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Perché a Napoli il Pitale si chiama Zi’ Peppo

di Placida Signora - 1 settembre 2009

venditore di canteri
(Venditore di canteri, grazie a Roger per la segnalazione) 

Ferdinando di Borbone non è  certo passato alla storia per l’eleganza di comportamento; divenuto re a 8 anni, come istitutore ebbe lo zio Domenico Cattaneo Principe di San Nicandro, che le cronache dell’epoca descrivono “ignorante, incapace, ipocrita, gretto e vizioso”.

In realtà il San Nicandro, essendo un nobile-contadino, si limitò ad educare il nipotino insegnandogli  più la pesca e la caccia che l’etichetta di corte (che manco lui conosceva) facendolo, in compenso, divertire come un pazzo.

Fatto sta che la storia è piena di aneddoti più o meno veri riguardanti la presunta poca urbanità del sovrano.

Ad esempio si dice che, quando assisteva agli spettacoli dal  palco reale del San Carlo, si facesse portare enormi piatti di spaghetti al pomodoro che mangiava con le mani cacciandoseli dall’alto nella bocca spalancata, stile Totò in “Miseria e Nobiltà” e che poi  pulisse le suddette mani sfregandole sulle giacche dei suoi dignitari.

E dicono anche che ricevesse gli ospiti stando seduto sul “càntero” (vaso da notte), da allora a Napoli detto anche Zi’ Peppo e a Roma Zi’ Peppe (dove zi’ sta per “signor”).

La spiegazione di questo soprannome è raccontata da Renato Ribaud nel suo piacevolissimo “Tradizioni Popolari Napoletane” (ed. Gallina).

A 17 anni  Ferdinando aveva sposato -per ragioni di Stato- Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d’Austria.

Poco dopo le nozze, andò a trovarli a Napoli l’austero e serissimo fratello di Carolina, Giuseppe, futuro imperatore d’Asburgo e Lorena, il quale portò in dono al cognato – sospetto con una punta di malignità – un lussuoso vaso da notte austriaco così descritto:

“racchiuso in lignee colonne con ante che si aprivano al di sotto di un capitello in stile barocco su cui venivano sistemate in bella mostra delle piante dalle cascanti foglie.”

Ferdinando – risospetto per scambio di malignità – si mostrò così entusiasta del dono che -in onore del cognato- lo battezzò immediatamente “Zi’ Peppo” (diminutivo di Giuseppe) e lo pose trionfalmente nella sala ambasciatori del suo appartamento privato.

Ecco una lettera che il Peppo (cognato) scrisse in quei gorni alla madre:

Iersera, dopo cena, Maria Carolina cantava al clavicembalo mentre, in un altra stanza Ferdinando ci pregò di tenergli compagnia, mentre stava seduto sul vaso. Lo trovai già con i calzoni calati, circondato da cinque o sei valletti, ciambellani ed altri.
Facemmo conversazione per più di mezz’ora, e pensavo che egli sarebbe stato ancora lì, quando una terribile puzza ci convinse che era tutto finito. Non mancò di darci tutti i dettagli e voleva perfino mostrarceli; poi, senza tanti complimenti, coi calzoni calati e col puzzolente vaso in mano, corse dietro a due dei suoi gentiluomini, che se la squagliarono. Io me ne andai tranquillamente da mia sorella
“.

E lo storico Ignazio Nigrelli raccontò un’altra storia di cànteri, per la quale invece ‘o Re non si divertì affatto.

Nel 1820 fu obbligato, assieme alla consorte, ad un lungo e faticoso viaggio in carrozza nell’entroterra siciliano, territorio pieno di repubblicani che lo odiavano.

Arrivato a Caltagirone, le Autorità consegnarono pubblicamente e solennemente alla coppia reale un dono di artigianato locale: due enormi e vistosissimi zi’ peppi.
E Ferdinando -dopo aver ringraziato a denti strettissimi- in privato s’imbufalì scrivendo “Questi perfidi repubblicani due càntari m’hanno donato!” – avendo colto perfettamente il sottile e trasversale messaggio d’invito: “Re, ma va’ a…”

©Mitì Vigliero

QUI un video sul Museo dell’Orinal a Ciudad Rodrigo (Salamanca)

21 Commenti

  1. interessantissimo, e mi metterò alla ricerca del libro che tu citi,buon 1 settebre

