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Teatro e Gola

di Placida Signora - 7 marzo 2008

pulcinella-spghetti-web.gif
(©IstitutoCalasanzio) 

Il rapporto Artisti-Appetito ha origini antiche: nel XVI secolo, quando i cosiddetti “guitti istrioni” insieme ad altri attori peripatetici della Commedia dell’Arte giravano sui Carri di Tespi facendo le piazze” di città e villaggi, era in voga il detto “Essere affamato come un commediante“.

La Fame era infatti la vera Prima Attrice di queste compagnie teatrali e non per nulla il personaggio dello zanni (il servitore, come Arlecchino o Pulcinella), ha come prima caratteristica quella di possedere un appetito formidabile e mai saziato.

Durante le recite, sulle tavole imbandite dei palcoscenici deambulanti facevano bella mostra i polli cartaginesi – bipedi di gesso o cartapesta verniciati di color noce scuro – insieme a biscotti e torte di legno, spaghetti letteralmente fatti di spago e frutta di cera.

Ma in realtà i poveretti mangiavano pochissimo causa pochissimo guadagno; e spesso, se si trovavano in una piazza di campagna, pittosto che in monete preferivano farsi pagare con uova, vino, frutta, polli. Veri.

Una paura atavica, quindi, quella del digiuno, anche se Compagnie uscite dall’incubo della “gavetta”, affermate e quindi molto più tranquille dal punto di vista economico, iniziarono presto a far portare in scena vivande vere e appena cucinate in trattorie vicine.
Attrici quali Sarah Bernhardt, Eleonora Duse, Emma Gramatica, Lydia Borelli e Dina Galli, giunte all’apogeo del successo, da vere Dive sulla scena si rifiutavano persino di fingere di sorseggiare la classica acqua colorata facente funzione di vino o champagne, ma ne esigevano per contratto bottiglie DOC.

E tanti furono gli artisti ghiottoni passati alla storia per aver inventato ricette strepitose.

Un attore dell’Ottocento, Antonio Papadopoli (che scrisse persino un libretto di ricette), inventò i Gamberi farciti di Prosciutto; nutriva a sazietà dei gamberi con pezzetti di San Daniele e appena questi avevano finito di mangiare, li buttava in pentola facendoli bollire in un brodeto di pesce.

Altro ghiottone gourmet fu Gioacchino Rossini che un giorno, nella sua Villa Bazar a Passy, cucinò e servì il Timballo di Maccheroni à la Rossini ad Alexandre Dumas (pure lui gran mangione) il quale lo definì “un sublime poema culinario“.

La ricetta è davvero una deliziosa sinfonia ipercalorica. 
Bollire i maccheroni in brodo di cappone, quindi farcirli uno a uno con un ripieno composto da prosciutto di York, essenza di tartufo del Périgord, carne di cappone e besciamella.
Disporli a strati in una teglia, coprirli di formaggio grana e rigaglie di pollo tritate e rosolate, gratinare nel forno, servire caldissimo e mangiarli, sentendosi tanto adepti dell’Arte della Gola.

©Mitì Vigliero

34 Commenti

  1. Altro che sinfonia! Devo ancora svegliarmi e già mi hai fatto venire una fame da commediante! ;-)
    Tesora, ti ho mandato una mail con allegato, per favore controlla che l’antispam non l’abbia intercettata, ‘assie!
    :-*

    Commento by Patt - 7 marzo 2008 06:27

  2. Ricordo una scena esilarante di Toto’ che in ” Miseria e Nobilta’” mangiava gli spaghetti con le mani, ballando su una tavola imbandita. Ho qui’ una ricetta gustosa, di un’artista ghiottone e buongustaio. Aldo Fabrizi, vado a recitarvela:

    PASTA ALLA CAPRICCIOSELLA
    Provate a fa’ sto’ sugo, ch’è un poema:
    piselli freschi, oppure surgelati,
    calamaretti, funghi “cortivati”,
    così magnate senz’avè patema.

    Pè fa’ li calamari c’è un sistema:
    se metteno a pezzetti martajati
    nell’ajo e l’ojo e bene rosolati,
    so’ teneri che pareno ‘na crema.

    Appresso svaporate un po’ de vino;
    poi pommidoro, funghi e pisellini
    insaporiti cor peperoncino.

    Formaggio gnente, a la maniera antica,
    fatece bavettine o spaghettini…
    Bòn appetito e Dio ve benedica!

    Spero, si capisca bene l’espressione Romana, ma scriverla “per benino” avrebbe perso di fascino e curiosita’. Buon tutto a tutti. :*))))

    Commento by mimosa fiorita - 7 marzo 2008 07:47

  3. Mi sa che devi mettere delle avvertenze in questi tipi di post, tipo “da leggere dalle undici in poi”, la mattina non te lo godi a pieno… :)

    Commento by Lupo Sordo - 7 marzo 2008 08:03

  4. [...] sconosciuto: [...]

