I testi afrodigastrici: Il ragù della Signora Piscopo
Ampia e linda cucina. L’arredamento è costituito da cose anche modernissime.
Sulla parete di fondo, accanto al finestrone, sono state disposte in ordine simmetrico una diecina di antiche forme in legno di cappellì e numerosi attrezzi del mestiere.
Sul medesimo punto ci sta un fornello di ferro a quattro zampe, malfermo e arrugginito, e un piccolo tavolo dal ripiano massiccio unto e bruciacchiato dall’uso.
Siamo alla conclusione di una magnifica giornata di marzo. L’ultimo sole che entra dall’ampia finestra indora le pareti e fa brillare la nutrita batteria di pentole in rame, fuori d’uso, che è lì, tutta intorno, al solo fine di testimoniare l’antica tradizione e la solidità finanziaria della famiglia Priore.
Presso il tavolo centrale c’è donna Rosa che sta preparando il rituale ragù.
Sta legando il girello, «il pezzo d’annecchia» (cinque chilogrammi) che dovrà allietare la mensa domenicale dell’indomani.
Virginia la cameriera gomito a gomito con la padrona affetta cipolle; ne ha già fatto un bel mucchio: ma ne deve affettare ancora.
La poverina ogni tanto si asciuga le lacrime o con il dorso della mano o con l’avambraccio: ma continua stoicamente il suo lavoro.
Rosa: Hai fatto?
Virginia: (piagnucolando) Devo affettare queste altre due.
Rosa: E taglia, taglia… fai presto.
Virginia: Signo’, ma io credo che tutta questa cipolla abbasta.
Rosa: Adesso mi vuoi insegnare come si fa il ragù. Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera; via via che ci si versa sopra il quantitativo necessario di vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro e si ottiene quella salsa densa e compatta che diventa di un colore palissandro scuro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione.
Virginia: ma ci vuole troppo tempo. A casa mia facciamo soffriggere un poco di cipolla, poi ci mettiamo dentro pomodoro e carne e cuoce tutto assieme.
Rosa: E viene carne bollita col pomodoro e la cipolla. La buonanima di mia madre diceva che per fare il ragù ci voleva la Pazienza di Giobbe. Il sabato sera si metteva in cucina con la cucchiaia in mano, e non si muoveva da vicino alla casseruola nemmeno se I’uccidevano. Lei usava o il «tiano» di terracotta o la casseruola di rame. L’alluminio non esisteva proprio. Quando il sugo si era ristretto come diceva lei, toglieva dalla casseruola il pezzo di carne di «annecchia» e lo metteva in una sperlunga; come si mette un neonato nella «connola», poi situava la cucchiaia di legno sulla casseruola, in modo che il coperchio rimaneva un poco sollevato, e allora se ne andava a letto, quando il sugo aveva peppiato per quattro o cinque ore. Ma il ragù della signora Piscopo andava per nominata.
Virginia: (compiacente) Certo, quando uno ci tiene passione.
Rosa: E quello papà, se non trovava il ragù confessato e comunicato faceva rivoltare la casa.
Virginia: Povera mamma vosta!
Rosa: Ma era pure il tipo che ti dava soddisfazione. Venivano amici e dicevano: «Signo’ ma come lo fate questo ragù che fa uscire pazzo a vostro marito! L’altra sera ci ha fatto una testa tanta «E, il ragù di mia moglie; di sotto, e il ragù di mia moglie sopra…» e mamma’ tutta contenta l’invitava; e quando se ne andavano dicevano: «Aveva ragione vostro marito». E si facevano le croci.
Virginia: Vostro marito invece non ci va tanto appresso.
Rosa: (con ironica amarezza) Don Peppino non parla; don Peppino è superiore a queste cose. Però si combina un piatto accoputo di Ziti così… e qualche volta pure due.
Virginia: Pe’ mangia’, mangia.
di Eduardo De Filippo, “Sabato, domenica e lunedì”, atto I.