    Commento di caravaggio - 1 settembre 2009 07:28

  2. Chi di cantero ferisce, di cantero perisce! :D

    Commento di MaxG - 1 settembre 2009 10:35

  3. Caravaggio, purtroppo non è facile trovarlo. Prova a cercarlo sui siti di vendite libri online :-*

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 12:48

  4. Max, ;-D! Anziché una guerra di TITANI, una guerra di PITALI

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 12:49

  5. Io posseggo un’anima borbottante da vecchio anarchico, ma non posso non rimanere affascinato dalla sovversività e genialità di questo regnante… (pulirsi le mani sulle giacche dei dignitari è una cosa che mi è piaciuta molto… non nel senso che l’ho fatta, però :P)

    Commento di Peppermind - 1 settembre 2009 13:25

  6. Ciao Mitì, interessantissimo, istruttivo e simpatico post!
    E’ un vero piacere “leggerti”
    Un abbraccio Zi’ Placida!

    Commento di Tittieco - 1 settembre 2009 14:09

  7. Mah da noi una giornalista famosa locale, ha allestito una mostra con la collezioni di pitali! certi antichi molto belli!

    ora i pitali non son più quelli di una volta! ;) anche se ce ne sarebbe un bisogno estremo!

    Commento di renata - 1 settembre 2009 15:01

  8. Quando la realta` supera la fantasia!
    ciao francesca

    Commento di francesca - 1 settembre 2009 16:01

  9. Troppo divertente, ne conoscevo di aneddoti su Ferdinando, detto anche Re Nasone per le proporzioni della proboscide, ma questo no. Pare che lei Maria Carolina ci abbia messo del tempo ad adattarsi all’ambientino napoletano, però almeno le è andata meglio della sorella… Un abbraccio Mitì

    Commento di Marina - 1 settembre 2009 16:41

  10. Peppermind, era un sovrano un po’ particolare, Ferdinando. E la storia lo ha dipinto peggio di quanto fosse in realtà :-)

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 18:39

  11. Tittieco, un bacio a te!

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 18:39

  12. Renata, ne esistono alcuni antichi talmente belli che sarebbero davvero da esporre in salotto ;-*

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 18:40

  13. Francesca, ciao a te, e complimenti per i due bimbi meravigliosi!

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 18:42

  14. Marina, eh sì, almeno lei la testa sul collo l’ha mantenuta…;-*

    Commento di Placida Signora - 1 settembre 2009 18:42

  15. grazie per l’indicazione buona giornata,ma non ci dici come và la caviglia!

    Commento di caravaggio - 2 settembre 2009 07:09

  16. ma c’è qualcuno che ancora usa il pitale in Occidente? a parte i collezionisti, che però forse non lo usano..;)

    Commento di Boh/Orientalia4All - 2 settembre 2009 13:52

  17. il venditore di cantari

    “Tra le vecchie foto e i materiali raccolti nel Museo Pitrè a Palermo – Palazzina Cinese Favorita- ci sono anche i mestieri e uno di questi che era d’uso ai tempi in cui lo studioso raccoglieva i suoi reperti era quello del venditore di cantari. Il cantaro altro non è che un antesignano gabinetto portatile (un vaso da notte) era in maiolica o ceramica smaltata, generalmente bianco, ma ve ne sono anche di artisticamente decorati all’esterno. Il labrone orizzontale che lo faceva sembrare un cappello a cilindro sottosopra serviva da sicura e per le manutenzioni del caso”

    http://files.splinder.com/3128e03a5018582591a2a9e10bdaf66b.jpg

    trovato quì…..

    http://secem.splinder.com/tag/pitr%C3%A8

    Commento di roger - 2 settembre 2009 21:31

  18. Metto un 18esimo commento, in onore della scaramanzia napoletana.

    (sono anche parte nopeo…)

    Commento di Peppermind - 3 settembre 2009 14:58

  19. [...] Guarda Originale:  Placida Signora » Blog Archive » Perché a Napoli il Pitale si … [...]

    Pingback di Placida Signora » Blog Archive » Perché a Napoli il Pitale si … - 8 settembre 2009 06:27

  20. [...] 2 qui una storia molto divertente, scritta con maestria dalla fantastica Mitì Vigliero. Ci sono [...]

    Pingback di Villa San Michele ad Anacapri: magico rifugio di amori reali- Altezza Reale - 21 settembre 2009 18:32

  21. [...] p.s. 1 non mi sono dimenticata di lord Mountbatten, il seguito nei prossimi giorni… p.s. 2 qui una storia molto divertente, scritta con maestria dalla fantastica Mitì Vigliero. Ci sono [...]

    Pingback di Altezza Reale » Villa San Michele ad Anacapri: magico rifugio di amori reali - 24 ottobre 2009 00:20

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