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Er Pupo dell’Aracèli

di Placida Signora - 19 Dicembre 2007

Un’antica favola in attesa di lieto fine 
piranesi.jpg
(Piranesi, Chiesa dell’AraCoeli, 1770 ca)

Era la fine del Quattrocento.
Un frate francescano, trovandosi a Gerusalemme nell’Orto dei Getsemani, raccolse un pezzo di legno d’ulivo e – colto da improvvisa ispirazione - ne intagliò la figura a grandezza naturale di un neonato: voleva raffigurare il Bambin Gesù, ma quando fu il momento di dipingergli il volto si rese conto che non sarebbe stato in grado di farcela da solo e così, prima di addormentarsi, pregò di essere aiutato dai numi celesti.

Svegliandosi la mattina dopo vide il bambinello non solo completamente dipinto (dagli Angeli, ovviamente), ma anche stretto in fasce  come ogni neonato che si rispetti; solo che quelle erano di finissimo tessuto dorato.

Nel ‘500 lo portò con sé nel viaggio per mare che avrebbe dovuto condurlo a Roma, ma una tempesta fece affondare la nave; il Bambinello però riuscì prodigiosamente a raggiungere una spiaggia del Tirreno e da lì la chiesa dell’Ara Coeli, dove divenne immediatamente amatissimo oggetto di culto popolare.

Ridonava la salute ai malati, quell’infante di legno che i romani chiamarono da subitoer Pupo dell’Aracèli”; si diceva  che, portato al cospetto d’un moribondo, le sue piccole labbra si colorassero di rosso vivo in caso di guarigione, o impallidissero sino a diventar bianche se non c’era nulla da fare. Ma il più delle volte, guariva.

Il Principe di Torlonia gli mise a disposizione una lussuosa carrozza che a gran velocità, a qualunque ora del giorno e della notte, attraversava le strade romane accompagnando il Bambino al domicilio dei malati più gravi.

Una di questi, giovane e ricca straniera, lo volle sempre con sé: fece fare una copia perfetta della statuetta e quando i frati tornarono a riprendere il pupo, gliela consegnò.
Questi non si accorsero dello scambio, ma la stessa notte il portone della chiesa venne percosso da un bussare violentissimo; corsi ad aprire, i frati si trovarono di fronte un neonato piangente: il loro Bambino, quello autentico, che era tornato a casa da solo.

Col passare del tempo le sue fasce si coprirono di gioielli e pietre preziose, tutti ex voto; questo ovviamente ispirava pensieri poco santi tanto che i diaristi della chiesa dovettero più volte annotare tentativi di furto andati a vuoto, o altri riusciti, come quelli del Natale del 1738 quando il Bambino, porto ai fedeli perché potessero baciarlo, tornò fra le mani del Celebrante quasi spoglio dei preziosi, staccati a morsi da baci troppo entusiasti.

Continuando i miracoli, aumentò la fama del Pupo; iniziarono ad arrivare lettere da ogni nazione, scritte soprattutto da piccoli malati che imploravano la grazia. Divenne ovunque simbolo di serenità: un culto affettuoso, dominato dalla tenerezza, che andava e va al di là del senso religioso.
Quel Bimbo è soprattutto un bambino,  l’Indifeso che difende i più deboli: chi infatti è più debole di un malato? 

Tutto questo sino al febbraio del 1994, quando qualcuno decise di rubarlo; la notizia del  “rapimento” finì sulle pagine dei giornali e nei notiziari di tutto mondo. Persino la Criminalità Organizzata si mise in moto, per tentare di ritrovarlo: ma inutilmente.

Sono passati 13 anni, e di lui non si hanno ancora notizie; quello che vediamo ora è una copia.
Però le preghiere non smettono, nemmeno la fede.
Forse rimane la speranza che er Pupo dell’Ara Coeli ritorni come secoli prima da solo, bussando un’altra volta fortissimo a quel portone, in un nuovo miracolo. 

©Mitì Vigliero      

PS. Nei commenti si è deciso che forse non torna perché ha paura di questo  ;-D

37 Commenti »

  1. I furti d’arte fanno sempre male, ma questo l’ha fatto di più.

    Commento di Beppe - 19 Dicembre 2007 10:39

  2. Beppe, vero. Chissà perché sono convinta che chi l’ha rubato non sapeva cosa stesse portando via; non credo a un furto su commissione, nessun “criminale organizzato” avrebbe accettato di farlo, sarebbe stato come trafugare il sangue di san gennaro. :-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 10:58

  3. Ho sempre pensato che quel furto fosse su commissione, magari ora si trova in qualche collezione privata, o addirittura all’estero, se fosse ancora a Roma come spero, con qualche “spiata” sarebbe venuto fuori, ma sono solo mie supposizioni. Buon tutto, tutto il giorno Miti’.

