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Toccaferro in Pillole: Le Campane

di Placida Signora - 26 novembre 2009

campana

Scacciano gli spiriti maligni e rendono favorevoli gli dei; i Fenici le usavano durante le cerimonie, e i Druidi le ritenevano indispensabili nei loro riti. 

Greci in battaglia mettevano delle piccole campanelle dentro i loro scudi, affinché suonando ottenessero la protezione di Marte.

Giulio Cesare racconta che anche i Britanni le usavano per lo stesso motivo, ma tenute appese alle lance.

Campanelli legati al collo di mucche e cavalli li proteggono dai malefici; e un tempo era uso donarne una piccina anche ai neonati, per prevenirli dal malocchio e dalle streghe.

Anticamente si suonavano attorno al letto dei moribondi per allontanare eventuali demoni lì in agguato, per rubare l’anima fuggente. 

Antica anche l’usanza di suonare quelle delle chiese per allontanare i fulmini (in Sicilia i terremoti); infatti su molte di quelle più vecchie si trova l’iscrizione “Fulgura frango” (rompo le folgori) o “Fulgura arcens et daemones malignos” (tengo lontano folgori e demoni maligni”.
Questo perché si pensava che i disastri naturali fossero opera del Maligno e che  quelle campane, essendo benedette, sarebbero state in grado di farlo fuggire.   

Sognare campane che suonano normalmente, dicono sia segnale d’allerta generica; sognarle che suonano a morto, indica litigio; a stormo, assicurano un prossimo successo personale.

In Liguria si credeva segno nefasto una qualunque campana che suonasse da sola (magari mossa dal vento); in Emilia si pensava che udire un suono di campane in lontananza fosse presagio di grane; in Toscana erano convinti che portasse malissimo suonarle senza motivo e praticamente in tutto lo Stivale si considerava cattivo segno il fatto che suonassero mentre l’orologio del campanile batteva le ore. In Lucania invece le donne con problemi di fertilità si recavano nel luogo dove si stava fondendo una nuova campana e saltavano sopra il crogiolo. Temerarie.

Nei Paesi Nordici a Natale porta buono regalare una campanella : alla fine del pranzo, tenendola in mano a turno, ogni commensale esprimerà un desiderio, e subito dopo la suonerà. 

E infine: le campane romane parlano.

©Mitì Vigliero 

Gli altri Toccaferro in Pillole:
I Numeri
I Piedi
I Capelli
Le Orecchie
La Gazza
Tarli e Tarme
Il Sale
Farfalle
Agosto
Il Granchio

Perché si dice: Piantare in Asso

di Placida Signora - 25 novembre 2009

il risveglio di Arianna di William Waterhouse

Nel nostro linguaggio quotidiano piantare in asso significa lasciare qualcuno da solo, solitamente in modo improvviso e inaspettato e possibilmente in mezzo a difficoltà o a situazioni sgradevoli.

Qualcuno dice che questo modo di dire derivi dal gioco dei dadi o delle carte: rimanere con un asso, ossia con un solo punto.

Altri, assolutamente logici ma del tutto privi di romantica fantasia, lo fanno derivare da uno dei significati dell’aggettivo latino assus: “senza accompagnamento, solo”.

Altri ancora – e sono quelli che mi stanno più simpatici- affermano che potrebbe trattarsi della deformazione popolare detta dai colti paretimologia del nome Νάξος (Nasso), isola greca delle Cicladi nel mar Egeo, famosa per la conclusione della storia di Teseo e Arianna.

Infatti il mito racconta che fu proprio qui che l’eroe attico -per nulla grato del fatto che l’innamoratissima Arianna lo avesse aiutato col famoso filo a uscire dal labirinto del Minotauro- dopo averla (oh vigliacco) addormentata con una pozione, l’abbandonò da sola sull’isola.  

Mi piace immaginare che lei, risvegliatasi  mentre il fedifrago si allontanava con la nave, dalla riva furibonda gli gridasse:

“Brutto mascalzone, non puoi piantarmi in Nasso così!”. ;-)

Ma poi sull’isola incontrò Bacco con tutta la sua allegra brigata di ninfe e satiretti, e piantata in asso non fu più.  

bacco e arianna di domenico carracci

©Mitì Vigliero 

E da voi come si dice?

