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Il Ceppo di Natale

di Placida Signora - 3 Dicembre 2007

Un’antica tradizione dimenticata 

Un tempo - quando in ogni casa vi era un camino - a Natale si svolgeva il rituale del “ceppo”, tradizione d’origine nordica legata al dio Thor e alla sua pianta sacra, la quercia; la luce emanata dal ciocco di legno bruciante per tutta la notte durante il solstizio d’inverno, serviva ad allontanare la negatività del buio e del freddo, simboleggiando il calore vitale del sole.
Il Cristianesimo vide nel ciocco - “albero della vita e del sole” - la figura salvifica e vitale del Cristo.

Il rito variava da regione a regione.

A Milano, ad esempio, il capofamiglia prendeva fra le braccia il ciocco come fosse un bambino e lo poneva nel camino accendendolo con una fascina di ginepro benedetto.
Poi versava del vino in un bicchiere, ne rovesciava un po’ sulle fiamme, beveva un sorso del rimanente e lo passava a tutti i membri della famiglia; a quel punto gettava una moneta sul ceppo ardente e ne donava un’altra a tutti i familiari.
Infine da tre grandi pani (antenati del panettone) tagliava una fettina che veniva messa accuratamente da parte per essere data come “medicina” a chi, durante l’anno, si ammalava.

In Romagna invece, prima di recarsi alla Messa di Mezzanotte, si ponevano di fronte al camino ove ardeva “el zòc ed Nadèltre sedie vuote e si lasciava la tavola apparecchiata con i resti del cenone: questo perché, in assenza degli abitanti, in casa sarebbe arrivata la Sacra Famiglia e avrebbe così potuto riscaldarsi e ristorarsi.

A Cervia il ceppo (scelto il 25 novembre, Santa Caterina) veniva spruzzato di acqua benedetta per togliergli ogni parvenza di paganesimo e lo si lasciava bruciare per tutta la Notte Santa. La mattina dopo il capofamiglia raccoglieva la cenere e la spargeva attorno alle piante per renderle più fertili, mentre nel Fabrianese la cenere era sparsa solo sulle viti per preservarle dai bruchi (detti “rughe”); obbligatorio però recitare, durante l’operazione:
Vite, vite, n’t’arrugà/ ché la cennora te reco / dello ciocco de Natà”.

Se in Val di Chiana (Arezzo), ogni famiglia si radunava davanti al ceppo bruciante tenendosi per mano e cantando in vernacolo lo scongiuro: “Sia felice il ceppo/ domani è il giorno del pane/ ogni grazia entri in questa casa/ le donne, le capre, le pecore figlieranno/ abbonderanno grano e farina e vino”, a Teramo si bendavano i bimbi e, conducendoli davanti al “tecchio” ardente, gli si faceva picchiar su con le molle esprimendo desideri.
A mezzanotte sul ceppo venivano gettati - uno alla volta - 12 chicchi di grano, simboleggianti i mesi dell’anno; se il chicco bruciava volando all’insù, il prezzo del frumento sarebbe salito; se andava all’ingiù, sarebbe rimasto invariato.

In Val d’Aosta i carboni lasciati dal ciocco venivano messi in un sacchetto di lino e usati per guarire malattie della pelle di umani e animali col semplice sfregamento in loco.

E infine in Liguria la cenere del “çéppu” (possibilmente d’alloro, pianta magica nemica delle tempeste) era sparsa il 6 gennaio negli angoli della casa e sui davanzali per allontanare “béghe, ratélle, mugugni e tròn”, ossia grane, litigi, proteste e tuoni.

©Mitì Vigliero

56 Commenti »

  1. non la conoscevo…… ma Tròn credo sia la parola più onomatopeica del mondo:)

    Commento di Luca - 3 Dicembre 2007 11:12

  2. Luca, ora rimane soprattutto come dolce al cioccolato, il “tronco di Natale”…:-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 11:14

  3. Non conoscevo neanch’io questa tradizione
    e mi ha fatto piacere saperlo. Grazie a
    te Miti’soprattutto quando parli della
    mia Genova che ho lasciato anni fa ma
    che ho sempre nel cuore. Un abbraccio
    Tittieco.

