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Il Lavoro

di Placida Signora - 26 Novembre 2007

Proverbi e Modi di Dire

Jerome diceva: “Mi piace il lavoro, anzi ne sono innamorato. Posso star seduto a contemplarlo ore e ore”.

Ammettiamolo, lavorare per l’uomo non è mai un sollazzo; in fondo c’è sempre di mezzo il ricordo della maledizione che, a causa del “lavoro di fino” che compì il Serpente quando “si lavorò” quella stupidona di Eva, il Padreterno scagliò su Adamo cacciandolo dall’Eden: “In sudore vultus tui vesceris panem tuum”.

Perciò il lavoro è da sempre collegato direttamente al nostro stomaco; si sa che “chi non lavora non mangia” e i tedeschi esortano i fannulloni dicendo “lavora, ché i piccioni arrostiti non volano sulla tavola!”; in Emilia sentenziano “chi si vergogna di lavorare abbia vergogna di mangiare” mentre per i cinesichi lavora con fatica mangerà con piacere”.

 “Il lavoro nobilita”, ma è faticoso; “lavorare come un mulo” sino a “spezzarsi la schiena” può rendere così stanchi da impedire ogni altro piacevole svago; arrivati a sera non si sogna altro che mangiare quel biblico “pane guadagnato col sudore della fronte” per poi filare a letto a dormire, evitando magari anche ogni biblico contatto col legittimo consorte: “dove si lavora, Monna Venere non posa”.

Per chi lavora il giorno non è mai lungo” dicono i francesi, e i milanesi affermano “laurà con legria, l’è el mei mestee che ghe sia”, lavorare con gioia è il miglior mestiere: ovvio, se si è degli “addetti ai lavori” esperti e appagati, e il lavoro che si fa piace, non ci si annoia di sicuro.

Al contrario, esiste chi “ama il lavoro come il ladro la forca”, individui “senza arte né parte” che si limitano “a scaldare una sedia” senza combinare nulla, “rubando lo stipendio”.

Questi considerano ogni lavoro “ingrato” e aborrono l’idea anche solo metaforica di “sporcarsi le mani”.

A cattivo lavoratore ogni ascia è senza filo ”, dicono i valdostani; in Liguriachi non ha voglia di lavorare perde sempre l’ago e il ditale” mentre in Piemonte lo stesso concetto è esposto nell’antico detto reso famoso dal libro di Fruttero e Lucentini, “La donna della domenica”: “Cativa lavandera a tröva mai ‘na bôn-a pera”, la cattiva lavandaia non trova mai la pietra buona, adatta a fare il bucato.

E d’accordo che “nessuno nasce imparato”; infatti l’unico e solo modo per conoscere un qualunque mestiere per poi far carriera - perché “chi non sa fare, non sa comandare” - è iniziare a farlo “dalla gavetta”; “chi g’à ‘n mestiero ‘n man dapertuto trova pan” (Trentino).

Oggi pare invece che alcuni vogliano iniziare subito da un ufficio dotato di fantozziana “poltrona di pelle umana” e rifiutano ogni incarico con la scusa che è troppo umile; in Alto Adige, per definire questi lavoratori schizzinosi, per giustificarli si dice: “Ha trovato un capello sulla zappa”.
©Mitì Vigliero

Conoscete altri proverbi e modi di dire sul Lavoro?
***
Beppe: “Lavoro fatto di notte, non val tre pere cotte

 

LupoSordo: - Se lla fatija jéva bbona, lu medeche la dava pe cura - Se la fatica fosse stata buona, il medico l’avrebbe data per cura

ZiaPaperina: “Se un uomo ha fame, non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare

AndreaPerotti: A lavurá la vita l’è düra, ma la pagnòta l’è sicüra; Chi gh’a prèssa da finí un mistée, invéci da fall cui man la fa cui pée (chi ha fretta di finire un lavoro, invece di farlo con le mani lo fa coi piedi); Al catív lavuradúr, ògni sapa la ga da du­lúr.

SciuraPina: A Milano si dice “caneta de veder” (letteralmente canna di vetro o spina dorsale di vetro) per definire chi non vuole piegare la schiena per lavorare. Inoltre la “capitale” del lavoro ha coniato un detto volgarotto per indicare che chi lascia Milano lascia la possibilità di guadagnare: “Chi volta el cu a Milan, el volta el cu al pan

MimosaFiorita: Il lavoro nobilita l’uomo, e lo rende simile alla bestia.
E’ uno sporco lavoro… ma qualcuno deve pur farlo, ce lo dice sempre il poliziotto di guardia all’entrata dell’ufficio. A lavora’ e a paga’ c’e’ sempre tempo. E… chi non lavora non fa l’amore ce lo vogliamo mettere? Se ti viene voglia di lavorare, siediti, e aspetta che ti passi.

Roger: #  #  #  #  #

Skip: il lavoro non mi piace, non piace a nessuno,ma a me piace quel che c’è nel lavoro:la possibilità di trovare se stessi (J.Conrad)
Le 3 regole del lavoro:
1 Esci dalla confusione, trova semplicità
2 Dalla discordia, trova armonia
3 Nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole
(Albert Einstein)

Alessandra: Dialetto milanese: Per pacià el paciotta per bev el bevòtta l’è a laurà ch’el barbotta, credo si capisca: per mangiare mangia, per bere beve, ma è x lavorare che borbotta, che si lamenta…(continua)

Luca: (Liguria) Que de louà satime addossu loua ti che mi nu possu Voglia di lavorare saltami addosso lavora tu che io non posso

Catepol: “‘a mangiatura è vascia” diceva mio nonno (ma anche mio padre) letteralmente…non ha senso…
ma lo si dice qui a Vibo (continua)

Tantovale: “Travagghiari comu un curnutu” In Sicilia chi lavora troppo rischia uno scherzetto da parte della moglie, forse per quello c’è tanta disoccupazione?

