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Bello a chi?

di Placida Signora - 19 Febbraio 2008

Conoscete persone che si danno un sacco di arie perché si considerano bellissimi e/o bellissime?

Ecco alcune frasi di celebri intellettuali perfette per ridimensionarle.

Cosa bella e mortal passa e non dura
(Petrarca)

Fresca è la rosa di mattino, e a sera
ell’ha perduto sua bellezza altera
(Poliziano)

Non c’è bellezza perfetta che non abbia qualcosa di sproporzionato
(Francis Bacon)

Nulla di ciò che è bello è indispensabile nella vita: tutto ciò che è utile è brutto.
(Theophile Gautier)

E’ bella, ma è senza cervello
(Fedro)

E’ bene che le donne belle siano spesso stupide. Se fossero anche intelligenti sarebbe un’ingiustizia.
(Vittorio Buttafava)

Anche la saggezza popolare ce la mette tutta per svilire la beltade altrui:

Poca macchia guasta una bellezza

La bellezza ha belle foglie e frutti amari

Bellezza è come un fiore che nasce e presto muore

Beltà e follia vanno spesso in compagnia.

E non dimentichiamo il famoso detto: “E la bellezza dell’asino“, esilarante storpiatura del francese La beauté de l’âge (la bellezza dell’età, solo che l’âge è diventata âne): ossia, quando si è giovani si è sempre belli (e in realtà gli asini, al contrario degli uomini, sono bellissimi sia da giovani che da vecchi).

Resta il fatto che gli uomini e le donne, quando osservano esponenti della loro razza indubbiamente fascinosi, non possono mai esimersi dall’esprimere riserve:

Sì, non è male…Però, più che bello/a direi che è un tipo.

Un po’ bamboleggiante, non trovi?

Sfido, con tutto quel silicone!

Ha il naso a patata.

Il mignolo della mano destra è storto

Ha delle caviglie che sembran colonne.

Un seno così grosso è quasi deforme.

Ha la mascella che sembra un ferro da stiro.

Sì, va bene, è un fascio di muscoli…Ma lo sai come si dice: grand e gross, ciula e baloss.

Mah, sarà…a me non dice niente

In fotografia, forse…ma vorrei vederla da vicino e senza trucco.

Ha le rotule magre

Per essere bella, è bella…ma è una bellezza così finta!

(Domani, i brutti.)

©Mitì Vigliero


Corollario
 

MimosaFiorita: Detti romani: E’ bella ma nun balla.
E’ bella come il culo della padella.
Sara’pure bella, ma davanti je passata la pialla de San Giuseppe falegname.(niente seno)
Sara’ anche bella, pero’ cor fiato c’ammazza le zanzare…
Detto Brianzolo, la belezza di donn l’e’ in oeucc di òmen ( la bellezza delle donne e’ negli occhi degli uomini).
Tom Cruise? sara’ pure bello, ma e’ alto come una lattina de coca cola.
Victoria Silversted? certo e’ bella! ma se je scoppiano le zinne,affonda na corazzata.

Gianluca: “è perfetto/a, ma tra trent’anni ne riparliamo

Skip: Bella e impossibile…frasi acide: E’ tale e quale a sua madreBella sì ,ma ha un carattere!

Catepol:Chi beja…t’ancartu” un modo di dire vibonese: “Che bella, te l’incarto” per dire una persona che si crede bellissima quasi che agli occhi degli altri dovrebbe essere incartata come un pacchettino regalo, quindi bella ma finta in qualche modo.

Dany: Nulla di ciò che è bello è indispensabile nella vita: tutto ciò che è utile è brutto. (Theophile Gautier)

Boh: bello per i micchi! Detto romanesco che significa: bello per i fessi.

Tittieco:Detto genovese : La bella di Torriglia, tutti la vogliono, ma nessuno la piglia.
Cechov: Se ti dicono che ha dei begli occhi o dei bei capelli, non è un granché.
Anonimo: Era cosi’ bella che tutto quello che le altre riuscivano a dire era: Troppo
rossetto
!
Barzelletta: Indulge ad un certo narcisi smo: si fa persino ritoccare le radiografie per fare bella figura!

Paz83: io dico sempre:”potrai esser bella, ma non sei di certo sveglia”.

Skip: La bellezza è una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo.(Ibsen)
Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo.(Voltaire)
L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi. (Gibran)
Certe donne preferiscono essere belle piuttosto che intelligenti, e non hanno tutti i torti visto che moltissimi uomini hanno la vista più sviluppata del cervello…(Anonimo)

Presveva: si è bella ma sa di esserlo .

Roger: Sapienza di pover uomo, bellezza di p… e forza di facchino non valgono un quattrino.
Quando si è belli si è sempre quelli
Se la donna di gran beltade non ha angelica onestade, non gli far veder le strade
Il fumo va dietro ai belli
Se congiunto non é con la saggezza, un dono assai funesto é la bellezza
Le bellezze duran fino alla porta, le bontà fino alla morte
.