    Commento di tittieco - 3 Dicembre 2007 11:39

  4. il giorno del Ceppo a Firenze era il 26 Dicembre… ed a giudicare dai testi che ho trovato era un Ceppo un pò alternativo…

    Innumerevoli erano le feste e le festicine che la mattina di Ceppo si facevano in Firenze. Tutta la popolazione era
    nelle vie, e si vedeva chiaramente che quel giorno era festa solenne.
    Per antica consuetudine, fra le altre cerimonie che si facevano per Natale, v’era quella che la compagnia de’
    Buonomini di San Bonaventura, si recava processionando dalla chiesa di Santa Croce fino alla cappella che tuttora
    esiste nelle carceri del Bargello. Dopo la messa, che veniva celebrata, i Buonomini liberavano colle loro elemosine
    una quantità di carcerati “che vi eran ritenuti per le spese.” I prigionieri liberati uscivano in mezzo alla compagnia
    con la solita ciocca d’olivo in mano.
    Un’altra cerimonia solenne avveniva con grande pompa nella basilica di San Lorenzo, e consisteva nella comunione
    che vi facevano i cavalieri di Santo Stefano vestiti in cappa magna, ed armati come quando sulle galere
    combattevano contro i

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 11:40

  5. tutto tratto da qui….

    Giuseppe Conti
    Firenze vecchia
    storia, cronaca aneddotica, costumi
    1799-1859

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 11:42

  6. Tittieco, ma ogni tanto ci torni? :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 11:44

  7. Roger, il sistema non prende i commenti troppo lunghi…

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 11:47

  8. Non ho memoria di questo rituale del ceppo,ma ricordo con tenerezza e nostalgia quando davanti al fuoco, i miei nonni ci raccontavano storie e fatti accaduti anni e anni prima,il profumo della bruschetta, delle castagne, e della pignata “tegame di terracotta” dove si cuocevano i fagioli, perche’ cotti sul fuoco del camino e nella pignata “in ciociaria si chiama cosi’” erano piu’ buoni.Mi sa’ che sono andata fuori tema oggi! Ciao dolce Miti’;@)

    Commento di mimosa fiorita - 3 Dicembre 2007 11:48

  9. era un ceppo pesante…..
    diciamo era “ceppalonico”…..

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 11:51

  10. Mimosa, i ricordi che nascono leggendo non sono mai fuori tema :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 11:54

  11. Nell’ accensione del ceppo, che rimane sul focolare fino a Capodanno, si fondono due elementi propiziatori: il valore del fuoco, immagine del sole, e il simbolico consumarsi del vecchio anno con tutto ciò che di male vi si era accumulato.
    Anticamente a Genova, il ceppo natalizio veniva offerto al Doge dalle genti della montagna in una pittoresca cerimonia pubblica chiamata col bellissimo nome di “confuoco”, il Doge poi versava sul tronco vino e confetti tra la gioia dei presenti.
    San Bernardino invece si scagliava sia contro chi buttava vino sul ceppo, o si serviva del ceppo per scongiurare le tempeste.
    Entrambe gli usi si sono conservati in Abruzzo fino ai tempi moderni. In Puglia si crede che l’ accensione del ceppo simboleggi la distruzione del peccato originale.
    Alcuni spiegano l’ aspersione col vino, col ricordo del sangue di Cristo.
    A Polena, in Abruzzo, si mettono ad ardere tredici piccoli legni “in memoria di Cristo e degli apostoli”.
    A Isernia il capo di casa benedice il ceppo con l’ acqua santa, mentre i familiari gridano “viva Gesù”.
    Nella notte di Natale si crede avvengano prodigi e incantesimi, e che solo in essa si possano trasmettere segreti e scongiuri per guarire gravi malattie.

