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Genova-Roma

di Placida Signora - 30 gennaio 2009

Al galòp con acqua e fili di perle diretta a Roma, dove mi aspetta una settimana de fuego divisa fra lavoro e famiglia.

Un viaggio di 500 km, il primo fatto con la Cugina dei Trasformers  (noi quando rodiamo le macchine lo facciam seriamente) che sino a oggi ha poltrito in garage: speriamo si comporti bene.

Se la Connessione Bucolica sarà d’accordo, mi connetterò e magari vi racconterò le ultime novelle sui Gatti, le Buone Verdurine dell’Orto, gli Insetti Schifosi e i Fracassonissimi Silenzi dell’agro romano.

E se sopravviverò all’ansia che la caotica Urbe m’infonde, magari vi narrerò qualche stranezza su di lei.

Vedremo.

Dipenderà tutto dall’umore e dal tempo, sia quello scandito dall’orologio, sia quello meteo: come già sapete, quando piove là s’annienta ogni forma di moderno sistema di collegamento, e i post via piccione viaggiatore non mi vengon benissimo.

Vi abbraccio uno a una

Mitì

PS. Ricordate la fantozziana nuvola impiegatizia? Tutto il cielo d’Italia è libero, mentre su Genova è così:

Voi dite che mi seguirà sino a Campagnano?

Come acqua di fontana

di Placida Signora - 29 gennaio 2009

Son giorni in cui mi sento un po’ come l’acqua di questa fontana.

Uno scorrere fluido, ma ininterrotto, che mai si ferma o quieta.

Faccio mille cose, una collegata all’altra; come quando si infilano perle in filo per farne una collana. 
Il  filo è lunghissimo, le perle innumerevoli: una collana infinita.

Intanto le ore passano, le giornate mi scivolano addosso velocissime senza che mi accorga materialmente del trascorrere del tempo.

E subentrano i sensi di colpa per risposte non date, lettere non scritte, telefonate non fatte; a chi aspetta da me una cosa di queste chiedo perdono, e di avere ancora un po’ di pazienza.

Il galòp mi rende afasica sia nella voce che nella scrittura, soprattutto in rete; e quando, nei rari momenti di calma mi collego ad essa, mi sento travolta da troppe parole pronunciate contemporaneamente.

Qualcuna la colgo, e mi piace. Ma immediatamente la “perdo”, trascinata via da altre rumorose ed invadenti che, come già dissi, nulla mi comunicano se non un fastidioso senso di perdita di tempo.

Così riprendo altrove il mio continuo scorrere e l’infilar perle nella collana, in attesa di poterle mettere finalmente il moschettone di chiusura.
Per ricominciarne subito un’altra nuova.

Dagli analfabeti alla mugliéra

di Placida Signora - 27 gennaio 2009

Divagazioni lessicali (proverbi, termini e modi di dire) sulla parola “croce”

Chissà se c’è ancora qualcuno che “firma con la croce”, come un tempo facevano gli analfabeti.

Di certo ci sono sempre quelle che ricamano “a punto croce”; quelli che ammirano di notte la “Croce del Sud”; quelli che ricordando “croci unicinate” rabbrividiscono; quelli che tengono “le dita incrociate” per scaramanzia e quelli che semplicemente, avendo gli “occhi a croce”, soffrono di strabismo.

Per non parlare di quelli che paiono nati apposta per “farsi tirare la croce addosso”, ossia farsi affibbiare tutte le colpe, o di quei figli scapestrati che diventano “una croce” per i genitori, “messi in croce” dai continui guai che questi combinano.  

La croce può essere egizia, greca, latina, amalfitana, pisana, antoniana, papale, ortodossa, ripotenziata, aguzza, patente, stellata, ritrinciata, gigliata, pomata, gemellata; quella decussata, “croce di Sant’Andrea”, segnala sulle strade i passaggi a livello: ma poiché questi sono quasi tutti incustoditi, spesso automobilisti o pedoni prima di passare dovrebbero farsi il “segno della Croce” sperando di non dover chiamare poi la “Croce rossa” o bianca, o verde, poco cambia.

