di Placida Signora - 20 Novembre 2007
Quella che dicono che è finita ;-)
Le torte salate in Liguria hanno origini antiche; il letterato Ortensio Lando (Milano, 1512-Venezia, 1553), compilò il Commentario delle più notabili et monstruose cose d’Italia, al quale aggiunse un Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevano.
In quest’opera il Lando menziona le genovesi “torte pasqualinhe, di verdure o d’altro vario contenuto” , soprannominate “torte gattafure” perché le gatte volentieri “le furano, et vaghe ne sono“; ma “vago” ne era pure lui, visto che nel testo dichiarò “a me piacquero più che all’orso il mele o le pere moscatelle“.
Le torte salate nacquero al solito per motivi meramente economici legati alla celebre “praticità parsimoniosa” ligure; con poco e vario materiale (e quindi poche palanche), si poteva creare un piatto unico, appetitoso e nutriente, buono da mangiare sia caldo che freddo standosene seduti a tavola, in barca, o in piedi appoggiati a uno scoglio. Continua »
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di Placida Signora - 19 Novembre 2007
Quando le Genovesi si arrabbiano
A Genova si trova la splendida Commenda di San Giovanni, uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia della città.
L’edificio religioso nacque nell’XI secolo per volere dei cavalieri gerosolimitani (futuro Ordine di Malta) che lo vollero per un duplice scopo; quello di fungere da “stazione marittima” che radunasse i pellegrini e i crociati in partenza per la Terrasanta, e quello di Ospedale per i forestieri che lì trovavano accoglienza sia per essere guariti, sia per trascorrere la quarantena se sospettati di malattie epidemiche.
Certamente non era un luogo tranquillo; infatti il quartiere dove si trova è quello di Prè, che già da allora non godeva buona fama; immerso nel centro storico, vicinissimo al porto, quella città vecchia da sempre cantata e conosciuta come residenza fissa di figuri più o meno raccomandabili. Continua »
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di Placida Signora - 18 Novembre 2007
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di Placida Signora - 17 Novembre 2007
Queste belle fotografie dell’archivio Gettyimages pubblicate da Repubblica.it risvegliano ricordi in bianco e nero di giochi d’infanzia.
Tanti mi sono estremamente familiari; le tante sederate prese al parco del Valentino cadendo dai pattini (foto 2), sulle discesine attorno la Fontana delle Stagioni…
E poi le bambole coi servizi da tè (foto 10), il Meccano (foto 22), cavalluccio (foto 13), l’hulahop (foto 1), Campana (foto 7) e pallamuro (foto 13), lanciata a ripetizione recitando filastrocche surreali.
Questo invece (foto 25) non so che sia… Una specie di Campana?
Di girandole (foto 3) ne ho ancora una, piantata in un vaso di gardenie sul terrazzo. Continua »
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di Placida Signora - 16 Novembre 2007
Proverbi e Modi di dire
In questa vita frenetica si perde spesso il senso del tempo; nessuno ha più tempo da perdere, persino i sentimenti come l’amore e l’amicizia sono presi in considerazione spesso solo nei ritagli di tempo e la bella arte di ingannare il tempo nei momenti d’ozio è quasi dimenticata, così come il rammentare che in realtà non è la gente che ammazza il tempo, ma il tempo che ammazza la gente.
Il tempo stringe! pare esser divenuto il nostro motto di vita; perché il tempo vola, il tempo fugge e come la vita non s’arresta un’ora: ma soprattutto il tempo è denaro.
Perciò bisogna agire perennemente senza por tempo al mezzo, dato che son tempi bui, tempi duri occorre sempre produrre idee e cose che non lascino il tempo che trovano e che soprattutto siano innovative e non ricordino per nulla quelle che ormai han fatto il loro tempo. Continua »
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