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Storie di Poeti, di Case e di Gatti

di Placida Signora - 10 Ottobre 2008

Alla fine del 1370 Petrarca, da Arquà, scriveva al fratello:

Qui fra i colli Euganei, a non più di dieci miglia da Padova, mi sono costruito una casa piccola ma deliziosa, cinta da un oliveto e da una vigna, che danno quanto basta ad una famiglia numerosa, ma modesta.
E qui, benché ammalato, vivo pienamente tranquillo, lontano da ogni confusione, ansia e preoccupazione, passando il mio tempo a leggere e a scrivere
”.

E nella Sala dei Giganti che si trova nella sede della Facoltà di Lettere a Padova, vi è un affresco d’autore anonimo del XIV sec. che ritrae proprio il poeta nello studio mentre, seduto alla scrivania e circondato dai libri, legge.

Acciambellato per terra davanti a lui, un gatto ronfa beatamente.

Di certo si tratta dell’amatissima micia del poeta, che con lui passò alla storia e alla quale vennero dedicati centinaia di studi, saggi e versi; persino il Tassoni nella “Secchia rapita” la cita ( nel canto VIII, 33-34):

e ‘l bel colle d’Arquà poco in disparte,
che quinci il monte e quindi il pian vagheggia;
dove giace colui, ne le cui carte
l’alma fronda del sol lieta verdeggia,
e dove la sua gatta in secca spoglia
guarda da i topi ancor la dotta soglia
.

Il perché della fama imperitura della felina è spiegato dalla geniale idea (dal punto di vista pubblicitario)  che ebbe Girolamo Gabrielli, uno dei tanti curatori-proprietari di quella casa alla fine del ‘500, quando già era meta di turisti letterati.

Egli, fra gli arredi personali del poeta, fece porre una gatta imbalsamata racchiusa in una teca di vetro; sotto, una lapide, la cui iscrizione latina - opera di Antonio Querenghi (1547–1634) - recita:

Il poeta toscano arse di un duplice amore: io ero la sua fiamma maggiore, Laura la seconda.
Perché ridi? Se lei la grazia della divina bellezza, me di tanto amante rese degna la fedeltà; se lei alle sacre carte diede i ritmi e l’ispirazione, io le difesi dai topi scellerati.
Quand’ero in vita tenevo lontani i topi dalla sacra soglia, perché non distruggessero gli scritti del mio padrone. E ora pur da morta li faccio tremare ancora di paura: nel mio petto esanime è sempre viva la fedeltà di un tempo
.”

E’ ancora lì, quella gatta, per la gioia (un po’ macabra) dei curiosi.

Altra storia che lega poeti, gatti e case, è quella di Edward Lear , il cantore dei Limerick.

Lear viveva a Sanremo col suo gatto Foss - ”il compagno delle mie giornate” - in una casa, Villa Emily, di fronte al mare.

Assentatosi, ovviamente col gatto, nel 1881 per un lungo periodo trascorso a viaggiar su e giù per l’India, al suo ritorno scoprì con disappunto che proprio davanti alla villa era stato costruito un grande albergo, che gli toglieva tutto il panorama.

E così acquistò un terreno sulla spiaggia, e fece costruire una nuova casa, Villa Tennyson ; ma la volle esattamente identica a villa Emily, una perfetta copia, perché era convinto che il suo micio, non più di primo pelo, non avrebbeassolutamente apprezzato il cambiamento”.

Foss morì sedicenne alla fine del 1887; sei mesi dopo lui e Lear si ritrovarono in un’altra dimora, quella eterna.

La villa venne abbattuta dopo poco, per far posto ad un altro albergo.

©Mitì Vigliero

E voi ricordate poesie, canzoni, libri o film dedicati ai gatti?

