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Un aggettivo per l’anno che verrà

di Placida Signora - 31 dicembre 2008

Eccoci qui, arrivati all’ultimo giorno dell’ultimo mese del 2008.

Per quanto mi riguarda, quest’anno m’è volato fra le mani; fra truppe cammellate, ginnastiche dell’anima, 12 traslochi, galòp di vari tipi, non mi sono quasi accorta del suo scorrere.

Quest’anno come non mai ho perso la nozione del tempo; l’ho vissuto in apnea, di corsa, senza tirare il fiato mai.
Ma non mi posso lamentare; fortunatamente non è stato bisesto per me.
Solo immensamente caotico.

E nelle interviste tipiche di questo periodo, in cui colleghi m’interpellano per commenti, battute e speranze sull’anno nuovo, m’è rimasta impressa una delle prime domande che mi son state fatte:
Un aggettivo per definire il 2009 che vorrebbe

Ho risposto, di getto e di cuore: banale.

Sì. Vorrei un 2009 banale, nel senso di senza grandi novità.
Ho imparato da tempo a temere le novità: sogno 365 giorni di “nessuna nuova, buona nuova”.

Vorrei un anno tranquillo, quieto, dal tempo umano.

Un anno da vivere godendo delle piccole cose, privo di frastuoni e rulli di tamburi.

Un anno senza titoloni sui giornali, senza grida, senza patemi, senza affanni.

Un anno dolce e lieve, gradevole come il fuoco del caminetto, affettuoso come un abbraccio.

E il vostro aggettivo per il 2009, qual è?

Ora vado a finir di fare le valigie; come vi ho accennato, sono quasi in partenza per una piccola vacanza, in cui non toccherò né cellulari né pc.

Ci rivedremo il 10 gennaio, Tesorimiei: e vi racconterò il Placido Diario Iberico.

Per ora un grande bacio a tutti, e

AUGURI!

 

 

Bollito ricicciato al patè d’olive verdi

di Placida Signora - 27 dicembre 2008

Dato che nel mio menù natalizio c’erano i tortellini in brodo, mi sono ritrovata con un bel pezzo di manzo bollito da far fuori.

E dato che in questi giorni fa un po’ troppo freddo per condirla come sempre in insalata, mi sono inventata una ricetta che si è rivelata un successone; stavolta nel libro c’è un foglietto mio.

Ingredienti

Carne lessa
Due sacchetti di olive verdi snocciolate
Olio di oliva
Un’arancia grande o due piccole
Senape
Brodo (anche di dado, se non ne avete più)

Togliere il più possibile di grasso dalla carne e tagliarla a fette e tocchetti (facile che si sbricioli, va bene lo stesso).
Frullare le olive ben sgocciolate dalla salamoia insieme all’olio d’oliva; deve risultare una cremina densa.
In una padella larga, sistemare le fette di carne, coprirle col patè d’olive.
Appena inizia a sfrigolare, aggiungere una o due mestolate di brodo (a seconda del quantitativo di carne) e un cucchiaino di senape. Mescolare bene.
Quando il brodo sta per consumarsi, aggiungere il succo dell’arancia.
Far cuocere ancora cinque minuti a fuoco alto, assaggiare, aggiustare di sale e servire a tavola bollente.

©Mitì Vigliero

Placidi Auguri per Voi

di Placida Signora - 23 dicembre 2008

 

 

Qui

 

(il messaggio di auguri compare alla fine, non chiudetela subito eh? ;-)* 

 

L’Albero al Galòp

di Placida Signora - 22 dicembre 2008

Visto che in questi giorni siamo tutti al galòp, per rilassarci (vabbé, almeno provare a farlo…) vi propongo un giochino:

addobbare al galòp anche l’Albero di Natale - in 1 minuto ! -  senza farlo cadere e ottenendo un buon punteggio

Ma secondo voi quanto pesa un biscotto? ;-)

Un Natale come si deve

di Placida Signora - 20 dicembre 2008

 

Ebbene sì, lo confesso. Del Natale io amo moltissimo i colori e le luci. 

Quand’ero piccola mi piaceva da matti “fare” l’albero, e l’immenso presepe che occupava mezzo salone; mi piacevano le candele rosse  e oro posate su rami di pino sopra ogni mobile; e le ghirlande, le luci sul balcone…

Erano anni che non passavo un Natale a Genova; di solito il galòp mi portava altrove, con valigia fra i denti in peregrinazioni frenetiche lungo lo Stivale.
Quindi era inutile decorare questa casa che sarebbe rimasta deserta…In compenso, ovunque mi trovavo, in quel periodo compravo qualcosa di natalizio, che un giorno, forse, chissà, sarei riuscita a usare.
  
Quest’anno rimaniamo qui; e ne ho approfittato per seminare in giro tutte quelle bellurie luccicanti.

Sempre causa galòp non mi sono gettata in cose grandiose.
Ma ho tentato ugualmente di creare qualcosa di particolare e nello stesso tempo “caldo”.

L’albero. Piccolino ma luminoso, con attorno strane decorazioni a specchio e cristalli che arrivano da Bologna e Cuneo.

Al centro della tavola un grande vaso rosso, preso a Roma, pieno di fiori secchi e di velluto comprati in Alto Adige
 
    
Una cornucopia siciliana riempita con fiori e frutti brunicensi.

Poi un minipresepe - sta nel palmo della mano - in una grotta d’ametista (lui è di Torino); sul balcone, microled multicolori genovesi avvolti attorno al poggiolo e all’albero di limone; e un fiocco d’oro decorato d’agrifoglio piemontese all’esterno della porta di casa (mi si è scaricata la macchina, lavorate di fantasia ;-).

La Casa mi sembra contenta; sopravvissuta alle Truppe Cammellate, inaugurata con grande ritardo, spesso abbandonata, finalmente vive un Natale come si deve.
Ed io con lei.

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