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Una “Valentina” per voi

di Placida Signora - 14 Febbraio 2008

Prima cliccate

Qui

 

E poi volete dirmi qual è la canzone, o la poesia, o il film (o anche tutti e tre) che per voi esprime meglio i sentimenti d’ Affetto e/o Amicizia e/o Amore?

***

 

LupoSordo: Un immancabile sonetto di Carpino nel Gargano

Beppe: Canzone: “Una donna per amico” di Battisti. Poesia: “Ho sceso dandoti il braccio” di Montale

John: Direi questo classico di Mogol Battisti

Gianluca: musica che mi commuove sempre è “Everytime we say goodbye” di Cole Porter cantata da Sarah Vaughan o suonata da John Coltrane, oppure “Cyrano” di Guccini o anche “Compagni di viaggio” di De Gregori…poesie direi tutto il libro “La voce a te dovuta” di Pedro Salinas, oppure “Italianische Liederbuch” di J.R. Wilcock…film, uhm, ’spetta…ecco sì, ho visto da poco “Amata Immortale

MimosaFiorita: AMICO di Renato Zero, e’ una canzone bellissima, e di AND I LOVE HER dei BEATLES cosa ne dici?

Luca: Canzone Ligabue

Presveva: “Paradise” film e colonna sonora

Graziano: Canzone sicuramete “alta marea” di Venditti

Skip: L’Amore di Gibran; il film di Pollack Come eravamo (1973) con Robert Redford e Barbra Streisand….e la colonna musicale è romanticissima

Massim: La poesia… Fratelli di Ungaretti La canzone… Amici per sempre dei Pooh

ZiaPaperina: Il Cielo in una Stanza di Gino Paoli

Fabdo: Film: The Bridges of Madison County (il libro è anche più bello) Poesia: (52) di Emily Dickinson Musica: Claire de Lune di Debussy

Princy: “Meravigliosa creatura” di G.Nannini.

p.s.v.: canzone: albachiara di vasco poesia: quella che ho scritto oggi a mia moglie. “Guardanti negli occhi dimmi. La luce che vedo, la vedi anche tu?”
film: The Bridges of Madison County

Bruno Cairoli: Ti amo di Umberto Tozzi.

Matilde: E’ QUEL CHE E’ di ERICH FRIED

Mariantonietta: Canzone: Carte da decifrare di I. Fossati Film: Pane e tulipani di Soldini Poesia: Si amavano di V. Aleixandre

Blimunda:Via con me”, di Paolo Conte, e “Tanto gentile e tanto onesta pare”, dalla Vita Nova.

Mareadiluce: La Cura di Battiato è per me la canzone d’amore per eccellenza.

Cuoreanalfabeta: Amore mio

Regi: La donna cannone di De Gregori

Anna: Film: I ponti di Madison County

Daniela Pieroni: Per me e la mia dolce meta’ la canzone è I MIEI GIORNI FELICI di Wess.

Rosidue: La Cura di Battiato e Alta Marea di Venditti mi fanno venire i lucciconi…Questo Amore di J.Prevert Come eravamo, la scena finale ogni volta che la vedo piango, poi canta Barbra e mi sciolgo…

Elle: un film che adoro e che tocca questi argomenti è “Vento di Passioni

PuroQuore:  film di James Ivory che sono anche 2 libri Ragione e Sentimento di Jane Austen. Maurice di E.M. Forster. per la poesia a chi dare la palma ? A Saffo indubitabilmente. per la canzone divago, Oggi sono io - Alex Britti.

