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Cosa resterà di noi?

di Placida Signora - 21 Gennaio 2008

Ispirata dai commenti di Antar e Beppe nel post qui sotto, giro a voi una domanda indubbiamente non facile:

Che cosa della nostra attuale civiltà italiana
(facciamo dal 1970 ad oggi
resterà nella memoria storica dei nostri posteri?
Quale musicista, pittore, scrittore, attore, cantante?
Quale politico? Quale giornalista? Quale scienziato? Quale personaggio?Quale evento sociale, storico, di cronaca? Quali ”invenzioni”?  Quali oggetti?
E quali nostre abitudini, usanze, mode?

Insomma, secondo voi:
cosa e chi di italiano (esclusivamente Made in Italy)
verrà la pena di ricordare nei libri di storia ,
nel bene o nel male, 
dalle generazioni nate dal 2100 in poi?
 
***

SignorPonza: Come giornalisti senza dubbio Montanelli e Biagi. Per quanto riguarda l’arte intesa come pittura mi chiamo fuori. Come attori/autori io sono convinto che Luttazzi sarà uno di quelli che verranno studiati a scuola. Così come tra gli scrittori, oltre a quelli più celebri, secondo me pure Pinketts verrà rivalutato.

Chamfort: Credo ci voglia molta obiettività a rispondere, mettendo da parte i nostri gusti personali.
Visto che è nel bene e nel male, in politica forse fra cent’anni verrà ricordata Mani Pulite, poi Papa Giovanni Paolo W. E le Brigate Rosse. Fra gli attori Sordi e quella generazione lì. Idem per i registi. Fra i cantanti, Pavarotti (nuovo Caruso). Come invenzioni di italiane mi viene in mente niente. Il resto…è in maggioranza grande mediocrità che verrà dimenticata.

ZiaPaperina: Fra gli scrittori ancora viventi credo Eco. Fra i cantanti Celentano, Mina e qualcosa della scuola genovese. Come oggetto direi le auto come la Ferrari (che è già storia). Come politici…mah. Temo che se passeranno alla storia sarà solo per cose negative. Come moda il rosso Valentino, che è ormai un modo di dire. Giornalisti Montanelli e Biagi. Musicisti Moricone, Trovajoli e quelli delle colonne sonore dei grandi registi come Scola e quella generazione lì (idem per gli attori). Come pittura mi vengono in mente solo morti che già sono nei libri e nelle enciclopedie. Per il resto concordo con Chamfort: grande mediocrità.

Presveva: diranno che con Moro è morta l’Italia perché dopo di Lui è arrivato il Biscione che con la sua logica d’impresa ha ofuscato l’Arte di tutti gli altri. imho.

LupoSordo: IL MIO BLOG!

SciuraPina: Il teatro di narrazione e di impegno civile come “Vajont” di Marco Paolini .

Rosidue: Nel 2100, mi auguro per loro, saranno così avanti in tutti i campi che non avranno bisogno di guardare al passato, saremo preistoria mediocre.Odiamore: Invenzione italiana: il formato di compressione mp3 - Politecnico di Torino, ma vado a memoria :-) (nato da un gruppo di lavoro internazionale diretto da un italiano, Leonardo ChiariglioneNdFabs)

Luca: musica: Ligabue politico; Aldo Moro Personaggio: Ezio Greggio(anche se un po’ più recente sicuramente la Cortellesi) Evento: Un imprenditore entra in politica 1994 Invenzioni: cellulari gsm

Baol: Per la musica, De Andrè (ma spero anche molti altri…tali Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, etc etc.) Per la narrativa, Primo Levi (Ma anche Benni non sarebbe male) Per la politica sfortunatamente rimarranno nella memoria i peggiori: Andreotti, Craxy e Berlusconi.

MimosaFiorita: Come Chamfort,uguale uguale, mi ha letto nel pensiero, oppure io nel suo.

Esmeralda:  I progressi nel campo della scienza medica e i non progressi dovuti all’oscurantismo tipicamente italiano, la mancanza di lavoro e la fuga dei cervelli, la non “classe” politica e la fine della parità dei sessi con i tentativo di ripristinare la”famiglia”

Solitaire: Temo che sui libri di storia rimarranno solamente le vicende più cupe del nostro paese: le bombe, il terrorismo di varia natura, le vicende legate alla Mafia. Di buono forse solo le scoperte scientifiche, le creazioni di stilisti e designer e poco altro. Però mi piace pensare che resteranno anche dei testi altamente esplicativi. Ed il tuo *Stupidario* (magari nel frattempo lo leggeranno sotto altre forme, chissà) secondo me li farà divertire parecchio. (*)

Anna: Scienziati e personaggi: Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi
Architetto: Renzo Piano
Cantanti: Pavarotti e Mina
Musicista: Severino Gazzelloni
Regista: Monicelli
Giornalista: Montanelli
Evento storico e sociale: Pontificato di Papa G. Paolo II
Personaggio politico:Papa G. Paolo II
Scrittori: Benni e Camilleri