Mimosafiorita: A Roma si dice “m’hai accannato” per definire in generale l’essere stata lasciata dal fidanzato ma anche nei guai da sola, oppure “m’hai lasciato con una mano davanti e un’altra di dietro

Caravaggio:  in siculo si dice: lasciari di piritu.

Placide Soddisfazio’

di Placida Signora - 24 novembre 2009

 

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Oggi sono al galòp, ma scrivo due righe veloci per dire che
mi hanno assegnato
l’Ecletic Site Award – Premio Internazionale per il Web Eclettico
.

M’appunto commossa e fiera il badge sul template, e ringrazio con un bacio.

Ricetta degli Gnocchi della Nonna di Gaia Fatti da Gaia

di Placida Signora - 23 novembre 2009

pronto a tavola

Gaia aka Copiascolla (che un bel giorno si deciderà di riaprire il suo blog), ospite da noi per il week end, ieri a pranzo ci ha preparato gli gnocchi.
Dei favolosi gnocchi.
La ricetta è quella che ha imparato da sua Nonna.
L’evento è stato immortalato da
Enrico e Fabio (che un bel giorno si deciderà di riattivare il suo sito).
La ricetta qui sotto l’ha scritta lei.
Miei solo i commentini tra parentesi, e il pesto.

Ingredienti per 4 persone
2 patate “da gnocchi” a testa
500 gr. di farina

Predisponete sul tavolo della cucina 500 grammi di farina di tipo 00 in una ciotola, un tagliere di legno bello grande (fondamentale quando non si possieda un tavolo da cucina adatto a impastare), un coltello a lama liscia, una grattugia e un canovaccio.

Prendete 8 patate a pasta gialla, lavatele sotto l’acqua corrente e strofinatele con l’apposito guanto (non c’era) o con uno spazzolino (questo sì c’era) per eliminare i residui di terra: le patate vanno lessate con la buccia (come dice Fabio), per evitare che assorbano troppa acqua .

Mettete le patate in una pentola a pressione con tre dita d’acqua (oppure in una pentola qualsiasi immerse in acqua abbondante), aggiungete una presa di sale grosso e fate cuocere per circa 20 minuti (nel frattempo vi prendete un caffè e chiacchierate di quel che più vi aggrada).

Togliete dal fuoco e svuotate l’acqua. E’ assolutamente vietato raffreddare le patate sotto l’acqua fredda. La buccia delle patate viene via facilmente sollevandola con le dita: eventualmente per non ustionarsi i polpastrelli (in ogni caso Gaia ha le ditina di amianto, posso testimoniare), ci si può aiutare con un coltellino e una forchetta.

Spargete un po’ di farina sul tagliere, schiacciate le patate con uno schiacciapatate (portato prudentemente da casa vostra, ché Placida non riusciva a trovare il suo) e incorporate metà della farina.

Lavorate l’impasto ancora caldo e aggiungete farina finché lo gnocco assume una consistenza compatta. Se è una giornata umida (ieri a Genova a mezzogiorno c’era il 74% di umidità), l’impasto resterà morbido: non cedete alla tentazione di aggiungere più farina del necessario, altrimenti gli gnocchi verranno troppo duri. Per addensare l’impasto qualcuno (la nonna di Enrico) aggiunge un rosso d’uovo: ho provato una sola volta e ho dovuto buttare via tutto, quindi non fatelo (se proprio vuole l’uovo, la prossima volta gli gnocchi li farà lù, néh?).

Ottenuto un impasto compatto, mettetelo da parte sul tagliere e andate a lavarvi le mani per eliminare i residui di impasto, asciugatele perfettamente e immergetele nella farina per togliere bene l’umidità (che in questa città ce n’è già abbasanza di suo, visto che alle 12,30 eravamo saliti all’80%).

Spargete il tagliere di farina, staccate una porzione di impasto grossa come una pallina da tennis e lavoratela con i palmi della mani fino a ottenere un lungo grissino (esiste un verbo che indichi questo movimento delle mani ? grissinare?) di circa 2 cm di diametro.

