Solo in noi, per sempre

(Jean-Baptiste-Camille Corot, ‘Le Songeur’, 1854)
La casa di mamma non è più mia.
Da una parte è un sollievo, perché significa che ho finito il tremendo, faticosissimo mio lavoro di smantellamento durato mesi, coi relativi traslochi.
Sono stati in tutto 10.
10 camion, pieni di tutto, diretti a varie destinazioni.
Vabbé manca ancora la cantina. Sì, perché c’era una cantina. E me ne sono ricordata ad agosto, quando non trovavi un trasportatore manco a pagarlo. Ma entro la prossima settimana svuoto anche quella.
E poi basta.
E se da una parte è un sollievo, dall’altra…non so.
Dal notaro, durante il rogito, ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che mi si spezzasse qualcosa dentro.
Come si staccasse l’ultimo brandello di cordone ombelicale.
Come se qualcuno o qualcosa sussurrasse “ora è tutto solo in te“.
Dentro me; nella mente e nel cuore.
E davanti agli occhi, con le cose di là che ho portato qua.
Con le immagini incorniciate, e oggetti, quadri, mobili scelte fra quelle che ho visto sin da quando sono nata.
E’ una sensazione indefinibile, che tutti - purtroppo - prima o poi provano.
Però, nonostante tutto, è anche una sensazione dolce.
Dolce come il fluire della vita, dolce come la certezza di non avere perso nulla; perché la vita che abbiamo vissuto e chi si è amato, non vanno mai via davvero.
Rimangono per sempre.
Con la nostra anima come culla.



La serenità delle tue parole è dolce e confortante. E sicuramente gli spazi nel tuo cuore e nella tua mente sono abbastanza ampi da poter conservare il ricordo di ogni oggetto e ogni momento legati a quella casa.
Commento di Alianorah - 26 Settembre 2008 02:08
Placida è proprio così… i luoghi più cari ci appartengono sempre con il ricordo e la dolce sensazione di quella parte di vita trascorsa lì. Le loro fondamenta restano solide dentro di noi.
Ti auguro una buona giornata.
Commento di skip - 26 Settembre 2008 06:35
C’era
di Umberto Saba
C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.
C’era nel mezzo una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.
C’era, dipinta di verde, una stia,
e la gallina in libertà raspava.
Due mastelli, là sopra, riflettevano,
colmi, gli oggetti.
C’era, mal visto nel luogo, un fanciullo.
Le sue speranze assieme alle faville
del focolaio si alzavano. Alcuna
-guarda!- è rimasta.
BUONGIORNO PLACIDA….
Commento di roger - 26 Settembre 2008 07:37
Concordo a volte fa più male resistere che lasciarsi andare
Commento di luca - 26 Settembre 2008 07:56
Sensazioni vissute, dolorosamente sperimentate, non ancora del tutto elaborate. :-*
Commento di Maurizio - 26 Settembre 2008 08:03
come capisco quello che provi,ma sicuramente nella difficile scelta tengo -butto ,avrai conservato cose preziose per l’anima buona giornata
Commento di caravaggio - 26 Settembre 2008 08:05
mi sono guardata le foto che tenerezza ciao
Commento di caravaggio - 26 Settembre 2008 08:08
Queste tue parole sono come un abbraccio a tanti di noi. Grazie.
Commento di MaxG - 26 Settembre 2008 09:05
Saper tenere… saper lasciare andare… e’ difficile… Ti auguro buon lavoro, per il corpo e per l’anima.
Commento di eli - 26 Settembre 2008 09:11
Porterai nel tuo cuore la tua mamma sino all’ultimo tuo battito.
“E senza dire parole nel mio cuore ti portero’”
Ciao Miti’.
Commento di Tittieco - 26 Settembre 2008 10:13
La casa dove sono nata è stata venduta molti anni fa. La sogno ancora, spesso, ogni volta diversa, ogni volta uguale.
Ti abbraccio.
Commento di regi - 26 Settembre 2008 10:41
assolutamente, le cose si traformano ma non periscono e le persone vanno via nel corpo ma non in tutto il resto.
E quindi rimangono lì per noi, e non solo dentro di noi, solo in forma diversa, che non ci è dato di conoscere fino in fondo. Ma ci sono, persone e cose e ricordi, e diventano parte integrante di noi, carne e sangue e spirito.
