Stupidando ancora un po’
Pare che il mio Stupidario della Maturità abbia un effetto rilassante; almeno così afferma questo articolo di Simona Santoni su Panorama (con un unico piccolo errore; il libro è del 1991, non del 2001. Magari! Sarei molto più giovane ;-)
Così, come carica finale ai Maturandi annata 2008 e stimolo di ricordi sorridenti per quelli d’antan, ne riporto un ”bignamino” tratto dai vari capitoli.
IL DETESTABILE UGO (PAG.69)
Dai temi:
- “Foscolo descrive le “urne dei forti” perché esse spingono gli uomini forti vivi a fare grandi cose per avere anche loro, un giorno, delle tombe belle e imponenti come quelle di Santa Croce”
- “Non vorrei sembrare superstizioso, ma questo parlare sempre di morti e tombe proprio l’anno della Maturità, secondo me porta sfiga”
- “Scrive l’Ortis che è un’opera autobiografica, dove racconta come andò in esilio di sua volontà e si uccise preso dalla disperazione”
Credo che l’Ugo si suiciderebbe volentieri ascoltando le parafrasi dei suoi versi. Dalle Grazie:
Le amorose Nereidi oceanine
a drappelli agilissime seguendo
la Gioia alata
Le Nereidi oceanine amorevolmente
seguivano velocissime e a brandelli
la Gioia alata.
(…)
E i travagli passionali del Foscolo? La celeberrima strofa finale del sonetto Alla sera, “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”, viene così parafrasata: “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirito guerriero che dentro di me russa“.
(…)
Nei Sepolcri infine, raggiungiamo il culmine dell’alienazione mentale; non c’è modo di spiegare altrimenti le visioni del navigante che, veleggiando sotto l’Eubea, “vedea larve guerriere / cercar la pugna”, alias “magrissimi guerrieri / in cerca di pugni“, mentre “all’orror de’ notturni /silenzi si spandea lungo ne’ campi / di falangi un tumulto”, follemente parafrasato “nell’orrore del notturno / silenzio si sentiva nei campi / un rumore tumultuoso di pezzi di dita“.
E dopo ciò è anche possibile la domanda: “Ma Prof, che senso ha? Come facevano a raccogliere tante falangi, falangine e falangette e perché poi le scaricavano nei campi, eh, Pròof?”
L’INFELICE GIACOMO (PAG.100)
Leopardi gode della simpatia maturanda, perché suscita nei ragazzi dal cor gentile sentimenti di dolce compassione, stando almeno a ciò che scrivono nei temi:
- “Leopardi fu un poeta infelice perché brutto, gobbo e sfigatissimo”
- “Aveva dei cari amici, come Pietro Giordani e Massimo Ranieri” (Antonio Ranieri)
- “Leopardi era un po’ troppo intelligente perché a sette anni sapeva già il greco e il latino e studiava come un matto senza mai uscire di casa; per questo diventò malaticcio e gobbo”
(…)
Dalla malinconia più totale, si passa a toni decisamente goliardici. Parafrasi de La sera del dì di festa:
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia
Questo di sette è il giorno più gradito,
pieno di sperma e di gioia.
(…)
La follia colpisce anche gli animali leopardiani. Leggete cosa combina la gallina della Quiete dopo la tempesta:
Passata è la tempesta
odo augelli far festa e la gallina
tornata in su la via
che ripete il suo verso
La tempesta è passata
sento gli uccelli festeggiare e la gallina
tornata sulla strada
che imita il verso della tempesta
(…)
e per concludere in bellezza:
“Leopardi scrisse un’operetta morale intitolata Il cantico di Gatto Silvestro”
IL POVERO GIOVANNINO (PAG. 119)
Pascoli è un poeta che, come Leopardi, ispira tanta tenerezza agli studenti perché orfano, sensibile, solo e, a loro avviso, un po’ gnocco:
Il gelsomino notturno ne è la prova lampante: “Gli amici di Pascoli si sposano e vanno a casa, mentre lui resta solo a guardare le api”
(…)
E le galline cantavano, un cocco!!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Siamo tutti perfettamente convinti che le galline possano essere degli animali mattacchioni (ricordate quella de La quiete dopo la tempesta?). Ma secondo voi cosa mai avranno da offrire delle pennute pollastre al Valentino vestito di nuovo? Indovinate un po’…
E le galline cantavano, una noce di cocco!
ecco ecco una noce di cocco una noce di cocco tutta per te!
IL TENERO GUIDO (PAG. 125)
“Guido Gozzano faceva tanto il duro, ma in realtà aveva una paura boia della morte”.
Povero Guido! Sfortunello nella vita, nella salute, nel destino, nell’amore…
“Di lui si innamorano sempre donne racchie come Felicita, vecchie come la bionda amica de Le due strade, oche come le cuoche diciottenni, poco serie come Cocotte o sapientone come l’Amalia Guglielminetti”
L’unica bella e giovane, Graziella, lo tratta malissimo andandosene senza neanche salutarlo, saltando aggraziata e vezzosa sulla bicicletta:
Non mi parlò. D’un balzo salì, prese l’avvio:
la macchina il fruscìo ebbe d’un piede scalzo
Le diciottenni d’oggi così spiegano la scena:
Non mi parlò. Salì in auto con un balzo, mise in moto facendo rumore passandomi sul piede nudo.
