Perché si dice: Per un punto Martin perse la cappa
Notissimo modo di dire proverbiale usato per esprimere che una minuzia, un dettaglio, un piccolissimo particolare trascurato possono causare gravi perdite e danni.
L’origine di questo motto è dibattutissima.
C’è chi afferma che il punto sia quello che si conta nei giochi di dadi o di carte; vi fu un Martino che, per un solo punto, perse non solo la partita ma tutti i suoi averi, cappa (mantello) compresa.
Altri dicono che il punto sia quello fatto con ago e filo nella stoffa; un cavalier Martino ordinò una cappa ad un sarto, volendo però che la cucisse in fretta. Il sarto obbedì, ma proprio a causa della fretta si dimenticò di mettere il “punto” di chiusura del filo che teneva insieme il mantello.
Così Martino, dopo una breve galoppata, per colpa delle sue impazienti pretese perse la cappa.
Infine, ed è questa l’ipotesi più accreditata, si intende come “punto” il segno di scrittura.
Piccolo, apparentemente insignificante, è invece fondamentale per la comprensione degli scritti.
Frate Martino, priore di un importate monastero, ricevette dai superiori l’incarico di scrivere sul portone d’ingresso la frase ospitale
Porta patens esto. Nulli claudatur honesto
ossia
La porta sia aperta. A nessuno onesto si chiuda.
Ma per distrazione, Martino spostò il punto e così la frase risultò
Porta patens esto nulli. Claudatur honesto.
Cioè
La porta sia aperta a nessuno. Si chiuda all’onesto.
Ovviamente i suoi superiori si offesero a morte per via di quella frase ingiuriosa, che andava contro ogni forma di protettiva carità cristiana, e arrivarono al punto di cacciare il povero Martino dall’ordine obbligandolo, per colpa di quel “punto”, ad abbandonare la “cappa”, cioè il mantello simbolo della sua carica.
Avete in mente qualche modo di dire, proverbio o parola di cui volete sapere la storia?
Segnateli nei commenti, ed io nelle prossime rubriche
“Perché si dice”
soddisferò le vostre curiosità.

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Ahh, questa la sapevo anche io!
Vediamo…perché si dice “Avere la testa nel pallone”?
Commento di alianorah - 24 settembre 2009 01:03
Cara Mitì la mia bisnonna (contadina istriana) ripeteva sempre “Vegnarà anche per ti quel del formaio”, che tradotto vuol dire “incontrerai anche tu l’uomo del formaggio” intendendo quello giusto, il marito di una vita, ma anche “quello che ti metterà in riga!”
Chissà se riesci a scoprire l’origine di questo modo di dire?
Un abbraccio cara Mitì, Renata
Commento di Renata - 24 settembre 2009 06:16
tornata in forma, vedo!
baci.
Commento di giarina - 24 settembre 2009 07:12
ne sa una più del diavolo….. :)))
Commento di roger - 24 settembre 2009 07:43
probabilmente fu vittima di oscure lotte di potere…. e quel punto fu messo li da qualcuno che ambiva alla sua carica….altrimenti non si spiega perchè da priore lo si ritrovi….campanaro
Fra Martino, campanaro
Che fai tu, che fai tu
Corri alle campane, corri alle campane
Din, don, dan, din, don, dan ……
certamente i Martini che sono venuti dopo visto la mala riuscita della carriera religiosa decisero di tentare con la politica e perciò modificarono il detto con….
Porta aperta per chi porta . Chi non porta se ne parta ….
tanto per mettere i puntini sulle i……
Commento di roger - 24 settembre 2009 09:37
oppure fu vittima del suo correttore di bozze…..
Commento di roger - 24 settembre 2009 09:39
distrazione freudiana?;) chi sa…
Commento di Boh/Orientalia4All - 24 settembre 2009 10:22
Ciao Mitì, in ritardo rispetto a te (che vai veloce come un lampo) ho scritto anche io di uno scherzo più o meno regale. Metto il link? Bo’ non so se si fa però al limite quando approvi il commento lo cancelli. Un abbraccio! http://altezzareale.blogspot.com/2009/09/questo-post-che-apparentemente-non.htmlerò al limite quando
Commento di Marina - 24 settembre 2009 10:39
In quanto filosofo del linguaggio, ho aamto MOLTO la spiegazione “via Frate” :P
Il punto ballerino… tra l’altro probabile perché la punteggiatura, in quell’epoca, era ancora quasi-sperimentale.
Commento di Peppermind - 24 settembre 2009 10:48
Qualcosa che riguardi borsa-soldi-moneta ecc ecc. Grazie! :o*
Commento di ZiaPaperina - 24 settembre 2009 10:50
Farabutti ;D
Commento di MaxG - 24 settembre 2009 10:53
E anche “pettinare le bambole”, se è possibile.
Commento di MaxG - 24 settembre 2009 11:04
Alianorah, segnato!
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:17
Renata, quello non l’avevo proprio mai sentito…Farò ricerche, grazie! :-*
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:18
Giarina, ci provo…ma son mica ancora a posto (e STUMP! cade addormentata con la faccia sulla tastiera) :-*
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:19
Roger, ma è da quel giorno che venne inventata la figura del correttore di bozze ;-D
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:21
Boh, probabile! ;-))
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:21
Marina, adesso leggo :-*
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:21
Peppermind, per certi autori lo è rimasto tuttora, sperimentale…;-**
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:22
ZiaPaperina, ok :-)
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:22
Max, siamo sull’attualità, eh? ;-D
Commento di Placida Signora - 24 settembre 2009 11:23
di Antonio Vignali
La Lettera alla Gentilissima Madonna, scritta nel maggio del 1557, è indirizzata alla Repubblica di Siena è uno scritto contenente 365 proverbi e modi di dire
http://cogweb.ucla.edu/Discourse/Proverbs/Vignali.html
Commento di roger - 24 settembre 2009 14:18
E io che credevo che se la fosse giocata a sette e mezzo, la cappa! :o)
Commento di radiowaves - 24 settembre 2009 23:15