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Antichi Carnevali a Genova

di Placida Signora - 22 Gennaio 2008

carnevale.jpg
(un’antica foto di un Carrossezzo, col carro del Paisan. Click per ingrandire) 

Sembra incredibile oggi, ma vi furono tempi in cui il Carnevale di Genova superava di gran lunga in fasti, fracasso, follie e baccanali quello di Venezia.

La musica e la danza ne erano il filo conduttore; narrano già le cronache del XIII secolo che il Carnevale iniziava di notte al suono dei pifferi che ritmavano la “rionda”, una danza antichissima d’origine pagana che si svolgeva girando attorno a falò accesi per le strade della città.

E ogni sera vi erano i balli popolari delle “lanternette”, piroettati alla luce di piccole lanterne appese a rischiarare i vicoli.

Alle gighe e ai perigordin danzati all’aperto si univa immancabilemente il “ballo del bastone”, che nessuno si è mai sognato di descrivere dettagliatamente ma che doveva essere decisamente osceno se più volte le autorità tentarono di proibirlo poiché, come dice una nota degli Inquisitori, veniva ballato esclusivamente da “homini immorali e bagasce”.

In realtà nei giorni di Carnevale veniva bandita ogni differenza di ceto e ogni morale; nobili e borghesi erano addobbati nei “dòmini”, ampi mantelli lunghi sino ai piedi dotati di un grande cappuccio dal quale spuntavano visi totalmente coperti da maschere (e a Genova ne fabbricavano di meravigliose).
Invano nel 1442 le Autorità emanarono grida contro “l’usanza dei mimi, che vagano qua e là colla faccia velata, commettendo molti delitti”, omicidi e stupri compresi.

Carnevale senza maschere non era Carnevale e dal ‘500, con l’introduzione dei “Carrossèzzi” (cortei carnevaleschi sontuosissimi, l’ultimo degno di nota si svolse nel 1872), ne nacquero di nuove e popolari.

Il “Marcheize” (marchese) e il “Paisan” (contadino), impegnatissimi sui loro carri a cantare improvvisati “strapùntin”, strofette in cui si sfottevano ferocemente a vicenda; il “Mégu” (medico), vestito di nero, con un siringone lavativo sotto il braccio e un delirante linguaggio mescolante latino, francese, italiano e genovese.

Poi la “Balia”, prestante giovanotto tettuto e naticuto a suon di stracci sotto i vestiti, che stringeva al seno un furibondo gatto stretto nelle fasce e con tanto di cuffietta; e c’era anche la “Nena”, pastorella impegnata in maliziosissimi duetti cantati col Paisan.

 A lui che  domandava “dime un po’ comme son faete/ quelle cose ch’ei in sen” (dimmi come son fatte quelle cose che hai nel seno) lei rispondeva trillante “Quelle cose ch’emmo in sen/e son faete a pugnattin;/ dime un po’, voi bello zueno,/comme l’ei o..berettin” (Quelle cose che abbiamo in seno sono fatte a pentolino; ditemi un po’ voi, bel giovane, come avete il…berrettino).

Il tutto tra i lazzi del pubblico e lanci interscambiati di castagne secche, dolcini, coriandoli non solo cartacei ma anche di durissimo gesso e uova, alcune riempite d’essenze profumate -tirate verso il pubblico dai carri allegorici del nobili mascherati solitamente da pastorelli arcadici o sultani e odalische-  altre semplicemente marce, lanciate dai ragazzini del pubblico verso i Nobil Signori.

Agli inizi del 1800 divenne abitudine per i genovesi trascorrere tutte le sere di Carnevale al “Festone dei Giustiniani”, nell’omonimo palazzo.

I “mascheri” nascondevano chiunque rendendolo uguale: dame, sartine, politici, impiegatini, professionisti, commercianti, intellettuali, studenti, professori.
Si entrava o con l’abbonamento (L.8) o col biglietto di una serata (cent. 80).

E si ballavano “delizosa walse, polke, rapide alessandrine” fino a notte fonda, si amoreggiava, si gustavan sorbetti, si partecipava a lotterie e l’ultimo giorno si mangiavan quintali di ravioli.

I Festoni  terminarono nel 1850, quando Palazzo Giustiani fu venduto e tramutato in un nugolo d’appartamenti, ma continuarono altrove, come nei mega Veglioni organizzati nel ridotto del teatro Carlo Felice.  

Infine, dal 1900 al 1960 il Carnevale genovese conobbe altri carri, gli indimenticabili “carrettini”  dei Goliardi che davano vita, a conclusione delle “feriae matricularum”, al Gran Premio Indianapolis.