    San Bernardino…non era ceppalonico..

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 11:58

  12. Noi lo facciamo ancora quando ci troviamo tutti insieme su in campagna. Il ceppo lo sceglie papà, è enorme, brucia per ore e guai a lasciarlo spegnere prima che sia tutto cenere!! Finco a quando avrà un camino a disposizione la mia famiglia continuerà questa tradizione. (Ma secondo te perché scrivo in rima, stamattina?) ;oD

    Commento di ZiaPaperina - 3 Dicembre 2007 12:07

  13. Che belle tradizioni…
    Come sempre GRAZIE Mitì…

    P.S. Ti ho scritto una mail (su gmail).

    Un abbraccio, a presto!!! ;-)

    Commento di AndreA - 3 Dicembre 2007 12:13

  14. Sempre bello qui! a Milano, in seguito, la tradizione di conservare una fetta di panettone fino a San Biagio per preservare dal mal di gola permane. Il concetto è che preservare il dolce è come un fioretto contro il peccato di gola. Anche se oggi con l’invasione dei panettoni (una volta ce ne era uno a Natale punto) e l’avvento dei frezzer… la cosa fa solo ridere!
    :) z

    Commento di zop - 3 Dicembre 2007 12:16

  15. Roger, sì, il confeugo è una bellissima tradizione che dura ancora. :-)

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:18

  16. ZiaPaperina, forse perché senti la “poesia del Natale”? ;-**

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:18

  17. Questa mi mancava! ;-)***

    Commento di Princy60 - 3 Dicembre 2007 12:21

  18. da noi in Toscana ceppo ha preso nel tempo anche altri significati

    di solito verso Natale non è raro sentirsi dire….”Che ti hanno fatto di ceppo..?”…in questo caso significa REGALO..
    poi…

    “…è sordo come un ceppo”…per descrivere qualcuno che non ci sente molto bene…deriva dal fatto che il ceppo di legno essendo duro e compatto se percosso emetteva rumori sordi…e con tonalità basse

    od anche….”che ceppa che ha…” detto di solito per descrivere qualcuno con un bel testone…variante di ceppa , ma meno usato,…ceppicone….

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 12:23

  19. Vedo che le tradizioni pagane sono uguali un pò per tutti! Sono contenta che anche qui in Liguria si usava bruciare il ciocco. Io lo farei ma sono troppo pericolosa con il fuoco…
    Però potrei preparare un tronco dolce da cremare, pardon, mangiarsi in un sol boccone. Uhm ci penserò.

    Commento di Krishel - 3 Dicembre 2007 12:29

  20. http://www.thebookofdays.com/months/dec/images/yule_log.jpg

    Commento di Solitaire - 3 Dicembre 2007 12:42

  21. Andrea, a vigliero@gmail? non ho trovato niente…:-(

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:42

  22. Zop, con nonna milanese, quel pezzetto di panettone lo tengo ogni anno. Poi me lo dimentico, ovviamente ;-D*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:44

  23. Princy, voi avete il camino? sarebbe da fare! :-)*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:44

  24. Kishel, sì, credo sia meno pericoloso (tranne che per la linea, ma a Natale è concesso) il dolce cioccolato-crema…
    ;-D*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:45

  25. Solitaire, che bella immagine, grazie! :-***

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:47

  26. Sono ormai tre anni buoni che non rivedo Genova, anche perche’ non ho piu’ nessun parente mi restano soltanto due amiche d’infanzia con le quali ho dei contatti, in particolare con una di loro Grazie per avermelo chiesto Miti’ qualche giorno ti scrivo perchè credo che abbiamo una conoscenza in comune Un saluto Tittieco.