(foto qui)
Esistono dei brani letterari o delle sequenze cinematografiche in grado di stimolare immediatamente l’appetito.
Quello che ho riportato qui sopra, tratto da una delle commedie che più amo di De Filippo, su di me ha un vero effetto afrodigastrico; ogni volta che lo leggo mi pare di sentire il profumo, di quel ragù. E mi viene immediatamente, oltre che fame, anche voglia di cucinarlo.
Avete mai provato una sensazione simile? E se la risposta è sì, con quale testo o scena?
Alianorah: Nella scena del finto orgasmo di Harry ti presento Sally, lei si prepara un panino che alla fine addenta con gusto. Sarà la sensazione dell’appagamento post coitum (anche se simulato) ma a me quel panino fa sempre venire l’acquolina in bocca. Anche se, posta di fronte ad una scelta concreta, un piatto di fettuccine al ragù non si batte. A tal proposito, mi hai fatto venire in mente la poesia ” ‘O ‘rrau’ “, di De Filippo, che avevo su un libro delle elementari, con tanto di taduzione!
Mimosafiorita: In una scena del film Chocolat, Juliette Binoche scioglie della cioccolata e poi la rimuove con una spatola, il tutto in primissimo piano, io proprio non resisto, me la sento addosso quella cioccolata, se sono a casa me ne sparo subito un po’, e ricordo che la prima volta che ho visto il film, all’uscita dal cinema sono corsa a prendermi una tazza di cioccolato.
Krishel: C’è un film che si chiama Semplicemente irresistibile in cui la protagonista sta preparando una crema dolce e, come aggiunta, mette per aromatizzare delle foglie di un’orchidea particolare. I movimenti della mano per prepararlo e poi la visione del risultato finale… Non so voi ma a me viene voglia di intingere il dito e assaggiare per sentire se è buono.
Rosy: Anche il pranzo del Gattopardo però… Farmi venire queste idee già la mattina è da perdizione dell’anima oltre che del corpo…
MaxG: Irresistibilmente afrodigastrica è per me la scena degli spaghetti in Miseria e nobiltà. E afrodigastrico è una parola magica!
Beppe: Afrodigastrico per me è il Commissario Montalbano di Camilleri… Questo brano ad esempio mi fa andare in visibilio:
Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanisa (senza zaffirano, Pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, Pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano! (da “Gli arancini di Montalbano”, Mondadori, 1999)
Regi: Il timballo di Big Night. Da lacrime.
Tittieco: Il film “Un tocco di zenzero” una storia d’amore e di magia la magia del cibo: L’atmosfera è vagamente “felliniana”: le zie cuoche che si sfidano ai fornelli… e Istanbul città delle “Mille e una notte”; incantevole!
Skip: Afrodigastriche le scene sull’arte di preparare cioccolatini in Chocolat e il “raffinato” pranzo di Babette…
Chamfort: Anche i libri di Simenon/Maigret non scherzano in quanto afrodigastricità. In rete ho trovato questa ricetta del Galletto al vino bianco preparato dalla Signora Maigret in “Una confidenza di Maigret”
Luca: a me Govi in una intervista dove spiega la differenza tra la parola tacchino e bibìn: “tacchino u nu sa de ninte, ti voeu mette bibin sulu a parolla a t’impe a bucca” (trad per i foresti: tacchino non sa di niente, vuoi mettere “bibin”, solo la parola ti riempie la bocca. NdPla’)
La Cuoca Itagnola: Potrei citare il Don Chisciotte di Cervantes, dove vi sono infiniti episodi a sfondo gastronomico a volte molto divertenti, che sebbene non aprano l’appetito servono però per sorridere. Uno dei più “gustosi” è questo dialogo fra Sancio e l’oste dove lui e il suo signore hanno chiesto alloggio e cibo: l’oste, dopo avere detto che nella sua osteria c’era di tutto e dopo tanti dinieghi di quel che Sancio gli chiedeva, porterà loro infine la tipica olla podrida o cocido, il semplice bollito misto spagnolo che non mancava mai nelle osterie. (continua)
ZiaPaperina: Montalbano, Maigret… e Nero Wolfe? Seguendo il tuo consiglio ho regalato a mamma tutta la raccolta con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari. E me li sono visti tutti. Le facce di Wolfe e di Fritz quando parlano di cibo o di altro guardando il cibo, sono meglio di un aperitivo! Guarda qui



Nella scena del finto orgasmo di Harry ti presento Sally, lei si prepara un panino che alla fine addenta con gusto. Sarà la sensazione dell’appagamento post coitum (anche se simulato) ma a me quel panino fa sempre venire l’acquolina in bocca. Anche se, posta di fronte ad una scelta concreta, un piatto di fettuccine al ragù non si batte. A tal proposito, mi hai fatto venire in mente la poesia ” ‘O ‘rrau’ “, di De Filippo, che avevo su un libro delle elementari, con tanto di taduzione!