Chamfort: Il blog, i libri, gli articoli di Placida Signora alias Mitì Vigliero.
Ce ne sono migliaia di canzoni, testi, film che esprimono bene quei sentimenti.
Ma sono “finction”.
Mentre tu sei vera, e da anni ci abbracci, rassicuri, coccoli, interessi, diverti, tenendoci caldo il cuore senza chiedere nulla in cambio.
Io ho la fortuna di conoscerti (da circa 35 anni), “dal vivo”. E so che sei esattamente come compari qui.
E riportalo su questo commento. Se no mi arrabbio (Lo riporto non perché ti arrabbi, ma perché m’hai fatto venire i lucciconi, mugugnone mio! ;-)**

Governo e Governati

di Placida Signora - 13 Febbraio 2008

 Proverbi, Aforismi e Modi di Dire

Sin dai primordi il rapporto Governati-Governanti non è stato dei migliori; gli Angeli contestarono immediatamente il loro Creatore, Adamo ci litigò per colpa d’una stupida mela e così via.

Emile Auguste  Bergerat già nel Seicento diceva che “La politica del governare è l’arte di fare agli altri ciò che non vorreste facessero a voi”; e nonostante il detto “E’ l’arte delle arti governare gli uomini”, farlo non è poi così difficile.

Il cancelliere Axel di Oxenstierna convinse il figlio Giovanni ad accettare l’incarico di primo plenipotenziario svedese al congresso di Munster dicendogli “Vedrai figlio mio con quanta poca sapienza si possa reggere il mondo”: da qui il proverbio ovunque diffuso e messo in pratica con somma convinzione “Con poco cervello si governa il grande mondo”.

In fondo chiunque  può decidere di intraprendere la carriera politica, una delle professioni oggi più ambite, insieme a quella del Tronista, della Velina, dell’Opinionista e del Guru: lo diceva già Dante ai suoi tempi che “Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene”.

Ma poiché “Corpo non è che senza testa viva” (e secondo i napoletani sempre “O’ pesce fete da a’ capa”) la saggezza popolare insegna che occorrebbe sempre un po’ di buon senso nella scelta dei Governanti: “Quando il cieco porta la bandiera, guai a chi vien dietro” e “Mal governa chi ha bisogno egli stesso di governo”.

Certo governare non è semplice; bisogna sapersi adattare agli eventi.
La nave si governa secondo il tempo” e saper affrontare difficoltà non solo materiali: “Mal si governa dove l’ira e l’invidia comandano”. 

E  poi tenere a mente che “Un buon governo deve avere cinque P: Prevedere, Provvedere, Pagare, Premiare, Punire”, oltre a ciò che l’imperatore Tiberio rispose a chi gli proponeva di aumentare le tasse in modo spropositato: “Il buon pastore deve tosare le sue pecore, non divorarle”.

La politica dovrebbe avere come motto Fatti, non parole”, anche se purtroppo, come diceva Churchill “Vi sono politici che posseggono i dono di riuscire a comprimere il minimo di idee nel massimo di parole”.

Quando le cose non funzionano è inutile adottare “la politica dello struzzo” nascondendo la testa  sotto lo scranno; meglio forse quella “del carciofo”, che arriva al risultato voluto una foglia per volta e piccole fasi successive.

Ciò però si può ottenere solo con un Governo equilibrato - “Dove ciascuno ha le redini in mano, guai al Paese”-  e, secondo un proverbio olandese, stabile: “Troppi cambiamenti interni in chi comanda fan bruciare una minestra troppe volte riscaldata”.

Infatti si sa che “Mutar Governo è facile, ma è difficile migliorarlo”.

I Governati intanto se ne stanno lì pazienti ad aspettare qualcosa di buono, dimenticando talvolta che “Tale è il gregge, qual è chi lo regge”, affidandosi al Destino ma perfettamente consci che il più delle volte, come recita un proverbio veneto

L’Altissimo di sopra
ci manda la tempesta,
l’Altissimo di sotto
ci mangia quel che resta:
e in mezzo a questi Altissimi
restiamo poverissimi.

Ma consoliamoci,  rasserenati in fondo all’idea di vivere sempre in una Democrazia cioè, come diceva Vittorio G. Rossi, in una forma di Governo “nella quale ci è ancora permesso di chiederci ad alta voce cosa diverrebbe il Paese se fosse ben governato”.

 

©Mitì Vigliero

Corollario

Fabdo: Molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto.