Skip: Ode al gatto di Neruda

Roger: ‘A gatta d’ ‘o palazzo di Eduardo De Filippo

Mimosafiorita: La Gatta di Gino Paoli

Tittieco: I gatti di Gianni Rodari

Sergio: Le Chat di Baudelaire e i versi di Apollinaire

MaxG: Duetto buffo di due gatti, di Gioacchino Rossini

 

42 Commenti »

  1. Non diventerò mai famosa poetessa o scrittrice, ma nella mia casa non è mai mancato un gatto (come minimo uno, ora ne ho sei). E’ già qualcosa. :-)

    Commento di Alianorah - 10 Ottobre 2008 01:17

  2. Da sempre ho avuto uno o più gatti e mi piace molto “L’ode al gatto” di Neruda

    Oh piccolo
    imperatore senz’orbe,
    conquistatore senza patria,
    minima tigre da salotto, nuziale
    sultano del cielo
    delle tegole erotiche,
    il vento dell’amore
    all’aria aperta
    reclami
    quando passi
    e posi
    quattro piedi delicati
    sul suolo,
    fiutando,
    diffidando
    di ogni cosa terrestre,
    perché tutto
    è immondo
    per l’immacolato piede del gatto.

    Oh fiera indipendente
    della casa, arrogante
    vestigio della notte,
    neghittoso, ginnastico
    ed estraneo,
    profondissimo gatto,
    poliziotto segreto
    delle stanze,
    insegna
    di un
    irreperibile velluto,
    probabilmente non c’è
    enigma
    nel tuo contegno,
    forse sei mistero…

    buona giornata anche da Tigro e Gri Gri

    Commento di skip - 10 Ottobre 2008 06:32

  3. bellissimo anche il limerik con il quale termina l’articolo buona giornata

    Commento di caravaggio - 10 Ottobre 2008 07:20

  4. BUONGIORNO PLACIDA… ;)))

    pur non avendo gatti,anche io ho un gatto….anzi….un gatto ha me….o meglio…ha eletto la mia macchina a domicilio…
    siccome l’auto sta parcheggiata in un posto riparato,quando cominciano i primi freddi,un gatto….sempre il solito….si accomoda sul cofano ancora caldo…
    sicuramente intorno alla mia auto non vi sono topi….e di questo lo ringrazio,e gli sono debitore…..MA…..e ridico…..MA…..OGNI TANTO POTREBBE CONTRIBUIRE AL LAVAGGIO…..O NO….?????

    Commento di roger - 10 Ottobre 2008 07:57

  5. ‘A gatta d’ ‘o palazzo di Eduardo De Filippo

    Trase p’ ‘a porta,
    pè nu fenestiello,
    pè na fenesta, si t’ ‘a scuorde aperta,
    quanno meno t’ ‘aspiette.

    Pè copp’ ‘e titte,
    da na loggia a n’ata,
    se ruciulèa pè dint’ ‘a cemmenera.
    E manco te n’adduone
    quann’è trasuta:
    Pè copp’ ‘o curnicione
    plòffete!, int’ ‘o balcone,
    e fa colazione
    dint’ ‘a cucina toia.

    È ‘a gatta d’ ‘o palazzo.
    Padrone nun ne tene.
    Nunn’ è c ‘ ‘a vonno male,
    ma essa ‘o ssape
    che manc’ ‘a vonno bene.

    Te guarda cu dduie uocchie speretate:
    lèsa.
    N’ha avute scarpe appresso e ssecutate.
    È mariola!
    Ma ‘a povera bestiella, c’adda fa?
    È maríola pecché vò mangià.

    È mariola…
    Chest’ ‘o ddíce a’ ggente;
    ma i’ nun ce credo, pecché, tiene mente:
    tu lasse int’ ‘a cucina, che ssaccio…
    nu saciccio.

    Làsselo arravugliato
    dint’ a na bella carta ‘e mille lire.
    Tuorne ‘a matina:
    ‘a mille lire ‘a truove, che te crire?
    Nzevata. Ma sta llà.

    Commento di roger - 10 Ottobre 2008 08:19

  6. Mentre leggevo il post, di getto mi e’ venuta in mente:

    C’era una volta una gatta
    che aveva una macchia nera sul muso
    e una vecchia soffitta vicino al mare
    con una finestra a un passo dal cielo blu.

    Se la chitarra suonavo
    la gatta faceva le fusa
    ed una stellina scendeva vicina vicina
    poi mi sorrideva e se ne tronava su.

    Ora non abito piu’ la’
    ho una casa bellissima
    bellissima come vuoi tu.

    Ma ho ripensato a una gatta
    che aveva una macchia nera sul muso
    e una vecchia soffitta vicino al amre
    con una stellina che ora non vedo piu’.

