati può davvero far “sudare freddo”.

Meteorologicamente parlando invece, siamo in inverno, è ovvio che faccia freddo, che nevichi, che geli; sarà anche vero che, come dicono i pisani’ver che para ‘r freddo para anco ‘r cardo”, ciò che ripara dal freddo ripara anche dal caldo (chissà se girare ad agosto in città con berretto e  pelliccia funziona?), ma di sicuro hanno ragione i varesotti quando assicurano con un certo umorismo surrealista che “ul frecc’ al séntan anca i sturni”, il freddo lo sentono anche i sordi.

Proverbi dell’Europa del Nord recitano lugubri “contro il freddo poco giova tremare ma solo pregare”; “nel freddo s’impara a tremare, e nella sventura a piangere”; “il freddo fa la prova generale della morte”.

Ma è logico che il freddo ispiri sovente tristi pensieri, è una cosa collegata alla vita stessa: “tutti nascon caldi e muoion freddi”.

L’odio è gelido e l’affetto è caldo, così, per definizione naturale; un “amore freddo” è orribile, così come un “caloroso nemico” inquietante, mentre dei “piedi freddi” danno di certo più noia che delle “mani calde”.

E a proposito di temperature di mani, Pitigrilli scriveva: “Mano fredda, cuore caldo. Anche in francese si dice così; anche in russo, anche in arabo. Ciò dimostra che l’imbecillità è universale”.
   
Infine poi non è mica detto che il freddo sia sempre sgradevole.

Nel campidanese infatti esiste il detto sorridente “acqua e frius, annada de pipius”, pioggia e freddo annata di bambini, perché quando fa brutto tempo e fa freddo si sta tanto volentieri in due dentro un lettone caldo…

In Friuli invece consigliano un altro metodo per scaldarsi, leggermente meno romantico: “quattro bicchieri fanno una bottiglia e tre litri fanno un tabarro” e magari fanno anche un fegato così, ma è difficile sottilizzare quando  il termometro segna meno venti gradi, e bisogna per forza affrontare quello che a Milano definiscono “on frecc de biss”, un freddo da biscia.

Vabbè che i friulani dicono anche “cui ch’el à cjalt al è malàt, cui ch’el à frèt ‘l è inamoràt”, chi ha caldo è ammalato, chi ha freddo è innamorato; mentre barbelliamo alla fermata di un tram che non arriva mai, battendo i denti e col naso talmente congelato che pare proprio sul punto di staccarsi, potremmo sempre consolarci pensando che quei brividi probabilmente son tutta colpa di Cupido, e riscaldarci almeno il cuore.

©Mitì Vigliero

Perché la Festa Degli Innamorati è in Febbraio

di Placida Signora - 27 gennaio 2010


Il giorno di San Valentino, dolce e tenero, pullulante cuoricini, cioccolatini e pucci pucci tra innamorati, trae in realtà origine da una delle feste pagane più oscene e licenziose dell’antica romanità: i Lupercalia.

Pan Luperco (identificabile poi in Fauno) era il silvano dio della fertilità, delle messi e degli armenti, che proteggeva dagli assalti dei lupi.

Febbraio era il “mensis februarius” (da “februo”, purificare), consacrato alla Dea Iunio Februata (Giunone Purificatrice), considerato alloral’ultimo mese dell’anno e dedicato appunto alla Purificazione delle cose e degli uomini.

I riti iniziavano alle calende del mese col rito della Februatio, processioni di fanciulle che giravano per Roma tenendo in mano purificanti candele accese (la futura Candelora).

Invece alle idi (metà mese) i sacerdoti di Luperco, detti Luperci, gestivano due giorni di cerimonie dedicate alla purificazione dei corpi per favorire la fecondità, ben descritte da Plutarco nelle Vite parallele (Vita di Cesare, cap. 61).

La sera del 14 febbraio, le donne di qualunque età che non avevano mai partorito, scrivevano il loro nome su pezzetti di coccio che venivano messi in un grande orcio; la stessa cosa facevano gli uomini in un altro orcio (ed ecco l’orgine storica dei bigliettini di San Valentino).

Poi, in una sorta di lotteria, i nomi venivano estratti contemporaneamente a sorte formando delle coppie che il 15 febbraio, insieme alla popolazione tutta, si radunavano sul colle Palatino in una grotta chiamata Lupercale, dove la leggenda voleva che Romolo e Remo fossero stati allattati dalla Lupa.

I sacerdoti sacrificavano a Luperco delle capre e un cane, e consacravano  Luperci due ragazzi patrizi segnandoli col sangue di capra sulla fronte e lavandoglielo poi con lana bianca bagnata di purificatore latte caprino.