Roger: di Antonio Ghislanzoni (Barco di Maggianico, Lecco 25 novembre 1824 - Caprino Bergamasco 16 luglio 1893) poesie tratte dal “Libro proibito”:

PROPOSTA DI UN CANDIDATO
Di tutto parla
E nulla sa…
Al Parlamento
Trionferà.

AGLI ELETTORI
All’urne accorrete,
Nessuno si astenga!
Però, riflettete
Se più vi convenga
Aver deputati
Già sazi e contenti,
O i nuovi affamati
Che affilano i denti.

GUARENTIGIE
Di sedere alla Camera
Ambiscon molti, e anch’io
Al nobil desco assidermi
Non sdegnerei, perdio! -
L’impiego, a ciò che dicesi,
È poco profittevole;
Ma ivi l’onor puoi perdere
Serbandoti onorevole.

Presveva: il pisellino fa la pipì e il culetto ha schiaffi. (ma in dialetto rende di più: u p-sc-lid pe-sc, i u culett abb-sch).

Luca: “Chi travaggie pou comun nu travaggie pe nisciunn” Chi lavora per il comune non lavora per nessuno

Graziano: Nel governo più importa saper comandare che obbedire. Chi è a governo d’altri né avaro né libertino.

Beppe: A proposito di politica…Ci sarebbe qualcosa da mangiare? (Totò)

Odiamore: “Il politico prende le proprie decisioni in funzione delle prossime elezioni; lo statista, in funzione delle prossime generazioni.” L’autore è De Gasperi, la fonte l’attendibilissima Settimana Enigmistica - quando ho risolto il crittogramma non ci potevo credere, a quanto fosse attinente alla contemporaneità!

Tittieco: Chi “minestra” amministra dal dialetto genovese, che vuol dire : Chi
ha il potere di decidere le porzioni a tavola di conseguenza è un ministro che governa la propria famiglia.

Sara: Da Groucho Marx:
«Ho appoggiato la sua nomina perché penso che lei sia ilpiù abile uomo di Stato della grande Freedonia.» «Oh sì, è abbastanza grande. Però debbo dire che anche lei non scherza,e fa bene a non scherzare: sembra infatti che vogliano abbatterla e erigere alposto suo un grattacielo. Le consiglio di fuggire con un mezzo o se non le basta prenda un tassì, in un tassì e mezzo ci dovrebbe stare. Lo sa che lei non ha ancora smesso di parlare? Devono averla vaccinata con una puntina digrammofono».

Skip: I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l’atto di fede. (Indro Montanelli)

Phoebe: Piove, governo ladro!!!!!!

Cosa facevano prima…

di Placida Signora - 12 Febbraio 2008

…di diventare famosi 

L’indagare sulle professioni passate di alcune celebrità può riservare curiose sorprese, consolatorie forse per tutti quelli - giovani o meno giovani - che sognano di poter diventare un giorno famosi e che, agognando i più o meno metaforici palcoscenici dei Brodway, Campiello, Pulitzer, Saxa Rubra o Montecitorio, s’incupiscono all’idea di “sprecar tempo” a starsene dietro a una scrivania o a un bancone di negozio, svolgendo insomma professioni che nulla hanno a che fare con i loro sogni di gloria.

Posto che vi sia talento vero (sennò ciccia) non bisogna mai disperare: in fondo anche Giotto era un umile pastore

Ad esempio, celebri inventori fecero fortuna creando oggetti che non avevano il minimo collegamento con le loro originarie professioni.
Hubert Booth inventò l’aspirapolvere e faceva il contabile; un rappresentante di tappi di Boston, King G. Gillette, inventò i rasoi di sicurezza.
Un assicuratore, Lewis Edson Waterman, inventò la stilografica e un pio pastore protestante, Jan Zizka, ideò il “carro di fortezza”, alias il carro armato.
Charles Barbier de La Serre era un capitano dell’artiglieria francese quando con  Louis Braille nel 1825 brevettò il suo sistema di “scrittura notturna”, mentre il papà del cinema, Louis Lumiére, era un perito chimico

Il poeta Vincenzo Cardarelli raccontava: “Arrivai a Roma con sette lire in tasca e per vivere dovetti fare i mestieri più vari: addetto a vigilare l’andamento delle sveglie in un deposito d’orologi; amanuense nello studio di un bisbetico avvocato; impiegato nella segreteria della Federazione Metallurgica; contabile in una cooperativa repubblicana di scalpellini e infine, dopo un congruo periodo di disoccupazione e di miseria, giornalista“.

