©

Rivoluzioni e Caffè

di Placida Signora - 25 Marzo 2008

  I moti del Risorgimento ebbero spesso come “centro operativo” dei locali pubblici all’apparenza innocui e pacifici come i caffè.

A Milano il Caffè delle Colonne a San Babila, “sull’angolo di via Bagutta col Baguttino”, dal 18 al 23 marzo 1848 fu la vera colonna della resistenza mentre nel Caffè Biffi nella notte del 10 marzo con una salvietta candida, una tendina verde e un pezzo di panno rosso venne creata una bandiera che Scipione Baraggia, giovane cameriere lì impiegato, mise a  sventolare sul portone centrale del Duomo il 20 marzo mattina, quando ancora la città era in mano ai “todesch”.

La barricata che sorgeva sull’angolo della Corsia dei Giardini (via Manzoni) con la Contrada di San Giovanni alla Casa Rotta (attuale piazza della Scala) fu allestita soprattutto con le seggiole, le panche, i banconi e i tavolini del Caffè Martini, frequentato abitualmente da Tito Speri, Mazzini, Cairoli e Garibaldi; nel Caffè Cova (che allora era all’angolo fra via Verdi e via Manzoni), i capi della rivolta progettarono, durante la quarta giornata, l’assalto al Palazzo del Genio in via Tre Monasteri (ora via Monte di Pietà).

Mentre erano riuniti a organizzare, una pallottola austriaca colpì un grande specchio del locale, che venne conservato  gelosamente per molti anni ed esposto al pubblico ornato di nastro tricolore e la targhetta “21 marzo 1848”. 

Orrendo il fatto avvenuto il 22 marzo allo scomparso Caffè Gnocchi,  dirimpetto la ferrovia Milano-Treviglio, stazione di Porta Tosa (Porta Vittoria).

Duecento soldati croati, dopo aver spaccato la porta ad accettate, vi irruppero urlando, cantando e ghignando, bevvero tutte le bottiglie, legarono il proprietario Leopoldo Parma e violentarono in branco la moglie di lui, Luisa Gnocchi, incinta di sette mesi.

Poi linciarono il marito, facendolo a pezzi; infine depredarono il caffè, distruggendo e incendiando tutto ciò che non potevano portar via.
 
A Torino, il Marchese Carlo Emanuele Birago di Vische  incaricò  l’Antonelli di progettare nel 1832, nella sua celebre casa triangolare detta “la fetta di polenta”, un locale che ospitasse  il Caffè del Progresso.

Il luogo (all’incrocio tra corso San Maurizio e via Verdi) era allora poco battuto e il Caffè, proprio per volere del Birago, divenne ritrovo prediletto dei più ferventi carbonari dell’epoca grazie alla sua struttura: aveva due piani alla luce del sole e due sotterranei (ricavati dalle profondissime fondamenta del palazzotto) dai quali partivano due infernotti, gallerie sotterranee utilissime in caso di retate poliziesche e relativa fuga dei cospiratori.

Una conduceva ai Murazzi di via Po, l’altra – pare – arrivava sino in piazza Castello, nei fondi di Palazzo Madama

Infine l’8 febbraio del 1848, in una saletta appartata del Caffè Nazionale gremita di giovani ansiosi, un commosso e anziano Roberto D’Azeglio (fratello di Massimo) lesse il proclama con cui Carlo Alberto annunciava al popolo la concessione della Costituzione. 

©Mitì Vigliero 

28 Commenti »

  1. test: quanti dei summenzionati locali storici sono stati ora rimpiazzati da una boutique di Maxmara o da un discount Benetton012? ;)

    Commento di paolo beneforti - 25 Marzo 2008 11:00

  2. Bin Laden ne beve a quantità industriali!
    :-D***

    Commento di Graziano - 25 Marzo 2008 11:01

  3. Paolo, eh…Oppure han cambiato indirizzo, o son tutti diversi (il caffè del progresso ad esempio è specialista in Sushi: non me li vedo i Carbonari cospirare attorno a un piatto di sushi, ecco…;-DD)

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 11:34

  4. Graziano, per quello è così nervoso? ;-D

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 11:39

  5. Oggi, al bar,si fanno le schedine…. ;-)***

    Commento di Princy60 - 25 Marzo 2008 12:07

  6. Com’era diversa l’Italia e soprattutto gli italiani allora vero?
    (ma che fatica commentare oggi!! qualcosa non funziona??)

    Commento di ZiaPaperina - 25 Marzo 2008 12:16

  7. Princy, già. E si formano le squadre della nazionale ;-D*

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 12:17

  8. ZiaPaperina, non mi dir niente…è da stamattina che il server va su e giù :-(

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 12:25

  9. Ma guarda non sapevo proprio del caffé di piazza San Babila!

    ciao cara:)

    Commento di Boh/Orientalia4All - 25 Marzo 2008 15:06

  10. il tuo server oggi è ballerino..