Skip: il teatro di Fo, Benigni e De Filippo…giornalisti: Biagi e Montanelli, registi :Leone, musicista Morriconi, attori :Loren, Giannini, statisti: Moro , papa Wojtyla ,scienziati: Veronesi, stilisti: Ferrè e Valentino , cantautori anni 70-80 oltre Battisti e Mina e Pavarotti.industriali : Agnelli e Ferrari Eventi: assassinio di Aldo Moro e strage di Bologna, Br; Tangentopoli e calciopoli, assassinio di Falcone e Borsellino , Clementopoli , incontro dei capi spirituali di tutto il mondo ad Assisi , vittoria dei mondiali….gli ori olimpionici e…..il blog di Placida

Cristella: Invenzioni/oggetti: il design italiano (auto e abiti)
musicista: Nino Rota
scrittore: Camilleri
attore: Dario Fo premio Nobel
cantante: Battisti, De André, Mina
giornalista: Indro Montanelli, Enzo Biagi, Sergio Zavoli
scienziato: Levi Montalcini
personaggio: Roberto Benigni
evento sociale: le lotte operaie, poi vanificate nel giro di ‘appena’ 30 anni
evento storico: tutto il pontificato del Papa polacco
cronaca: le stragi terroristiche
abitudini: l’uso eccessivo del cellulare

AndreA: musicista : morriconi scrittore : benni attore : proietti cantante : baglioni politico : moro giornalista : biagi scienziato : rubbia evento sociale, storico, di cronaca : la nostra blogosfera 

Nonsisamai: musicista: de andre’ e anche conte e anche capossela artista: pistoletto scrittore: camilleri? non so attore: mastroianni regista: fellini e pasolini fotografo: mulas

Perché si dice Marionetta

di Placida Signora - 20 Gennaio 2008

Un tempo a Venezia i matrimoni erano considerati un avvenimento solenne da celebrare in un giorno preciso, il 2 febbraio, ricorrenza della Purificazione di Maria Vergine.

Nella cattedrale patriarcale di San Pietro di Castello (solo dal 1807 la cattedrale divenne San Marco), il Doge in persona accompagnava all’altare dodici fanciulle vergini e poverissime, alle quali la città aveva donato la dote e un ricco corredo: queste fanciulle venivano chiamate dal popolo “le Marie”.

Un fastoso corteo di gondole, una per ogni sposa-Maria, attraversava la Riva degli Schiavoni mettendo in pubblica mostra sia le ragazze sia i bauli nuziali pieni di stoffe e preziosi; in chiesa attendevano gli sposi, anche loro lussuosamente abbigliati.

Ma nel 944 (o poco prima, le cronache son discordi nelle date) avvenne il Ratto degli Slavi: dei pirati istriani fecero irruzione nella chiesa, s’impossessarono dei tesori e rapirono le ragazze per venderle al mercato degli schiavi.

Il Doge Pietro III di Candiano allora partì al loro inseguimento, insieme ai mariti furibondi e ai confratelli della Scuola dei Casseleri (fabbricanti di casse nuziali) che aveva sede nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa.

I pirati furono raggiunti, uccisi e scaraventati in mare, e i tesori e le Marie tratti in salvo.

Da quell’avvenimento, che tutti giudicarono risolto felicemente solo per intercessione della Vergine, la solenne cerimonia si spostò nella chiesa di Santa Maria Formosa (allora l’unica in città dedicata alla Madonna, che lì era apparsa sotto forma di donna appunto “formosa”, bella) divenendo col passare del tempo sempre più fastosa.

Le Marie venivano scelte esclusivamente per la loro avvenenza e spesso dietro raccomandazione di amanti potenti i quali, facendole sposare a terzi, le sistemavano a vita; i doni che la nobiltà veneziana e il Governo facevano loro come “corredo” erano addirittura imbarazzanti per il valore venale.

Ma soprattutto quella che doveva essere la festa solenne dell’innocenza e della virtù degenerò così in otto giorni di costosissimi bagordi ininterrotti e lascivi, pieni di forestieri che arrivavano lì apposta, in cui si beveva e schiamazzava attorno alle 12 pulzelle, tra cui - come in un odierno concorso di Miss - veniva acclamata a furor di popolo la più bella.

Visto che le pubbliche spese per la “festa delle Marie” erano aumentate in modo scandaloso, la Serenissima il 2 febbraio del 1348 , dopo averne portato il numero prima a otto, poi a quattro, poi a tre, decise infine di sostituire le ragazze con una dozzina di grosse statue in legno, che non avevano amanti ingombranti e si accontentavano d’abiti di scena e gioielli in latta e vetro.

Ma i veneziani non gradirono la cosa e tra urli belluini, durante la cerimonia nuziale nella Formosa, lanciarono cavoli, rape e pesci marci contro quelle che chiamavano spregiativamentenele Marione”.

