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Tutti i nomi dell’Aglio

di Placida Signora - 26 Maggio 2008

Gli antichi alchimisti medioevali definivano l’aglio col sublime nome di Phoetidissimum Lylium , fetidissimo, puzzolentissimo giglio, per via del bulbo che lo fa appartenere alla famiglia delle Liliacee. 

Ma sull’origine del termine “aglio” vi sono varie interpretazioni.

C’è chi dice che il latino allium derivi da alum  “aglio selvatico”, ma anche una pianta “consòlida maggiore” o “cotonea” della famiglia delle borragini di cui parla Plinio (19,116).

Altri asseriscono che derivi dall’aggettivo celtico all, significante “che brucia, che fa caldo” mentre la maggioranza dei dizionari preferisce a limitarsi a un laconico “di etimologia incerta”.

Nei lessici il nome sanscrito indicato per l’aglio è bhutaghna ; “uccisore”; in ogni caso la forma allium era presente nella lingua latina già dal I sec. d.C; aleum fu la forma volgare, così come alius e aleus.

I greci chiamavano  aglis  solo la testa dell’aglio, mentre in generale lo appellavano scòrodon

In Inghilterra wild leek è l’aglio selvatico, (allium ursinum), detto nella Svizzera tedesca Tufelschnoblech (aglio del diavolo), in Austria Judenzwifel (cipolla degli ebrei) e  Zigeunerknoblanch (aglio degli zingari) in tedesco dialettale.

Sempre gli inglesi chiamano clove lo spicchio, mentre utilizzano il termine garlic eater, “mangiatore d’aglio”, per indicare una persona di bassa condizione e scarsa educazione.

In Francia lo spicchio si chiama gousse, ed è di genere femminile; il “puzzare d’aglio” si dice déplaire, che in senso figurato significa “dispiacere, riuscire ostico”.

In Spagna  lo spicchio d’aglio si chiama diente , cosa logica se si pensa che fa parte di una “testa”, in questo caso cabeza.
  
  Da noi sono molti i cognomi derivati dall’aglio: Aglio, Dall’Aglio, Aglietta e Aglietti, Aglini, Agliotto e Agliotta, Agliole e Aglioni, Agliozzo e Agliozzi; Agliano e Agliani; Agliardi, Aglieri, Agliata, Agliarolo, Agliarulo e Agliaruòlo.

Si tratta di cognomi assai diffusi nelle diverse forme, soprattutto nel Sud; e hanno origine o da un soprannome (chi coltivava aglio, lo vendeva, ne mangiava troppo…) o come etnico dei vari toponimi che hanno alla base il latino allium

C’è anche una bella cittadina turistica il cui nome ha a che fare con l’aglio; aasci  erano infatti chiamati i venditori d’aglio che si recavano facendo chilometri per smerciare il loro prodotto nei mercati liguri: e originariamente venivano tutti da Alassio.

In Italia il dialetto che forse ha più termini riguardanti l’aglio, è il Ligure; aggétto significa “sapore d’aglio”, quello che si dà a qualcosa (pane, salame) affettandolo con un coltello prima fregato con uno  spigo, spicchio: in Veneto lo spicchio si dice spigolo, spicolo in Campania; in Piemonte fiesca e in Lombardia fésa.

La resta, sempre in Liguria, invece  è la treccia d’aglio, da cui ha origine il verbo inrestà, infilzare gli agli per farne –appunto- trecce con un filo bianco da rocchetto; dalla treccia di gambi secchi che restavano una volta spiccate tutte le teste d’aglio, le parsimoniose massaie un tempo, arrotolandole a spirale e poi cucendole, facevano altre reste, i cèrcini, che si usavano come sottopentola da posare sulle tavole.

COME SI DICE AGLIO NEI DIALETTI ITALIANI

Piemontese: Ail -aj     
Milanese, Bergamasco: Ài         
Veneto: Ajo        
Napoletano: Àglio-aglie   
Genovese: Aggio  
Emiliano-romagnolo, reggiano, bresciano: Ai 
Mantovano: Aj
Siciliano: Agghiu
Calabrese: Agghia, agghiu, aglia
Umbro: Ajio
Sardegna Loguduresu : Azu; euscordiu
Sardegna Campidanesu: Allu   
Puglia (Valentiniano): Uagghjie
Bari : Agghie
Lazio: ajo

©Mitì Vigliero, Saporitissimo giglio

Corollario

Caravaggio: in Umbria ci sono molte famiglie che hanno per cognome Cavalaglio o Cavalajo.