Scuoiate le capre, ne tagliavano le pelli ancora calde e gocciolanti in strisce dette “februa” (purificatrici) o “amiculum Iunonis”, che i due ragazzi nudi si legavano ai fianchi a contatto dei genitali.


(Lupercalia, di Domenico Beccafumi)

In realtà le februa erano fruste che i due novelli Luperci, correndo attorno al Palatino come forsennati, usavano per fustigare selvaggiamente chi capitava loro a tiro; soprattutto donne, che si offrivano volontariamente alle “februate”, considerate metodo sicuro per ottenere la fertilità.

Finita la corsa e le frustate, iniziavano ovunque feste, banchetti e libagioni ove le coppie che il caso aveva unito il giorno prima, erano da quel momento libere di congiungersi quando, dove e come gli pareva, sino alla gravidanza di lei.

Se avveniva, bene.

Se ci si piaceva, ci si sposava pure.

Sennò amici come prima e ci si riprovava il 14 febbraio dell’anno dopo.

I Lupercalia durarono sino al 496 dC, quando Papa Gelasio I li proibì, eleggendo il martire Valentino vescovo di Terni come santo protettore degli innamorati e stabilendone la festa proprio il 14 febbraio, e sostituendo  definitivamente Luperco e la Dea Purificatrice Giunone con la ricorrenza, il 15, della Purificazione di Maria Vergine.

©Mitì Vigliero

Cosa si stanno dicendo?

di Placida Signora - 26 gennaio 2010




xlthlx: “Mi dica, ma non si sente ridicolo ad andare in giro con quella faccia?” “No” (il candidato decida chi ha detto cosa)

ZiaPaperina: Ma il colore di quei ciuffi è naturale, o fa le méche?

Borg: “Sior commissario, gliel’ho detto, non ho assistito al delitto. Stavo covando!”

Rosy: Esame pratico di volo superato. Adesso facciamo l’esame teorico…

Raffa: Buongiorno, devo consegnarle un paio di colli dall’Antartide, mi mette una firma per favore?

Roger: Intervistatore: ”Cosa ne pensa di quello che dicono su di lei?”
Pinguino(gelido): “Solo facili FREDDURE…”

Rino: “Giovanotto, ma mi faccia il piacere, lei non sa scrivere”.

Paz83: “Salve, sono del corriere espresso, devo consegnarle un “Pack”..firmi prima che si sciolga”

Roger: Intervistatore: ” Mi dica…come mai si trova qui a queste latitudini?”
Pinguino : ” Non so…stavo inseguendo una ANGUILLA ALLUPATA e mi sono trovato qui. Probabilmente ho sbagliato POSTo…”

Simple: Dunque, due alici fresche e senza lische con contorno di alghe. Per il dessert possiamo vedere dopo?

Skip: Ma come fa a nuotare sempre in smoking?

Mimosafiorita:
-Dunque, il nostro pacchetto vacanze prevede:crociera di 7 giorni nei mari del sud, tanto sole, cibo a volontà e spaghetti a mezzanotte.
-Ma io sono un pinguino amo il freddo!
-Fa niente, il petto di pinguino piace ben caldo alla piastra.

Diego:

La Discussione della Legge Merlin (1949-1958)

di Placida Signora - 25 gennaio 2010

Per la serie “Come eravamo”

Saremo anche in era Internet, invenzione fantastica, siamo tutti d’accordo: però determinate cose ce le può svelare solo la memoria dei vecchi libri.

Il primo “Stupidario” della storia, quello “Parlamentare” uscito nel 1959 nelle edizioni del Borghese e curato da Luciano Cirri, attraverso un florilegio degli atti ufficiali delle due Assemblee parlamentari fa rivivere, quasi parola per parola, ciò che venne detto nelle “sacre aule” durante la discussione della Legge Merlin, quella che a mezzanotte del 20 settembre 1958 sbarrò le porte delle 590 case chiuse sopravvissute sino ad allora.

Il lettore odierno –soprattutto quello al di sotto degli “anta”- noterà subito quanto siano variati i metodi e i caratteri dell’espressione politica.

Innanzitutto allora, bastava che un onorevole o un senatore aprisse bocca per capire alla prima frase a quale partito appartesse; i democristiani, parrocchiali nell’ostentata castità, i socialisti grondanti citazioni e ciniche boutade, i comunisti sempre entusiasti della grande madre sovietica. Oggi invece i politici parlano tutti nella stessa maniera, e distinguerli –anche per questo, oltreché per i “contenuti”- è diventato difficilissimo.

