“Casa” e “Casa mia”
Gattostanco, come me e suppongo moltissimi di voi, non vive nella città dove è nato e, nella sua vita, ha cambiato varie case e luoghi.
E scrive, bene come suo solito:
“Quando penso “a casa” penso a dove abito ora.
Quando penso “a casa mia” resto un po’ spiazzato e non riesco a decidermi.
A seconda dell’umore e delle circostanze mi viene in mente una “casa” diversa tra le varie case che ho considerato tali in diversi luoghi e tempi.”
Io sono nata a Torino, i miei abitavano in via Colli. E poi sono stata a Verona, a Mondovì (ma ero troppo piccola per ricordarle), e poi di nuovo a Torino, in due case diverse (Corso Dante e via Canova) sino alla mia laurea.
E poi mi sono trasferita a Genova, dove ho cambiato anche qui 3 case e tre zone.
Unica casa “fissa” della mia vita, quella avìta, a Margarita; ma per me, pur amandola tanto, è sempre stata casa di vacanza, non di stabilità.
Sino a qualche anno fa provavo una sorta di “destabilizzamento“; cercavo di capire a quale Casa e città appartenevo veramente.
E soprattutto, dov’erano le mie radici.
Non tutti sentono il bisogno di radici lunghe, solide, ben piantate in una Terra-Casa amata che si sente “propria”.
Io sì.
E credo di non essere la sola, visto che sono tante le persone che, dopo essersi trasferite altrove dal luogo di nascita, e averci vissuto anni e anni, ad un certo punto della loro vita tornano a Casa. Oppure scelgono un’altra terra e un’altra Casa, in un luogo che hanno sognato per sempre e che istintivamente sentivano loro.
Ebbene, io ora so e sento che Casa mia non è quella in cui sono nata e pur sono stata bene; dove sono cresciuta fisicamente, formata caratterialmente e culturalmente.
Ma ora so che la vera Casa mia è questa, in cui ora vivo vicino a chi amo, e conto di viverci per sempre.
Casa di cielo e di muri, Genova Castelletto, dalle strade in salita e lo sguardo che domina monte e mare.
Qui le mie radici tardive hanno ben attecchito; forse perché era già terra di famiglia, qui c’erano i nonni (anche se uno solo di loro era genovese, gli altri di razza SaleLanghe e Milano).
Forse perché è una Terra che mi somiglia, che bada assai poco alle apparenze esterne e molto alle concretezze interne.
Non so di preciso il perché: so solo che sono felice così.
E voi a cosa pensate quando dite “Casa mia”?
MaxG: Io vivo ancora nella casa dove sono nato. Ma “casa mia” è in Toscana, la casa che era della nonna materna. E spero un giorno non lontano di potermi trasferire definitivamente lì.
Mimosafiorita: Casa mia è a Roma, è quella dove vivo da sempre, anche se sono nata nella casa di Roccasecca (FR) dove vado sempre volentieri.
Beppe: Dovunque sono stato mi sono sentito “provvisorio”, nella città dove sono nato, Brescia, ho vissuto solo due mesi. E poi i traslochi in tutta Italia per il mestiere di papà, mai più di due, tre anni filati. Ora sono a Milano, da anni. E la sensazione di disappartenenza è forte. Insomma: “casa mia” la devo ancora trovare. Ma forse un’idea già ce l’ho.
Antar: Io [ri]vivo nella casa in cui sono nato e da cui me ne sono andato a tre anni per essere portato, in quanto “nipote dei fiori”, in una casa spersa in mezzo a un bosco umbro senza elettricità, riscaldata solo dal camino e illuminata dalle candele.
L’acqua veniva portata con una pompa a scoppio che bisognava andare ad accendere, portando la tanica per la benzina, a mano al ruscello 200 metri più in basso per riempire il cassone da mille litri.
Da una sua finestra si vedeva una curva della trada bianca da cui partiva il sentiero che portava a casa e su cui passavano una decina di macchine al giorno. Mi ricordo che io e mio fratello passavamo ore affacciati a quella finesta sperando che le macchine che rallentavano per affrontare la curva in realtà lo facessero per venirci a trovare.
