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Cosa si stanno dicendo?

di Placida Signora - 7 giugno 2008

 

(Click sull’immagine per ingrandire)     

                                                         

- Non tollero gli aerei di linea, mi spettinano sempre (Johns)

- Volo un attimo al Market…ti serve qualcosa? (AndreA)

- Credevo l’avessi preso tu, il bambino! (Chamfort)

- Dove diavolo sono finiti i bambini!? (Lupo Sordo)

- Urge un navigatore satellitare… dietrofront, hai sbagliato rotta! (Skip)

- Rispetta il senso di marcia! (Caravaggio)

- Adesso che siamo senza figliolanza andiamoci a cercare un bell’uccello (Antonio Vergara)

- Cara, queste piume ti donano molto oggi! (Adamo)

- Facciamo a chi arriva prima? (Rosy)

- Hai visto che partendo a quest’ora non si trova traffico? (Beppe)

- Taxi che fusci sciurte u sou
Taci (modo di dire genovese che non si intende come imperativo ma solo come intercalare) che forse esce il sole (Luca)

- Oh c’è ‘na friggitoria laggiù!
- ‘nnamo che c’ho ‘na fame! (Baol)

- Senti, cambiamo rotta, perché qui gatta cicogna! (Clando)

- Ma chi ti ha dato li brevetto di pilota? Alitalia?
- E dai, nun me fa piagne! (Paz83)

- Insomma, la smette di seguirmi? Pappagallo!  (ZiaPaperina)

Storia della Cravatta

di Placida Signora - 6 giugno 2008

 

I primi ad indossarla furono i legionari romani stanziati nelle regioni del Nord Europa; una striscia di tessuto detta focale stretta attorno al collo con un nodo, lasciando pencolare i due capi sul petto e che serviva soprattutto a ripararsi dal freddo.

La cravatta vera e propria, con mera funzione ornamentale, nacque solo all’inizio del 1600: una larga striscia di lino bianco o rosso : la kravatska  (dallo slavo krvat, croato) che faceva parte della divisa delle milizie croate al soldo di Luigi XIV.

Aveva un significato romantico; si trattava del dono fatto da mogli, fidanzate e amanti ai soldati che partivano per la guerra in territori lontani: legato al collo era testimonianza di legame e segno di fedeltà verso la donna amata. 

Sino agli inizi del ‘700, questo modello conosciuto anche come fasciola era indossata solo da religiosi, medici e anziani professionisti; gli altri preferivano lo jabot, una pettorina di pizzo arricciato o plissettato.

Durante il Direttorio, i nobili avvolgevano attorno al collo larghi foulard candidi mentre i rivoluzionari – in aperta polemica - ne sfoggiavano di neri che simboleggiavano “dannazione eterna”.

La cravatta più simile alla nostra moderna risale all’800: una stretta striscia di seta passata sotto il colletto della camicia e di solito annodata con un fiocco sul davanti.

Il “come” annodare il fiocco si tramutò in una questione altamente estetica e modaiola, tanto che in quel periodo vennero pubblicati innumerevoli manuali riguardanti “l’arte di annodarsi la cravatta”; uno di questi fu scritto da Honoré de Balzac.

Una delle cravatte più in voga allora fu quella detta alla Byron; il celebre poeta infatti la portava non sotto il colletto, ma appoggiata alta sulla nuca, passata attorno al collo subito sotto il mento avvolgendo le due estremità in un grande fiocco mai largo meno di dieci centimetri e terminate con due grandi cocche. Questa cravatta veniva usata soprattutto dai letterati, Leopardi in testa.
In compenso quella alla Lord Brummel fasciava completamente e “spessamente” il collo, stile medicazione dopo un colpo di frusta.
 
Alla fine del XIX secolo , in piena Belle Epoque, la stella del varietà francese Ève Lavallière (1866-1929), che si chiamava in realtà Eugenia Fenoglio ed era figlia di un sarto italiano emigrato a Parigi, lanciò quel tipo di cravatta larga e svolazzante che in suo onore venne chiamata alla Lavallière e che piaceva moltissimo a  pittorisocialisti; gli anarchici invece allora preferivano distinguersi indossando una cravattina nera terminante con due palline.