Altro fatto che stupirà il giovane lettore sarà la cultura che, quasi sempre, i parlamentari di allora dimostravano; il fatto che utilizzassero termini aulici e parole “difficili” quali lupanare, lenone, filippica, leguleio, geremiade, mercimonio, oltre a non sbagliare un congiuntivo manco a pagarli, ce li fa apparire dei geni letterati al confronto delle nuove generazioni che utilizzano un vocabolario di 230 parole al massimo.

Indubbiamente la discussione della legge Merlin, durata in pratica 10 anni prima di arrivare alla approvazione, raggiunse alti livelli d’umorismo involontario, mostrando anche uno specchio di una società ormai visibile solo nelle vecchie pellicole in bianco e nero.

(locandina del film Arrangiatevi! ambientato in una ex casa chiusa)

Del resto, la questione delle case chiuse costituiva una saga tipicamente italiana, in cui si riassumevano tutti i motivi epici e caratteristici di quel tempo; il Sesso e la Mamma, la Debolezza Umana e la Pietà Cristiana, il Fango e la Redenzione.

Più che a un dibattito parlamentare, sembrava di prendere parte a un film tipico di quell’epoca, tra il serio e il faceto, interpretato da prostitute, caste fanciulle, ruffiani, poliziotti, lenoni, intellettuali, mandrilloni, padri di famiglia, giovani goliardi, Dame di San Vincenzo, il tutto condito da una gran voglia di happy and stile “tutto va ben, madama la marchesa”, anche perché l’Italia stava per entrare nell’ONU e per farlo doveva abolire in fretta la prostituzione di Stato, cosa che l’organizzazione aveva assolutamente stabilito come clausola per i suoi paesi membri.

Protagonisti indiscussi della discussione parlamentare furono due grandi della politica di allora; lei, l’Angelina Merlin detta Lina, classe 1887, professoressa di lingue, senatrice, socialista accanita, femminista convinta che però al marito Dante Gallani si rivolse tutta la vita (anche in privato) dandogli sempre rigorosamente del “voi”. Al di là dei sorrisi che oggi potrà far nascere il suo modo di esprimersi nelle arringhe parlamentari, fu una donna decisamente in gamba, estremamente coerente e contraria ad ogni forma di ipocrisia. Per conoscerla meglio (e ne vale la pena) vi consiglio di leggere La Senatrice – Lina Merlin, un “pensiero operante”, ed. Marsilio

E lui, il socialista Gaetano Pieraccini (1864-1957), che fu sindaco di Firenze, medico antropologo, quello che il 16 novembre ’49 – giorno dell’apertura della dicussione- esordì alla Camera dicendo: “Il mio discorso sarà forse un po’ lungo e particolareggiato; d’altra parte credo di essere il solo a difendere il bordello e quindi mi vorrete scusare”.
Ma alla fine il suo voto mancò (e sarebbe stato favorevole, essendo lui passato nel ‘56 al Psdi), perché morì qualche mese prima della storica discussione finale. Per conoscerlo meglio (e ne vale sempre la pena) vi consiglio Gaetano Pieraccini – L’uomo, il medico, il politico (1864-1957), ed. Olschki.

Resta una curiosità meramente sociologica; pensare che cosa avrebbero commentato i due, e tutti quegli altri politici che per noi non sono ormai più che nomi spesso ignoti, nel vedere com’è cambiata l’Italia da allora; quanto sono diverse le idee di moralità, sessualità, buon costume ed educazione in genere.

Sono quasi convinta che a tutti loro, oggi, solo ad accendere la televisione verrebbe immediatamente un coccolone.

Ed ecco alcuni interventi che ho tratto dallo Stupidario Parlamentare, Milano, 1959.

QUESTIONE DI OSSA
Merlin Angelina, PSI: ”I clienti sono spesso uomini corrotti, sposati e non scapoli soltanto. Sono altresì studenti, operai, soldati che vengono condotti per la prima volta nel lupanare per soddisfare una curiosità. Non resterebbero certamente casti senza la regolamentazione, ma neppure cederebbero ai primi stimoli della passione, quando ancora non hanno le ossa ben formate. Ma ciò avverrebbe più tardi, con un atto normale e sano” (12/X/49)

CASTI SENATORI…

Tartufoli Amor, DC:  “Nove benedizioni di Dio sono entrate nella mia casa e sei nipotini la stanno allietando. Io parlo in nome dell’angoscia che tiene il cuore di un padre quando ha numerosi figli, parlo in nome dell’esempio che posso aver dato ad essi per esser giunto al matrimonio in situazione di perfetta purezza…”(28/IX/49)

