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Toccaferro in Pillole: il Granchio

di Placida Signora - 24 agosto 2008


(Paul Brent)

Secondo la tradizione antica, il granchio modula i suoi comportamenti e la sua vita biologica in connessione con la Luna e le sue fasi; infatti anche il segno zodiacale del Cancro è dominato dalla Luna.

Quando i granchi escono dal mare e si arrampicano sugli scogli o iniziano a camminare sulla spiaggia verso terra, significa che verrà una mareggiata con tanto di burrasca.

Nella Batracomiomachia si narra che nell’epica lotta tra le rane e i topi, i granchi si schierarono con le prime (di cui si consideravano cugini), mettendo in fuga i roditori.

Simboleggia riflessione e sicurezza, soprattutto quando bisogna prendere una decisione importante.

Sognarlo però indica “regresso“, o “attenti a un nemico“.

Lo scrittore umorista Enrico Bevilacqua (1869-1933), del granchio scrisse:
“Da loro impariamo la morale: beati coloro che camminano all’indietro, imperciocché il didietro non si turba agli ostacoli che attraversano il cammino”.

©Mitì Vigliero

In genovese si dice gritta
In piemontese granfi o granchi
In milanese, gàmber

e negli altri dialetti, come si dice “granchio”?

Skip: in napoletano si dice
rancefellone” per indicare il granchio di scoglio con chele grandi. Dal latino cancer(granchio)e da felon cioè fellone (traditore)
rancetiello” è il granchietto
rancio cacataro” è il granchio di scoglio nero
pumacchia” è il granchio di sabbia di colore chiaro (dialetto torrese)

AndreA: Sardo Campidanese (Cagliari) …CAVURU…la picola isoletta ISOLA DEI CAVOLI, in realtà si sarebbe dovuta chiamare ISOLA DEI GRANCHI, tutto è dovuto ad una ERRATA TRADUZIONE ed alla somiglianza della parola CAVURU a CAVOLO… ;-)

Dania: In napoletano è il rancio (fellone, quand’è grosso come diceva Skip) In Veneto è il granZo.

Cristella: Riminese: grènz, oppure granzèla o granzèvula. In tempi di miseria, erano ottimi i “brodetti di granchi”…Anch’io sono nata sotto il segno del Cancro, così come la città di Rimini. Infatti, nella Cappella dei Pianeti, all’interno del Tempio Malatestiano, c’è la veduta più antica della città giunta a noi, raffigurata sotto il segno del cancro (segno zodiacale di Sigismondo Pandolfo Malatesta). Ai curiosi, ecco il link

MaxG: Io in Veneto so granSo. Altrimenti maseneta. Invece la moéca (o mojeca o moleta) è il granchio dal guscio molle.

Frigo frigo delle mie brame

di Placida Signora - 22 agosto 2008

Non so voi, ma se dovessi rispondere ad un sondaggio in cui si chiedesse qual è l’elettrodomestico di cui non potrei assolutamente fare a meno, risponderei senza ombra di dubbio il frigorifero

Ricordate che tempo fa vi ho raccontato come si viveva quando non esisteva

Riuscite a immaginare una cucina e una vita senza frigo? Eh?

Io no. E visto che il mio amato ignis, dopo aver compiuto 23 anni esatti, sta per esalare l’ultimo respiro, devo pensare a sostituirlo, e pure in fretta (ormai rantola…;-)

Ho bisogno di un combinato frigo su e freezer giù.
Non deve essere più largo di 60 cm se no non s’incastra nello spazio a lui concesso; come altezza invece può esser lungo quanto vuole.

Qundi vi chiedo: Tesorimiei, avete consigli da darmi?  
 
Grazie! :-*

Perché si dice: Essere un Crumiro

di Placida Signora - 20 agosto 2008

Nel 1881 in Tunisia scoppiò la “questione Khumir” (in francese Kroumirs), una tribù araba composta di predoni che vivevano ai confini della Tunisia.

I Krumiri erano specializzati in contrabbando e, con scorribande decisamente piratesche, rifiutavano di sottomettersi al governo del Bey, principalmente nelle questioni di regolamentazione lavorativa, commerciale e fiscale.

I Francesi colsero l’occasione delle “guerriglie” crumire contro il governo, e col pretesto di riordinare le cose invasero la Tunisia (per la serie: fra i due litiganti il terzo gode). 

Pochi anni dopo l’aggettivo “crumiro”  entrò a far parte del linguaggio sindacale per definire un lavoratore o uno studente che si rifiuta di fare sciopero, sabotando in tal modo la causa del movimento a cui appartiene, o comportandosi in modo da danneggiare la nazione o l’associazione di cui fa parte.

©Mitì Vigliero

A cosa pensa?

di Placida Signora - 19 agosto 2008

 

 

Luca: Sono stufo dell’armonica a bocca voglio comprarmi un bel sax

ZiaPaperina: Allora…le vado vicino e le dico “Verresti a raccogliere nocciole con me?”. Oppure…”Lo sai che dalla cima di quell’albero si vede il tuo nido?”. Ma come è difficile attaccar bottone

Beppe: Perché non telefona? Aveva detto che telefonava. Ma perché non mi chiama? Sarà successo qualcosa? Non mi vorrà più vedere? Eddai telefona…!