Per ogni grande pericolo vissuto e superato con straordinaria fortuna, i milanesi suggeriscono di “segnass col gombet”, farsi il segno della Croce usando il gomito anziché la mano, ringraziando cioè il Cielo in modo altrettanto straordinario.

In compenso ci sono quelli talmente sfortunati o imbranati a cui non van dritte le cose più banali: “Vaco pe’ me fa ‘a croce e me ceco l’ uocchie”, vado per farmi il segno della Croce e mi caccio un dito in un occhio dicono a Napoli, ossia cerco di fare qualcosa di buono e semplice, e ogni volta combino un guaio. 

Nella vita  “non si può cantare e portar la croce”, le cose van fatte con calma e una per volta; occorre buon senso e praticità nel capire quali sono le cose per noi veramente fondamentali nella vita, evitando l’ “amor di tarlo, che per riparmiar la croce si mangiò il Cristo”.

L’abuso del pressapochismo, dell’ “occhio e croce” spesso porta a delusioni, obbligando a “mettere una croce sopra” a progetti e speranze.
Invece il destino a volte può aiutare; il “fare testa o croce” talvolta da’ risultati sorprendenti; l’importante è sapere che “o di rovere o di noce ciascuno ha la sua croce”: tutti noi abbiamo dei problemi e per tutti, prima o poi ma inevitabilmente, la vita in certi periodi può tramutarsi una “via Crucis”.

Certo, come recita un detto romano, c’è chi se ne lamenta – “er monno l’aregge Iddio, la croce l’areggo io” – e chi invece, secondo un bel detto siciliano, sopporta e tace mostrando un’apparente serenità: “e cui pari ca dormi e riposa, chiddu porta la croce chiù gravusa” (colui che pare dormire e riposare – esser cioé più calmo e sereno – in realtà è quello che porta la croce più pesante).

Persino l’amore, “croce e delizia” del genere umano, spesso fa patire; c’è chi teme di rimanere solo, come le friulane che filosofeggiano “a vê il morôs ‘e jè una crôs, a no vêlu a’ son dôs” (avere il fidanzato è una croce, non averlo sono due) e chi è infelice quando è stabilmente accompagnato: non per nulla i campani rassegnati, ma sempre ironici, dicono ridacchiando: “a muglièra è na croce, abbracciatela in nome di Dio”.

©Mitì Vigliero

Perché si dice: Con tanti Niente ammazzi l’Asino

di Placida Signora - 26 gennaio 2009

Questo antico proverbio sì rifà a una favoletta popolare che raccontava d’un contadino il quale, con pezzi di legna,  riempiva a dismisura le due gerle poste sulla schiena del suo asino.

Quando gli dissero “Guarda che quella bestia non ce fa più”, lui continuando a metter legna rispose serafico: “Ma no, sono rametti da niente, piccoli piccoli…”.

Infatti, ad un tratto, a causa del peso l’asino stramazzò a terra e morì.

E il significato del proverbio riferito a noi umani è che tante piccole negatività possono far molto danno; tante minime sgarberie, delusioni e trascuratezze sommate insieme possono uccidere amori e amicizie; tanti piccoli dispiaceri e dolori ricevuti in serie possono stroncare anche il carattere  più forte.

Vestiti e Colori e Nonna Bis

di Placida Signora - 22 gennaio 2009

Colonna sonora

 


(©Epiphanyglass)

 

Non ho mai seguito la Moda, né nei comportamenti né nell’abbigliamento; sono grata a mia madre che mi ha insegnato l’importanza della diversificazione: fare o indossare caparbiamente una cosa solo perché è di Moda non è indice di carattere e personalità, ma di esser vittime della massificazione
E mi è sempre piaciuta la definizione della Moda nei vestiti che diede Claus Biederstaedt, attore tedesco degli anni ’50: “Moda si chiama l’obbligo di divisa dei civili“.

