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Storia delle Carte da Gioco

di Placida Signora - 6 novembre 2008

Per alcuni arrivano dall’India o della Cina, nate come semplificazione del gioco degli scacchi; infatti nelle carte sono presenti quasi tutti i simboli della “battaglia” scacchistica: Re, Regina, Fante (Alfiere), Asso (Torre e Cavallo), mentre tutte le altre sono i “soldati”, ossia le “pedine”.

Altri affermano che siano state introdotte in Europa dagli zingari che le usavano, oltre che per giochi, per predizioni; per altri ancora, ed è forse la teoria più esatta, le carte hanno origine dagli arabi naib,  giochi istruttivi per bambini.

Infatti è certo che le carte da gioco vere e proprie vennero fatte conoscere dagli arabi agli spagnoli (per i quali si chiamano ancora naipes) nella metà del XIV sec. e una cronaca conservata negli archivi di Viterbo, recante la data del 1379, attesta che in quell’anno le carte giunsero a Viterbo portate dai Saraceni, mentre un altro documento fiorentino della stessa epoca cita il gioco dei naibi, definendolo “novello”.

In Europa ebbero un immediato successo, soprattutto in Germania, Belgio e Francia, perché comode da portarsi appresso, maneggevoli, divertenti e stimolatrici di innumerevoli giochi.

All’inizio variavano da paese a paese.
Sino al 1500, le tedesche erano molto grandi e al posto dei semi vi erano raffigurati animali e fiori; nel 1400 a Colonia vennero stampate delle curiose carte rotonde, decorate con scene e personaggi legati alla caccia; vi era il Re di Falco, la Dama di Lepre, il Valletto (Fante) di Fagiano, l’Asso del Tordo e così via.

D’invenzione sicuramente italiana, risalente alla fine del 1300, furono invece i Tarocchi, la cui iconografia simbolica venne attinta dalle figure che ornano la cappella Bolognini in San Petronio a Bologna.

Una curiosità; pur variando come tipi e numero, i simboli erano sempre quattro; erano l’emblema dei quattro ceti sociali più importanti nel Medioevo europeo: denari o melograni rappresentavano i mercanti, le coppe il clero, i bastoni i contadini, le spade e le scimitarre i militari.

Le carte più simili alle nostre moderne furono quelle francesi del 1400; in numero di 52, divise in quattro serie e quattro simboli: cuori, quadri, fiori (o trifoglio), picche.
E dal ‘700 furono così ovunque.

Trattandosi di un gioco comunissimo, divennero il riflesso delle caratteristiche storiche e sociali dell’epoca in cui venivano pubblicate: nacquero carte satiriche, come quelle francesi del XVI secolo in cui il Re Enrico III si fa aria col ventaglio mentre l’autoritaria Regina brandisce lo scettro.

Durante la Rivoluzione francese, dalle carte furono bandite le aborrite figure reali e cambiati i significati dei semi: il Re venne sostituito da un uomo col berretto frigio, chiamato Genio della Guerra (spade), del Commercio (denari), della Pace (coppe) e delle Arti (fiori).

Le quattro Regine divennero quattro Libertà: di Professione, Matrimonio, Stampa e Culto.

I Fanti a loro volta vennero cambiati in Uguaglianze: di Classe, Condizioni, Doveri e Diritti.

Retorica pomposa, comune a tutti i regimi illiberali, perciò identica a quella che caratterizza le carte dell’era napoleonica, in cui ovviamente il Re aveva sempre la faccia del Bonaparte dipinto dal David; per una strana forma di nemesi, furono proprio le carte le uniche compagne di Napoleone nell’esilio di Sant’Elena: non per nulla uno dei più celebri solitari fu inventato proprio da lui.

©Mitì Vigliero

15 Commenti

  1. E’ incredibile come anche le cose più piccole abbiano storie così complesse e affascinanti. Leggerti la mattina è sempre più una delle cose che rende bella la giornata, grazie!

    Commento di MaxG - 6 novembre 2008 11:04

  2. Max, infatti a me piace di più la “storia piccola” che quella grande e politica; la trovo più concreta e stabile. E non mi fare arrossire! ;-*

    Commento di Placida Signora - 6 novembre 2008 11:18

  3. la mi nonna mi diceva che….il giocatore è dipinto gnudo…..e poi io farei come per le sigarette…”IL gioco nuoce gravemente al tuo cc e arricchisce chi ti sta intorno”….ed anche se…

    Carta che venga, giocator si vanti

    è bene ricordarsi che…

    Chi gioca per bisogno, perde per necessità

    Denari di gioco, oggi te li do, domani te li tolgo

    Non ti mettere a giocare, se non vuoi pericolare

    il BUONGIORNO è SERVITO….direbbe il giocatore…

    Commento di roger - 6 novembre 2008 12:27

  4. Interessante post, soprattutto quando parli delle carte francesi satiriche di Re Enrico II e consorte!
    A proposito Miti’, perchè in un prossimo post non ci erudisci sulla satira, è un argomento che mi ha sempre affascinato e spiegato da te, son sicura che mi “rapirà”
    ancora di piu’.
    ((O))abbracci.