    Commento di tittieco - 3 Dicembre 2007 12:50

  27. Tittieco, scrivi quando vuoi! :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 12:52

  28. c’era una volta…..

    http://www.ostemeraviglioso.it/pages/una_volta.html

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 13:12

  29. Nella casa che avevo a catania c’era il camino che io accendevo ogni anno per tigna, con il risultato che in casa mia tra termosifoni e fuoco c’era una temperatura tropicale… ma mi piaceva da morire :-***

    Bellisime queste antiche tradizioni.

    Commento di rosidue - 3 Dicembre 2007 13:19

  30. Bè il tronchetto di natale …allora vieni nel mio carruggio:)

    Commento di Luca - 3 Dicembre 2007 13:31

  31. In Liguria, da noi nell’estremo Ponente, che io sappia non c’è alcun rito particolare. Ce n’erano alcuni per il fuoco di San Giovanni.
    In alcuni paesi della val Nervia il fuoco dura da Natale all’Epifania. Ad Apricale l’anno scorso hanno indetto un concorso internazionale per un progetto di braciere per il fuoco di Natale. Così adesso hanno un fuoco d’autore. Dovrei avere la foto.

    Commento di Alberto - 3 Dicembre 2007 14:10

  32. Una mia vecchia zia il 25 Dicembre lo chiamava “I’ ceppo”. La parola Natale, nonostante fosse molto devota, davvero non gli veniva ! :-)

    Commento di S.B. - 3 Dicembre 2007 14:23

  33. Rosidue, io sogno da sempre una casa in città col camino…ma mi sa che devo tenermi la voglia :-)

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 14:37

  34. Luca, lo immagino! Chissà che meraviglia…:-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 14:37

  35. Alberto, mi piace l’idea del fuoco d’autore :-)

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 14:38

  36. SB, ma in quella parola c’era tutto Natale :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 14:39

  37. Mi dimenticavo, un’antica parola in ligure che significa Natale “deneaa”.

    Commento di Alberto - 3 Dicembre 2007 14:40

  38. Questa è una tradizione a me del tutto sconosciuta…
    Adesso chissà cosa potrebbe sostituire il ceppo… Un pezzo di carta acceso con la fiammella della caldaia?
    Io sono dell’idea che la tecnologia e annesse comodità, da un lato ci hanno facilitato la vita, ma dall’altro l’hanno resa meno romantica…

    Commento di Lupo Sordo - 3 Dicembre 2007 15:19

  39. Di sicuro a Genova non rovesciavano nemmeno un sorso di vino nelle fiamme!!! - Pensando al presente e al futuro, sui blog a che tradizioni vogliamo dar vita…?

    Commento di Orazio - 3 Dicembre 2007 15:37

  40. il legno, poi, così legato alla figura del falegname, mestiere di Giuseppe, il mestiere del creatore, così tanto presente in mitologie di quasi ogni luogo del mondo…in romagnolo, poi zòc sta anche, similmente all’italiano, per testone o zuccone…ciao carissima. bonaventura.

    Commento di gianluca - 3 Dicembre 2007 17:21

  41. ah, il commento di orazio qui sopra, mi fa sorridere e pensare a mio nonno, che diceva, quando qualcuno versava qualche goccio di vino fuori del bicchiere, “la m va via ‘na stila ad sangue” (è come se perdessi una goccia di sangue). anche lui sarebbe inorridito davanti al rito del vino nel fuoco… :)

    Commento di gianluca - 3 Dicembre 2007 17:23

  42. Alberto, deneaa…che origine ha? :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 17:55

  43. Lupo, effettivamente mantenere nelle case l’uso dei camini (oltre il riscaldamento, ovvio) sarebbe stata cosa buona…anche come risparmio energetico (oltre che come “affetto”)

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 17:56

  44. Orazio, ;-D! Quali tradizioni qui nei blog? Sai che ora non mi viene in mente nulla? Qualche idea? :-*

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 17:58

  45. Gianluca, anche a Genova si dice “duro come un ciocco” per indicare un testone…;-)

    Commento di Placida Signora - 3 Dicembre 2007 17:58

  46. Da me si fa ancora. Per fortuna ho un camino grande in sala e uno più piccolo in cucina così, come quando ero bambina, mi piace vedere il bel ceppo di Natale che arde e spande il suo profumo per la casa.