Tenere, delicate fanciulle in fiore, soavi più di mille Carlotte!
Però anche Carlotta e Speranza si dimostrano delle adolescenti un po’ strane, visto che giocano “a volare” anziché “a volàno”; di un ragazzo “ammirano solo gli occhi, per via dell’educazione restrittiva dell’Ottocento” e “sospirano guardando le stelle del lago riflesse nel cielo“.
Strabiche? Pipistrelle?
Anche l’abbigliamento delle due damigelle lascia un po’ perplessi:
Entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande
ovverossia
Tutte e due hanno addosso uno scialle, delle arance, dei fiori, degli uccelli, delle ghirlande.
Una volta azzardai dire che quegli scialli avevano la stessa fantasia dei mèzzari genovesi, ottenendo così il seguente risultato:
“Entrambe le fanciulle avevano un mezzadro genovese sulle spalle”
L’INFERNALE ALIGHIERI (PAG.146)
(…)
Nel canto XII del Paradiso viene delineata la figura di San Domenico, la cui madre si chiamava Giovanna; Dante, volendo sottolineare il significato etimologico del nome “Giovanna” che è “colei che vive nella grazia del Signore”, nel verso 80 scrive:
O madre sua veramente Giovanna!
e gli studenti parafrasano:
1) Oh che sua madre si chiamava veramente Giovanna!
2) Oh che Giovanna sua madre era sul serio Giovanna!
3) Oh sua madre Giovanna Giovanna davvero!
Se un commissario, a questo punto, osa domandare loro: “Sì, ho capito che si chiamava Giovanna; però voglio sapere COSA vuol dire “veramente Giovanna”!”, si sente rispondere: “Beh, che non aveva un altro nome, che so, Francesca, Teresa…”
(…)
Ma i maturandi fanno di tutto per sottolineare il fatto che il personaggio preferito da Dante sia, senza ombra di dubbio, Beatrice, fanciulla della quale il poeta s’innamorò sin da bambino, adorandola fino alla di lei morte, e anche dopo. Ora, nel Paradiso, sono di nuovo insieme…
III vv. 1-3
Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando il dolce aspetto
Beatrice, quel sole che per primo mi aveva fatto innamorare,
aveva scoperto per me la bella verità del suo petto,
dopo varie prove io avevo visto quel dolce aspetto
Oh la sublime visione! Però Beatrice, che legge benissimo nell’animo di Dante, si secca un po’:
V vv. 88-89
Lo suo tacer e ‘l tramutar sembiante
puoser silenzio al mio cupido ingegno
Il fatto che Beatrice stette zitta e cambiò espressione
mise a tacere il mio pensiero lussurioso
Ma la dolce figlia del Portinari si riprende subito e, amorevolmente, si rivolge al suo poeta sussurrandogli:
V v.1
“S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore”
“Se io ti arrostisco nel caldo dell’amore”
tenere parole dette forse mentre lo fa ruotare sensualmente su uno spiedo?
Ad un tratto però, probabilmente esasperata dal fatto che Dante non faccia altro che fissarla come un ebete, sempre secondo i maturandi sbotta dicendogli:
XXI v.16
Ficca di retro gli occhi tuoi la mente
Ficcati gli occhi dietro la testa!
ma l’Alighieri, imperterrito, continua ad ammirarla estasiato, definendo in tal modo l’effetto che Beatrice ha sulle sue facoltà intellettive:
XXX vv. 26-27
Lo rimembrar del dolce riso
la mente mia da me medesmo scema
Il ricordo del suo dolce sorriso
fa diventare scema da sola la mia mente
sinché Beatrice, ormai totalmente sconvolta:
XXXI vv. 92-93
Sorrise e riguardommi:
poi si tornò nell’eterna fontana.
Mi sorrise, mi guardò di nuovo:
poi si gettò per sempre nella fontana
e tutte le Anime Beate all’unisono, intonarono il loro inno nazionale: Funiculì Funiculà.
XIV vv. 61-62
Tanto mi parver subiti e accorti
e l’uno e l’altro coro a dicer: “Amme!” (Amen)
Tanto mi sembrarono veloci e attenti
sia un coro che l’altro a dire: “Jamme!”
©Mitì Vigliero


[...] (altri brani dello Stupidario, qui) [...]
Pingback di Placida Signora » Blog Archive » Piccole follie sui Promessi Sposi - 2 luglio 2008 01:04
AHAHAH…
Comment di marchino - 2 luglio 2008 01:13
LOL splendidi.