    Commento di mimosa fiorita - 19 Dicembre 2007 10:59

  4. Mimosa, credo interessassero le pietre del vestito, più che l’opera d’arte in sé. A meno che non sia stato qualche folle(come quelli che vogliono perennemente rubare la sindone…).
    Buon tutto anche a te, ninìn :-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 11:02

  5. da….Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma di Luigi Zanazzo

    I SANTARI.
    I Santari o Pupazzari sui gradini delle chiese offrivano il Santo di cui si solennizzava la festa:
    — Un ber San Luviggi!
    — Un ber San Filippo!
    — Un sòrdo la vera e mmiracolosa immaggina de la Madonna der Càrmine! ecc., ecc.
    Sulla scalinata della Chiesa dell’Aracoeli, in tempo di Natale:
    — Un sòrdo la vera immagina miracolosa der santo Bambino!
    — Un sòrdo un bambinello!

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 11:10

  6. Proprio vero, un culto affettuoso, dominato dalla tenerezza, che andava e va al di là del senso religioso.
    Tempo fa sono salito su all’AraCoeli per la prima volta [essì, mi mancano un sacco di luoghi della Romacristiana...]e mi sono trovato davanti alla copia e al cartello che spiagava il “fattaccio”.
    Ecco, pure io, irrecuperabile senzadio, ho chiaramente percepito un sentimento di affetto più che di fede. Qualcosa di commovente.
    E mi sono sentito orfano di qualcosa…

    Commento di Antar - 19 Dicembre 2007 11:21

  7. Bè uno che ruba un “oggetto” del genere solo rogne può avere nella vita

    Commento di Luca - 19 Dicembre 2007 11:24

  8. Sarà in qualche cassaforte… è un po’ difficile che il pupo riesca ad uscire.

    Commento di Brigida - 19 Dicembre 2007 11:25

  9. da … Tutti i sonetti romaneschi …di Giuseppe Gioacchino Belli

    Er legno a vvittura

    Eh ttrotta p’er tu’ cristo che tte strozza:
    ch’edè sto trainanà 1 da cataletto?
    Varda che bbestie da vennesse 2 in ghetto!
    Nun pareno somari de la mozza? 3
    Sai cuant’è mmejjo de marcià in carretto,
    che dd’annà a spasso drent’a sta carrozza?
    Se discurre che ggià cquela 4 barrozza,
    va’, 5 cc’è ppassat’avanti un mijjo netto!
    Io che ccucchiere sei me sce 6 strasecolo;
    e mme fa spesce a mmé dde padron Fabbio,
    pozzi campà ccent’anni men’un zecolo.
    Su, sfrusta ste carogne senza peli,
    che ppare che ccarreggino lo stabbio
    o pportino er bambin de la Resceli. 7
    In vettura da Nepi a Monte Rosi,
    Der medemo - 13 novembre 1832

    1 Quel moto lento e nauseante de’ legni che van piano. 2 Vendersi. 3 Vendemmia. 4 Quella. Onde ben
    pronunziare la quantità di questa parola, conviene quasi formare un piede dattilo tra essa e la precedente: giā cquelă. 5 Guarda, vedi. 6 Mi ci. 7 Gli zoccolanti di S. Maria in Aracoeli sul Campidoglio conducono, chiamati,
    un miracoloso Cristo in fasce gemmate ai moribondi per ultima medicina; e vanno a quel mercato in una
    vettura a lentissimo passo.

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 11:26

  10. Roger, pensa che ho un’immaginetta del 1800 col Pupo. trovata in un libro antico comprato su una bancarella. Il “lentissimo passo” la carrozza lo teneva al ritorno, in caso di morte.

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 12:28

  11. Antar, vero, senso di “defraudamento”. l’Ara Coeli è una delle chiese che mi piacciono di più a Roma. Peccato quel mostro di ascensore che le han costruito a fianco…:-(

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 12:29

  12. Luca, già. Sarebbe bello saperlo…;-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 12:30

  13. Brigida, non è più tempo di miracoli…:-)*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 12:30

  14. azzardo un ipotesi…

    forse se ne è andato di sua volontà,magari avvertito da “qualcuno”,pensando che ,un giorno sarebbe cresciuto e qualcuno avrebbe tentato di metterlo “agli arresti domiciliari”,siccome era ormai diventato un….BAMBOCCIONE

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 12:42

  15. certo che la tua è proprio una fortuna sfacciata…non ti bastava il libro antico…..anche l’immaginetta del 1800 ci trovi…. mi vien da dir….CHE…CU….ehm….LATO B….

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 12:57

  16. [pozzi campà ccent’anni men’un zecolo è sublime]
    Io l’ascensore da vicino ancora non l’ho visto. Ma già da lontano fa abbastanza “rate” [come si dice da queste parti].