Ma eravamo liberi, avevamo i cavalli, i maiali [che per noi erano anche animali da compaglia], i gatti, un bosco intero da esplorare.
In quella casa [che ora è crollata]ho passato i “secondi” 4 anni della mia vita e una mezza decina di estati successive. E quella è “casa mia”.
Catepol: bel quesito…casa è quella dove sto ora, Potenza, sposata, ci vivo ma non è la mia città. Casa mia rimane Vibo, casa dei miei sarebbe giusto dire, casa mia, quando ci torno, stanza mia, sempre quella, solo con un letto matrimoniale al posto del letto che era mio…è più forte di me…scindo sempre casa mia da casa…
xlthlx: Sono tanti anni che non ho più una casa :) Ho cambiato troppo spesso e ora il mio cuore non è più da nessuna parte, oppure ovunque. Perciò la mia casa è quella che condivido con la mia metà dolce :)
Radiowaves: Wherever I lay my hat, that’s my home. Posso dire di trovarmi bene ovunque nel mondo. Certo, dopo una lunga assenza il profilo del monte di Portofino visto dall’alto mi emoziona. Ma quello penso che capiti a tutti, no?
ZiaPaperina: Casa è questa a Milano. “Casa mia” è in quel dolce paese che non dico, ma che tu sai qual è. Io so che verrà il giorno in cui ci vivremo tutto l’anno io e Paolo. E anche se avremo i capelli bianchi, sarà sempre come ora aperta a tutti gli altri di noi, ciascuno con la sua stanza, come ora. Perché quella casa è “mia” da prima che nascessi, è dal 1870 che è piena di “me” e di “noi”. Lì ho delle radici lunghissime e antiche. Secolari come le magnolie del giardino.
Scrittoingrassetto: Casa do abito. Casa mia, quando c’erano ancora tutti a casa mia.
Cristella: Come leggerai nella favola di Cristella, la Regina non si trovava affatto “a casa sua”, nella reggia in cui abitava…
Forse questione di caratteri (specialmente della regina-suocera, padrona usufruttuaria dei muri, nonché abitante al piano di sopra, che non perde occasione di far notare a Cristella e a tutti tale ‘privilegio’…). tra alti e bassi, la crisi “questa non è casa mia” torna abbastanza spesso. CASA è ancora quella dei primi 25 anni di vita di Cristella, a 20 km di distanza. Altro tasto dolente: prima, fino a due anni fa, era riempita dalla presenza della mamma. Ora, quel cartello “vendesi” spezza il cuore.
La più saggia, in questo caso, è la principessa Cinzia, 22 anni ma decisamente matura. “Mamma – dice – quando tu e gli zii venderete la casa della nonna, con la tua parte non preoccuparti di me e di mia sorella, che ci arrangiamo e abbiamo già abbastanza. Investili per abbellire e ristrutturare ‘questa’ casa. Per sentirla finalmente tua… Perché la nonna sapeva di questo tuo spaesamento e sarebbe felice nel vederti finalmente ‘a casa’…”
Anna righeblu: Fino a poco tempo fa ho sofferto di questo interiore sdoppiamento domiciliare… adesso no, Casa e Casa mia coincidono con la casa dove vivo, a Roma.
Krishel: Io la sto ancora cercando. So che Genova non è la mia città di appartenenza ma non so quale sia. Mi leggi da tempo e conosci il personaggio della viaggiatrice silente. Non è un caso che esista…Però quando sento il suono delle cornamuse ecco mi sento per un po’ come a casa.
Skip: Mi sono trasferita più volte e ho cambiato, se non erro, 8 case che mi ricordano periodi diversi della mia vita. Unico punto di riferimento più stabile è stata la casa di mia nonna, che considero casa mia e rivedo sempre com’era, anche se è stata trasformata e posso solo visitarla .
Un mosaico di tante case forma una sorta di guscio di chiocciola, dal quale non mi separo e mi ricorda le tre case più importanti della mia infanzia, quelle dell’adolescenza, quella in cui sono nati i miei figli, quella attuale in cui io e consorte abbiamo costruito tante cose, ma che mi appartiene in parte e non mi ci riesco ad immaginare in futuro. Per ora casa mia è dentro di me…spero di trovarne una veramente mia tra qualche anno. So solo che in una nuova casa porterò sempre i mobili,i libri,i quadri, le foto che mi parlano di tutte le altre case.