Mimosafiorita: Mia nonna mi diceva: Vaglio’,vamm a coglie na testa d’aglie.(ciociaro) (ragazza vammi a raccogliere una testa d’aglio)

nowaytoslowdown: Con un pò di sforzo, riporto un proverbio anche pugliese: “tu no canusci la fica ti l’agliu”, vale a dire “tu non sei capace a distinguere fra un fico e l’aglio”. Come dire: urge una visita dall’oculista oppure un’attenta rivalutazione della qualità delle proprie frequentazioni. Per favore, non fatemi aggiungere altro.

Le mie 5 canzoni

di Placida Signora - 25 Maggio 2008

Di solito rifuggo per questioni di galòp le “catene” che la blogosfera propone; ma Anna è una Tesoramia, e l’argomento del giochino è estremamente rilassante.

Titolo “le mie 5 canzoni“ ; tolgo il migliori che l’accompagna solo perché non so sinceramente giudicare migliore una canzone che amo, che fa parte della mia vita, che risveglia ricordi: per me in quel preciso momento era perfetta quella.

In altri, altre.

E ora rispondo dando 5 titoli; ma magari fra una settimana me ne vengono in mente altri 5.

Perché la musica è “dentro” di noi, al di là della critica e degli arzigogoli degli esperti: è magia, capace di connotare e smuovere sentimenti, in momenti diversi.

Queste sono in questo momento le mie 5:

1) Somewhere Over the Rainbow

2) My way

3) Amore caro amore bello

4) L’emozione non ha voce

5) Il cielo in una stanza

E le vostre 5 ?

Rosidue: 1)A whiter shade of pale
2)Shine of you crazy diamond
3)Canone - Pachelbel
4)Vento nel vento
5)Romeo and Juliet

Maurizio: Oggi sono queste:
1) So long, Marianne (Leonard Cohen)
2) Where the wild roses grow (Nick Cave)
3) Make it rain (Tom Waits)
4) Walk on by (Dionne Warwick)
5) Julia (Pavlov’s Dog)

Valerio Fiandra: Adesso sono queste:
CYndi Lauper True COlors
Gwen Stefani What ‘re you waiting for
Neil Young Sugar Mountain
Rollin Stones Angie
Bob Dylan Simple Twist Of Fate
Joni Mitchell A Case of You
lo so che sono sei. lo SO!!

 

Toccaferro in Pillole: il Sale

di Placida Signora - 24 Maggio 2008

 

Credenze, Usanze e Superstizioni

Gli antichi romani l’offrivano agli ospiti in segno di amicizia; lasciarlo cadere significava infrangere quel sacro vincolo, e perciò era un gesto che menava gramo.

E quando una città era stata vinta e rasa al suolo, i vincitori facevano spargere sul suo terreno molto sale per renderlo sterile; quindi anche qui il sale versato portava disgrazia.

Anche oggi quando si rovescia la saliera non è considerato beneaugurante; per evitare la jattura, occorre prendere un pizzico del sale sparso e gettarlo dietro la spalla sinistra.

Però il sale in se stesso ha un valore altamente positivo e benefico, perché è elemento incorruttibile; durante i battesimi si posa sulle labbra dei neonati un pizzichino di sale, per infonder loro la sapienza; infatti per definire una persona poco sveglia si dice che “ha poco sale in zucca”.

Il sale porta bene agli esaminandi; basta tenerne un paio di granelli nascosti in tasca il giorno dell’esame; e protegge dal malocchio, se si porrà sotto il letto, all’altezza della testa, una tazza piena di sale.

E se una cuoca sala troppo una pietanza, significa che è innamorata.

©Mitì Vigliero

Galòp

di Placida Signora - 23 Maggio 2008

Oggi va così.
Nel frattempo raccontatemi voi qualcosa di bello, per favore… :-* 

Quando canta il rospo il tempo si fa fosco

di Placida Signora - 22 Maggio 2008

Meteorologia Popolare: Proverbi e Modi di dire

Il cercare di prevedere il tempo che farà – nel senso di condizioni atmosferiche- è una delle occupazioni umane più diffuse; ma poiché spesso le scientifiche e moderne previsioni non ne imbroccano una, forse è meglio lasciarsi guidare dalla saggezza antica.

Ad esempio i lombardi, quando di mattina vedono la nebbia, si rallegrano dicendo “nebia basa bel temp la lasa”, mentre i siciliani se la vedono non esultano e ribattono “doppu ‘a neglia veni la figlia”, dopo la nebbia viene sua figlia, alias la pioggia figlia delle nuvole.