    Commento di Antar - 19 Dicembre 2007 13:16

  17. Antar, eccolo:
    http://www.flickr.com/photos/kalispera2007/2049785503/

    (secondo me er Pupo non torna perché gli fa impressione) ;-D

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 14:12

  18. che è quel coso….????
    ORRENDO……..

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 14:57

  19. OH por Pupettin!

    Non la sapevo neanche questa:
    Grande Mitì, come sempre

    Commento di Rosy - 19 Dicembre 2007 15:04

  20. Roger, eh…da rabbrividire, vero? I Faraoni han lasciato le piramidi, il Sindaco attuale gli ascensori (e altre horrevolezze stile guscio ara pacis…) :-(

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 15:07

  21. Rosy, è una storia tipicamente romana :-)*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 15:07

  22. Ciao Mitì, bellissimo post
    un bacio :*

    Commento di Baol - 19 Dicembre 2007 15:49

  23. Baol, ricambio, teso’! :-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 15:52

  24. il minimo che si può augurare agli autori di simili “horrevolezze” è di rimanervi rinchiusi come lo Julien del film “Ascensore per il patibolo”,che per eliminare una prova della sua colpevolezza in un omicidio,vi rimane chiuso dentro e viene catturato dalla polizia….

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 17:41

  25. Dice che questi, almeno, sono smontabili.
    Certo, come diceva nonnobonanima, in Italia non c’e niente di più definitivo delle cose provvisorie

    Commento di Antar - 19 Dicembre 2007 18:53

  26. Propendo per il collezionista pazzo. Doveva fare il presepe e gli mancava la statuina centrale.
    Sono d’accordo con Luca: chi ruba un qualcosa che qualcuno, chiunque esso sia, reputa sacro, non può che attirarsi delle sf***e…

    Commento di Cristella - 19 Dicembre 2007 19:07

  27. rubare in chiesa opere d’arte sacra e in special modo cose che possono operar miracoli puo costar molto caro al ladro…
    e noi a Prato ne abbiamo una prova visibile sul Duomo dove è custodito il Sacro Cingolo (la cintura della Madonna)
    tratto da Wikipedia

    La leggenda narra che il canonico pistoiese Musciattino abbia tentato di impadronirsi della reliquia della Cintola, per portarla nella propria città. Quando però uscì da Prato, si perse nella nebbia che avvolgeva la campagna circostante e, senza rendersene conto, tornò al punto di partenza. Credendo di essere giunto a Pistoia, gridò alle porte della città: “Aprite, aprite Pistoiesi: ho la Cintola de’ Pratesi!”.

    Il ladro venne così catturato, condannato al taglio della mano destra, e successivamente al rogo. Si narra inoltre che, dopo che in piazza del Duomo gli fu mozzata la mano, la folla inferocita abbia scagliato l’arto tagliato verso la chiesa, cosicché esso abbia lasciato su una pietra una macchia di sangue a forma di mano. Tale segno è visibile ancora oggi sulla pietra dell’angolo in alto a sinistra della seconda porta (quella più vicina al campanile) del fianco destro della Cattedrale.

    qui la foto

    http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:La_mano_di_Musciatto.jpg

    Commento di roger - 19 Dicembre 2007 19:37

  28. furti del genere sono meschine sottrazioni alla fede popolare

    Commento di skip - 19 Dicembre 2007 19:59

  29. Antar, nonno aveva capito tutto…:-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 20:46

  30. Cristella, eh, ripeto, mi piacerebbe tanto saperlo. Ma proprio tanto…;-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 20:47

  31. Roger, cavoli! Conoscevo la storia ma non avevo mai visto la mano! :-)

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 20:48

  32. Skip, meschine è la parola esatta. :-*

    Commento di Placida Signora - 19 Dicembre 2007 20:50

  33. Molto interessante!
    Se è stato capace di salvarsi dal naufragio e tornare da solo dalla casa della nobildonna sarà in grado anche stavolta di trovare la strada giusta.
    Si sarà preso una “pausa di riflessione”?…

    Commento di esperimento - 19 Dicembre 2007 22:39

  34. Ciao Mitì, se vieni sul mio blog c’è un “premio” per te, spero ti faccia piacere :)

    Commento di Baol - 20 Dicembre 2007 00:27

  35. ma.. e il povero frate che lo intagliò colò a picco insieme alla nave?

    Commento di pispa - 20 Dicembre 2007 06:58

  36. In italia i furti d’arte sono la prassi. Ne abbiamo talmente tante, di opere! Qualcuno sostiene che in italia vi sia il 50% delle opere d’arte, senza parlare dei mobili: tenere a bada tutto non è davvero possibile.

    Ciao PS, all the best per un tuo ottimo 2008 e oltre! :-)*

    Commento di Brian - 20 Dicembre 2007 10:45

  37. sempre interessante leggerti ciao

    Commento di caravaggio - 21 Dicembre 2007 08:32

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