    Commento di Boh/Orientalia4All - 25 Marzo 2008 15:11

  11. Boh, “ballerino” è un eufemismo ;-D*

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 15:22

  12. leggendo queste e pensando ai giorni nostri posso dire che spesso si concludono affari importanti seduti al tavolino di un bar, un’usanza tramandata
    buona giornata

    Commento di Mari - 25 Marzo 2008 15:40

  13. Mari, ma solo in certi posti tranquilli, con boiserie di legno, stucchi e specchi alle pareti ;-*

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 16:53

  14. Bel post, sarà stato il caffè nero e bollente ad alimentare i bollenti spiriti?
    Un abbraccio!

    Commento di Anna - 25 Marzo 2008 16:56

  15. Il tricolore italiano:
    VERDE: il colore delle ns. pianure
    BIANCO ” ” ” ” cime
    ROSSO ” ” dei ns. caduti

    La Bandiera, dei tre colori è sempre stata la piu’ bella,
    noi vogliamo sempre quella, noi vogliam la libertà
    la libertà, la libertà!!!!

    Un po’ di patriottismo ogni tanto ci vuole!
    Ciao a tutti.

    Commento di tittieco - 25 Marzo 2008 16:58

  16. Anna, chi lo sa? ;-*

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 16:59

  17. Tittieco, è proprio di quegli anni quella canzone :-)

    Commento di Placida Signora - 25 Marzo 2008 17:23

  18. Interessante questa storia nella storia, dopotutto anche i piccoli eventi fanno parte dei grandi fatti, anzi sono punti essenziali per la ricerca storica.

    Rino, rileggendo con cura.

    Commento di Rino - 25 Marzo 2008 18:37

  19. in colpevole ritardo per gli auguri del comple-blog…porgo i miei piu fervidi auguri di buon compleanno…e le mie piu sentite scuse…a lei…Placida Signorina Silvani…
    mi collego solo ora…perchè….mi sono preso un piccolo prolungamento alle festività trascorse..perchè oggi…25 marzo ricorre il mio cinquatatreesimo COMPLEANNO….essendo io nato il 25/03/1955…
    detto questo…ritorno in argomento…

    e dico….Il caffè non è bello se non è litigarello….

    tratto dal sito del caffè Giubbe Rosse..

    “GIUBBE ROSSE E’ QUELLA COSA …

    Alla fine dell’Ottocento l’amministrazione comunale di Firenze decise di radere al suolo l’antico quartiere del Mercato Vecchio, per far posto ad una nuova piazza dedicata a Vittorio Emanuele II.
    “Non fu giammai così nobil giardino / come a quel tempo egli è Mercato Vecchio / che l’occhio e il gusto pasce al fiorentino”, cantava nel trecento il poeta Antonio Pucci, “Mercato Vecchio nel mondo é alimento. / A ogni altra piazza il pregio serra”.
    Certo é che, dopo i fasti del medioevo, il luogo era inesorabilmente decaduto: Nel 1881 il giornalista Jarro pubblicò un libro-denuncia, “Firenze sotterranea” in cui si descriveva il centro della città come un ricettacolo di delinquenza e prostituzione. Molti episodi che vi erano riferiti risultavano indubbiamente esagerati o distorti ad arte, ma lo scalpore suscitato dal libro convinse i benpensanti della necessità di far “piazza pulita”di tutte quelle lordure. “Telemaco, piangi sulle porcherie che vanno giù? “, domandò scherzando un ingegnere comunale a Telemaco Signorini, che continuava imperterrito a dipingere gli antichi vicoli in corso di demolizione. “No piango sulle porcherie che vengono su”, rispose il pittore.
    Artisti, poeti, uomini di cultura, non hanno mai perdonato al governo municipale di aver cancellato memorie storiche ed artistiche di importanza incomparabile, torri, chiese, palazzi, vicoli e piazzette che un accurato restauro avrebbe potuto facilmente valorizzare e che oggi sono note soltanto grazie ai dipinti dei macchiaioli e alle vecchie foto di Brogi e Alinari. Ma quella che piacque meno fu proprio la pretenziosa Piazza Vittorio Emanuele II, con il suo grosso arco di trionfo, inaugurato nel 1895.
    I poeti fiorentini cantarono la nuova piazza in modo ben diverso da quanto aveva fatto il Pucci. “Piazza brutta, piazza ruffiana / piazza ignobile di provincia”, scriveva il Papini, “piazza ov’é tutto intonato / alla stessa goffaggine, ove tutto / é sì armonicamente astruso e brutto, / mal concepito e peggio fabbricato”, rincarava la dose l’umorista Vamba. “La più antiestetica e borghese piazza che possa esservi al mondo: la Piazza Vittorio Emanuele II, quadrata e chiusa da tre lati con palazzi mediocri, sforacchiata nel quarto dai più volgari portici che mente umana di architetto abbia mai potuto concepire, con nel mezzo del quadrato un tronfio monumento equestre al Gran Re.
    E come se tutto ciò non bastasse un mostruoso gruppo di gesso o di alabastro composto da una donna e da angioli con lunghe trombe sormontava l’arco centrale dei portici; una lapide gigantesca avvertiva il cittadino malaccorto e forestiero, che quello era l’antico centro della città, da secolare squallore a vita nuova restituito”. ” Ce n’era abbastanza da far diventare futurista anche Sant’Antonio”. Queste parole di Alberto Viviani possono farci capire perché le avanguardie fiorentine abbiano posto il loro quartier generale proprio in Piazza Vittorio, nelle ormai mitiche sale del caffè delle “Giubbe Rosse”.
    Il locale era stato il primo ad essere aperto sulla nuova piazza proprio in corrispondenza del luogo dove, in Mercato Vecchio, esisteva un’antica vineria.Era stato fondato da due tedeschi, i fratelli Reininghaus, fabbricanti di birra, che ne avevano fatto il punto di riferimento della numerosa comunità tedesca fiorentina. Seconda la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con Giubbe Rosse, all’uso viennese. I fiorentini trovando qualche difficoltà nel pronunciare il nome straniero del caffè preferivano dire: “andiamo da quelli delle Giubbe Rosse”.”