Gli studenti trascorrevano mesi a fabbricare a casa i traballanti bolidi, sopra i quali si lanciavano a velocità folle giù dal Righi, imboccavan via Cabella, Manin, via Assarotti  e infine – se eran fortunati e ancora interi - arrivavano al traguardo in Piazza Corvetto, davanti al palco delle autorità (Sindaco, Rettore, Princeps Genuensis Goliardiae e suoi Dignitari vari).

I veicoli avrebbero dovuto ricordare le future professioni (es: a forma di barelle per gli studenti di medicina vestiti da squinternati chirurghi), ma spesso la fantasia aveva il sopravvento così si potevan vedere sottospecie di navi vichinghe a rotelle pilotate da baldi giovani dall’elmo cornuto, o carri da pionieri guidati da improbabili indiani e cowboy.

Una curiosità; il Gran Premio Goliardo non ebbe mai una prima edizione, né una seconda, né una ventesima: furon tutte, ma proprio tutte, la Sessantanovesima.

©Mitì Vigliero  

34 Commenti »

  1. No! A Genova si FESTEGGIAVA? Inaudito!
    (la foto del palazzo dei Giustiniani mi ha fatto tornare in mente che ieri notte ho sognato - giuro - Palazzo Spinola. qualcosa mi dice che è meglio tornare a casa, il prossimo fine settimana… ;) )
    Buonanotte Mitì! :*

    Commento di irene - 22 Gennaio 2008 01:40

  2. sempre interessanti i tuoi articoli, ciao buona giornata!

    Commento di skip - 22 Gennaio 2008 06:50

  3. il Gran Premio Goliardo ebbe solo la 69esima..;)

    Ma come mai a Genova ci sono sempre state tante belle cose, voglio dire nel coros dei secoli, ed è una città meravogliosa, ma è così poco conosciuta a livello turistico?

    Sono certa che per voi che ci abitate sia meglio però l’unica volta in cui ci sono andata l’ho vista così magnificente, così ricca di cose architettura e spunti, di cultura anche popolare, e così nascosta!
    E’ un peccato per noi…

    Abbracci da MI soleggiata, finalmente:)

    Commento di Boh/Orientalia4All - 22 Gennaio 2008 10:23

  4. Irene, sembra incredibile, eh? Eppure era una città “compattamente allegra”, una volta. Nonostante i mugugni. Bisognerà incontrarci noi due, prima o poi ;-*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 10:42

  5. Skip, buona giornata a te!

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 10:42

  6. Boh, sarebbe un discorso luuuungo…Un giorno te lo farò (sole anche qui!) :-**

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 10:43

  7. Caspita, è già tempo di carnevale…sembra ieri la vigilia di Natale…!!!
    Passa il tempo eh???

    Un abbraccio forte Mitì, se passi da me c’è da ritirare un premio!!

    Un bacio!! ;-)

    Commento di AndreA - 22 Gennaio 2008 10:47

  8. Vista la proverbiale avarizia dei genovani, penso che quando lanciavano castagne secche, uova, dolci etc, queste erano legate ad una corda…

    Commento di Lupo Sordo - 22 Gennaio 2008 11:03

  9. AndreA, non passa: galoppa! (grazie tesoro! :-*)

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 11:27

  10. Lupo, maligno! ;-D*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 11:28

  11. proverbio genovese…

    Meschin chi ghe sajâ quande no se fajâ ciú Carlevâ.

    e ora…..??????

    Commento di roger - 22 Gennaio 2008 12:38

  12. ah……Domenica ho visto un genovese(Beppe Grillo) in trasferta al Carnevale di Viareggio….

    Commento di roger - 22 Gennaio 2008 12:41

  13. che bella notizia, sono stata a genova di recente per lavoro e me ne sono innamorata è una città godibile, per me che vivo a roma ha una dimensione vivibile e i genovesi che ho incontrato gentili,disponibili anche nei negozi commessi e commesse garbati, posso avere asilo

    Commento di esmeralda - 22 Gennaio 2008 12:43

  14. Ho letyto con interesse il tuo post.

    Commento di bruno carioli - 22 Gennaio 2008 12:57

  15. Esmeralda, certo che puoi! :-) (anche perché se hai incontrato commessi gentili e non ringhianti, vuol dire che sei proprio speciale…;-D)

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 12:58

  16. Bruno, :-*!

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 12:58

  17. Bella Genova !
    mi piacciono i tuoi post

    Commento di Vera - 22 Gennaio 2008 13:32

  18. non credo di essere speciale ma sinceramente mi fa piacere che qualcuno lo pensi grazie

    Commento di esmeralda - 22 Gennaio 2008 13:45

  19. pardon mi dimenticavo di chiedere perchè non viene sensibilizzato il comune o chi per lui per ripristinare anche se con qualche ritocco la tradizione di questa festa o qualcosa di molto vicino

    Commento di esmeralda - 22 Gennaio 2008 13:48

  20. Vera, grazie! Guarderò stasera con calma il tuo blog, ho già visto cose bellissime. Ma ora vivi in Africa? :-*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 14:37