    Grazie per questi ricordi MitÌ

    Commento di Rosy - 3 Dicembre 2007 18:01

  47. vorrei essere come un Ceppo di Natale il giorno dopo l’Epifania…..non per essere cenere…..ma perchè sicuramente avrei smesso di FUMARE….che sicuramente è cosa molto buona
    …fumo troppo…. :L####

    Commento di roger - 3 Dicembre 2007 18:21

  48. Dal Dizionario Romagnolo Ragionato di Gianni Quondamatteo.
    “E’ zòc ad Nadèl” durava fino alla Pasquèla (l’epifania)senza mai spegnersi. Qualche avanzo del ciocco di Natale si conservava per esporre sotto la grondaia della casa; si pensava che fugasse le nubi temporalesche. C’era anche un costume amoroso: il giovane pretendente esprimeva il suo sentimento e le sue intenzioni ponendo un zòc sull’uscio della ragazza. Se costei lo ritirava in casa, accettava la corte; se lo rimuoveva gettandolo lontano, il ragazzo doveva ritenersi respinto. Quando il ceppo, al fuoco, soffiava forte, valeva la credenza popolare che preannunciasse la visita di parenti.

    Commento di Cristella - 3 Dicembre 2007 18:25

  49. Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco…..

    Commento di CEPPO PASQUALE - 3 Dicembre 2007 18:26

  50. Ah, dimenticavo i miei più cari saluti alla mitica Mitì, che tratta sempre argomenti che stanno sulla mia stessa lunghezza d’onda. :)

    Commento di Cristella - 3 Dicembre 2007 18:27

  51. questa mi è tornata in mente ora…. da dire davanti al caminetto acceso…

    Fuoco fuocherello, la fiamma traballa, il bue è nella stalla, insieme all’asinello…… è nato il bambinello.

    Commento di CEPPOROGER - 3 Dicembre 2007 19:02

  52. solo un saluto (perdona la latitanza: succede che anch’io, ogni tanto, m’inceppi!)

    Commento di gabryella - 3 Dicembre 2007 19:50

  53. Nell’antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, ed era un periodo dove si viveva in pace, si scambiavano i doni e si facevano sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d’inverno. Nel 274 d.C. l’imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sole. E’ da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l’anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi e strade; quindi il Natale dei nostri giorni deriva sia da tradizioni borghesi del secolo scorso con simboli e usanze di origine pagana e cristiana.

    a forza di parlare di ceppi, mi avete fatto venire la voglia di riattivare il camino, credo che però dovrò dare lo sfratto a qualche piccione…

    Commento di skip - 3 Dicembre 2007 19:57

  54. Placida proprio non lo so. C’era anche un proverbio con questo nome. Quando sono in Liguria me lo faccio ripetere perché non lo ricordo bene.

    Commento di Alberto - 3 Dicembre 2007 20:51

  55. Io che sono tradizionalista e mangio il panettone solo a Natale, faccio l’albero e il presepe l’8 dicembre e li tolgo alla Befana, purtroppo non so nulla del ceppo…mi fa venire in mente solo il dolce, che comunque è buono. Ciao cara, grazie per questo bel post che mi ha fatto venir veramente voglia di Festa.

    Commento di Juliaset - 3 Dicembre 2007 22:46

  56. [...] i “Cantori delle Tradizioni” ce, fra l’altro, cantano “E’ zoc ad Nadèl” (ti dice qualcosa, Mitì?), una canzone romagnola di 200 anni [...]

    Pingback di Placida Signora » Blog Archive » BlogConcerto di Natale - 11 Dicembre 2007 11:34

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