    http://www.giubberosse.it/home.asp

    tratto da Wikipedia…

    “Il Caffè Le Giubbe Rosse è un’esercizio storico di Firenze, situato in Piazza della Repubblica 13-14/r

    II locale fu fondato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, fabbricanti di birra tedeschi. Secondo la moda viennese del tempo, i camerieri indossavano giubbe rosse tanto che i fiorentini, trovando difficoltà nel pronunciare il nome straniero del caffè, preferivano dire: “andiamo da quelli delle giubbe rosse”.

    Dal 1913 divenne sede fìssa dei futuristi fiorentini, trasformandosi in luogo di incontro per letterati e artisti italiani e stranieri. Tutt’oggi interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori, fu sede per esempio della rissa tra i Futuristi milanesi di Marinetti e gli artisti fiorentini raccolti intorno alla rivista La Voce di Ardengo Soffici.

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la fama del locale decadde lentamente fino al 1991, anno in cui i nuovi gestori decisero di recuperarne l’immagine, chiamando giovani artisti e programmando incontri e manifestazioni culturali.”

    Commento di roger - 25 Marzo 2008 18:43

  20. Che belli i caffè di una volta! Oggi ne sono rimasti pochi purtroppo. Mi pare che, patriottismo a parte, la gente, allora, sapeva vivere comunque meglio.
    Non credo che nei bar di adesso si potrebbero scrivere pagine di Storia come queste…

    Commento di Rosy - 25 Marzo 2008 20:41

  21. il mio commento…e sparito…mangiato…divorato…
    se lo sapevo ci mettevo le candeline…53…e tutte accese almeno l’ antispam avrebbe avuto i bruciori di stomaco….ecco…
    o forse…tutto sto caffè…lo ha reso…

    NERVOSO…?????

    Commento di roger - 25 Marzo 2008 22:04

  22. Signorina Silvani….AUGURIII….

    Commento di roger - 25 Marzo 2008 22:05

  23. il Caffè del Progresso è in crisi nera… prima orrido drink bar, ora qualcosa di indefinito, si parla di accorpamento con la banca che c’è sotto… sob.

    Commento di AT - 25 Marzo 2008 22:25

  24. Volevo fare la rivoluzione ma nessuno è voluto venire con me allo Starbucks.

    Commento di sarmizegetusa - 25 Marzo 2008 22:42

  25. chissà se dovessimo oggi leggere un proclama….quale sarebbe….:-((((

    un abbraccio cara:-)

    Commento di aglaia - 25 Marzo 2008 22:52

  26. Certo che se uno cercasse un po’ di tranquillità in un caffè… ;-)

    Commento di S.B. - 26 Marzo 2008 08:38

  27. Negli anni 70 era la stessa cosa.
    Noi avevamo il Caffè Commercio come base per poi andare a far i volantini da distribuire fuori dalle scuola (c.i.p. = ciclostilati in proprio)

    Commento di Roberto Tossani - 26 Marzo 2008 10:21

  28. In via Vivaio, a Milano, pare che uno dei punti di ritrovo degli Scapigliati fosse l’osteria del Polpetta. Qualche volta devo andare a vedere se esiste ancora!;-)

    Commento di Lilas - 26 Marzo 2008 12:05

RSS dei commenti  |  TrackBack URI

 

Lascia un commento


I commenti sono sottoposti a moderazione. Se non li vedete comparire subito, abbiate un poco di pazienza; verranno approvati appena possibile.

Blog Home






  Placida Klip

Per aggiungere la Placida Klip al vostro KlipFolio


  Placide visite

Placidi visitatori nel mondo