In ogni caso sono contenta che quest’anno il colore di moda sia il viola; adoro il viola, in tutte le sue sfumature (e qui ci vorrebbe l’esperta Giarina per illustrarcele).

E’ una passione che ho ereditato dalla Nonna Bis, mamma di mia Nonna, che ho avuto la fortuna di avere vicino per molti anni (tra me e Mamma c’erano 20 anni; 40 tra me e Nonna, 60 fra me e la Bis: quando è mancata avevo 22 anni…).

La Bis era milanese, si chiamava Anna Bresso Grigioni; moglie del mio Bisnonno Arturo (costruttori del quartiere Grigioni a Milano) era rimasta vedova giovanissima e dopo la guerra, quando un bombardamento aereo le aveva disintegrato casa, si era trasferita a Genova da sua figlia.

Nonostante i lustri e lustri passati nella Superba, la Bis continuava a parlare e pensare in meneghino; leggeva il giornale e diceva “C’è stata una rapina in via Assarotti numero vundes“, chiamò per tutta la vita Ambrosiano il Corriere Mercantile e mi chiamava cinciapétta. Amava il viola, la Bis; ricordo i suoi vestiti, che avevano sempre almeno un punto di viola; ricordo i suoi gioielli di ametista, che ora indosso quotidianamente. 
Usava come profumo la Violetta di Parma, ed era golosa di piccole caramelle alla liquerizia al sapore di viola.

 

Per questo io, che proseguo quella sua predilezione, sono contenta quest’anno di vedere le vetrine dei negozi pullulanti accessori e indumenti color viola; perché ogni volta che li compro e li indosso, mi sembra di avere a fianco la mia Bis che mi guarda soddisfatta.

Non c’è Moda che tenga; vestire con determinati colori è per me rispecchiare l’umore della giornata, o “portarmi addosso” ricordi e affetti.  

Certo esistono colori che non indosserei mai, e per i quali provo un’antipatia istintiva; l’arancione, ad esempio. O le tinte “acide” come certi gialli o verdi.
Solo a vederle provo disagio; il motivo non lo so, ma davvero mi vengono i brividi solo a vederle. 

In poche parole: scelgo i colori con l’epidermide e il cuore.

Capita anche a voi?

Beppe: Indubbiamente sì. Mi piacciono molto i colori del bosco; certi marrone, certi verdi, perché mi ricordano mio padre. Indosso con un particolare piacere certi suoi maglioni o giacche, ormai vecchi ma sempre belli. E’ come mi abbracciasse ogni volta.
Invece non riesco a mettere niente di giallo, per pallido che sia. Odio il giallo, ma ne ignoro il motivo.

ZiaPaperina: Verissimo! Io vesto soprattutto di blu, in tutte le sue sfumature. Mi rende serena il blu. Ora che ci penso quasi tutti in famiglia vestiamo di blu (e grigio i maschietti). Odio invece i colori confetto, rosa e azzurro; li trovo leziosi e irritanti. Forse perché li associo a mia cognata che veste sempre così ;oD

Tittieco: Mi piace indossare il colore Bianco con vari accostamenti di nero, marrone, grigio,
blu
…Adoro il bordeaux. Odio il rosa confetto, la mia infanzia è costellata di vestitini rosa, coroncine di panno lenci con roselline rosa, nastri rosa, volants rosa, persino le lenzuola del mio lettino rosaaaaa!

Rosy: Imitando Picasso potrei dire di avere avuto il mio periodo viola. Non riuscivo a indossare altro. Una dottoressa che praticava anche una medicina alternativa (non mi ricordo il genere, forse Moroterapia?) mi disse che questa scelta era dovuta a una mia profonda ricerca spirituale. Penso avesse ragione perché erano gli anni in cui mi interessavo al Buddismo. Il viola mi piace sempre ma, per fortuna, ora indosso anche altri colori.