Quando i veneti si sentono la pelle delle mani secca, annunciano “man arse, vol piover”, e se i calabresi vedono lampi in cielo dicono “quanno lampa scampa: quannu trona chiove”, il che significa che i soli lampi annunciano il sereno, mentre il sentir tuonare assicura la pioggia.

Altamente specializzati in campo proverbial-climatico sono i contadini e i pescatori, gente per la quale le condizioni meteorologiche sono quasi vitali.

I marinai marchigiani, guardando il cielo di notte, dicono “stelle fute pioe sopra; stelle rade pioe londane”, ossia stelle fitte pioverà vicino, stelle rade pioverà lontano; gli istriani invece sono certi che “quando spuzza la sentina l’acqua, amighi, s’avizina”, cioè quando le acque di scolo raccolte nella sentina delle barche cominciano a puzzare, significa che ben presto pioverà.

I contadini toscani giurano che “quando canta il rospo il tempo si fa fosco” mentre per quelli piemontesicita pieuva a fa chité gran vent”, la piccola pioggia fa cessare un forte vento.In compenso i cuneesi fan di tutto per confermare certe dicerie sul loro conto col proverbio “Quand Besinauda (il monte Bisalta) a l’à ‘l capel (di nuvole), o a fa brùt o a fa bel”; però lo dicono anche a Torino, mettendo la collina di Superga al posto della Bisalta…

Secondo i marinai ligurinùvia russa, o che cieuve o che buffa”, cioè se le nuvole sono rosse o pioverà o tirerà gran vento; però i colleghi di Pola e Parenzo li tranquillizzano rispondendo “Nuvole rosse non fa done vedove”, ossia non porteranno tempeste tali da mettere in pericolo la vita dei naviganti.
Si preoccupano solo se vedono i delfini avvicinarsi giocando alla riva: “co buliga le code d’i delfini, preparite a far i gatisini”, “i gattini”, modo poetico di definire il dar di stomaco a causa del mal di mare.

Per quanto riguarda il resto del mondo, gli austriaci ad esempio dicono che “quando le galline mangian l’erba, vuol piovere”, gli imperturbabili inglesiquando piove, lascia piovere” e i saggi cinesichi prevede il temporale non si bagna”.

I tedeschi invece affermano “quando il leone rugge la pioggia è vicina”, lasciandoci però qualche perplessità riguardo l’esistenza di leoni germanici; in compenso dimostrano una grande acutezza osservando che “dove piove, non è mai asciutto”, interrompendo poi ogni discussione con il lapidario “piove o c’è il sole quando Dio vuole”.

In compenso tutti i popoli della terra sono concordi nell’affermare simultaneamente siarosso di sera buon tempo si spera” , siarosso di sera tempesta e bufera” : eppoi uno si chiede perché scoppino le guerre. 

©Mitì Vigliero

Corollario

Roger: -Quando piove e tira vento, serra l’uscio, e statti drento
-Chi si ripara sotto la frasca, ha quella che piove e quella che casca.
-Quando è sole e piove, il diavolo mena moglie.
-Quando canta il botto (cioè la state, quando canta il ranocchio), rasciuga un dì quanto non piove in otto (ovvero rasciuga più in un dì che il verno in otto
)

Clando: Probabilmente non sara corretto seconda la grammatica genovese ma ci provo. Mio nonno contadino diceva: “Quande e nuvie van a-o ma, piggia a sappa e vanni a cavà; quande e nuvie van a-o munte, piggia a sappa e vatte a scunde”. (Quando le nuvole vanno al mare prendi la zappa e vai a zappare; quando le nuvole vanno al monte prendi la zappa e vatti a nascondere).

MimosaFiorita: Quanne chiove chi sta’ a casa nen ze move-
Quatt’Aprilante, sessanta Juorne sonante
-(Se piove il quattro aprile, piove sessanta giorni) detti popolari Ciociari.

Baol: Gli inglesi che dicono “quando piove lascia piovere” sono fantastici :)

Tittieco: Canzoncina genovese:
Quande ciove e luxe o sou
tutte e streghe fan l’amou.
Traduco : Quando piove e splende il sole
tutte le streghe fan l’amore.

Rosy: Quando el Summan(monte summano) al gà el capelo,incò xe bruto e doman xe belo.
“Quando il Summano(monte)ha il cappello oggi è brutto domani bello” si dice a Schio.

ZiaPaperina: Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura (Verga, I Malavoglia)

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