…E ANGUILLE ALLUPATE

Pieraccini Gaetano, PSI: “Le anguille quando entrano in amore fanno un lunghissimo viaggio di migliaia di km; vanno tutte quante a trovare il loro letto di nozze. Consideri, onorevole Merlin, quanto è potente lo stimolo sessuale!” (16/XI/49)

API E FIORI
Merlin: “Sviluppiamo la coscienza sessuale del cittadino: aprite ai giovani i campi sportivi per esercitare gli sport; moltiplicate gli Alberghi della Gioventù e spianate le vie dei monti e dei mari, anziché lasciare i giovani affollare i vicolo della suburra in attesa del loro turno dietro la porta del lupanare. Fate che non imparino dalla malizia del compagno più esperto come si genera la vita, ma fate che imparino dall’insegnamento scientifico quanto essa è bella e sacra nel fremito delle piante e degli animali, uomo compreso, che la rinnovano nell’amore!” (12/X/49)


(*)

DISTRAIAMO I MARINAI
Riccio Mario (DC): “Particolare considerazione per i marinai che, a volte dopo mesi di crociera, giungono in massa al porto e ovviamente sognano il lupanare. Ma vi sono nazioni che, “invece”, li conducono a visitare monumenti e musei, li intrattengono in gare sportive, li distraggono con manifestazioni artistiche e culturali…” (22/XI/49)

DISTRAIAMO SOLDATI E STUDENTI

Cortese Beppe (PSI): “Gli esercizi fisici sportivi, le sale di lettura, il teatro, le gite, le conversazioni, tanto per soldati che per studenti, saranno tali diversivi e tali occupazioni da far avvertire in molto minor grado gli impulsi sessuali!” (22/XI/49)

LENIN DOCET

Merlin: “La sfrenatezza della vita è un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli occorre l’ebbrezza, né come stordimento né come stimolo. Dominio di sé, autodisciplina, non è schiavitù, nemmeno in amore! Signori, questo è l’insegnamento di Lenin ai giovani del suo Paese, e anche noi dovremmo accoglierlo perché esso non contraddice ai nostri credi!”. (12/X/49)

PROPRIETA’ DI LINGUAGGIO
Pieraccini: “Per non dire ruffiano devo dire “souteneur”? Per non dire puttana devo dire etèra o cortigiana? Sarebbe un errore, ché le etère vissero in Grecia, e le cortigiane nell’Italia del ‘500 (Vivaci commenti in aula) A Sanremo ci sono case del gioco, della cocaina, sentine di vizi: in questo caso si dice “casinò”. Quando si parla di postriboli allora si deve dire “casino” (Commenti vivacissimi). A Sanremo il proprietario dirigente della casa da gioco si chiama “concessionario”; quello del casino “ruffiano” (Rumori e grida). Siamo adulti: bando alle ipocrisie (Tumulti)”. (5/III/52)

QUANTE VOLTE?
Terracini Umberto (PCI): “ Fissare numericamente il concetto di abitualità, due volte, cinque volte, dieci volte, mi pare troppo sottile. Esso ricorda la questione degli antichi teologi, su quanti angeli potessero sedere sulla punta d’un ago. Si può discutere all’infinito su simili questioni senza mai trovarsi d’accordo perché è tutta questione personale” (5/III/52)

LA CONTINENZA E’ ‘NA COSA GRANDE

Cingolani: “La continenza per l’amore è una cosa grande. E’ così alta, così bella questa limitazione che per noi è poesia divenuta realtà, unione di cuori e di anime che traduce mirabilmente quel detto scolpito nella nostra coscienza “Io sono te, unito per tutta la vita, oltre la vita” (6/XII/49)

L’ESEMPIO DEL CORALLO
Pieraccini: “Per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso” (17/XI/52)


(*)

ASSOCIAZIONE D’IDEE
Cortese: “Quando nel segreto dell’urna porrete il vostro convincimento per approvare o disapprovare il disegno di legge, ricordatevi della vostra madre, delle vostre figlie, delle vostre sorelle, come io ricorderò mia madre saggia e buona, e mia sorella” (22/XI/52)

MIRACOLO SOVIETICO
Floreanini Gisella (PCI): “Riferendoci all’Unione Sovietica notiamo che gli affetti da malattie veneree erano il 50% negli ultimi anni del regime zarista; dopo il 1917 furono subito e solo il 6% e oggi là, come accadrà da noi grazie all’approvazione di questa legge, non esiste più la prostituzione” (24/1/58)

HAPPY END

Valandro Gigliola (DC): “…E a ciascuna di quelle nostre sorelle infelici più che colpevoli diciamo: finalmente sei libera, va’, sii felice, e non peccare più” (24/1/58)

©Mitì Vigliero

(©Pocacola, collezione privata)

 

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