Pigrizia e Memoria
In questi giorni mi è tornata all’improvviso in mente la primissima poesia studiata alle elementari:
La Pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò,
mezzogiorno era suonato
quando a casa ritornò.
Prese l’acqua,
accese il fuoco,
si sedette e riposò
ed intanto a poco a poco
anche il sole tramontò.
Così persa ormai la lena,
sola al buio ella restò
ed a letto senza cena
la comare se ne andò.
E’ La Pigrizia, di Francesco Pastonchi.
Perché sia resuscitata così di colpo dai meandri della mia memoria, lo ignoro.
O forse posso supporlo: in questo periodo non ho né la forza né la voglia di fare assolutamente niente.
Ergo, sono pigrissima. E mi identifico perfettamente con l’ultima battuta di Snoopy, lassù.
Però è sorprendente rammentare una cosa di 46 anni fa e mai più ripetuta o ascoltata, e poi magari non riuscire a ricordarsi il menù della cena fatta 12 ore prima…
Voi ricordate ancora le poesie studiate a memoria da bambini? E se sì, quali?


Lavorando a tempo pieno, spesso le ferie sono anche momento di grandi pulizie : dato che ho l’abitudine di alzarmi sempre tra le 5:30 e le 6.00 la mattina (salvo rare eccezioni) il riposo pomeridiano è d’obbligo.
La poesia che non mi ha mai abbandonato è San Martino di Carducci.
Ciao Mitì : come va il piede ???
Spero tu abbia recuperato ! un abbraccio ! Renata
Commento di Renata - 18 agosto 2009 06:53
w la pigrizia! non ricordo nessuna poesia x odiavo tutto quello che andava a memoria sarà x questo che non ricordo l’ultimo pasto! buona giornata
Commento di caravaggio - 18 agosto 2009 07:04
P.S. per te Mitì che ami vagabondare tra siti interessanti, visita questo !
http://bluesratapoil.blogspot.com/
Ciao!
Commento di Renata - 18 agosto 2009 07:18
grazie, Mitì, avevo questa poesia nel cervello, ma non ricordavo le ultime due strofe…..
ma ricordo benissimo l’illustrazione sul mio libro di lettura delle elementari, una “strega” seduta davanti al fuoco.
ancora grazie, paola
Commento di paola - 18 agosto 2009 08:19
“La vispa Teresa” (frequentavo una scuola elementare italiana a Buenos Aires) più tante poesie in spagnolo.
Commento di sancla - 18 agosto 2009 09:19
Chissà perchè della Pigrizia tutti ricordano solo la prima strofa (me compresa).
Commento di regi - 18 agosto 2009 10:30
Ricordo ninna nanne, poesie tante,ma dopo, non proprio da piccola. Voglio approfittare di questo post per dirti invece che mi piacciono tantissimo le tue di Poesie, quelle di Teatrino: Le ho stampate perchè non riesco a trovare il libro.Le mie preferite sono Gioiello di famiglia, Pulizie di primavera,Mare calmo e…tutte. Ci sono altre raccolte di tue poesie che non conosco? E come le trovo? Scusa se mi sono dilungata troppo ma è da tempo che volevo dirtelo. Ciao
Commento di graziella - 18 agosto 2009 10:34
RIO BO
Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, è vero,
paese da nulla, ma però…
c’è sempre disopra una stella,
una grande, magnifica stella,
che a un dipresso…
occhieggia con la punta del cipresso
di rio Bo.
Una stella innamorata?
Chi sa
se nemmeno ce l’ha
una grande città.
(Aldo Palazzeschi)
Ciao MIti’, a prestoooo…..
Commento di Tittieco - 18 agosto 2009 10:57
Una delle primissime poesie che mi hanno fatto studiare alle elementari è stata “er grillo zoppo” ti Trilussa. E calcola che i primi anni di elementari li ho fatti in Umbria.
Vado a memoria senza controllare [e quindi non garantisco che sia esatta...]
Er grillo zoppo
Ormai so’ rimasto co’ na cianca sola, diceva un grillo. Quella che me manca
è rimasta attaccata alla cappiola.