Tittieco: Casa-mia ora è qua, sul lago di Bracciano, dove ci sono i miei affetti piu’ cari:
marito, figlio, nuora, cognati , amici (pochi ma veri), Lauretta e la mia cagnola con i suoi amici gatti.
Nei miei sogni, invece,casa-mia
è sempre quella della mia infanzia :
Genova Sampierdarena anzi quella del quartiere dove sono nata
cresciuta e pasciuta: CAMPASSO.
Con il cuore ricolmo di nostalgia
venivo quasi ogni giorno presso la tua riva.
Ricordavo il mio lontano MARE e la sua natura cangiante
per le maree ed i venti
Nelle tue tranquille , lacustri acque
m’illudevo di respirare ancora
l’aria spumosa e salmastra
delle onde del mio lontano MARE
Ma questo ingenuo pensiero
mi fu di conforto per poche settimane.
Improvvisamente un giorno di settembre
al tramontare del sole
svani ‘velocemente.
Forse furono
due bianchi cigni innamorati
che nuotando sfioravano
le tue silenziose e profonde acque,
Oppure il profumo della natura incontaminata,
o quella barca in attesa di turisti
ormeggiata sulla riva opposta
non so… so soltanto che d’allora
Dolce LAGO ,
hai incantato e confortato il mio cuore
come e piu’
del mio salato e frizzante MARE.
Copiascolla: Casa mia è dove posso sentire mia madre dire cose come “Che Natale è senza il finocchio impanato” e dividere il sonno con mia sorella. Dove posso sedermi al mio vecchio pianoforte e sentire ancora l’odore della pipa di mio padre. Dove mia nonna tiene la scodella dell’ovetto sbattuto nelle mani che tremano e mi chiede di aiutarla a piantare le viole. Dove alzo lo sguardo e tiro su col naso. E vedo il profilo della collina, le distese di viti, un castello. E di là della siepe, il tetto di una casa, un comignolo, una stalla. E sopra tutto, il rumore delle campane e un angelo segnavento in ferro battuto, fatto dal mio bisnonno, sulla punta del campanile.
Un posto del quale non ho le chiavi. Perché non servono chiavi ad aprire le porte sempre aperte dell’unico posto che chiamo casa.
Chamfort: Ha ragione Sandra. E’ tutto particolarmente magico, qui. E mi è venuto il magone (grazie anche per la spiegazione du magun). “Casa mia” quale è lo ha già detto mia sorella. Porto sicuro per noi tutti, ovunque avremo casa.
Ciao dolce Signora, anche quando vengo qui mi sento a casa

![[Eclectic Site Award]](http://ecletticamente.eu/files/2009/11/EM_badge_award_blue.png)
Io vivo ancora nella casa dove sono nato. Ma “casa mia” è in Toscana, la casa che era della nonna materna. E spero un giorno non lontano di potermi trasferire definitivamente lì.
Commento by MaxG - 2 luglio 2009 10:51
Max, e sarai felice anche tu. :-*
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 10:56
Casa mia è a Roma, è quella dove vivo da sempre, anche se sono nata nella casa di Roccasecca (FR) dove vado sempre volentieri.
Commento by mimosafiorita - 2 luglio 2009 11:32
Dovunque sono stato mi sono sentito “provvisorio”, nella città dove sono nato, Brescia, ho vissuto solo due mesi. E poi i traslochi in tutta Italia per il mestiere di papà, mai più di due, tre anni filati. Ora sono a Milano, da anni. E la sensazione di disappartenenza è forte. Insomma: “casa mia” la devo ancora trovare. Ma forse un’idea già ce l’ho.
Mi piace molto quando ci porti a riflettere, sommessamente, dolcemente e delicatamente. Hai innata l’arte della maieutica dell’anima.:)
Commento by Beppe - 2 luglio 2009 11:46
VILLA ARZILLA!