    LA GATTA-GINO PAOLI

    Ma che cose curiose e carine riesci a raccontarci, ti mando una baciosaluto micionesco;+]

    Commento di mimosa fiorita - 10 Ottobre 2008 09:19

  7. Abitando ai piedi dei Colli Euganei la storia della gatta dl Petrarca la conosco da sempre. Penso che ai miei tempi la insegnassero alle elementari (oggi non credo…).
    Ci sono ritornata di recente nella casa del poeta ad Arqua’: la mummia della gatta e’ terrificante!
    Ma il paesaggio, nonostante gli inevitabili cambiamenti, e’ sempre meraviglioso.

    Commento di Pimpirulin - 10 Ottobre 2008 09:20

  8. Prof, puoi correggermi gli errori dovuti alle mie frette e intemperanze? Certo che ne faccio di figuracce eh! Ma conto sulla pieta’degli amici di questo blog. Ciaooo.

    Commento di mimosa fiorita - 10 Ottobre 2008 09:36

  9. Bellissimo questo tuo documento sul gatto del Petrarca.
    L’amore per i gatti ha qualcosa d’incredibile, come quello di Torquato Tasso, alla fine dei suoi giorni, quasi cieco, dedicò un sonetto alla sua gatta, supplicandola di illuminargli il foglio con la luce dei suoi occhi.
    Interessante anche questa pagina http://www.micimiao.it/Libri.htm
    sui poeti e scrittori, innamorati dei gatti. Ciao, buona giornata*

    Commento di Pattinando - 10 Ottobre 2008 09:45

  10. I gatti hanno un giornale
    con tutte le novità
    e su l’ultima pagina
    la “Piccola Pubblicità”
    “Cercasi casa comoda
    con poltrone fuori moda:
    non si accettano bambini
    perchè tirano la coda”.
    “Cerco vecchia signora
    a scopo compagnia.
    Precisare referenze
    e conto in macelleria”.
    “Premiato cacciatore
    cerca impiego in granaio”.
    “Vegetariano, scapolo,
    cerco ricco lattaio”.

    I gatti senza casa
    la domenica dopopranzo
    leggono questi avvisi
    piu’ belli di un romanzo:
    per un’oretta o due
    sognano ad occhi aperti,
    poi vanno a prepararsi
    per i loro concerti.
    (Gianni Rodari)

    Buon fine settimana Miti’e a tutti, gatti compresi.

    Commento di Tittieco - 10 Ottobre 2008 09:46

  11. Sono sempre stato di religione … gattolica e nei miei ultimi Post non mancano gatti in pose curiose !

    ciao a presto sui ns Blog

    Commento di In silenzio viaggiando - 10 Ottobre 2008 09:59

  12. Alianorah, sei! dovresti fare una foto di gruppo :-)*

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:49

  13. Skip, oh brava, la metto subito!

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:53

  14. Caravaggio, bacio!

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:54

  15. Roger, è bellissima quella poesia, grazie!

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:54

  16. Mimosa, poi faccio editing ;-*

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:55

  17. Pimpirulin, sono posti meravigliosi, sì :-)*

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:55

  18. Tittieco, e tante fusa a te ;-**

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:56

  19. Insilenzio viaggiando, appena riesco vengo a vedere! :-)**

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 10:56

  20. Io mi auguro di avere in casa mia:
    una donna provvista di prudenza,
    un gatto a passeggio tra i libri,
    e in tutte le stagioni amici
    di cui non posso far senza.

    (Guillaume Apollinaire)

    Commento di sergio - 10 Ottobre 2008 10:56

  21. I

    Nel mio cranio passeggia e si dimena
    (signore d’un palazzo senza porte)
    un gatto fiero, flessuoso, forte;
    quando miagola s’ode lieve appena,

    tanto il suo timbro è tenero e discreto;
    ma, sia che s’alzi o che s’avvalli l’onda
    musicale, la nota è sempre fonda,
    ricca di un incantevole segreto.

    Questa voce m’avvolge con sue spire
    tremule, filtra in ogni mia latebra;
    come una strofa armoniosa ed ebra
    m’esalta, come un magico elisire.