Odiamore: Marcel Proust: “Laissons les jolies femmes aux hommes sans imagination”, ossia “lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia”.

Laflauta: “bella? tanto è frigida. Sicuro.”

Graziano: Onestà e gentilezza sopravanza ogni bellezza.

Anna: La bellezza serve alle donne per essere amate dagli uomini, la stupidità per amare gli uomini. (Coco Chanel)
La bellezza è come una gemma rara, per la quale la montatura migliore e la più semplice (Bacone)
L’altezza è mezza bellezza.

Sacri Maiali Invadenti

di Placida Signora - 18 Febbraio 2008

Una storia genovese

 Sant’Antonio Abate, protettore di norcini e animali domestici, invocato come guaritore di terribili malattie - quale appunto il Fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster), che veniva curato con segnature di sugna - è quasi sempre raffigurato con un maialino vicino.

I suoi seguaci, frati Antoniani e Lerinesi, avevano in Europa il privilegio di possedere suini che venivano nutriti a spese delle comunità e potevano circolare liberi per le strade di paesi e città; appeso a un orecchio appositamente forato, portavano un campanellino che li distingueva come animali sacri - al pari delle mucche indiane - da trattarsi con estremo rispetto.

A Genova l’abbazia di Sant’Antonio si trovava in via Prè (dal 1184, e vi rimase sino alla fine dell’Ottocento) e aveva a fianco un ospedale ove venivano ricoverati i malati di herpes; ovviamente anche nella Superba i frati potevano “tener mandra di porchi” e quindi tutta la zona pullulava di maiali che zompettavano tranquilli negli strettissimi vicoli, protetti dal campanellino che ne indicava la “protezione celeste” e conferiva loro non solo immunità, ma pure libero ingresso in orti, giardini, cortili, e persino case “de la zente per bene“.

I genovesi tolleravano abbastanza bene quelle irsute e ingombranti creature soprattutto perché, essendo onnivore e mangiando appunto come porci, tenevano pulite le strade eliminando le tonnellate di rumenta che quotidianamente venivano lanciate dalle finestre o abbandonate negli angoli delle vie; oltretutto, chi avesse osato torcere loro una sola setola, sarebbe stato condannato immediatamente dal Senato a severissime pene.

Ma poiché i maiali - anche se benedetti - sono estremamente prolifici, la situazione andò poco per volta degenerando: nel 1400 orde grufolanti e dal pessimo carattere intasavano il Superbo centro storico, impedendo materialmente la circolazione dei cittadini.

Fu così che i Padri del Comune genovese si videro costretti ad emanare delle severe “grida” in cui ingiungevano ai monaci di non far vagare liberi più di tre scrofe, un verro e venti porcellini; in caso contrario, “considerando il Serenissimo Senato quanto sia indecente il permettere vadino a girare per le vie li porchi, dichiara che sarà lecito a chiunque di prenderli et ammazzarli“.

Mentre dalle case genovesi si diffondeva il profumo di luganeghe, sanguinacci, cotechini e minestroni con le cotiche, i frati invocarono l’intervento di Papa Leone X il quale fece annullare le grida. 

I suini ripresero perciò possesso delle strade ed essendo innumerevoli e perennemente affamati, iniziarono ad attaccare i passanti ferendone moltissimi, ma rimanendo tabù sino a quando uno di loro non ebbe la pessima idea di caricare e mandare quasi all’altro mondo un membro d’una nobilissima famiglia imparentata con lo stesso Leone.

Da qui il finale compromesso: eliminazione fisica dei sacri porci deambulanti, permesso di tenere solo un paio di scrofe e un verro barricati però in convento, tutto ciò in cambio di un’indennità annua ammontante a 172 lire genovesi (un pacchettino di milioni odierni) che i Padri del Comune vennero obbligati a sborsare, quale risarcimento morale, ai frati orbati dei loro amatissimi porcellini.

©Mitì Vigliero

Toccaferro in pillole: I Piedi

di Placida Signora - 17 Febbraio 2008

e un due Perché si Dice

Esiste quasi ovunque la convinzione che la dimensione del piede in una donna sia inversamente proporzionale a quella parte che il Creatore pose alla fine della schiena “per maggior comodo sedere”; l’abate Brantome (1540-1614) traduceva il concetto in modo molto chiaro dicendo “Petit pied, grand cul”.

Quando qualcuno si dimostra particolarmente nervoso e di cattivo umore, la domanda classica che si sente rivolgere è:
Stamattina sei sceso dal letto col piede sinistro?”.