    Pingback by Fontan Blog » Teatro e Gola - Il blog degli studenti. - 7 marzo 2008 08:12

  5. [...] sconosciuto: [...]

    Pingback by ItalyFilm Blog » Teatro e Gola - 7 marzo 2008 08:12

  6. Che bel connubio : teatro e arte culinaria…da intenditori doc!

    Commento by skip - 7 marzo 2008 09:14

  7. Avevo gia’ pensato cosa cucinare questa sera a cena : pesce lesso e patate pure lesse. Mi sa proprio che mi hai fatto cambiare idea con questo tuo post,
    Vado si’in pescheria, ma compro dei bei gamberi e li avvolgo in fette di prosciutto, Il pesce lesso puo’ attendere a venerdi’ prossimo.
    Tante cose buone a tutti.

    Commento by tittieco - 7 marzo 2008 09:27

  8. …questa di Papadopoli è proprio interessante..avrò un gustoso aneddoto da raccontare, quando stasera passerò davanti ai giardini papadopoli a venezia. farò un figurone.

    Commento by laflauta - 7 marzo 2008 10:07

  9. Patt, ok! :-)*

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:12

  10. Mimosa, quella scena di Totò è una dei miei miti cinematografici :-D
    Di Fabrizi ho tre libri scritti da sui, tutti sulla cucina, e le sue ricette-poesie: Nonno Pane, Nonna Minestra e uno di cui non ricordo il titolo. Era un grande! :-*

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:14

  11. Lupo, pensa che solitamente li posto prima di andare a dormire (verso l’una o le due). E se parlo di cibo m’addormento con la fame ;-D

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:16

  12. Skip, l’arte s’accompagna all’arte…;-*

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:16

  13. Tittieco, ottima idea! :-*

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:17

  14. Laflauta, poi raccontami come è andata! ;-D***

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:17

  15. oggi dare ad un artista del guitto non è proprio un complimento :-)

    Commento by antonio vergara - 7 marzo 2008 10:44

  16. Antonio, già. Anche se qualcuno se lo meriterebbe eh? ;-**

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 10:48

  17. La parte di Storia del Teatro più “socialmente divertente” è secondo me proprio quella che va dal XVI al XVII secolo

    Commento by MaxG - 7 marzo 2008 11:16

  18. Max, vero. E’ interessantissima e come dici tu davvero divertente! :-)

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 11:28

  19. In fondo anche nei migliori film (per esmpio il Gattopardo con la Cardinale) i gioielli erano veri, mi pare tanto più giusto che i anche i cibi dei teatranti siano veri..:)

    Commento by Boh/Orientalia4All - 7 marzo 2008 11:37

  20. Boh, pensa che Visconti voleva “tutto vero” nelle scenografie dei suoi film. Voleva che in cucina o in tavola ci fosse cibo vero o che gli armadi e i cassetti di una camera da letto fossero riempiti di vestiti e biancheria, anche se non venivano mai aperti. Così come voleva argenti e gioielli autentici, o vestiti stracciati comprati da uno straccivendolo. Chissà, forse questa sua mania per la perfezione realista autentica gli era venuta come reazione a suo padre

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 12:04

  21. magari chi allora interpretava Pulcinella era anche facilitato dalla gran fame che aveva…perchè…La fame ed i maccheroni sono le ossessioni di Pulcinella. Un Pulcinella roso da una grande fame, una fame viscerale, che mormora, borbotta, morde e attraversa, percorre, distingue il tempo fin oltre la metà del secolo passato.
    E che pure sugli assi dei carri itineranti, sulle tavole dei teatri popolari o di corte la non è stata finzione.
    Pulcinella:
    Tengo na famma ca me mangiarria
    Napole attorniato de panelle;
    Tengo na sete ca me vevarria
    Co llo ntréchete ntréchete
    O ca me vevarria
    Poggio Reale co lle Fontanelle.
    (D. Frisari, Il prigioniero per amore ovvero dallo sposo al famiglio, Venezia 1736)

    Commento by roger - 7 marzo 2008 12:27

  22. forse è per questo che i suoi più grandi interpreti appartengono a tempi passati..

    Commento by roger - 7 marzo 2008 12:29

  23. Alcuni critici fanno risalire Pulcinella, maschera napoletana della commedia dell’arte, a Maccus personaggio delle farse popolari…..da ciò forse hanno preso il nome i MACCHERONI….