Commento di Boh/Orientalia4All - 26 Settembre 2008 11:27
Tanto tempo fa, quando non avevo alcuna esperienza di dolori così intimi, un’amica di famiglia la spiegò così: non sei più figlia. Sarai ancora sorella, madre, nonna, suocera e chissà cos’altro ancora. Ma figlia, il ruolo che ti ha accompagnato e definito fin dalla nascita, quello no. Lo trovai un concetto disarmante, nella sua crudele banalità. Ma di quella chiacchierata ricordo soprattutto il sorriso rassicurante sulle labbra della mia interlocutrice. Ritrovo oggi quello stesso sorriso nella conclusione del tuo post. Dolce come il fluire della vita. Ti abbraccio.
Commento di sergio maistrello - 26 Settembre 2008 11:55
Ci leghiamo agli oggetti come se contenessero parte di noi. E forse, in parte, è anche un po’ vero. Ma conta la mente, conta il cuore, conta l’anima. E quelli non sono altrove che in noi.
Commento di radiowaves - 26 Settembre 2008 12:07
Io no, la casa di famiglia, la grande casa, è sempre mia e ci abito quando sono in Liguria. Ci sono stanze dove non entro quasi mai e quando ci entro scopro qualche pezzo del passato.
Commento di alberto - 26 Settembre 2008 12:11
Alianorah, quegli spazi sono infiniti (al contrario delle case ;-)*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:28
Skip, e quelle fondamenta sono quelle che ci reggono sempre, in ogni caso, anche se non ce ne accorgiamo :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:29
Roger, è sempre bellissima quella poesia, grazie!
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:30
Luca, decisamente vero. :-)*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:31
Oltre alle tue parole, mi colpiscono molto quelle scritte da Sergio Maistrello. E’ vero. Da poco più di un anno anch’io non sono più “figlia”. E non me ne capacito ancora.
La casa di mamma ha le tapparelle giù. Il cartello VENDESI, appeso dopo mille ripensamenti, con le lacrime agli occhi, da mio fratello, è la cosa più triste…
Le cose, gli oggetti, i gomitoli, i mille centrini fatti all’uncinetto, le cartoline e i souvenir dei nipoti, le bomboniere di battesimi, comunioni, matrimoni… Non riesco a sbarazzarmene: vanno a rimpinguare tutto il materiale mio che ormai riempie la mia pur grande casa. E mi chiedo cosa ne faranno le mie figlie. Forse sarebbe meglio risparmiare loro queste incombenze, riuscendo a pre-eliminare qualcosa. Fosse facile! Io tengo, trattengo, raccolgo, inspiro… finché un giorno scoppierò (così anche col cibo, le parole, le emozioni…).
Mitì, ti regalo questo messaggio che mi mandò un’amica per la morte di mia madre: “Chiedi al Signore la Sua pace.
Chiedi a Lei, che ora è potentissima, di passarTi la Sua forza per assumere inTe anche Lei, in una maternità rovesciata.
Da ora hai una marcia in più, usala.”
Commento di Cristella - 26 Settembre 2008 14:31
Maurizio, mi sa che ci voglion lustri e lustri ad elaborarle…:-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:32
:-*
Commento di JillL - 26 Settembre 2008 14:32
Caravaggio, sì, in quelle foto eravamo tutti molto belli e sereni. Per questo le ho tenute, insieme a molte altre, eliminando invece quelle in cui leggevo tristezza. Basta che la ricordi io, quella malinconia; ma vederla non voglio più :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:34
Max, ti abbraccio forte forte
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:34
Eli, grazie tesoro :-**
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:35
Tittieco, il cuore è la casa più grande e solida che esista :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:35
Boh, sino a diventare una cosa sola :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:36
Sergio, ricambio l’abbraccio, unendo due bacioni per la tua splendida tribù (che bello Giorgio! l’ho visto in foto, ed è una vera meraviglia :-*)
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:37
Cristella, sì, Sergio sa dare sempre immagini perfette.
Riguardo la casa e le cose…siamo proprio uguali, io e te :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:39
Radiowaves, fortunatamente è così :-)**
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:40
queste parole son così delicate e reali che mi suscitano commozione, riportandomi alla mente il ricordo di cose che non sono più..
voglio conservare nel cuore ciò che hai scritto, le parole che hai usato.. lo stato d’animo non poteva essere descritto meglio.
Un abbraccio
Commento di Marea di Luce - 26 Settembre 2008 14:40
Alberto, trovo sia una grande fortuna la tua :-)
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:41
JillL, anch’io :-*. Moltiplicato per 100.