A loro volta, “prima” di diventare giornalisti, Natalia Aspesi disegnava tessuti per arredamento; Indro Montanelli fu lettore d’italiano all’estone università di Tallinn mentre Silvana Giacobini fu per anni Signorina Buonasera alla Rai tv.

In compenso furono “prima” rampanti giornalisti Inge Schontal in Feltrinelli e David Niven, mentre Frank Sinatra utilizzava la sua splendida voce nella professione di cronista sportivo.

Rosanna Cancellieri “prima” di passare alla Rai era insegnava a scuola Lettere come Michele Mirabella; Laura Antonelli era professoressa di ginnastica con tanto di diploma all’Isef, così come molti personaggi oggi notissimi in altri campi furono “prima” validi sportivi professionisti: campioni di nuoto Bud Spencer e Lina Volonghi; di pattinaggio Milly Carlucci; di sci il giudice Tina Lagostena Bassi mentre lo stilista Ottavio Missoni fu olimpionico dei 400 m. a ostacoli.

Al contrario, un architetto come Ida Castiglioni diventò una famosa velista e Lalla Novo da veterinaria si tramutò in campionessa di equitazione.

Esisto anche seguaci di Ippocrate come Daniele Luttazzi; il cantante cardiologo Enzo Jannacci, lo psichiatra-regista Dino Risi, il medico chirurgo scrittore Giulio Bedeschi, così come vi furono avvocati che gettarono la toga dopo la prima causa, come Tristan Bernard.

Il papà di Zazie, Raymond Queneau, prima di diventare scrittore faceva il cicerone del “Paris by night”; Marcello Marchesi fu un grande pubblicitario e Giovannino Guareschi portiere in uno zuccherificio, istitutore in collegio insieme a Zavattini e correttore di bozze come Federico Fellini.

Molti i virtuosi della matita: il grande attore Gilberto Govi era disegnatore alle Officine Elettriche, Pippo Franco disegnatore di fumetti, Mario Marenco architetto e designer di mobili, mentre Ellekappa-Laura Pellegrini era impiegata in un ufficio ministeriale romano: Walt Disney invece era autista di ambulanze.

Greta Garbo era “ragazza lavateste” da un barbiere di Stoccolma; Lucia Bosè commessa in una pasticceria di Milano; Glenda Jackson banconista ai grandi magazzini inglesi “Boots”, Mariangela Melato vetrinista alla “Rinascente” e Nilla Pizzi collaudatrice di apparecchi radio in una fabbrica bolognese.

A proposito di cantanti: Celentano era orologiaio, Morandi calzolaio, Drupi idraulico, Albano cameriere di ristorante, Lando Fiorini facchino ai Mercati Generali e Julio Iglesias glorioso portiere di calcio del glorioso Real Madrid.

Per sbarcare il lunario, aulici letterati non disdegnarono “prima” terrene professioni più o meno prestigiose.
Goethe fu precettore e Stendhal Console in Italia; Balzac giovane di studio da un notaro; Dickens operaio in una fabbrica di lucido da scarpe; Italo Svevo dirigeva una fabbrica di vernici navali; Edoardo Firpo accordava pianoforti e Aldo Busi per molti anni fece il rappresentante di collant lavorando contemporaneamente come traduttore per le case editrici.

Molti gli impiegati: Puskin nell’amministrazione statale; Matilde Serao nella Compagnia dei Telegrafi di Napoli; Corrado Govoni in un ufficio ministeriale; Camillo Sbarbaro alle industrie siderurgiche dell’Ilva; Pietro Jahier alle Ferrovie dello Stato; Salvatore Quasimodo al Genio Civile e Luciano De Crescenzo, dirigente all’IBM.