Commento by Princy60 - 2 luglio 2009 12:21
Io [ri]vivo nella casa in cui sono nato e da cui me ne sono andato a tre anni per essere portato, in quanto “nipote dei fiori”, in una casa spersa in mezzo a un bosco umbro senza elettricità, riscaldata solo dal camino e illuminata dalle candele.
L’acqua veniva portata con una pompa a scoppio che bisognava andare ad accendere, portando la tanica per la benzina, a mano al ruscello 200 metri più in basso per riempire il cassone da mille litri.
Da una sua finestra si vedeva una curva della trada bianca da cui partiva il sentiero che portava a casa e su cui passavano una decina di macchine al giorno. Mi ricordo che io e mio fratello passavamo ore affacciati a quella finesta sperando che le macchine che rallentavano per affrontare la curva in realtà lo facessero per venirci a trovare.
Ma eravamo liberi, avevamo i cavalli, i maiali [che per noi erano anche animali da compaglia], i gatti, un bosco intero da esplorare.
In quella casa [che ora è crollata]ho passato i “secondi” 4 anni della mia vita e una mezza decina di estati successive. E quella è “casa mia”.
Commento by Antar - 2 luglio 2009 13:23
bel quesito…casa è quella dove sto ora, Potenza, sposata, ci vivo ma non è la mia città. Casa mia rimane Vibo, casa dei miei sarebbe giusto dire, casa mia, quando ci torno, stanza mia, sempre quella, solo con un letto matrimoniale al posto del letto che era mio…è più forte di me…scindo sempre casa mia da casa… :-) baci
Commento by catepol - 2 luglio 2009 14:54
Mimosa, mi dimentico sempre di cercarti l’indirizzo di un blog che parla di roccasecca…appena ho due minuti ci provo :-*
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 14:55
Beppe, mi hai detto una cosa magnifica, sai? :-**
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 14:55
Princy, quella è una REGGIA, Maestà! ;-D*****
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 14:56
Antar, mi hai incantato. Dovresti scriverne di più, di quella casa, di quella vita, di quei ricordi :-**
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 14:57
Catepol, è perché “tua” è quella di Vibo. E lo resterà sempre in te, anche se abiterai altrove. (Com’era andato poi il fidanzamento? :-**)
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 14:58
Sono tanti anni che non ho più una casa :) Ho cambiato troppo spesso e ora il mio cuore non è più da nessuna parte, oppure ovunque. Perciò la mia casa è quella che condivido con la mia metà dolce :)
Commento by xlthlx - 2 luglio 2009 15:00
xlthSerena, ed è una Casa meravigliosa, quella. Baci a tutti e due! ;-*
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 15:02
Wherever I lay my hat, that’s my home. Posso dire di trovarmi bene ovunque nel mondo. Certo, dopo una lunga assenza il profilo del monte di Portofino visto dall’alto mi emoziona. Ma quello penso che capiti a tutti, no?
Commento by radiowaves - 2 luglio 2009 15:11
Casa è questa a Milano. “Casa mia” è in quel dolce paese che non dico, ma che tu sai qual è. Io so che verrà il giorno in cui ci vivremo tutto l’anno io e Paolo. E anche se avremo i capelli bianchi, sarà sempre come ora aperta a tutti gli altri di noi, ciascuno con la sua stanza, come ora. Perché quella casa è “mia” da prima che nascessi, è dal 1870 che è piena di “me” e di “noi”. Lì ho delle radici lunghissime e antiche. Secolari come le magnolie del giardino.
Commento by ZiaPaperina - 2 luglio 2009 16:00
Casa do abito.
Casa mia, quando c’erano ancora tutti a casa mia.
Commento by scrittoingrassetto - 2 luglio 2009 16:00
acciderbole, Mitì, oggi tocchi un tasto dolente…
Come leggerai nella favola di Cristella, la Regina non si trovava affatto “a casa sua”, nella reggia in cui abitava…
Forse questione di caratteri (specialmente della regina-suocera, padrona usufruttuaria dei muri, nonché abitante al piano di sopra, che non perde occasione di far notare a Cristella e a tutti tale ‘privilegio’…).
tra alti e bassi, la crisi “questa non è casa mia” torna abbastanza spesso. CASA è ancora quella dei primi 25 anni di vita di Cristella, a 20 km di distanza. Altro tasto dolente: prima, fino a due anni fa, era riempita dalla presenza della mamma. Ora, quel cartello “vendesi” spezza il cuore.