Quanno m’accorsi d’esse priggioniero
cor laccio ar piede in mano ar regazzino
non ebbi che un penziero:
de rivolà in giardino
Er dolore fu grande ma la stilla
de sangue che sortì da la ferita
Brillò ner cielo come una favilla
E forze un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia de sangue ch’é servita
Pe’ scrive’ la parola Libbertà
Tu, a proposito, ti sei rimessa in piedi?
Commento di Antar - 18 agosto 2009 11:15
Renata, alzarsi alle 5,30 per me è uno degli incubi peggiori visto che vado a dormire sepre dopo l’una e mezza :-D
Il piede è sempre bello gonfio e dolorante, sigh.
Grazie del link, andrò a vederlo con calma! :-*
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:24
Caravaggio, bello sapere d essere in 2 a non ricordarsi i pasti (è un bellissimo alibi per non sentirsi calorcamente in colpa ;-D*
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:26
Paola, anche la mia era così…La pentolona sospesa sul fuoco del camino, la Pigrizia su una sedia a dondolo con un grosso cavolo verde posato per terra, di fianco. :-)*
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:27
Sancla, sei stata tanto a Buenos Aires? :-*
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:29
Regi, forse è l’idea del cavolo che rimane più impressa…;-D
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:30
Graziella, quel librino ormai è introvabile da anni e anni. Per questo le ho messe nel sito in pdf, libere da scaricare :-)
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:32
Titteco, ecco, d quella arrivo solo al vigile cipresso :-**
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:33
Antar, ma è splendida! Diciamo che cammino a tre cilindri, zoppicando e attaccandomi a mobili di casa…:-(
Commento di Placida Signora - 18 agosto 2009 11:37
Ne ricordo tante di Natale, sai quelle da recitare in piedi sulla sedia, a tavola, davanti a tutti i parenti e una gran voglia di scappare? Ad esempio ricordo questa di Gozzano:
La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.
Commento di MaxG - 18 agosto 2009 12:22
O cavallina, cavallina storna…
Molto meglio La Pigrizia!:-)
Commento di Juliaset - 18 agosto 2009 13:44
… in questi giorni , me n’ è venuta in mente una di Diego Valeri . ” Com’ è triste il giorno di maggio , dentro il vicolo povero e solo . Di tanto sole nemmeno un raggio , di tante rondini , neanche un volo ………. ” wally
Commento di wally_giana - 18 agosto 2009 15:32
il sabato del villaggio ha imperversato durante elementari e medie, ed è in effetti una bella poesia; la memoria in realtà comunque non è che funzioni ricordando, ma dimenticando, perchè altrimenti potremmo impazzire dal ricordare troppe cose; in fondo poi, a causa del linguaggio, possiamo ricordare, portare alla stretta fessura della coscienza, una sola cosa alla volta; meno male che dimentichiamo, sennò che casino sarebbe!!, però da vecchietti, si rompe un pò la cassettiera, i ricordi vecchi sgusciano fuori, e le cose recenti, ovviamente, le perdi; del resto, se non c’è più il futuro, fai un giro a U, e scavi nel passato
Commento di diego - 18 agosto 2009 16:26
Quella che mi torna in mente e ancora ricordo è San Martino del Carducci.
Commento di Suomitaly - 18 agosto 2009 16:39
ora come ora mi viene in mente solo l’infinito….sempe caro mi fu….e il naufragar m’e’ dolce in questo mare :)
Commento di nonsisamai - 18 agosto 2009 16:50
Le prime due strofe di Sant’Ambrogio si Giusti. E’ l’unica poesia che ho imparato a memoria alle elementari (non sto a raccontare il perche’). Non ho mai dimenticato i versi iniziali perche’ sono nata il giorno di Sant’Ambrogio e poi sono andata a vivere da Perugia a Milano e ho studiato accanto alla chiesa di Sant’Ambrogio “quello vecchio, là, fuori di mano,” che e’ poi bellissimo.
Commento di Simona - 18 agosto 2009 18:14
Grazie Mitì,non conoscevo l’autore di questa poesia. La recitavo con mia zia, durante le vacanze estive trascorse a casa sua, quando le campane segnavano mezzogiorno.