    Ogni più cruda pena ella consola,
    chiude in sé tutte l’estasi, e se deve
    dirmi una frase, che sia lunga o breve,
    dolce si esprime senza dir parola.

    Archetto non esiste che più morda
    sul mio cuore, sensibile leuto,
    e faccia regalmente con acuto
    trillo vibrarne la più tesa corda,

    della tua voce, o musico animale,
    gatto misterioso, serafino,
    in cui tutto, incantesimo divino,
    è così lieve, dolce, angelicale.

    II

    Tale un profumo emana dal suo manto
    soffice a strisce alterne, fulva-nera,
    che m’ha stregato, avendolo una sera
    carezzato una volta, una soltanto.

    Egli è il folletto tutelare mio,
    l’ispiratore; nel suo chiuso impero
    è despota, sì ch’io lo credo invero
    un essere fatato, un mago, un dio.

    Quando il mio sguardo verso questo caro
    gatto, più caro d’una dolce amante,
    si rivolge attirato, nell’istante
    che a scrutare in me stesso mi preparo,

    nell’ombra, stupefatto, ecco discerne
    l’iridi sue di fosforo verdastro,
    viventi opali dai riflessi d’astro,
    vigili e fisse come due lanterne.

    (Le Chat, di Charles Baudelaire)

    Commento di sergio - 10 Ottobre 2008 10:57

  22. Gli animali furono
    imperfetti, lunghi
    di coda, plumbei
    di testa.
    Piano piano si misero
    in ordine,
    divennero paesaggio,
    acquistarono nèi, grazia. volo.
    Il gatto,
    soltanto il gatto
    apparve completo
    e orgoglioso:
    nacque completamente rifinito,
    cammina solo e sa quello che vuole.

    L’uomo vuol essere pesce e uccello,
    il serpente vorrebbe avere le ali,
    il cane è un leone spaesato,
    l’ingegnere vuol essere poeta,
    la mosca studia per rondine,
    il poeta cerca di imitare la mosca,
    ma il gatto
    vuole essere solo gatto
    ed ogni gatto è gatto
    dai baffi alla coda,
    dal fiuto al topo vivo,
    dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

    Non c’è unità
    come la sua,
    non hanno
    la luna o il fiore
    una tale coesione:
    è una sola cosa
    come il sole o il topazio,
    e l’elastica linea del suo corpo,
    salda e sottile, è come
    la linea della prua di una nave.
    I suoi occhi gialli
    hanno lasciato una sola
    fessura
    per gettarvi le monete della notte.

    Oh piccolo
    imperatore senz’orbe,
    conquistatore senza patria,
    minima tigre da salotto, nuziale
    sultano del cielo
    delle tegole erotiche,
    il vento dell’amore
    all’aria aperta
    reclami
    quando passi
    e posi
    quattro piedi delicati
    sul suolo,
    fiutando,
    diffidando
    di ogni cosa terrestre,
    perché tutto
    è immondo
    per l’immacolato piede del gatto.

    Oh fiera indipendente
    della casa, arrogante
    vestigio della notte,
    neghittoso, ginnastico
    ed estraneo,
    profondissimo gatto,
    poliziotto segreto
    delle stanze,
    insegna
    di un
    irreperibile velluto,
    probabilmente non c’è
    enigma
    nel tuo contegno,
    forse sei mistero,
    tutti sanno di te ed appartieni
    all’abitante meno misterioso,
    forse tutti si credono
    padroni,
    proprietari, parenti
    di gatti, compagni,
    colleghi,
    discepoli o amici
    del proprio gatto.

    Io no.
    Io non sono d’accordo.
    Io non conosco il gatto.
    So tutto, la vita e il suo arcipelago,
    il mare e la città incalcolabile,
    la botanica,
    il gineceo coi suoi peccati,
    il per e il meno della matematica,
    gl’imbuti vulcanici del mondo,
    il guscio irreale del coccodrillo,
    la bontà ignorata del pompiere,
    l’atavismo azzurro del sacerdote,
    ma non riesco a decifrare il gatto.
    Sul suo distacco la ragione slitta,
    numeri d’oro stanno nei suoi occhi.
    (Ode al Gatto doi Pablo Neruda)