La più saggia, in questo caso, è la principessa Cinzia, 22 anni ma decisamente matura. “Mamma – dice – quando tu e gli zii venderete la casa della nonna, con la tua parte non preoccuparti di me e di mia sorella, che ci arrangiamo e abbiamo già abbastanza. Investili per abbellire e ristrutturare ‘questa’ casa. Per sentirla finalmente tua… Perché la nonna sapeva di questo tuo spaesamento e sarebbe felice nel vederti finalmente ‘a casa’…”
Toh, Mitì, mi fai anche scappare la lacrimuccia. Ti voglio bene lo stesso. :)
Commento by Cristella - 2 luglio 2009 16:01
Radiowaves, forse non capita a tutti con la stessa intensità…Sono le radici che fanno provare le emozioni di quel tipo ;-*
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 16:30
ZiaPaperina, se andrete avanti così, voi tutti e 6, mi sa che le stanze non basteranno più ;-D Quella casa sarà sempre più piena di allegria e affetto!
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 16:32
Cristella, tu sai quanto ti capisco. Ma la principessa ha ragione; e anche il mago Ucas ti ripeterebbe quello che già ti disse. Le cose più belle e grandi e importanti le hai fatte proprio in quella casa. E sarà giusto occuparsi di lei. Sono certa che col tuo tocco diverrà una meravigliosa fiaba. E ora passami quel fazzoletto, che oggi anche qui scendon giù facilmente…;-**
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 16:36
Scrittoingrassetto, ma ci sono sempre, sai? :-***
Commento by Placida Signora - 2 luglio 2009 16:38
grazie
Commento by scrittoingrassetto - 2 luglio 2009 16:40
Oggi qui ci sono parole ancora più belle e profonde del solito. Quelle con cui apri il pezzo, le tue, quelle dei tuoi lettori. Ero di cattivo umore, ora mi sento piena di serena dolcezza. Di un benessere, di calore interno che non ha niente a vedere con la temperatura milanese: è magico. Grazie. A tutti.
Commento by Sandra - 2 luglio 2009 17:51
Fino a poco tempo fa ho sofferto di questo interiore sdoppiamento domiciliare… adesso no, Casa e Casa mia coincidono con la casa dove vivo, a Roma.
Un abbraccio
Commento by Anna righeblu - 2 luglio 2009 17:56
Dovrei, sì.
Il problema è che con il passare del tempo si tende a mitizzare le cose.
E la domanda è: se era tutto così bello, perché odio gli hippies? :)
…Però che quella sia decisamente casa mia [anche se legalmente era un casale della ComunitàMontana occupato dai miei] è fuori di dubbio.
Per esempio, quando ascolto Radici di Guccini il velo che mi copre gli occhi ha i colori e le forme di quelle mura.
Commento by Antar - 2 luglio 2009 18:19
sarà che siam sempre precari in questa anche se è casa, per noi :-) già vero…il fidanzamento. Mio fratello ha fatto di testa sua o meglio la fidanzata ha pianificato tutto!!!! :-) sabato questo che è il di lei compleanno ha organizzato una cena con le due famiglie (sempre lei) nella quale “casualmente” (lo sappiamo tutti ovvio) riceverà il brillocco da mio fratello (che si è debitamente scelta di persona) e credo ci comunicheranno anche una data :-) Questo in sintesi. Baci
Commento by catepol - 2 luglio 2009 18:26
Io la sto ancora cercando. Soc he Genova non è la mia città di appartenenza ma non so quale sia. Mi leggi da tempo e conosci il personaggio della viaggiatrice silente. Non è un caso che esiste…
Commento by Krishel - 2 luglio 2009 22:28
P.S Però quando sento il suono delle cornamuse ecco mi sento per un po’ come a casa.
Commento by Krishel - 2 luglio 2009 22:30
Mi sono trasferita più volte e ho cambiato, se non erro, 8 case che mi ricordano periodi diversi della mia vita. Unico punto di riferimento più stabile è stata la casa di mia nonna, che considero casa mia e rivedo sempre com’era, anche se è stata trasformata e posso solo visitarla .