Boh: mi dispiace molto, io invece adoro l’aragosta (arancio caldo) e non sopporto il viola. Anche perché ehm temo a portarlo.. Mi piace il lilla, ma solo per oggetti, pareti o maglioni e vestiti altrui. Però anche io vesto spesso di blu e mi piace molto! E le tinte acide le lascio volentieri agli altri, davvero non le sopporto. Mi fanno quasi venire il nervoso.

Conchi: I miei colori preferiti sono il nero e il marrone.È stata una torinesa,Carla Bruni, chi ha messo di nuovo di moda il viola questo inverno

Betta: Placida, anche io come Zia Paperina amo il blu, in tutte le sfumature, mi fa sentire in pace, a mio agio, lo metterei dappertutto, e non a caso anche nella cucina e nella stanza da letto della casa in Umbria, è tutto blu, piatti bianco e blu, bicchieri, tovaglie, canovacci, ora ho anche ricamato a punto croce un bordo segnapiani per la mia nuova credenza, nei toni del blu. Direte… che noia che barba che barba che noia, no, non è così, entrare in quelle stanze è un gran piacere ogni volta.

Anna righeblu: Il mio colore preferito è il blu, in quasi tutte le tonalità, ma indosso molto anche il nero…con qualche accessorio colorato… Il colore viola piace molto anche a me, ma solo se è in una tonalità decisa.

Pietro Izzo: ANCHE IO chiamavo la mia bisnonna NONNA BIS! :-))) quanti ricordi!
comunque il mio colore preferito da indossare è il verde salvia / verde muschio / verde oliva. In alternativa, il marrone… In effetti, tendenzialmente sembro sempre uno hobbit o un elfo dei boschi…

Zawa: Da ragazzina vestivo di nero. Poi son passata al viola (ci avevo fatto anche le tende in camera!!).
Poi son passata al grigio. D’inverno adoro i colori del bosco come Beppe. Verdi e Marroni.
D’estate i verdi chiari, i celesti, i rossi scuri. L’arancione non piace nemmeno a me.

Skip: Scelgo i colori a seconda delle stagioni (in base al colore della carnagione o alla tinta dei capelli ;)) e dell’umore. Preferisco tinte più accese in estate, più neutre in inverno. Mi piace il viola nelle sue varie sfumature e quest’anno ho osato !

Marina Minelli: Che bello questo racconto sulla Nonna Bis che amava il viola. Ecco, la mia gatta si chiama Violetta e se avessi avuto una figlia sarebbe stata Viola. Quest’anno vado a nozze con tutto questo viola, in teoria, perché in pratica centellino onde evitare un fastidioso effetto “gregge di pecore”. Ma sono anche una appassionata di blu in tutte le sue sfumature, dal celeste al blu notte. Perché mi sta bene addosso e mi rilassa guardarlo. Blu-azzurro è il mio cassetto degli asciugamani e delle lenzuola, blu sono i piatti (Spode), azzurre le tende. Sarò malata? E nello stesso tempo DETESTO arancione, giallo e marrone. Un’amica esperta di tendenze mi ha rassicurato, l’anno prossimo il viola-mania scemerà un po’, così noi vere appassionate potremo tornare ad indossarlo con serenità.

Silvia: Io sono una amante del rosso.
Ho sempre qualcosa di rosso addosso.
Il mio preferito è un particolare punto di rosso che indosso spessissimo, accessori compresi (scarpe, occhiali, borsetta) … questo punto di rosso è talmente mio che i miei colleghi hanno cominciato a chiamarlo “rosso-mirri” (mirri è il mio cognome)

Noeyalin: Adoro vestirmi di nero, mi fa sentire sicura ed elegante. Da quando ho preso un po’ più di fiducia in me stessa d’estate oso il bianco che risalta bene sulla mia pelle scura. Ma il colore della mia anima ha i toni caldi dei rosso scuro, con sfumature dal rubino alla ciliegia. Odio il rosa confetto, altrimenti da me definito “rosa barbie” che per fortuna mia madre mi ha sempre risparmiato anche quando ero piccola. Mi piace il marrone bruciato, invece, che mi coccola su una giacca di velluto in inverno. Mi piace il turchese, ma lo indosso poco…

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