Invece Umberto Saba fu mozzo sui mercantili proprio come Herman Melville, mentre William Faulkner fu agricoltore; si mormora che Le Carré, grande autore di spionaggio, fosse egli stesso una spia, così come Graham Greene che lavorava pure come critico cinematografico al Times oltre che come funzionario del Foreign Office.

Ma uno dei “prima” più sorprendenti è quello del poeta Leonardo Sinisgalli: fisico “cervellone” in via Panisperna con Fermi e Majorana e poi direttore degli uffici pubblicità Pirelli, Eni e Alitalia.

Se Piero Angela “prima” era un pianista jazz, Massimo Boldi era batterista; Giancarlo Magalli assicuratore e vigile urbano; Pippo Baudo procuratore legale; il regista tv Michele Guardì avvocato e Gianni Boncompagni fotografo.

Alcuni attori comici esercitarono inizialmente professioni ben poco esilaranti; Ugo Tognazzi era impiegato alla “Negroni”; Gianfranco D’Angelo alla Sip; Enrico Beruschi ragioniere alla “Galbusera“, Beppe Grillo girava le boutique della Liguria facendo il rappresentante di blue jeans e Paolo Villaggio fu “colletto bianco” all’Italimpianti e, in seguito, fece tesoro della sua esperienza impiegatizia creando il mitico Fantozzi.

Anche molti registi si cimentarono “prima” in mestieri del tutto diversi da quello che diede loro la fama: Robert Altman fu pilota dell’aviazione militare; Marco Ferreri rappresentante di liquori; Stanley Kubrick fotografo di “Look“; Luigi Comencini giornalista del “Tempo”; Jean Renoir ceramista e Frank Capra contadino.

Tra gli attori, Yul Brinner  cantava nei night-club per poi divenire trapezista acrobata in un circo esattamente come Bud Lancaster e Maurice Chevalier.
Invece Jean Gabin era operaio in una fabbrica di bulloni; Rodolfo Valentino giardiniere; Susan Saradon una fidatissima ed efficientissima colf; Errol Flynn pugile come Jack Palance ed infine l’elegantissimo e raffinato Sean Connery ebanista lucidatore di bare (sic).
 
© Mitì Vigliero

Corollario

Roger: Prima di ricevere la nomination all’Oscar come attore, Johnny Depp vendeva penne. Rod Stewart lavorava come manovale in un cimitero e Mick Jagger ha fatto il facchino in un ospedale psichiatrico

PaoloBeneforti: Elio (senza Le Storie Tese) è ingegnere elettronico; Tenco pure studiava ingegneria (probabile causa del suicidio). Gadda era Ing civile.

Presveva: Veronica Lario ha fatto l’attrice prima di raggiungere il successo

Princy: Luciano Pavarotti era insegnante elementare, Maurizio Maggiani rappresentante di pompe idrauliche, il direttore ‘orchestra George Prétre era pugile.

Baol: Harrison Ford era falegname .

Tittyna: Sting dei Police faceva l’insegnante. Così come Mark Knopfler, dei Dire Straits. Invece so che Costantino Vitagliano faceva il tronista, prima di diventare nessuno. :D

Graziano: Dario Vergassola faceva l’operaio.

Solitaire: Roy Scheider (buonanima) era stato anche un boxeur. Tiziano Terzani da giovane lavorava all’Olivetti.

Dottore, mi go ‘l Cinciut

di Placida Signora - 11 Febbraio 2008

Viaggio fra i Folletti Italiani 

folletto-camille.jpg
(olio su tela di Camille)

 

Non trovate più occhiali, chiavi o orecchini appena posati sul tavolo? Inciampate su un pavimento di piattissimo marmo?

Non preoccupatevi, non siete distratti o maldestri: è tutta colpa dei Folletti.

Ormai le nostre menti razionali li hanno dimenticati, eppure per secoli tutta Italia vi ha creduto e ciascuna regione ha il suo, dotato di particolari caratteristiche.