Un mosaico di tante case forma una sorta di guscio di chiocciola, dal quale non mi separo e mi ricorda le tre case più importanti della mia infanzia, quelle dell’adolescenza, quella in cui sono nati i miei figli, quella attuale in cui io e consorte abbiamo costruito tante cose, ma che mi appartiene in parte e non mi ci riesco ad immaginare in futuro. Per ora casa mia è dentro di me…spero di trovarne una veramente mia tra qualche anno.
So solo che in una nuova casa porterò sempre i mobili,i libri,i quadri, le foto che mi parlano di tutte le altre case.
Commento by skip - 2 luglio 2009 22:48
Casa mia è dove posso sentire mia madre dire cose come “Che Natale è senza il finocchio impanato” e dividere il sonno con mia sorella. Dove posso sedermi al mio vecchio pianoforte e sentire ancora l’odore della pipa di mio padre. Dove mia nonna tiene la scodella dell’ovetto sbattuto nelle mani che tremano e mi chiede di aiutarla a piantare le viole. Dove alzo lo sguardo e tiro su col naso. E vedo il profilo della collina, le distese di viti, un castello. E di là della siepe, il tetto di una casa, un comignolo, una stalla. E sopra tutto, il rumore delle campane e un angelo segnavento in ferro battuto, fatto dal mio bisnonno, sulla punta del campanile.
Un posto del quale non ho le chiavi. Perché non servono chiavi ad aprire le porte sempre aperte dell’unico posto che chiamo casa.
Commento by Copiascolla - 3 luglio 2009 00:07
Casa-mia ora è qua, sul lago di Bracciano, dove ci sono i miei affetti piu’ cari:
marito, figlio, nuora, cognati , amici (pochi ma veri), Lauretta e la mia cagnola con i suoi amici gatti.
Nei miei sogni, invece,casa-mia
è sempre quella della mia infanzia :
Genova Sampierdarena anzi quella del quartiere dove sono nata cresciuta e pasciuta CAMPASSO.
Con il cuore ricolmo di nostalgia
venivo quasi ogni giorno presso la tua riva.
Ricordavo il mio lontano MARE e la sua natura cangiante
per le maree ed i venti
Nelle tue tranquille , lacustri acque
m’illudevo di respirare ancora
l’aria spumosa e salmastra
delle onde del mio lontano MARE
Ma questo ingenuo pensiero
mi fu di conforto per poche settimane.
Improvvisamente un giorno di settembre
al tramontare del sole
svani ‘velocemente.
Forse furono
due bianchi cigni innamorati
che nuotando sfioravano
le tue silenziose e profonde acque,
Oppure il profumo della natura incontaminata,
o quella barca in attesa di turisti
ormeggiata sulla riva opposta
non so… so soltanto che d’allora
Dolce LAGO ,
hai incantato e confortato il mio cuore
come e piu’
del mio salato e frizzante MARE.
http://tittieco.wordpress.com/2008/08/26/analogie-il-lago-come-il-mare/
Commento by Tittieco - 3 luglio 2009 06:58
Ha ragione Sandra. E’ tutto particolarmente magico, qui. E mi è venuto il magone (grazie anche per la spiegazione du magun). “Casa mia” quale è lo ha già detto mia sorella. Porto sicuro per noi tutti, ovunque avremo casa.