A scuola, invece, detestavo imparare a memoria le poesie, forse perchè tristi o difficili. Ricordo San Martino, Alle fronde dei salici e “O Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini…Un cocco! Ecco ecco un cocco un cocco per te!”(allegria! ;) )
Buon “pigro” relax per una pronta guarigione :)
Commento di skip - 18 agosto 2009 18:22
buona giornata
Commento di caravaggio - 19 agosto 2009 06:24
Avendo degli orari da rispettare la mattina presto e restando fuori casa per più di 10 ore (lavoro 8 ore e l’intervallo è troppo breve per tornare a casa), succede che spesso crollo molto presto la sera! andare a letto /dormire alle 23 per me è tirar tardi! ;)
AUGURI ANCORA MITI’ LE STORTE SON TALMENTE NOIOSE! e quella che hai descritto è stata veramente dolorosa.
Un abbraccio ;)*
Commento di Renata - 19 agosto 2009 06:41
Mi viene in mente quella del pulcino, di cui non ricordo il titolo ma la recitavo spesso anche a casa, mi faceva tanto ridere eccola:
Oh buondì signor pulcino donde viene?
Pì, pì, pì
Fui nel mondo della luna
un ovino mi fu cruna
ruppi il guscio ed or son quì
Pì, pì, pì.
Cara Mitì, auguri per la storta e bacissimi:*)
Commento di mimosafiorita - 19 agosto 2009 07:56
«Paggio Simone, paggio Simone,
con il berretto di lana marrone,
con il farsetto di verde velluto,
paggio Simone, ti do il benvenuto».
«Mastro Michele, mastro Michele,
sento nell’aria profumo di mele,
vedo le torte che odoran di forno,
ho tanta fame ed è già mezzogiorno».
«Compera dunque, paggio Simone!
Per tre soldini ti do un panettone,
per due soldini una torta squisita,
per un soldino una mela candita».
Chiccolino dove stai?
Sotto terra, non lo sai?
E là sotto non fai nulla?
Dormo dentro la mia culla.
Dormi sempre, ma perché?
Voglio crescer come te!
E se tanto crescerai
Chiccolino che farai?
Tanti chicchi ti darò
fresco pane diverrò.
bacioni.
Commento di giarina - 19 agosto 2009 10:15
Filastrocche imparate da bambina, quasi tutte in genovese, insegnatemi dai nonni. Poesie studiate alle elemantari. Molte le ho usate con mia figlia nel periodo (3 anni!!!)durante il quale non voleva dormire. Quanto a pigrizia, quest’estate non mi viene neppure in mente di cuocer un cavolo, figuriamoci di andre al mercato a comprarlo!
Commento di nives - 19 agosto 2009 11:29
Mia madre mi canticchiava la canzoncina della pigrizia con un elementare accompagnamento al pianoforte. Diceva che l’aveva imparata da piccola.
Come va il piede?
Irma
Commento di irma - 19 agosto 2009 20:26
Riposare pensando :-)
Commento di angelocesare - 19 agosto 2009 22:04
buona giornata pigra!
Commento di caravaggio - 20 agosto 2009 07:31
Pianto Antico me la ricordo ancora e mi fa una tristezza ogni volta che dal fruttivendolo arrivano i melograni…
Ma dire che porto ancora incisa a fuoco nella mente anche il 5 maggio e un sacco di canzoni, tipo Bella Ciao (la mia maestra era una signora cattolicissima e conservatrice, per cui questa le deve essere sfuggita), il Piave ed altre. E poi so a memoria, sempre grazie alla maestra delle elementari, tutto l’Inno di Mameli e adesso mi fanno solo ridere quelli che blaterano per la conservazione del “nostro sacro inno nazionale” e se capita si vede che fanno finta di cantarlo.
Commento di Marina - 20 agosto 2009 10:52
La pigriza non se ne va, anzi…con questo caldo imperversa sempre più
zzzzzzzzzzzzzzzzzzz
Commento di Placida Signora - 20 agosto 2009 12:33
Ricordo:
Che dice la piogerellina di marzo che picchia argentina sui tegoli vecchi del tetto, sul fico e sul moro, ornato di gemule d’oro?….
e ancora:
Oh! Valentino vestito di nuovo come le bacche del biancospino….
Commento di angelapia - 24 agosto 2009 17:42