Ad esempio i Maget (Valtellina) provocano le valanghe; i Mamucca (Messina) e gli Augurielli (Puglia e meridione in genere) nascondono gli oggetti con particolare predilezione per quelli di metallo luccicante, prezioso o meno; i Mazzamorelli (Macerata) sono i responsabili degli inquietanti scricchiolii delle vecchie case mentre in Calabria i Fajetti, che vivono nei solai e nelle cantine, provocano rumori terribili obbligando gli umani a correre col cuore in gola sul posto - ogni volta inutilmente - per vedere che diavolo sia accaduto.

In Alto Adige i Morkies, gelosi dei loro sentieri di montagna pullulanti turisti, prendono la forma di strane radici e rami contorti fissando chi passa con occhi malefici; il tapino, sentendosi improvvisamente a disagio, si allontana rapidissimo togliendosi dai piedi.

Quasi simili sono i valtellinesi Palendrùns, responsabili di piccoli fastidi agli escursionisti: improvvisi crampi, pruriti, starnuti a raffica ecc.

Invece i Barbanèn (o Cardinalèn perché veston di rosso) della zona di Imola si divertono a creare per terra invisibili ostacoli per far inciampare la gente.

Sulle coste triestine il Foléto Marin straccia le vele delle barche; il veneto Gamberetòl anfratta gli attrezzi da lavoro di contadini e giardinieri; il bergamasco Gambastorta sposta le tegole sui tetti mentre il cattivissimo ticinese Encof ostruisce di notte gli scarichi delle stufe per intossicare i dormienti.

Vostro figlio piccolissimo improvvisamente scoppia a piangere disperato e poi si mette di botto a ridere? Tutta colpa del piemontese Luo Barabiccu: è lui che prima spaventa i bambini, e poi fa loro il solletico.

Più simpatico è il lucchese Giosalpino, che li fa divertire come matti; gli adulti si accorgono della sua presenza perché i pargoli diventano di colpo scatenati, sghignazzando in preda a irrefrenabili attacchi di stupidéra acuta.

A sua volta il calabrese Fudeddu, mentre i bimbi dormono nei lettini, gioca con loro come fossero bambolotti, scoprendoli in continuazione e mettendoli nelle posizioni più strane.

Invece Calcaròt (Veneto), Fragòa (Toscana) Ciappin (Lombardia), Manteillon (Val d’Aosta) e molti altri hanno l’insana abitudine di sedersi sul petto degli adulti addormentati, provocando loro un senso d’ansia e soffocamento.

Per questo accade che medici chiamati d’urgenza da ansimanti vecchiette triestine, alla domanda “Signora, ma cosa si sente di preciso?” ottengano come decisa risposta: “Mi go ‘l Cinciùt!”

©Mitì Vigliero

Corollario

Zu: A Napoli c’è il Munaciello (v. anche La Gatta Cenerentola)

Cristella: In Romagna il folletto dispettoso,che intrecciava i capelli alle belle donne mentre dormivano o si coricava sul loro ventre, lasciandole sudate e affannate al risvelgio (!?!?) ma anche nelle stalle intrecciava i trini ai cavalli o alle tessitrici guastava il lavoro sul telai, si chiama “E’ mazapégul”.
“E’ mazapégul
d’e’ biritoci ros
e la bèrba ad legùl…”
Il mazzapegolo, dal berrettino rosso e la barba di legolo (scarto della canapa da filare
… così mi raccontava qualche anno fa l’amico Marco Magalotti, noto conduttore televiso locale, come me appassionato di dialetto e tradizioni. Era quanto gli diceva la sua mamma quando, bambino, si risvegliava col mal di pancia. “Vuol dire che stanotte è venuto e’ mazapegùl a ballarti sopra!”