Commento di Alianorah - 21 Agosto 2008 02:59
In una scena del film Chocolat, Juliette Binoche scioglie della cioccolata e poi la rimuove con una spatola, il tutto in primissimo piano, io proprio non resisto, me la sento addosso quella cioccolata, se sono a casa me ne sparo subito un po’, e ricordo che la prima volta che ho visto il film, all’uscita dal cinema sono corsa a prendermi una tazza di cioccolato.
Commento di mimosa fiorita - 21 Agosto 2008 07:44
Azz Mimosa mi hai fregato. Ma tutto il film Chocolat è un’attentato alla gola. Fa venire istantanea voglia di cioccolato.
C’è un film che si chiama Semplicemente irresistibile in cui la protagonista sta preparando una crema dolce e, come aggiunta, mette per aromatizzare delle foglie di un’orchidea particolare. I movimenti della mano per prepararlo e poi la visione del risultato finale…
Non so voi ma a me viene voglia di intingere il dito e assaggiare per sentire se è buono.
Commento di Krishel - 21 Agosto 2008 08:22
Anche il pranzo del Gattopardo però…
Farmi venire queste idee già la mattina è da perdizione dell’anima oltre che del corpo…
Rosy
Commento di Rosy - 21 Agosto 2008 11:12
Alianorah, sesso e cibo sono assai affini…;-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 11:25
Mimosa, c’è decisamente del subliminale in quel film! :-)*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 11:26
Krishel, è venuta voglia anche a me di crema all’orchidea…:-D
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 11:26
Rosy, quello è un capolavoro. Su su, ci sono perdizioni peggiori…;-)***
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 11:27
Irresistibilmente afrodigastrica è per me la scena degli spaghetti in Miseria e nobiltà http://fr.youtube.com/watch?v=YPM6Zs7sUYw
E afrodigastrico è una parola magica! :)
Commento di MaxG - 21 Agosto 2008 11:31
MaxG, magica è quella scena ;-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 11:38
Afrodigastrico per me è il Commissario Montalbano di Camilleri…Questo brano ad esempio mi fa andare in visibilio:
Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanisa (senza zaffirano, Pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, Pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano! Montalbano non ebbe dubbio con chi cenare la notte di capodanno. Solo una domanda l’angustiò prima di pigliare sonno: i due delinquenti figli d’Adelina ce l’avrebbero fatta a restare in libertà fino al giorno appresso? (da “Gli arancini di Montalbano”, Mondadori, 1999)
Commento di Beppe - 21 Agosto 2008 12:13
Beppe, un sogno avere una cuoca come Adelina, ma anche un continuo attentato alla linea e ai trigliceridi! ;-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 12:21
Il timballo di Big Night. Da lacrime.