Comment di Fran - 2 luglio 2008 02:46
:D l’ideale per iniziare la giornata
Comment di skip - 2 luglio 2008 06:38
Chiare fresche e dolci acque, sono le tue parole stamane, oh accaldatissima Miti’! Ti auguro una fresca giornata,;+]]]]]]]
Comment di mimosa fiorita - 2 luglio 2008 07:46
e ti conobbi leggendolo proprio prima della maturità
:-)
(e lo ricordo sempre come una delle cose più divertenti mai letta dalla me lettrice onnivora diciottenne e anche dopo)
Un bacione placida
Comment di catepol - 2 luglio 2008 08:50
tu pensa che l’ho comprato a forte dei marmi, da giannelli, e me lo son letta tra un castello di sabbia e una pista per le biglieciclisti. tra un bombolone e un coccobello. e ridevo.
nostalgia.
Comment di giarina - 2 luglio 2008 08:56
che perle…su quella del mezzadro non smettevo più di ridere…qui in ufficio…:-)
Comment di Noeyalin - 2 luglio 2008 09:25
Mi dispiace per gli studenti tapini, ma i loro strafalcioni sono veramente esilaranti! Ho riso tantissimo, grazie Mitì! :*
Comment di irene - 2 luglio 2008 09:27
Marchino, nottambulo come me, eh? ;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:49
Fran, :-)*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:50
Skip, allora sono rilassanti sul serio! Se fossero anche rinfrescanti, sarebbe il massimo ;-D
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:51
Mimosa, credo che fra un po’ m’imbucherò nella fessura dell’aria condizionata ;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:51
Catepol, allora ci conosciamo da tantissimi anni! :-)
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:52
Giarina, mi piace saperlo con te sin da allora :-)*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:53
Noeyalin, non ti dico io quando me l’han detto…:-D
Anche questa era molto carina, sempre a proposito di Nonna Speranza; ricordi che inizia con “Loreto impagliato ed il busto d’Alfieri, di Napoleone…”?
Ebbene:
“Nel salotto facevano bella mostra tre busti impagliati: Loreto, Alfieri e Napoleone”
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:58
Irene, ma prego! ;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 09:58
Ha presente 15 persone che in questo momento stanno sghignazzando fortissimo ciascuna davanti al proprio computer? Ecco. la situazione qui è questa. Tutta colpa tua! ;*
Comment di MaxG - 2 luglio 2008 10:36
Max, fate i bravi sennò vi spedisco dal preside!
Ah no, ora che ci penso il preside in quel posto sei tu
;-D*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 10:51
La giornata era iniziata in modo pessimo. Grazie per avermi ridato il buon umore!
Comment di Beppe - 2 luglio 2008 11:57
Beppe, se basta così poco, tesoro…;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 12:03
Lo Stupidario della Maturità è intramontabile, anche i posteri si divertiranno leggendolo!
Un saluto esilarante a tutti.
Comment di Tittieco - 2 luglio 2008 15:06
Tittieco, dici che i posteri li studieranno ancora quegli autori? ;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 16:14
Mi hai fatto venire voglia di tornare al liceo :D
Comment di Dania - 2 luglio 2008 19:20
Guarda che lo studente che ha interpretato “la sera del dì di festa” aveva capito tutto…”chi” credi che fosse il “passero solitario”? Secondo te, con “ed io le sudate carte talor lasciando” a cosa voleva rifersi? Pensi che non facesse robe dietro la siepe? “Il naufragar m’è dolce i questo mar” dà molto di “soddisfazione finale”…vabbè, la smetto la smetto :D
Comment di Baol - 2 luglio 2008 19:23
Dania, rischiando di avere una severissima Prof com’ero io?
;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 19:25
Baol, con te e Dania come allievi mi sarei divertita da matti…:-D
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 19:26
Ah, che belli i tempi della maturità!!! :D
Comment di phoebe - 2 luglio 2008 21:20
io ti denuncio! “morta dalle risate a causa di mitì e del suo stupidario” :D
Comment di fran(cesca) - 2 luglio 2008 21:58
Phoebe, erano belli i 18 anni! ;-*
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 23:38
Francesca, arma impropria è! ;-D
Comment di Placida Signora - 2 luglio 2008 23:39
Non puoi immaginare, mi sono divertita da morire!!! Ho riso per un buon quarto d’ora, fino alle lacrime …
Potrebbe diventare uno strumento terapeutico questo tuo “stupidario”!
:-***
Comment di Anna righeblu - 3 luglio 2008 15:54
Sono qui, assediata dalle zanzare, che nella rainy season sembrano refrattarie a tutti i sistemi per debellarle, che rido come una scema, con mio marito che lavora all’altro computer e, ogni tanto, alza la testa e mi guarda perplesso!
Grazie di cuore!
Comment di Niki - 3 luglio 2008 19:52
Ho pianto vedendo un film strappalacrime e adesso mi tocca ripiangere dal ridere. Sei tremenda. Buonanotte.
Comment di regi - 4 luglio 2008 00:13
Complimenti vivissimi (anche perchè da morto non potrei farteli a meno che tu non sia Beatrice nella fontana), sei riuscita a farmi ridere fino alle lacrime.
Comment di Vin - 5 luglio 2008 19:32
Ho deciso di aggiungerti ai miei blogroll, insomma ti ho rollata, spero non ti dispiaccia!
Comment di Vin - 5 luglio 2008 19:35
oh, guidogozzano….
Comment di irazoqui - 22 luglio 2008 02:57