    Commento di sergio - 10 Ottobre 2008 11:03

  23. Ed aggiungo questo link se ne volete altre ;-)
    http://sebastiano.mantissa.it/poegatti/index.htm
    (ps da possessore di tre gatti, mi ritengo un gattofilo incallito)

    Commento di sergio - 10 Ottobre 2008 11:05

  24. Duetto buffo di due gatti, di Gioacchino Rossini
    http://it.youtube.com/watch?v=3sPJDB8yp4s

    Commento di MaxG - 10 Ottobre 2008 12:11

  25. Sergio, la blogsfera racchiude un grandissimo numero di gattofili incalliti :-)
    Conosci questo tumblr?
    http://vibrisse.tumblr.com/

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 12:22

  26. Max, lo adoro quel pezzo! :-**

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 12:22

  27. Gentile Miti, ti ricordo sempre con piacere da quando ti ho personalmente conosciuta e ti faccio i miei migliori complimenti per la bellezza del tuo blog. Saluti cari da Sebastiano.

    Commento di Sebastiano - 10 Ottobre 2008 12:59

  28. Sebastiano, un abbraccio grandissimo a te! :-***

    Commento di Placida Signora - 10 Ottobre 2008 13:04

  29. Allora intanto segnalo questo blog fumetto che seguo sempre con molta passione perchè mi fa sorridere:

    http://www.shockdom.com/duecuorieunagatta/

    Poi cito come canzoni: Year of the cat di Al Stewart e nel Vecchio Frac all’inizio Modugno cantava: “un gatto nella notte miagolando se ne va…”

    Commento di Krishel - 10 Ottobre 2008 16:51

  30. Ciao Mitì. Ricordo la fiaba di Perrault “Il gatto con gli stivali”.
    Inoltre sono andata a ricercare (mi colpì il titolo letto da qualche parte, ma non conosco l’opera)… e ho trovato “La Gattomachia”. Dovrebbe essere un poema burlesco di Lope De Vega.
    Un abbraccio e buon weekend :-*

    Commento di Anna righeblu - 10 Ottobre 2008 16:57

  31. http://it.youtube.com/watch?v=Xgk9ouBuj-4

    Video della cover di The Joker, di Steve Miller, fatta da Fatboy slim con protagonisti gran bei mici!

    Commento di Krishel - 10 Ottobre 2008 18:08

  32. Ciao Mitì, eccomi di ritorno!
    (ai gatti non resisto :))
    Due gattoromanzi giapponesi per te:

    Junichiro Tanizaki, La gatta
    e
    Natsume Soseki, Io sono un gatto

    (che piaceva così tanto alla mia Musetta)

    Commento di caracaterina - 10 Ottobre 2008 19:29

  33. Mitì, se vuoi giocare con Miagoletta.. accomodati pure da me :)

    =^_^= …gnau !
    Basstest

    Commento di Basstest - 10 Ottobre 2008 23:11

  34. buona giornata

    Commento di caravaggio - 11 Ottobre 2008 07:34

  35. Se mi permetti la vanagloria, questo è l’incipit di un mio raccontino intitolato ‘Jason’

    Me la ricordo eccome quella notte, anche se ormai sono passati quarantacinque anni (sette per voi).
    Erano i primi di luglio. Ornella era già in ferie, ma non eravamo ancora partiti per la Garfagnana. Era stata una calda, umida, afosa sera d’estate a Firenze. Ornella la trascorse leggendo un libro sdraiata sul suo lato del letto, mentre io me ne stetti a lungo vicino a lei sull’altra piazza a leccarmi e lisciarmi quella pelliccia di cui in simili frangenti farei volentieri a meno. Infine Ornella stancamente chiuse il libro e spense il lume. La sua mano mi cercò, mi trovò e cominciò ad accarezzarmi, e io risposi con il mio abituale diluvio di fusa: mi piacevano le sue carezze, e sapevo che a lei piacevano altrettanto le mie fusa. Non solo, ma avevano un’azione soporifera senza confronti, cosicché anche stavolta, dopo un paio di minuti, Ornella si addormentò di colpo, per giunta restando con la mano abbandonata sul mio dorso, situazione per me non comodissima. Con discrezione ed eleganza riuscii a sgusciarne di sotto, poi mi acciambellai e mi addormentai anch’io.