    Commento by roger - 7 marzo 2008 12:32

  24. Totò e Eduardo…

    Secondo Totò, ogni cibo andava curato nella sua semplicità. Se decideva di mangiare pane ed olio, entrambi gli ingredienti dovevano essere di prima scelta e consumati ad una tavola bene apparecchiata, perché secondo lui l’occhio e lo stomaco avevano uguali diritti. Alla tavola del “principe” fiorivano battute in libertà e venivano raccontati aneddoti esilaranti, come ad esempio quello di Totò ed Eduardo De Filippo. Entrambi all’inizio della carriera, nel corso di una turnée teatrale assai poco redditizia, si ritrovarono a dare la caccia a un piccione. Affamati, come sempre, mentre stavano provando in un teatro scalcinato, videro un piccione svolazzare qua e là. Guardarsi negli occhi e decidere tacitamente di catturarlo fu tutt’uno. Bisognava agire con discrezione, in modo che i compagni di lavoro non notassero la preda. Eduardo e Totò uscirono all’aperto con la scusa di voler prendere una boccata d’aria e, con la forza della disperazione, riuscirono ad acchiappare il malcapitato pennuto. Quindi, si precipitarono nella locanda più vicina per farlo cucinare aspettando trepidanti che fosse cotto. Il piccione arrostito a puntino risultò squisito, ma Totò dopo un paio di bocconi si intristì per la pena di aver stroncato una vita. Eduardo lo interruppe dicendo: “Ma famme ‘o piacere, co ‘a famme ca tenimmo, tu te metti pure a chiagne”. Al che Totò asciugandosi le lacrime replicò: “Eduà sei un grande saggio, perché mi hai fatto capire che cuore e stomaco non sempre vanno d’accordo. La fame giustifica i mezzi e tu lassa sta’ a parte mia d’o piccione!”.

    Commento by roger - 7 marzo 2008 12:41

  25. Non sapevo che fosse il figlio…

    Commento by Boh/Orientalia4All - 7 marzo 2008 13:06

  26. Puccini era amante della cacciagione e Verdi, quando era giovane e povero, nel suo primo soggiorno a Genova, pranzava nelle tripperie dei vicoli. ;-)***

    Commento by Princy60 - 7 marzo 2008 13:16

  27. uh, ‘sta cosa di far farcire il cibo da sé è un geniale risparmio di tempo :-)

    Commento by nikink - 7 marzo 2008 13:19

  28. Pesche Melba

    Far cuocere per circa cinque minuti, in sobbollizione a fuoco dolce, dello zucchero con lamponi maturi ben schiacciati. Far raffreddare, poi aggiungere un cucchiaio di kirsch mescolando delicatamente. Prendere diverse coppe e sul fondo di ciascuna disporre uno strato di gelato alla vaniglia, accomodarvi sopra mezza grossa pesca sciroppata e sgocciolata, aggiungere una palla di gelato, e ricoprire con la salsa di lamponi.

    Nellie Melba , Al secolo Helen Portel Mitchell chiamata “l’usignolo australiano”, assunse il nome d’arte di Melba in ricordo della terra natia

    Commento by roger - 7 marzo 2008 15:22

  29. a dirla tutta…la condizione dell’artista che riceve il pagamento sotto forma di cibo è una situazione che ho sotto gli occhi tutti i giorni,od almeno, diverse volte al mese…specie nei finesettimana….mio figlio ha la passione per la musica(suona la batteria….sic…),ed insieme ad alcuni amici ha messo su un gruppo,e devo dire che se la cavano discretamente,spesso vengono chiamati per suonare a feste,o nei pub,e di solito la paga consiste nella…..CENA…..
    a lo va bene così,perchè,l’importante è SUONARE E DIVERTIRSI…

    Commento by roger - 7 marzo 2008 15:32

  30. Alla faccia della ricettina! Quel timballo emana un profumo che si sente anche da Rimini…

    Commento by Cristella - 7 marzo 2008 15:55

  31. già, il cibo..quante opere ad esso ispirate, poi…me ne vengono in mente due, nessune delle due particolarmente allegra, devo dire…La Ricotta di PPP e La Grande Abbuffata di Ferreri…e poi come dimenticarsi il timballo di maccheroni del Gattopardo? baci cara Mitì.

    Commento by gianluca - 7 marzo 2008 17:08

  32. ops..sono scivolato nel cinema…

    Commento by gianluca - 7 marzo 2008 17:08

  33. Il timballo à la Rossini col prosciutto di York ed essenza di tartufo del Périgord, mi suona strano… a quel tempo i nostri prosciutti erano inferiori a quello di York? E il tartufo, era davvero francese? Oppure tale denominazione doveva rendere più esotico un normale tartufo nero di Norcia?
    Un abbraccio e buon fine settimana :-)

    Commento by Anna - 7 marzo 2008 18:09

  34. Anna, Rossini quel piatto l’ha cucinato in Francia :-)

    Oggi son stata latitante, sorry.
    Ma il galòp l’è galòp…

    Commento by Placida Signora - 7 marzo 2008 19:43

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