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Un affollato campanile

di Placida Signora - 15 Gennaio 2008

duomo-messina3.jpg
(foto di Poques D) 

Giosuè Carducci detestava il suono delle campane, che giudicava “assillante e mortifero”; Giovanni Pascoli invece  lo amava perché gli pareva un dolce e ninnante “canto di culla”: ma c’è da scommettere che ambedue, se si fossero trovati a Messina sotto il Duomo, sarebbero rimasti affascinati dallo spettacolo che, ad ogni scandire d’ora, il campanile regala.

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Sull’Arte dell’InTitolare

di Placida Signora - 14 Gennaio 2008

Avete mai pensato all’importanza dei titoli?

Non mi riferisco a quelli nobiliari o di studio, ma ai titoli delle cosiddette opere d’ingegno; canzoni, opere, commedie, libri.

Parliamo di questi ultimi (anche perché solo di questi ho esperienza diretta ;-)

Innanzi tutto dovete sapere che la cosa più difficile dello scrivere un libro non è tanto scriverlo, quanto intitolarlo.  

Il titolo è fondamentale: deve essere facile da ricordarsi, semplice a comprendersi, stuzzicante, divertente, curioso, illuminante.

Quando nel ‘91 scrissi per la Rizzoli Lo Stupidario della Maturità ebbi il merito (o il demerito, fate vobis) di consacrare un termine che non solo diede vita ad un’interminale sequela di altri Stupidari riguardanti i più vari argomenti, ma di ”ufficializzare” una parola entrata poi a tutti gli effetti nel linguaggio comune (…E mannaggia, potevo brevettarla in esclusiva eh? ;-D). Continua »

Ci sono momenti…

di Placida Signora - 12 Gennaio 2008

come questi in cui non esistono parole da dire o scrivere.
Per esprimerli , forse solo la musica  può servire.
Ti sono vicina con tanto affetto Georgia, amica-sorella mia.

PlacidoGiochìno

di Placida Signora - 12 Gennaio 2008

QUI

Il Ballo di Caterina

di Placida Signora - 11 Gennaio 2008

castello-verres.jpg
(foto Umby) 

Storia della Contessa di Challan

Il Castello di Verrès è un immenso monoblocco che domina la Valle d’Ayas; ogni lato è lungo 30 metri e le pareti sono spesse due metri e mezzo.

Massiccio, fortissimo, pare simboleggiare il carattere della sua antica proprietaria, la contessa Caterina di Challan, coeva di Giovanna d’Arco e come lei combattiva in modo irriducibile, anche se non nel nome di Dio ma dei propri interessi.

 In Val d’Aosta allora vigeva la legge salica, ossia le figlie femmine erano escluse dai diritti feudali paterni; ma il padre di Caterina (che aveva solo due femmine), nel 1442, lasciò ugualmente scritto nel testamento che Caterina insieme alla sorella Margherita erano le uniche sue eredi.

 Ovviamente  i parenti maschi della casata presero molto male la decisione, e appoggiati dal padre del defunto marito di Caterina, il conte di Monbreton, piantarono una grana giudiziaria rivolgendosi al Duca di Savoia.

 Questi pensò bene di risolvere la cosa mandando dei commissari a sequestrare i possedimenti delle sorelle Challant ma Caterina, che nel frattempo aveva acquistato  anche la parte ereditata della sorella e si trovava al fianco un nuovo compagno, il balivo della Val d’Aosta Pierre d’Introd, iniziò a lottare con le unghie e coi denti per difendere i suoi diritti, ribellandosi ferocemente alle prepotenze.

 I parenti arrivarono al punto di toglierle le figlie avute al precedente matrimonio per affidarle al nonno paterno; il allora Duca mise sotto assedio il castello in cui abitualmente Caterina soggiornava, quello di Chatillon: insomma, una guerra su due fronti.

 Nel 1450 Caterina fuggì col suo Pierre da Chatillon; il 31 maggio ricevette dal Duca  l’atto ufficiale di confisca dei suoi beni.

Senza fare una piega, con 50 armati e una ventina di musicanti muniti di pifferi e tamburi, andò col consorte a pranzo dal prevosto di Verrès; gli armati si misero di guardia al monastero, i musicanti inziarono a suonare in piazza, il popolo a ballare.

 Dopo pranzo, Caterina si lanciò nelle danze insieme ai suoi sudditi: il gesto democratico, inaudito per l’epoca, scatenò l’entusiasmo dei popolani che si schierarono al suo fianco coinvolgendo tutti gli abitanti della vallata.

 Per prima cosa aiutarono Caterina a riprendere possesso del castello di Chatillon; da lì iniziarono anni difficili per tutti: quotidiane battaglie, assedi, fame, tutto per difendere l’amata Signora e i suoi sacrosanti diritti.

 Ma nel 1456 Pierre d’Introd, mentre con un piccolo esercito composto soprattutto da volontari difendeva la moglie assediata nel castello, venne ucciso in battaglia.

A quel punto Caterina si arrese agli avidi parenti e rinunciò al feudo.
Ma non alla sua vita.
Nel 1462 si risposò per la terza volta,  riottenne l’affidamento delle figlie  e quando il detestato suocero morì reclamò per quelle, e la ottenne, un’eredità di ben 5000 fiorini.

 Ogni anno a Carnevale, nel Castello di Verrès, si ricorda il Ballo di Caterina; ma questa volta a scorrere attorno a lei non è il sangue dei fedeli valligiani, bensì il vino che accompagna la polenta.

© Mitì Vigliero

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