Un aggettivo per l’anno che verrà
Eccoci qui, arrivati all’ultimo giorno dell’ultimo mese del 2008.
Per quanto mi riguarda, quest’anno m’è volato fra le mani; fra truppe cammellate, ginnastiche dell’anima, 12 traslochi, galòp di vari tipi, non mi sono quasi accorta del suo scorrere.
Quest’anno come non mai ho perso la nozione del tempo; l’ho vissuto in apnea, di corsa, senza tirare il fiato mai.
Ma non mi posso lamentare; fortunatamente non è stato bisesto per me.
Solo immensamente caotico.
E nelle interviste tipiche di questo periodo, in cui colleghi m’interpellano per commenti, battute e speranze sull’anno nuovo, m’è rimasta impressa una delle prime domande che mi son state fatte:
“Un aggettivo per definire il 2009 che vorrebbe”
Ho risposto, di getto e di cuore: banale.
Sì. Vorrei un 2009 banale, nel senso di senza grandi novità.
Ho imparato da tempo a temere le novità: sogno 365 giorni di “nessuna nuova, buona nuova”.
Vorrei un anno tranquillo, quieto, dal tempo umano.
Un anno da vivere godendo delle piccole cose, privo di frastuoni e rulli di tamburi.
Un anno senza titoloni sui giornali, senza grida, senza patemi, senza affanni.
Un anno dolce e lieve, gradevole come il fuoco del caminetto, affettuoso come un abbraccio.
E il vostro aggettivo per il 2009, qual è?
Ora vado a finir di fare le valigie; come vi ho accennato, sono quasi in partenza per una piccola vacanza, in cui non toccherò né cellulari né pc.
Ci rivedremo il 10 gennaio, Tesorimiei: e vi racconterò il Placido Diario Iberico.
Per ora un grande bacio a tutti, e






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