Ciao dolce Signora, anche quando vengo qui mi sento a casa :O)
Commento by Chamfort - 3 luglio 2009 15:10
Sandra, ora sono io senza parole :-****
Commento by Placida Signora - 3 luglio 2009 15:31
Anna, ed è consolante e rilassante quando ci si “riunisce”, vero? :-*
Commento by Placida Signora - 3 luglio 2009 15:32
Antar, le “casa mia” continuano ad essere nostre anche quando non ci sono più. Il nostro cuore, la nostra mente, la nostra anima vivrà lì per sempre. Saranno sempre dentro di noi. E mito è tutto ciò che di bello e prezioso conserva la memoria. E amo da matti quella canzone
:-)*
Commento by Placida Signora - 3 luglio 2009 15:36
Tittieco, ricordo bene quando l’avevi scritta :-***
Commento by Placida Signora - 3 luglio 2009 15:37
Chamfort, la vostra grande famiglia, così unita e serena, mi sembra ogni volta un paradiso. Vi abbraccio tutti! :-**
Commento by Placida Signora - 3 luglio 2009 15:39
La mia casa sono le Marche, Ancona per la precisione, Falconara Marittima meglio. Una ridente cittadina che una mostruosa raffineria ed alcune successive scelte dissennate hanno ridotto un posto così, così. Però gli voglio bene. Alla mia città voglio dire. Poi mi sento a casa dalla mia amica Giulia che abita a Milano a due passi dalla clinica Mangiagalli. E vorrei sentirmi a casa (cioè con casa, sigh) anche a Parigi dove vado spesso e che amo più di qualsiasi altro posto, però non più delle Marche sennò magari mi ci sarei trasferita.
ps scusate se arrivo sempre per ultima
Commento by Marina - 3 luglio 2009 17:06
Sono stata un po’ vaga, ma forse è stato un lapsus mentale perché casa, casa, vera e mia non ce l’ho. Vivo in affitto nello stesso posto da 15 anni, non è che mi piaccia tanto (è un po’ divisa male), però è comoda. Nella casa che era dei miei nonni ci stanno i miei genitori e se ristrutturiamo una parte ci possiamo andare anche noi, ma sto rimandando. Vorrei una casa con i pavimenti di legno che scricchiola, molte pareti per i libri, una grande quercia, delle magnolie e lo spazio per fare un giardino di rose e far correre i miei gatti. Volendo anche uno o più cani…
Commento by Marina - 3 luglio 2009 17:13
ho cambiato tre case in città fino ad ora la seconda era la mia, quella vera, dove avevo il mio angolo e dove ho cresciuto la mia famiglia. Nella terza, quella in cui vivo attualmente mi sento ospite, di mio marito, che ha disegnato la casa a suo piacimento senza tener conto delle mie richieste. Ma la casa che avrei voluto da sempre abitare e possedere era quella dei nonni in campagna: ora che mi è capitata in eredità e che è proprio CASA SOLO MIA, soffro perchè, dato che non so ancora cosa ne farò, sono combattuta tra il voler farla veramente mia e considerarla la casa delle vacanze : non vorrei soffrire, se costretta a venderla.
Una vera disdetta perchè lì ritrovo la mia anima, il mio angolo, i miei ricordi nonostante i troppi fantasmi inquieti, che li mi fanno li compagnia ;(
Commento by renata - 3 luglio 2009 18:05
Casa mia è quella piccola in cui sono nata e cresciuta e che non ho più, anche se ritorna sempre nei miei sogni, ogni volta mascherata in modo diverso.
Casa mia è quella in cui vivo da quasi trent’anni, in cui sono nati i miei figli, e in cui non potrò rimanere fino alla vecchiaia.
Casa mia è quella che mi dovrò reinventare nel futuro.
Commento by regi - 5 luglio 2009 18:49
Ho tuttora residenza dove son nata, ma mi son trasferita giovanissima a Milano e ho cambiato poco meno di 20 case (una media di una all’anno, circa)… amo le zone i ricordi legati ad ogni appartamento a seconda della felicità provata in ognuno di essi.
Con gli anni ho “coniato” un principio: la mia casa è il luogo dove mi sento me stessa.
Commento by Cassandra - 5 luglio 2009 23:14
Insomma, Mitì, gira e rigira si torna sempre all’infanzia. Non importa se siamo cresciuti in un castello o in un tugurio, l’archetipo di casa per noi viene sempre da lì, non se ne esce. Per chi è più fortunato, l’archetipo è ancora disponibile e abitabile per la vecchiaia. E il cerchio si può chiudere. Il mio cerchio è aperto, è un arco e non so ancora verso quale punto tende.
Commento by regi - 7 luglio 2009 10:07
Casa mia è Genova, sempre e comunque. Lo era quando vivevo a Londra, lo è ancora adesso che ho messo su famiglia a Milano. magari lo è in modo diverso – lontano. sognato, soffuso. Ma è, indubbiamente, casa.
Commento by Blimunda - 7 luglio 2009 12:46