Gli unici che ne trassero vantaggio furono i venditori ambulanti, che vendevano piccoli pupazzi di legno e stoffa raffiguranti le Marie e che vennero perciò chiamati Marionette, e la lingua veneziana che da allora coniò il detto “Maria de tola”, Maria di legno, per definire una donna bella sì, ma fredda e impettita.

Per la cronaca, alla fine del Trecento la festa degli sponsali fu definitivamente soppressa: oggi all’interno del Carnevale troviamo la Parata delle Marie, 12 ragazze veneziane in costume (d’epoca, no bikini) tra cui sceglier la più bella e, a giugno, la Regata femminile delle Marie.

© Mitì Vigliero

(da cui il personaggio interpretato dalla Cortellesi a Maidiregol, Marialegna (qui in una delle sue più riuscite interpretazioni). Paolo Beneforti nei commenti ;-D)

A cosa pensa?

di Placida Signora - 18 Gennaio 2008

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La Pietra del Diavolo

di Placida Signora - 17 Gennaio 2008

pietra-del-diavolo.jpg

Era un giorno di marzo del 1922; Ubaldo Mazzini, storico spezzino, percorrendo la mulattiera che dal paese di Biassa scendeva a Tramonti (Trans montes), dirigendosi a sinistra verso Monasterolo e zompettando fra ripide fasce coltivate a vite a strapiombo sul mare, si trovò di fronte un grande monolite a forma piramidale e con base rettangolare, sormontato da una croce di ferro.

Sapeva che i valligiani lo chiamavano Pietra del Diavolo, convinti da sempre che quella zona fosse infestata da misteriose presenze; streghe che lì intorno danzavano durante i sabba, Belzebù stesso che era apparso più volte terrorizzando i contadini, globi di fuoco infernale che roteavano attorno al sasso e poi schizzavano verso il mare.

Non solo, ma i vecchi ricordavano che i loro vecchi durante le veglie d’autunno, quando le fredde notti trascorrevano al caldo fiato delle bestie nelle stalle e fra brividi gelati provocati da storie spaventose, sussurravano che di quei sassi misteriosi ve ne erano un tempo ben tre.

L’Ubaldo quel giorno, riflettendo seduto su una rozza panchina di pietra, scoprì che effettivamente vi erano altri due massi simili al primo, solo un poco più piccoli; uno era miseramente crollato da un lato, l’altro era finito esattamente sotto il suo sedere, trasformato - appunto - in panchina.

Armato di metro affrontò il monolite: alto m 2,30 dalla parte che fronteggiava il mare, 1,80 da quella verso il monte, largo 1,50, spesso cm 90, come gli altri due era in pietra serena, che non c’entrava un accidente con la pietra della zona, argillosa e giallastra.

Ergo, quel sassone e gli altri due eran stati trasportati “apposta” in quel luogo, e con una fatica boia, visto che lui da solo doveva pesare circa 4 tonnellate e davvero non doveva essere stata una facile impresa trascinarli su bricchi verticali a quasi 500 m d’altezza, per poi farne una panchina o piantarci su una croce.

E poi la posizione particolare del masso ancora in piedi: posto al limite estremo di uno slargo quasi circolare di 15 m. di diametro, orientato verso ovest- sud ovest in direzione del tramonto al solstizio d’inverno, affinché si stagliasse imponente e pauroso contro il cielo…

E allora, cos’era?

Un Menhir.

Un Menhir antichissimo, simile ai 6000 che si trovano nella vicina Francia, messo lì assieme agli altri due e proprio in quella posizione forse per un motivo ben preciso: millenni fa infatti si credeva che il promontorio occidentale del golfo ligure fosse “l’estremo limite del mondo dei vivi”.

Da lì, secondo gli antichi, le anime dei defunti raggiungevano sotto forma di luci volanti l’Isola dei Beati che talvolta si vedeva galleggiare sul mare, indistinta e lontanissima (la Corsica).

I Menhir di Tramonti potevano forse essere una sorta di Porta, di Segno, di Tempio ove compiere riti magico-religiosi propiziatori per l’Aldilà.

E’ sempre lassù, quel Menhir,  lungo quello che oggi è segnato come Sentiero n. 1 (con tanto di Palestra nel Verde completa di percorso ginnico) che da Portovenere conduce a Levanto: e continua a stagliarsi verso il cielo, simbolo muto di un antico mistero mai completamente svelato.

©Mitì Vigliero

Settimane italiane

di Placida Signora - 16 Gennaio 2008

I dialetti (le lingue regionali) sono per me affascinanti.

Spesso molto simili anche se geograficamente lontani; spesso diversissimi anche se geograficamente vicini.

E a volte, in pochi km di distanza nella stessa regione, la stessa parola si “traduce” in modi completamente diversi.

Facciamo la prova coi giorni della settimana
Ditemi la “vostra” settimana, specificando bene la città-regione di provenienza.

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