GRISSINARE

Tagliate la pasta con il coltello a intervalli regolari di qualche centimetro, per ottenere porzioni (più o meno) tutte uguali.

TAGLIARE 1

Perché gli gnocchi cuociano perfettamente e prendano bene il sugo, prendete ogni tocchetto e strofinatelo sul retro della grattugia (portata anche questa prudentemente da casa:  la placida grattugia ha tenuto il muso per tutta la giornata), esercitando una leggera pressione con una o due dita, in modo che si arrotoli su se stesso, rimanendo concavo all’interno e zigrinato all’esterno.

la cuoca allopera

Disponete ordinatamente gli gnocchi su un canovaccio (due canovacci, ne son venuti una valanga) e cospargeteli con un velo di farina, setacciandola con un colino (quelli piccoli da tè son perfetti).

Portate a ebollizione un pentolone d’acqua salata e versate gli gnocchi tutti in una volta, prendendo il canovaccio per gli angoli, stando molto attenti a non scottarvi con gli schizzi d’acqua.

La tecnica di mia nonna è quella di immergere nell’acqua anche il canovaccio, lasciar scivolare gli gnocchi, recuperare il canovaccio intriso di acqua bollente e lanciarlo sul lavello cacciando un urlo. Voi non fatelo. (Infatti, quando Gaia mi ha porto i due canovacci vuoti di gnocchi ma grondanti acqua rovente, li ho lanciati sul lavello soffrendo in silenzio perché son placida)

In pochi minuti gli gnocchi affioreranno: acchiappateli con una schiumarola (ovvero un mestolo bucherellato) e disponeteli in una terrina, in cui avrete precedentemente versato un letto di sugo (di pomodoro, carne o pesto a piacere).

Mescolate delicatamente e portate in tavola.

Gaia Copiascolla

il pranzo e servito

Placide Segnalazio’

di Placida Signora - 20 novembre 2009

Cose belle, divertenti, intelligenti, commoventi.
Cose scritte tra le risa o tra le lacrime, partorite in due minuti o meditate giorni.
Cose scritte bene, con cuore, cervello e cultura.

Tutte cose speciali e che mi piacciono tanto perché nate da persone davvero speciali, che mi piacciono tanto.

Eccole qui:

 - Il colore della violenza, di Marileda Maggi

- Di parenti serpenti e del fare, di Blondeinside

- La donna che contemplava i calzini, di Mitia

- Non esiste, di Maurizio Crosetti

- Il bon ton per le amiche incinte, di Barbara Sgarzi

- Ululiessenza, de i Bolsi  . Come fare il bagnetto a un quasitreenne

- Me parlare donna un giorno (cit), di Senape. Come scegliere un passeggino. 

- Single, di Splendidi Quarantenni

- Il luogo delle parole perdute, di Daniela Losini

- Mozart, costui chi era!, di Stefano

- Leggere Lolita a Teheran, di Eleonora

- Rispondi all’amico scomodo, di Marco Freccero

- Come misurare le citazioni, di Davide Pozzi-Tagliaerbe. Interessante e utile, come tutto il suo blog

- La blog-galleria dei quadri di Francesca Ferrari

- Per i golosi, il Pain d’épice degli Scribacchini 

- Lo spettacolare blog Silenzi d’Alpe, di Andrea Fellegara. Magnifiche le sue fotografie, contagioso il suo amore per le montagne

- Il divertente blog Divergenze, di Kay, splendida fanciulla che un bel giorno ha piantato lavoro e Italia ed è andata a studiare in America.

- Il tumblr Collettivo voci, ideato da Fatacarabina. Blogger che leggono i post dei blogger.

- Il tumblr Due di picche , una magnifica idea di Marchino. Se volete potete raccontarli anche voi, i vostri due di picche.

- Il tumblr Worldwide desktops, da un’idea di Michele : le scrivanie dei blogger e tumbleri di tutto il mondo. Mancano le vostre!

- Come mi auguravo alla fine di questo post, Enrico è tornato con un bellissimo blog nuovo di pacca .

Buona lettura e buon week end!

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