  21. Esmeralda, non credo sarebbe possibile rifare i carrossezzi come erano allora. E’ cambiata proprio la “pianta” della città…E se provassero oggi a correre coi carrozzini dal Righi a Corvetto, si ammazzerebbero alla prima curva (macchine posteggiate ovunque, sarebbe impossibile farle toglierle). :-*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 14:39

  22. Spero di riuscire prima o poi a regalarti un “fischietto” in terracotta a forma di galletto, emblema dell’antico carnevale pugliese! :-D

    Commento di vipera76 - 22 Gennaio 2008 15:01

  23. carissima Mitì, che bello sentir parlare di feste!!!
    “E si ballavano “delizosa walse, polke, rapide alessandrine” fino a notte fonda, si amoreggiava, si gustavan sorbetti…” anch’io , anch’io!!! Buon pomeriggio

    Commento di Giovanna - 22 Gennaio 2008 15:12

  24. Vipera, lo spero anch’io! :-**

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 18:12

  25. Giovanna, goduriosa! ;-D***

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 18:13

  26. Roger, e ora si festeggia meno…:-*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 18:13

  27. “… e ora si festeggia meno…”

    è si…..purtroppo…stiamo diventando un popolo triste …ed indifferente…ognuno chiuso nel suo bozzolo,come bachi da seta…

    non ci sono più le feste di una volta…

    di Gianni Rodari..

    Il gioco dei se

    Se comandasse Arlecchino
    il cielo sai come lo vuole?
    A toppe di cento colori
    cucite con un raggio di sole.
    Se Gianduia diventasse
    ministro dello Stato,
    farebbe le case di zucchero
    con le porte di cioccolato.
    Se comandasse Pulcinella
    la legge sarebbe questa:
    a chi ha brutti pensieri
    sia data una nuova testa.

    ecco stasera ho ..brutti pensieri…mi ci vorrebbe una testa nuova…

    ciao Pla…:)

    Commento di roger - 22 Gennaio 2008 19:13

  28. ecco forse come è diventato il Carnevale..PURTROPPO..

    sempre di G.Rodari

    Il vestito di Carnevale

    Per fare un vestito ad Arlecchino
    ci mise una toppa Meneghino,
    ne mise un’altra Pulcinella,
    una Gianduia, una Brighella.
    Pantalone, vecchio pidocchio,
    ci mise uno strappo sul ginocchio,
    e Stenterello, largo di mano
    qualche macchia di vino toscano.
    Colombina che lo cucì
    fece un vestito stretto così.
    Arlecchino lo mise lo stesso
    ma ci stava un tantino perplesso.
    Disse allora Balanzone,
    bolognese dottorone:
    Ti assicuro e te lo giuro
    che ti andrà bene li mese venturo
    se osserverai la mia ricetta:
    un giorno digiuno e l’altro bolletta!.

    Commento di roger - 22 Gennaio 2008 19:16

  29. Ciao Mitì, oggi a Roma giornata uggiosa…
    Finalmente riesco a leggere “tutto”
    il post, è da questa mattina che ci provo…
    …Goduriosi e un po’ biricchini i genovesi di una volta!
    Buona serata :-*

    Commento di Anna - 22 Gennaio 2008 19:21

  30. Sicuramente conosci anche la festa dei moccoletti, che caratterizzava l’ultimo giorno del Carnevale romano. Erano chiamati “moccoletti” le candele
    accese che i romani portavano in via del Corso e che si divertivano a spegnere e a riaccendere di continuo l’un con l’altro in un susseguirsi straordinario di effetti di luci. E’ noto che Goethe, affacciato alla finestra della sua casa romana rimanesse affascinato da tanta “gioia pazza e travolgente”.

    ciao a presto Andrea In silenzio viaggiando

    Commento di In silenzio viaggiando - 22 Gennaio 2008 19:38

  31. Roger, se comandassero Arlecchino e Pulcinella la situazione italiana non sarebbe poi molto diversa da come è ora…:-( Cacciali via i cattivi pensieri :-*

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 19:52

  32. Anna, galòp anche tu, eh? Buona serata a te stelìn :-**

    Commento di Placida Signora - 22 Gennaio 2008 19:53

  33. Mitì, io adoro il carnevale e in particolar modo quello di Venezia, sarebbe ben bello che a Genova si potesse festeggiare così!…ma i miei ricordi di quando ero bambina (ragazzina, via…) sono di quando uscivo da scuola e dovevo schivare i lanci di uova e gli attacchi delle schiume da barba…altro fare.

    Commento di Emanuela - 31 Gennaio 2008 11:37

  34. Emanuela, già. Altro fare, purtroppo…
    :-*

    Commento di Placida Signora - 31 Gennaio 2008 12:32

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