Ester Memoli: “Meno male che sono ancora in ferie, sdraiato a prendere il sole, mica come quei ROSICONI laggiù”

Mimosafiorita: Mmmmm…che noia oggi! Quasi quasi mi do’ una limatina alle unghie, chissa’ come mi stara’ lo smalto rosa perlato, vabbe’ mo ci provo!

MaxG: Uffff, sempre nocciole sempre nocciole….Avrei tanta voglia di un po’ di pesto!!

Skip: Sembro una mantide religiosa?

Nonsonocostante: Chi mi fa un bel massaggio? io sono pronto

Tittieco: Allora se ben ricordo la “conta” faceva cosi’: PIN PIRINETTA NOXE, (noce) PIN PIRINETTA PAN (pane)

Krishel: Me le mangio ora tutte quelle belle noci, o me ne metto da parte un pò per l’inverno? Però che noia ogni anno sempre la stessa storia, sempre la stessa decisione da prendere…

Alianorah: Cip o Ciop? Questo è il problema!

Pamina: “Credo proprio che andrò ai materassi” (Da “Il Padrino”, Mario Puzo).

Maurizio: Vuoi vedere che non si è accorta che sono un gatto mascherato?

Orenove: Finalmente un po’ di pace! Chissà per quanto durerà. Spero proprio che non arrivi qualche cacciatore proprio ora…

 

Il Genovese che odiava i Genovesi

di Placida Signora - 18 agosto 2008

Il responsabile della rivolta di Portoria

A Torre d’Isola (PV) c’è la bella villa-castello Botta-Adorno, famosa per essere infestata dal fantasma inquieto del primo proprietario, Marchese Antoniotto Botta-Adorno.

Figlio di Luigi, che venne spedito in esilio (con promessa di condanna a morte se fosse ritornato) dalla Repubblica di Genova dopo un tentato colpo di stato, e di Matilde Meli Lupi di Soragna, amante del re di Spagna Filippo V, Antoniotto crebbe superbo nonché dotato d’un carattere infernale.

Non si ammogliò mai, né abbe mai figli; sopportava il fratello più grande, Alessandro, ma ne detestava cordialmente la moglie Isabella di Torriglia, dichiarando pubblicamente che piuttosto di sposarla Alessandro avrebbe fatto meglio a prendere i voti.

Militare di carriera, fu il il comandante delle truppe austro-piemontesi che nel settembre del 1746 occuparono Genova, città di cui si autoproclamò Governatore; il dentino avvelenato che aveva nei confronti della Superba“nemica” di suo padre, lo spinsero a comportamenti estremamente crudeli nei confronti sia dei cittadini che delle autorità dogali (e gli Adorno di Dogi ne avevano avuti ben 7 in famiglia).

Passata alla storia è l’affettuosa risposta che diede al Doge Francesco Brignole Sale, che disperato arrivò a inginocchiarsi davanti lui per chieder pietà: “Ai genovesi lascerò solo gli occhi per piangere!”.

Fatto sta che i genovesi ad un certo punto non sopportarono più né lui né le sue truppe, e nel sestiere di Portoria il 5 dicembre dello stesso anno, col Balilla, il sasso e il “Chi l’inse” diedero vita alla formidabile e celeberrima insurrezione che cacciò gli invasori, Antoniotto in testa.

Lo storico Accinelli racconta che anni dopo, nel 1751, nel Palazzo di Commercio di Amsterdam si incontrarono lo Stadolter d’Olanda e il Botta; il primo gli disse di non aver mai capito come diavolo fosse stato possibile che quel gran numero di soldati armati sino ai denti avesse avuto la peggio contro dei cittadini inermi.

Al che il Botta rispose: “Non conosce Vostra Altezza l’umore del popolo di Genova. Egli è diviso in più quartieri, gli abitanti dell’uno sono agli altri contrari, gareggiano per la preminenza, ben sovente si azzuffano. Ma quando si tratta della libertà, lasciate le private discordie, tutti si uniscono per la difesa…” e per render meglio l’idea aggiunse che avendo un suo ufficiale suggerito di spedir 3000 uomini a sedare i rivoltosi, rifiutò la proposta ben sapendo che “le sole donne di Prè con evacuare pitali e vasi notturni dalle finestre, annegar fatt’avrebbero lui e la sua comitiva in un mare d’addobbi”.
Infine, forse al pensiero degli “addobbi“, scoppiò in una gran risata.

Ma aveva davvero un buon motivo d’esser finalmente gentile nei riguardi dei genovesi e trullo d’umore, l’Antoniotto; subito dopo la rivolta era infatti fuggito dalla città, portandosi dietro il tesoro della Repubblica, composto da oggetti preziosi e 20 casse di genovini d’oro, e si era rifugiato nella villa di Torre d’Isola dove morì (pare) nel 1774.

Però il luogo della sua sepoltura non venne mai ritrovato, così come del tesoro non fu mai trovata traccia: dicono sia nascosto nell’antica torre della villa, e che il fantasma d’Antoniotto vi faccia una guardia spietata.

©Mitì Vigliero

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