    Commento di Tittieco - 6 novembre 2008 12:27

  5. Tittieco, ce ne vorrebbero 7 di post, è un argomento molto lungo e complesso che ha radici antichissime. Quello che mi frena a parlarne, è l’assoluta tristezza della satira moderna…;-D

    Commento di Placida Signora - 6 novembre 2008 12:37

  6. Roger, pensa che non mi è mai piaciuto giocare a carte (solitari esclusi)…:-)

    Commento di Placida Signora - 6 novembre 2008 12:48

  7. da “Note azzurre”

    di Carlo Dossi

    “5264. Sovente, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Luigi Perelli, Ranzoni ed altri, artisti e giornalisti in
    eguale bolletta, giocavano alla sera al bigliardo o alle carte. Quando non avevano più danaro, giocavano i bottoni degli
    abiti. Una sera Grandi li perdette tutti, compresi quelli delle mutande, della camicia, e tornò a casa (fortuna che era
    notte!) in uno stato il più comicamente compassionevole del mondo.”

    Commento di roger - 6 novembre 2008 13:13

  8. Anni fa avevo iniziato una collezione di vecchi tarocchi. Li compravo ai mercatini, tanti me li regalavano gli amici dei nonni. Non importava che ci fosse il mazzo completo, mi bastavano gli arcani maggiori che poi dividevo per tipi. Sai che mi hai fatto venire voglia di recuperarla, deve essere in una scatola in campagna, e farli incorniciare per la camera di Attilino? Ce ne erano di stupendi!!!!

    Commento di ZiaPaperina - 6 novembre 2008 13:39

  9. ZiaPaperina, sì, recuperala! Sono bellissime quelle composizioni :-**

    Commento di Placida Signora - 6 novembre 2008 16:24

  10. Mi ero chiesta, più d’una volta, il motivo delle differenze e dell’origine delle illustrazioni delle carte da gioco…ma non avevo approfondito né ricercato notizie… sono riuscita a soddisfare la curiosità solo ora!
    Baci!

    Commento di Anna righeblu - 6 novembre 2008 16:33

  11. carta canta e dice che…..

    le carte fiorentine sono le più grandi(dimensione)in Italia…

    che quelle indiane sono tonde(tonde…?????)

    che nella Valcanale (Friuli-Venezia Giulia) si gioca a “Schnaps” (variante più semplice del “Bauernschnapsen” austriaco), un gioco con venti carte e di conseguenza con partite molto brevi. In Italia, però, i semi vengono chiamati in modo differente. Cuori, Campanelli, Ghiande e Foglie(questo si intona molto al sentiero del post di ieri….). Esiste infatti un mazzo di carte regionali italiane detto Salisburghese ed è usato nella provincia di Bolzano. Il mazzo è da 40 carte a figure intere. Il particolare che più lo differenzia (oltre ai semi) dagli altri mazzi regionali italiani sono i valori. Nell’ordine sono presenti l’asso, le carte numerali del 5, del 6, del 7, dell’8, del 9 e del 10 e le figure sono l’Under (il Fante o Valletto Inferiore) l’Ober (il Fante o Valletto Superiore) ed il Koenig (il Re)….(e la regina….no no…io non gioco se non ci sono donne…)

    che sugli assi delle carte triestine… sono presenti i motti: “son gli amici molto rari quando non si ha danari” sull’asso di denari, “molti volte le giuocate van finire a bastonate” sull’asso di bastoni, “il giuoco della spada a molti non aggrada” sull’asso di spade e “una coppa di buon vin fa coraggio fa morbin” sull’asso di coppe.

    e che poi…e questa proprio non la sapevo …c’è un gioco,pare, abbastanza diffuso che si chiama M***a ( si traduca in italiano la famosa esclamazione di Cambronne ed otterrete il nome)….che sia qualcosa di napoleonico .. ????
    ah…..per ulteriore curiosita… nel gioco suddetto pelare le carte dal mazzo centrale viene chiamato….”prendere chili”…chili di che..????
    sarei curioso di assistere ad una partita…magari tappandomi il naso…

    :))))

    Commento di roger - 6 novembre 2008 18:31

  12. ops…i punti vengono chiamati …”chili di M…a”….fonte…..WIKIPEDIA…

    Commento di roger - 6 novembre 2008 19:18

  13. Che bella cosa però una scopetta con gli amici, in inverno, davanti al camino acceso !

    ciao a presto sui ns Blog Silenzi d’Alpe

    Commento di Silenzi d'Alpe - 6 novembre 2008 19:40

  14. prima o poi ci ritroveremo pure le carte con al posto delle figure…i politici…
    magari per giocare a …RUBAMAZZETTO…

    e per qualcuno…con un Veltroni(re di picche) in mano calare e prendere un Berlusconi(re di denari)..e chiudere e vincere la partita potrebbe essere roba da impazzire di gioia…

    ah….per re di bastoni va bene Bossi…

    Commento di roger - 6 novembre 2008 20:15

  15. Molto interessante, la storia delle carte da gioco.
    Anch’io da qualche parte ho un “inizio” di collezione di carte, quelle regionali italiane.
    Le romagnole, naturalmente, per me sono le più familiari, con l’asso di bastoni chiamato “piscialetto” (pisàlet) per il gioco detto anche “uomo nero”.

    Commento di Cristella - 6 novembre 2008 21:18

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