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Felicità è una piccola cosa

di Placida Signora - 9 novembre 2009

Proverbi e Modi di Dire sulla Felicità

Gli antichi greci dicevano “la felicità è la dote della gioventù”, forse perchè da ragazzi si è più incoscienti, ma soprattutto più pieni di speranze e slancio vitale; per questo Mark Twain era solito ripetere “La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a 80 anni e gradualmente ci avvicinassimo ai 18”.

In realtà il bipede implume nomato uomo va alla caccia della Felicità sia da giovane che da vecchio, perché essere felici fa bene alla salute: “gioia in cuore fa bel colore” e l’”allegria fa bello il viso”.

Quando si è sereni sembra che tutti ci vogliano più bene, i musi lunghi non piacciono a nessuno: “Ridi e il mondo riderà con te, piangi e sarai solo a piangere” diceva Herbert Wilcox.

Però è anche indubbio che “non tutti son felici quelli che sembran tali” e  a questo proposito il Metastasio scriveva :

Se a ciascun l’interno affanno
si leggesse in fronte scritto
quanti mai che invidia fanno
ci farebbero pietà
.

E’ la dura legge della convivenza civile e di alcuni mestieri: spesso la bocca ride mentre il cor piange”, da qui il drammatico grido “ridi pagliaccio!” del Leoncavallo, o il cinico motto hollywoodiano show must go on , lo spettacolo deve continuare.

Però è anche indubbio che “gioia e sciagura sempre non dura”, nonostante qualche saccente ci tenga a sottolineare che “non v’è gioia senza noia”.

Il percorso per essere felici è difficoltoso e pieno di ostacoli; “la gioia è sospesa alle spine”, qualche volta per raggiungerla si soffre molto e una volta arrivati con estrema fatica, si ha sempre paura di perderla:

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina
.

(Montale).

In ogni caso non bisogna mai dimenticare che “un momento di gioia compensa cent’ anni di amarezze”; infatti da sempre “i numi danno la gioia dopo il dolore” e “dopo la pioggia torna il sereno”: un po’ d’ottimismo è fondamentale, e quello possiamo trovarlo solo dentro di noi.

Ma anche un po’ d’aiuto esterno non guasta; per i napoletanie denare non fanno felicità, quanno sun poche…”; i soldi non daranno la felicità, però indubbiamente aiutano a sopportare meglio il dolore.

L’importante è rendersi conto di essere – nonostante tutto - felici, dato che “la felicità e l’arcobaleno non si vedono mai sulla propria casa ma solo su quelle altrui”.

Bisognerebbe anche imparare ad essere felici con poco:

C’è un’ape che se posa su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa
.
(Trilussa)

E infine tenere sempre a mente quella che forse è l’unica vera ricetta della felicità: Chi vuol vivere e star bene, pigli il mondo come viene.

©Mitì Vigliero

Placide Segnalazio’

di Placida Signora - 7 novembre 2009

Visto che il cimurro non molla, anzi, e in questi giorni stesa a letto non riesco a parlare/scrivere/pensare ma solo a leggere, vi segnalo un po’ di cose belle.

guido daniele

Best Hand Painting Art Ever, la spettacolate arte di Guido Daniele

- Tinto di rosso, di Maninafutura

- Calma, lusso, voluttà di Hollywood Party 

- Come ti chiami, di Manuela Ardingo

- Il dolore dei bambini, di Blonde Inside

big-ben
- Anche il Big Ben ha un twitter

- Matteo Rinaldi racconta in maniera divertentissima il calcio dilettante:
Lo sport più bello del mondo 1
Lo sport più bello del mondo 2
Lo sport più bello del mondo 3

paravento vastParavento, opera di Vast

- Il nuovo Altezza Reale di Marina Minelli

- Come ti commento il libro su Youtube, di Orientalia

- ‘O munaciello, di Skip

- Difficile far degli sforzi, per me di Francesco 8:49pm

In contemporanea PVLe vignette d PV

- Stati di indipendenza, di Mitia

- Stavamo tutti bene, di Alessandro Bonino

- Le mamme vengono da Urano, di Pietro Izzo

- L’Avis volante: i pipistrelli vampiro di Tupaia

- Typolution, splendido film di animazione tipografica

E per finire

marina 2984
Se siete a Genova o dintorni, vi raccomando caldissimamente di andare ad applaudire  Marina Remi-Remyna  che - sino al 12 novembre al Teatro della Tosse- veste i panni di Julia in 2984 magnifica e fedele trasposizione teatrale del capolavoro di Orwell.
Ci sono stata domenica, e vi assicuro che ne vale la pena. 
Fantastico tutto; la regia, la scenografia, la recitazione degli attori:  agili come uno scoiattolo e silenziosi come gatti che scivolano nel buio del palcoscenico-sala, gli spettatori-protagonisti se li trovano improvvisamente a fianco, di lato, alle spalle, e la sensazione di non essere davvero mai soli ma perenni prede spiate dal Grande Fratello, è concreta.
E Marina…bé, Marina è semplicemente splendida: alla fine avevo le lacrime agli occhi per la commozione e la fierezza di esserle amica.
(la foto lassù l’ha scattata Enrico, che spero tanto ricominci a scrivere nel suo blog perché leggerlo vale sempre la pena anche lù ;-*)

E ora ristriscio a nanna, con un succo d’arancia corretto al bisolvon…

Come dite voi…

di Placida Signora - 5 novembre 2009

…quando starnutite? O starnutate? O come diavolo si dice?

Etcì?
Etciùm?

Etchòum?

Conosco persone che dicono Atcià.