    (Jason assisterà a un omicidio che rimarrà irrisolto perché ne sarà lui l’unico testimone e, naturalmente, l’unico ad aver capito tutto)

    Commento di Paolo - 11 Ottobre 2008 09:40

  36. Bene mia cara, ieri a Codice Internet ho imparato che mettere ©Mitì Vigliero è sbagliato, oltre che inutile. Per poco non dicevano dannoso.

    Un abbraccio. E continua a metterlo:)

    Commento di Boh/Orientalia4All - 11 Ottobre 2008 11:24

  37. Ma ci siamo dimenticati tutti de “volevo un gatto nero”, no?

    Un coccodrillo vero,
    un vero alligatore
    ti ho detto che l’avevo
    e l’avrei dato e te.
    Ma i patti erano chiari:
    il coccodrillo a te
    e tu dovevi dare
    un gatto nero a me.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    mi hai dato un gatto bianco
    ed io non ci sto più.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    siccome sei un bugiardo
    con te non gioco più.
    Non era una giraffa
    di plastica o di stoffa:
    ma una in carne ed ossa
    e l’avrei data e te.
    Ma i patti erano chiari:
    una giraffa a te
    e tu dovevi dare
    un gatto nero a me.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    mi hai dato un gatto bianco
    ed io non ci sto più.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    siccome sei un bugiardo
    con te non gioco più.
    Un elefante indiano
    con tutto il baldacchino:
    l’avevo nel giardino
    e l’avrei dato e te.
    Ma i patti erano chiari:
    un elefante a te
    e tu dovevi dare
    un gatto nero a me.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    mi hai dato un gatto bianco
    ed io non ci sto più.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    siccome sei un bugiardo
    con te non gioco più.
    I patti erano chiari:
    l’intero zoo per te
    e tu dovevi dare
    un gatto nero a me.
    Volevo un gatto nero, nero, nero,
    invece è un gatto bianco
    quello che hai dato a me.
    Volevo un gatto nero,
    ma insomma nero o bianco
    il gatto me lo tengo
    e non do niente a te.

    (c’è anche il video http://www.youtube.com/watch?v=EzmxHQp3MEA)

    Commento di sergio - 11 Ottobre 2008 12:10

  38. io citerò uno dei più grandi autori tuttora vivente “Trapattoni”
    Non dire gatto se non l’hai nel sacco

    Commento di luca - 11 Ottobre 2008 13:35

  39. Ci sono eh? Ma ho un enorme lavoro da finire al galòp entro domani sera. Intanto mando baci, poi appena riesco aggiorno. :-**

    Commento di Placida Signora - 11 Ottobre 2008 16:59

  40. Adoro i gatti soprattutto per il loro carattere indipendente (il mio gatto e’ stato definito da mia sorella “il padrone di casa” ed io e mio marito “i suoi inquilini”), ma a dispetto della mia passione per i felini, mi e’ sempre piaciuta questa poesia di Trilussa per il tenero commento finale…

    ER GATTO E ER CANE
    Un Gatto Soriano
    Diceva a un Barbone:
    Nun porto rispetto
    nemmanco ar padrone,
    Perchè a l’occasione
    Je sgraffio la mano;
    Ma tu che lo lecchi
    Te becchi le botte:
    Te mena, te sfotte,
    Te mette in catena
    Cor muso rinchiuso
    E un cerchio cor bollo
    Sull’osso der collo.
    Siconno la moda
    Te taja li ricci,
    Te spunta la coda…
    Che belli capricci!
    Io, guarda, so’ un Gatto
    So’ un ladro, lo dico:
    Ma a me nun s’azzarda
    De famme ’ste cose…
    Er cane rispose:
    Ma io… je so’ amico!

    Commento di eli - 11 Ottobre 2008 18:25

  41. eli, considera che Trilussa era un gattofilo sfegatato!

    Commento di Paolo - 11 Ottobre 2008 18:38

  42. Io ricordo sempre un libro che ho letto quando ero piccolo, un di quei libri per bambini: FBI operazione gatto; e poi dopo un po di tempo anche il film…bellissimi tutti e due…
    ad maiora…

    Commento di lonejeps - 15 Ottobre 2008 02:01

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