Commento di regi - 21 Agosto 2008 12:24
è troppo pulp se indico la scena di Trainspotting dove Mark, alle prese con un attacco di diarrea, espelle il suo prezioso ovulo d´eroina e poi si mette a cercarlo rovistando nel water ed immaginando di tuffarvisi dentro?
Commento di Oscar Ferrari - 21 Agosto 2008 12:31
Regi, ho guardato su youtube, ma ho trovato solo una frittata…Quel film me l’ero perso. Rimedierò prestissimo :-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 12:53
Oscar, un pochino troppo sì…
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 12:53
Il film “UN TOCCO DI ZENZERO”
una storia d’amore e di magia la magia del cibo: L’atmosfera è vagamente “felliniana”: le zie cuoche che si sfidano ai fornelli…e Istanbul città delle “Mille e una notte; INCANTEVOLE!
UN abbraccio Placida.
Commento di Tittieco - 21 Agosto 2008 12:59
Afrodigastriche le scene sull’arte di preparare cioccolatini in Chocolat e il “raffinato” pranzo di Babette…
la ricetta degli arancini è una tentazione a quest’ora :)
Commento di skip - 21 Agosto 2008 13:05
Anche i libri di Simenon/Maigret non scherzano in quanto afrodigastricità. In rete ho trovato questa ricetta del Galletto al vino bianco preparato dalla Signora Maigret in “Una confidenza di Maigret”
http://www.genovalibri.it/simenon/ricetta.htm
Commento di Chamfort - 21 Agosto 2008 13:11
Tittieco, concordo! :-)
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 13:17
Skip, una tentazione tremenda. Se penso che oggi ho preparato prosciutto e melone…Mi sento un’asceta! ;-D
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 13:18
Chamfort, sai che è davvero da provare quella ricetta? :-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 13:18
Eh lo so lo so! Cioè, pensandoci bene…lo so? ;-)
Commento di Alianorah - 21 Agosto 2008 13:58
a me Govi in una intervista dove spiega la differenza tra la parola tacchino e bibìn
“tacchino u nu sa de ninte ti voeu mette bibin sulu a parolla a timpe a bucca”
Commento di Luca - 21 Agosto 2008 14:24
Potrei citare il Don Chisciotte di Cervantes, dove vi sono infiniti episodi a sfondo gastronomico a volte molto divertenti, che sebbene non aprano l’appetito servono però per sorridere. Uno dei più “gustosi” è questo dialogo fra Sancio e l’oste dove lui e il suo signore hanno chiesto alloggio e cibo: l’oste, dopo avere detto che nella sua osteria c’era di tutto e dopo tanti dinieghi di quel che Sancio gli chiedeva, , porterà loro infine la tipica olla podrida o cocido, il semplice bollito misto spagnolo che non mancava mai nelle osterie.
**“Venne l’ora della cena e di recarsi nella stanza, e Sancio chiese all’oste che cosa avesse d’apprestargli. Rispose che dimandasse pure ciò che venivagli in fantasia, non mancando l’osteria di uccelli dell’aria, di quadrupedi della terra e di pesci del mare.
— Non occorre, tanta roba; un paio di polli arrosto ci bastano perché il mio padrone è delicato e mangia poco, e io ancora non sono molto divoratore.
Replicò l’oste che mancava di polli avendoglieli il nibbio pigliati tutti.
— Ebbene, fateci dunque arrostire una pollastra che sia tenera.
— Pollastra, padron mio!: da quel che sono vi assicuro che ne ho mandate ieri alla città più di cinquanta, e dovete favorirmi di dimandare tutt’altro che vi piaccia, di pollastre infuori.
— A questo modo, non potrà essere di manco che non vi sia un poco di vitello o qualche quarto di capretto.
— In casa non ne ho per adesso, essendosi consumato, ma nella ventura settimana ne sarà di avanzo.
— Stiamo freschi!: scommetterei che tutta questa strepitosa abbondanza va a restringersi in un po’ di prosciutto e in qualche paio di uova.