Io faccio come lui (disegnato da Perogatt): 

 

 

starnuto

Salto in aria compreso.
Però metto il fazzoletto davanti la bocca, eh.
E da ieri mattina ne ho fatto fuori 26, di fazzoletti. 
Di quelli grandi grandi, da uomo, cotone spesso e morbido. 
Quelli di carta non sono omologati per i placidi raffreddori.
Ora me ne vado a letto con tre rotoli di scottex da cucina.
Di quelli maxi.
E un’aspirina.
Etcì.

Quale il vino, tale il latino

di Placida Signora - 4 novembre 2009

Proverbi e Modi di Dire sul Vino

Bacco del Caravaggio

“Se Dio avesse proibito il vino, perché mai l’avrebbe fatto così buono?” si chiedeva il Cardinale Richelieu.

Per gli spagnoliun pasto senza vino è come un giardino senza fiori”, ma deve essere sempre dei migliori perché “la vita è troppo breve per bere del vino cattivo”.

A questo proposito esiste il curioso modo di dire “quale il vino, tale il latino” la cui origine è questa; un professore di latino, invitato a pranzo un suo scolaro, gli offrì un vinello insipido e molto giovane: chiedendogli come lo trovasse si sentì rispondere “Bonus vinum”.
Allora gli diede un bicchiere di vino vecchio e profumato, gli domandò come fosse e la risposta fu: “Bonum vinum”.
E quando il professore fece notare l’errore grammaticale della prima risposta, l’allievo rispose: “Quale vinum, tale latinum”.

A proposito di intellettuali, Baudelaire era convinto che “Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”, forse perché “in vino veritas”. 

Se per i piemontesichi beve barbera ha la mente sincera”, i francesi osservano che anche gli stati d’animo influiscono sulla scelta del vino: “chi beve bianco è vicino al pianto, chi beve rosso ha la gioia indosso” e in ogni caso, concludono i tedeschi sempre estremamente logici, “anche il vino bianco fa il naso rosso”.

Ma i veneti ammoniscono di non mescolare troppi vini: “bianco e negro, menami a casa”, bianco e rosso, portami a casa perché avendoli bevuti tutti e due, sono talmente ciucco che non sto in piedi.

Per questo gli olandesi dicono: “il vino è un buon cavallo, ma spesso getta a terra il cavaliere”.

E se per i romagnoli  è “mej puzé ‘d ven che ‘d zera”, meglio puzzare di vino che di cera, quella dei 4 moccoloni sistemati solitamente attorno alle bare, può essere anche giudicato musulmanamenteil dolce veleno di Satana”, tentatore gradevole che può far molti danni rendendo, come minimo, l’uomo troppo bevitore “da leone a co***” (la rima mettetecela un po’ voi ;-)).

Sì lo sappiamo tutti che “buon vino fa buon sangue” e “l’acqua fa ammalare e il vino fa cantare”; lo dicevano anche Maria Monti e Giorgio Gaber in quella vecchia canzone da osteria in cui per ogni male era consigliato un vino diverso.
Ad esempio: “Se ti viene l’insolazione/ non far uso di rinfresco/ bevi bevi del barbaresco/ e ogni mal ti passerà” e che terminava così  “Per gli uomini dabbene/generoso il vin si versi/ che l’acqua serve pei perversi/ Il Diluvio lo provò”. 

E sempre la Monti cantava come annegare i dispiaceri nel vino: E’ meglio un bicchier di dalmato-che l’amor mio….

Vabbé che secondo i friulanifruts e i cjòcs e’ àn simpri l’agnul custode cun lôr“, bambini e ubriachi han sempre accanto l’angelo custode: ma anche ai miracoli c’è un limite.

Infatti “chi va a letto ubriaco si leva invecchiato”, a meno che non vi si sia andati “ubriachi d’amore e di felicità”, perché l’ubriachezza, dicono i saggi cinesinon è colpa del vino, ma di chi lo beve”.

©Mitì Vigliero

Il Coniglio alla Papà Pippo

di Placida Signora - 3 novembre 2009

Questa ricetta finirà stampata su un foglio che poi, dopo averlo piegato in quattro, infilerò fra le pagine del vecchio libro di Mamma per continuare la tradizione.

Quando la settimana scorsa sono andata in campagna, son tornata carica di burro, formaggi, un bel coniglio già lavato e pulito ed in testa la ricetta per cucinarlo insegnatami da Papà.

1 coniglio
1 bottiglia di vino bianco buono
tanto tanto tanto rosmarino
3 cucchiaini di sale
2 spicchi d’aglio
olio

Tagliare il coniglio a pezzi.
Staccare una gran quantità di foglie di rosmarino (prendendo il rametto sulla cima e, stringendo le dita, passarle alla base delle foglie in senso contrario all’attaccatura, andando verso il basso) e tritarle finissime, quasi in polvere (io ho usato un coso tipo questo): il quantitativo dovrebbe essere quello di una tazza .
In una padella grande, larga e abbastanza alta di bordi, mettere a scaldare un poco d’olio, i due spicchi d’aglio interi e i pezzi di coniglio: far rosolare e colorare molto bene a fuoco vivo.
Togliere l’aglio, unire la polvere di rosmarino, far rosolare ancora un poco mescolando e facendo in modo che il rosmarino si distribuisca bene sui pezzi di carne.
Unire il sale.
Versare sul coniglio tutta la bottiglia di vino bianco (io ho usato del Pigato: quello avevo…).
Mescolare, abbassare il fuoco, mettere un coperchio e cuocere piano piano sino alla quasi completa evaporazione del vino; dovranno rimanere due/tre dita di sughetto scuro e profumatissimo.

L’ho cucinato sabato a cena, servendolo con un po’ di polenta come contorno; Fabio, Gaia ed Enrico hanno molto apprezzato :-).

Spero anche voi!

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