Ma alla fine del secolo nacque l’uso di lasciare le cocche del fiocco sempre più lunghe, tanto che questo scomparve lasciando il posto al solo nodo, come nelle nostre cravatte odierne; e anche lì nacquero grandi studi sull’arte di farli, quei nodi:

Molti invece, non volendo rinunciare al fiocco, adottarono il papillon, detto anche cravattino o farfallino: un fiocchetto rigido in tessuto pregiato, oggi usato soprattutto con abiti eleganti. 

©Mitì Vigliero

PlacidoTumblr

di Placida Signora - 4 giugno 2008

 

Al galòp buona parte della giornata, vi lascio il Placido Tumblr  da sfogliare (cliccando le freccette in alto, a destra del titolo).
Troverete cose carine, come questo giochino (se lo fate, mi mandate i risultati?) o questo orologio.
E poi immagini, video, canzoni, segnalazioni di articoli belli o altri blog
Insomma: spero vi piaccia, diverta e rilassi.

Update: 5 giugno
Oggi come ieri, se non un po’ peggio.
Però ho aggiornato almeno il Tumblr.
Baci sparsi al galòp

Il Polpettone di Nonna Tina

di Placida Signora - 3 giugno 2008


Le ricette di Casa Placida

Continuo a riportare qui le ricette trovate conservate in foglietti sparsi nel libro di Mamma.

Questa è scritta con la grafia di Nonna Tina, mamma di mamma, che è ancora con me.

E’ la ricetta di un polpettone saporito e profumatissimo, che non mangio da anni e che era diventato solo un ricordo; sono felice di averlo ritrovato.

Va la riporto pari pari.

Polpettone col sugo bianco

Mettere in una insalatiera 4 etti di manzo tritato, 3 uova, un pugno di formaggio gratt., sale, noce moscata e amalgamare molto, prima con un cucchiaio e poi con le mani.

Dare una forma di salame, badando che sia ben compatto, senza vuoti.

Infarinarlo e farlo rosolare in padella con poco olio, fin che fa la crostina.

A parte in un tegame far soffriggere in burro e olio sedano, carote, cipolla tutto a fettine e 2 foglie di alloro; poi aggiungere il salame e poco dopo bagnarlo con un bicchiere di vino bianco.

Far consumare il vino, poi coprire il salame a metà con acqua calda, mettere il coperchio e far cuocere piano piano per un’oretta.

Spegnere il fuoco, levare il salame e passare tutto il sugo e le verdure nel passaverdura.

Rimettere tutto nel tegame e aggiungere il sugo di un limone.

Se il sugo sarà tropo liquido, farlo consumare a fuoco vivo per qualche minuto; al contrario, aggiungere un poco d’acqua (poca).

E buon appetito.

©Mitì Vigliero

Toccaferro in pillole: Farfalle

di Placida Signora - 2 giugno 2008

 

 

In metà Europa dicono “Farfalla nera fortuna mena; farfalla bianca sfortuna non manca”; nell’altra metà affermano esattamente il contrario: “Farfalla nera sfortuna mena; farfalla bianca fortuna non manca“: quindi ci van bene tutte e due.

Annunziatrici di gioie sono le farfalle dai colori chiari e luminosi; esse vengono direttamente dal Paradiso e, ogni volta che se ve vede una, bisogna esprimere un desiderio.

Alcuni contadini fanno pronostici sul raccolto a seconda del colore della prima farfalla vista in primavera: bianca abbondanza di grano, gialla di granturco, rossa di frutta, nera d’uva (o di temporali).

Invece i Turchi dell’Asia centrale (così come gli Europei del Nord Est) sono convinti che i morti tornino a visitare le proprie case sotto le spoglie di Acherontia atropos, farfalle notturne grandi e pelose comunemente chiamate “Testa di morto”, a causa della macchia dorsale vagamente simile a un teschio: non vanno assolutamente uccise, ma invitate gentilmente ad uscire.

©Mitì Vigliero

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