La colpa è tutta degli antichi Romani i quali, negli atri (vestiboli) delle loro case, piazzavano apposta un servo il cui compito era esclusivamente quello di avvisare sulla porta gli ospiti dicendo “Entra pure col piede destro”, ossia “In questa casa oggi tutto va bene”.

Infatti si entrava col piede sinistro solo in case in cui erano accaduti lutti, sventure o grane varie.

Sarebbe bello che l’usanza esistesse anche oggi nei posti di lavoro…Un usciere, o un amministrativo apposito che, prima che voi entriate in ufficio, vi avvisasse prima dei nervi del Capo!

©Mitì Vigliero

Corollario

Nei commenti MaxG mi chiede “Perché si dice a piede libero?” 
E’ un modo di dire che si usa per indicare un detenuto in attesa di processo, ma non in carcere.
E quindi privo di quelle catene e ceppi con i quali anticamente si legavano le caviglie dei detenuti nelle prigioni.

Meglio

di Placida Signora - 16 Febbraio 2008

Giocare coi Modi di Dire 

Meglio essere morsi dal dubbio che da un cane idrofobo.
Meglio essere assicurati contro gli infortuni che a una catena attaccata a un muro.
Meglio essere avvelenati dal sospetto che da una cozza andata a male.
Meglio essere divorati dalla passione che dalle pulci.
Meglio essere arsi dalla gelosia che dalla benzina.
Meglio essere in preda all’ansia che all’Anonima Sequestri.
Meglio essere schiacciati dall’evidenza che da un autobus.
Meglio…

Meglio essere di ghiaccio che rimanere chiusi dentro la ghiacciaia
Meglio arrampicarsi sugli specchi che su una parete rocciosa di quinto grado.
Meglio rompersi la testa a pensare che contro un muro (Beppe)

Meglio essere ubriachi d’amore che di vino cattivo
Meglio essere accecati dall’odio che da un dito in un occhio (Lordpolo)

Meglio morire dal ridere che… morire. (Giovanna)

Meglio esser animati dalla forza della ragione che dalla ragione della forza, meglio credere nella vita degli anni che negli anni della vita. (Skip)

Meglio tuffarsi a volo d’angelo che volare su, tra gli angeli
Meglio essere in preda al panico che preda di un leone
Meglio farsi sangue amaro che una trasfusione (ZiaPaperina)

Meglio dettar legge che averci a che fare
Meglio un uovo oggi che il frigo completamente vuoto
Meglio un lavoro da certosino che la disoccupazione
Meglio saltare il fosso che caderci dentro (Chamfort)

Meglio essere legati a una persona che a una sedia.
Meglio essere di bassa lega che della Lega
Meglio la guerra dei nervi che quella del gas nervino
Meglio avere la coda di paglia che la coda e basta (MaxG)

Meglio cavoli a merenda che brutti compagni di merenda.
Meglio mordere il freno che mordere la frizione (aghh!)
Meglio provare per credere che credere per provare. (Cristella)

Placidi Perché Si Dice: Non c’è trippa per gatti

di Placida Signora - 15 Febbraio 2008

gatto-prega.jpg
 (foto  © qui)

Modo di dire romanesco che in parole più eleganti significa “Non vi è alcuna speranza che una certa cosa venga concessa“.

Si usa soprattutto per negare qualcosa a qualcuno in modo molto deciso.

Risale ai primi del ‘900, quando il sindaco di Roma Ernesto Nathan cancellò dal bilancio del Comune l’acquisto mensile di trippa destinata a sfamare i felini che servivano a dar la caccia ai topi che infestavano il Campidoglio.

Poiché il costo della trippa era troppo alto, sul libro del Bilancio Comunale qualcuno scrisse pari pari la frase passata alla storia:
Nun c’è trippa pe’ gatti.

Altri modi di dire o proverbi riguardanti i Gatti?

Luca: il gatto era nella stemma della potentissima famiglia dei Fieschi… e il grido delle truppe era GATTO GATTO GATTO

Graziano: Chi non ha il gatto mantiene i topi, e chi ce l’ha mantiene tutti e due.

Skip: I  gatti sono regalmente eleganti e misteriosi, istintivi, scelgono chi amare e non dipendono da nessuno, semplici nei loro bisogni primari ma eternamente cuccioli nei loro entusiasmi e curiosità, affascinanti quando ci osservano e sembrano capire…interlocutori attenti , muti eppur presenti ,abitudinari ma non facilmente addomesticabili.
Un gatto è un gentiluomo. Sotto quel pelo morbido si trova ancora uno degli spiriti più liberi del mondo. ( Eric Gurney )

Gianluca: procurarsi “Il libro dei gatti tuttofare” del sig. T.S.Eliot…tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, troppo facile…non dire gatto se non l’ha nel sacco…e poi guarda questo link

Krishel: Mitì spero che tu non abbia una gatta da pelare in questo momento…;-)

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