— Per vita mia che il mio signor ospite è un bell’umore: or ora gli ho detto che non tengo né galline, né pollastre, e vuole che abbia delle uova? Di grazia chiedetemi altre ghiottonerie, ma non mi dimandate cose relative a galline.
— Ma finiamola dunque, corpo di me, e ditemi voi, signor oste, quello che avete senza perderci in altri discorsi.
— Quello che realmente e veramente ho in pronto sono due zampe di bue che paiono due piedi di vitella, ovvero due piedi di vitella che paiono due zampe di bue, e sono cotte coi loro ceci, cipolle e prosciutto, e stanno dicendo: mangiami, mangiami.
— Sia dunque finita: queste sieno per conto mio, e nissuno le tocchi che le pagherò meglio di ogni altro: quanto al mio gusto particolare non cerco di più e mi importerebbe anche poco se fossero piedi piuttosto che zampe.
— Non vi sarà chi le tocchi, che gli altri miei ospiti sono personaggi che hanno con sé e cuoco e credenza e dispensiere.
— Se si tratta di personaggi, nessuno è più personaggio del mio padrone, ma l’offizio che fa non gli permette di portarsi dietro né dispense, né bottiglierie; perché noi ci distendiamo in mezzo a un prato, e ci satolliamo sì di ghiande come di nespole.
Questa fu la conversazione di Sancio coll’oste, né Sancio volle passare avanti a rispondere ad altre domande intorno all’uffizio e all’esercizio del suo padrone. Venne l’ora della cena, e don Chisciotte passò nella sua camera. L’oste portò la pignatta come stava, e il cavaliere si mise a cenare con Sancio a suo bell’agio”.
La “pignatta” in questione è appunto il bollito misto: il vero piatto nazionale spagnolo e non la turistica “paella”!
Commento di La cuoca itagnola - 21 Agosto 2008 14:26
Montalbano, Maigret….e Nero Wolfe? Seguendo il tuo consiglio ho regalato a mamma tutta la raccolta con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari. E me li sono visti tutti. Le facce di Wolfe e di Fritz quando parlano di cibo o di altro guardando il cibo, sono meglio di un aperitivo!
Guarda qui:
http://it.youtube.com/watch?v=eWuOj8ibWr8
Ora andrò alla caccia dei libri!!
Commento di ZiaPaperina - 21 Agosto 2008 15:35
Alianorah, ah non lo so se lo sai…Lo sai? ;-D*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 15:55
Luca, e quando in Colpi di timone chiede alla cuoca “Del pesto con un po’ de minestruin?”
;-*
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 15:56
Marina-Cuoca, sarebbe interessante fare una ricerca sui vari bolliti misti europei! :-**
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 15:57
ZiaPaperina, vedrai che anche i libri sono fantastici :-**
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 15:58
Eh si Luca, il bibìn è tutta un’altra cosa!
Commento di graziella - 21 Agosto 2008 15:59
ogni tanto me lo vado a rivedere su youtube:)
bibin non lo dice più nessuno ormai è diventato u tacchin come buona parte del genovese si è imbastardito con l’italiano
vuoi mettere zeuggia con giuvedi
Commento di luca - 21 Agosto 2008 16:33
Graziella, Luca: vero. Io dico sempre bibìn, anche quando sono a Roma e Bologna. Diffondo il verbo, ecco. ;-**
Commento di Placida Signora - 21 Agosto 2008 16:39
e l’innamoratissima Tita di “Dolce come il cioccolato” dove la vogliamo mettere????
Versando lacrime durante la preparazione della torta nuziale il giorno del matrimonio della sorella con l’uomo che lei ama, mescolate al preparato, fanno piangere di tristezza tutti gli invitati…
sublime….
Commento di lasteska - 22 Agosto 2008 09:09
Lasteska, vero! :-)**
Commento di Placida Signora - 22 Agosto 2008 12:44