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:41
Marea, grazie stelìn. Un abbraccio a te.
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 14:42
Mio padre medita di dare in affitto la casa dove è nato e vissuto, quella dei miei nonni. Io non concepisco l’idea che uno dei luoghi della mia infanzia venga violato da estranei… Per cui, nel mio piccolo, ti capisco…
Commento di ilMargutte - 26 Settembre 2008 15:16
Posso dire che questo post è una conferma di quel che penso di te dopo tutti gli anni passati a leggerti: sei davvero una bella persona Mitì.
Mi auguro un giorno di avere la tua serenità d’animo.
Commento di Massim. - 26 Settembre 2008 15:32
Margutte, ti capisco bene. Però le case, se non abitate, muoiono. Nel senso letterale del termine; si rovinano, rompono, avvizziscono. Hanno bisogno di altre vite dentro per stare bene. Per questo ho deciso di vendere quella casa; nessuno di famiglia ci sarebbe andato a vivere, e tenerla vuota era assurdo, oltreché costoso. Ma sono felice perché diventerà la casa di una giovane e simpatica coppia che si sposerà fra poco. E scommetto che anche lei ne sarà felice :-)
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 15:42
Massim, :-* Vedrai che l’avrai anche tu quella serenità, tesoro. Arriva da sola, con l’età e l’esperienza.
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 15:43
Leggo e rileggo le tue parole e, con un nodo in gola, mi rendo conto che io, invece, ancora non riesco ad esprimere così chiaramente e serenamente le sensazioni, neppure con me stessa.
Ho lasciato tutto com’era ma, forse è un modo per sentirmi ancora figlia, cosa che non è più…
:-*
Commento di Anna righeblu - 26 Settembre 2008 15:43
Anna, prenditi tutto il tempo che vuoi, tesora; lo “sentirai” quando sarà il momento :-*
Commento di Placida Signora - 26 Settembre 2008 17:05
Mitì, io ho pianto in una casa vuota, che conoscevo fin da quando ero bambina. Ho pianto perchè le persone che la abitavano non torneranno più, ho pianto perchè sono stata io a svuotarla e a smantellarla, pezzo su pezzo. La sto riducendo all’osso per abitarla di nuovo, e iniziare una vita nuova. Solo questo mi fa andare avanti: mi aspetta una vita bellissima e la vivrò fra quei muri che tanto hanno significato per me.
Un abbraccio
Commento di paola - 26 Settembre 2008 19:18
non bisognerebbe mai attaccarsi alle cose materiali..il fatto è che sono i materiali ad attaccarsi a noi!
Commento di io e papperina - 26 Settembre 2008 20:20
si hai fatto bene a fare una cernita buon fine settimana
Commento di caravaggio - 27 Settembre 2008 08:18
La casa (house) è una cosa materiale. La propria casa (home) è luogo di ricordi, belli o brutti che siano.
Un grosso dispiacere… meglio a questo punto guardare al futuro…
Commento di amosgitai - 27 Settembre 2008 09:40
Paola, conoscendoti, so che saranno davvero bellissime sia la casa che la vita! :-**
Commento di Placida Signora - 27 Settembre 2008 11:48
Ioepapperina, è vero! ;-*
Commento di Placida Signora - 27 Settembre 2008 11:48
Caravaggio, buon fine settimana a te :-*
Commento di Placida Signora - 27 Settembre 2008 11:49
Amosgitai, e camminare verso il futuro con un bagaglio di ricordi belli è la cosa migliore che ci sia :-)*
Commento di Placida Signora - 27 Settembre 2008 11:50
Per me è stata un’esperienza molto più dolorosa di quanto avrei mai immaginato. La casa paterna è il nido a cui si ritorna sempre, anche solo con il pensiero, e si continua a tornarci anche quando non è più nostra e i nostri cari non ci sono più. Dopo molto tempo, superato il dolore della separazione, continueremo ad abitarla, a riviverla, ed ogni mobile, ogni oggetto caro, magicamente sarà di nuovo al posto in cui è sempre stato.
Un abbraccio, Mitì.
H.
Commento di Habanera - 27 Settembre 2008 16:09
Anche se è trascorso già un po’ di tempo, un abbraccio grande grande e affettuoso affettuoso anche da parte mia. Al momento la faccia è un po’ umidiccia per la commozione, ma spero non sia un problema :) Ah, dal 21 ottobre sono a Genova, se passassi di là… A prestissimo!
Commento di Odiamore - 29 Settembre 2008 14:52