Pievigina: Qui da me (Altamarca trevigiana)c’è il Mazaròl, un folletto tutto vestito di rosso che si divertiva a spaventare la gente nei boschi. Molti sono ancora disposti a giurare di averlo visto (forse con qualche “ombra” di troppo!). Mia nonna Rosa racconta spesso che un suo parente, al ritorno a casa dalla morosa, mentre attraversava il bosco di notte, si è sentito portare via il cappello: “era sicuramente il Mazaròl!”, ha pensato, mentre correva trafelato verso casa. Peccato che il giorno dopo, ritornando sul luogo del misfatto, abbia trovato il colpevole del furto: un ramo d’albero al quale il suo cappello si era impigliato.

Blimunda: Adoro i folletti. Quando studiavo in Irlanda ero sorpresa da quanto la mitologia facesse parte della vita quotidiana di ragazzi giovani e, appunto, studenti universitari. Non erano solo superstizioni da comari; dei leprechaun parlavano normalmente giovani e vecchi, come fossero amici un po’ bizzarri. E delle mille superstizioni ne ricordo una: mai raccogliere un pettine trovato per strada. E’ l’equivalente del nostro cappello sul letto: qualcuno morirà. Brrr. A parte che non l’avrei raccolto comunque, che schifo!

Vipera: In Puglia si crede nel GAGURO, un folletto dispettoso che, secondo la credenza popolare, durante la notte si siede sul petto delle persone e non le fa respirare. Chi riesce ad acchiapparlo e gli toglie il cappellino rosso diventa ricchissimo.

Anna: Lazio. Quand’ero piccola, ricordo che mia madre ogni tanto citava il “Mazzamauriello”, un folletto che poteva essere buono o cattivo, a seconda del bisogno. Serviva a “spaventarmi”, se ne avevo combinata una delle mie, o a incoraggiarmi se mi disperavo per qualcosa.

Tittieco: Mia suocera, che era di origini pugliesi, diceva che a Bari i folletti si chiamano Munacacciddi, questi piccoli gnomi fanno sparire le cose per darci poi il piacere di ritrovarle.

Skip: a napoli e provincia si parla del monaciello che entrava nelle case prelevando oggetti e denaro che misteriosamente comparivano altrove…in reltà c’è una spiegazione logica:nei cortili delle case si trovavano spesso pozzi collegati tra di loro da cunicoli sotterranei (facenti parte di quella che oggi è detta Napoli sotterranea) e questi ometti erano molto probabilmente di piccola statura perchè addetti alla pulizia dei pozzie potevano calarsi nei cunicoli sotterranei per spostaris agilmente ed indisturbati. non a caso le cose di valore comparivano - così narra la leggenda- nelle case di belle donne …

LupoSordo: Nel foggiano viene chiamato Scazzamuredd’. Tradizione vuole che questo folletto sia l’anima di un bambino mai nato. In genere fa dispetti, ma se lo tratti bene e gli fai trovare sempre qualcosa da mangiare, lui ti regala fortuna e denaro. Ma attenta! Non dire mai a nessuno che hai lu scazzamuredd’ in casa, altrimenti la tua fortuna come è venuta svanirà.

Campane Romane

di Placida Signora - 10 Febbraio 2008

 Nella chiesa di Santa Maria dell’Aracoeli, sopra le volte barocche delle cappelle della navata sinistra, esiste un lungo corridoio dove - a un certo punto - si trovano due corde unite al centro da una specie di panchetto di legno; un’altalena, insomma.

E cosa ci fa lì?

Presto detto.
Le corde sono quelle delle campane e quando è il momento di suonarle a distesa, i frati si siedono lì sopra e si lasciano dondolare allegramente: perfetta applicazione del detto francescano “servire Dio in letizia”.

E sempre a proposito di campane, lo sapevate che secondo i vecchi romani quelle di alcune chiese parlano?

Basta saperne intendere il suono.

Ad esempio, quella di Santa Maria Maggiore annuncia:
Avemo fatto li faciòli, avemo fatto li faciòli!

Quella di San Giovanni in Laterano domanda:
Con che? Con che? Con che?

E la campanella di Santa Croce in Gerusalemme risponde:
Co’ le cotichelle, co’ le cotichelle, co’ le cotichelle!

©Mitì Vigliero

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