Blimunda: Mio nonno, campione mondiale di strafalcioni, era famoso per stravolgere i proverbi, che spesso però, dopo il suo intervento, risultavano più calzanti dell’originale. Suo è “Il lavoro MOBILITA l’uomo” che a pensarci bene, in epoca di pendolarismo, del tutto sbagliato non era.

PaoloBeneforti: non dimenticherei la pregnante saggezza contadina che sottolinea la fatica del lavoro con l’immortale adagio “La terra è bassa” ;) (Pavese fu altrettanto conciso ma non così poetico.)

Cristella: Secondo un noto proverbio romagnolo pare che il mestiere più ricercato sia quello di Michelaccio: “E’ mistìr ad Michilàz, bé, magné e non fer un c***!” (continua e poi anche qui)

Dario: A Milano si dice anche: “O félé fa il tò mesté”. Significa: “Ragazzo, fai il tuo mestiere”. Lo si dice a chi si improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è esattamante in grado di svolgere. Vale come consiglio per tenere lontani gli inesperti da materie e lavori che non sono in grado di affrontare, ma anche in senso spregiativo, per sottolineare che è meglio che ciascuno si occupi delle cose di cui realmente è competente.

Gianluca: con agghiacciante mancanza di umorismo aggiungo “Arbeit macht frei”. non fosse altro, non lavorerei più per contraddire questa mostruosità.

Francesca: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Art.1 della Costituzione

48 Commenti »

  1. “Lavoro fatto di notte, non val tre pere cotte”

    Commento di Beppe - 26 Novembre 2007 10:57

  2. Beppe, perché si è stanchi e si fa male…Però la notte è l’unico momento in cui riesco a lavorare in santa pace
    ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 11:00

  3. - Se lla fatija jéva bbona, lu medeche la dava pe cura
    - Se la fatica fosse stata buona, il medico l’avrebbe data per cura

    Parole sante :D

    Commento di Lupo Sordo - 26 Novembre 2007 11:13

  4. Può andare bene “Se un uomo ha fame, non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare”?
    Buon lunedì tesoraaaa!! ;o***

    Commento di ZiaPaperina - 26 Novembre 2007 11:13

  5. Lupo, santissime! ;-DD

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 11:17

  6. A lavurá la vita l’è düra, ma la pagnòta l’è sicüra

    Chi gh’a prèssa da finí un mistée, invéci da fall cui man la fa cui pée

    Al catív lavuradúr, ògni sapa la ga da du­lúr

    :-)*

    Commento di Andrea Perotti - 26 Novembre 2007 11:17

  7. ZiaPaperina, va benissimo. Buon lunedì anche a te, stelìn! :-**

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 11:18

  8. Andrea, cosa vuol dire “sapa”? Zappa? :-*

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 11:19

  9. A Milano si dice “caneta de veder” (letteralmente canna di vetro o spina dorsale di vetro) per definire chi non vuole piegare la schiena per lavorare.
    Inoltre la “capitale” del lavoro ha coniato un detto volgarotto per indicare che chi lascia Milano lascia la possibilità di guadagnare: “Chi volta el cu a Milan, el volta el cu al pan”

    Commento di sciura pina - 26 Novembre 2007 11:28

  10. Il lavoro nobilita l’uomo, e lo rende simile alla bestia.
    E’ uno sporco lavoro… ma qualcuno deve pur farlo, ce lo dice sempre il poliziotto di guardia all’entrata dell’ufficio.
    A lavora’ e a paga’ c’e’ sempre tempo.
    E… chi non lavora non fa’ l’amore ce lo vogliamo mettere?
    Se ti viene voglia di lavorare, siediti, e aspetta che ti passi.;+)

    Commento di mimosa fiorita - 26 Novembre 2007 11:31

  11. Chi vuol lavor mal fatto, lo paghi innanzi tratto

    Chi lavora e non custode, assai tribola e poco gode

    Chi lavora non pecca….(su questo si potrebbero fare alcune eccezioni)

    Lavora come avessi a campare ognora; adora come avessi a morire allora

    Chi lavora fa la gobba, e chi ruba fa la robba….(attualissimo)

    ma se….. Il lavorare è un mezzo orare……allora è meglio…..Chi per altri òra, per sé lavora…..perchè….Non si sa mai per chi si lavora

    comunque…….E’ più fatica voler fare il signore senza sostanze che lavorar tutto il giorno

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 11:33

  12. poi ci sarebbe……il molto scorretto…nonchè AUTOCENSURATO sonetto

    Si lavora e si fatica
    per il pane e per la…(omissis)
    Si lavora tutto l’anno…
    ma la….(omissis)… un ce la danno..

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 11:40

  13. il lavoro non mi piace, non piace a nessuno,ma a me piace quel che c’è nel lavoro:la possibilità di trovare se stessi (J.Conrad)

    Le 3 regole del lavoro:
    1 Esci dalla confusione, trova semplicità
    2 Dalla discordia, trova armonia
    3 Nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole
    (Albert Einstein)

    Commento di skip - 26 Novembre 2007 11:43

  14. Dialetto milanese: Per pacià el paciotta per bev el bevòtta l’è a laurà ch’el barbotta, credo si capisca: per mangiare mangia, per bere beve, ma è x lavorare che borbotta, che si lamenta…
    Negli anni in cui dovevo farmi largo tra i tanti traduttori, pensavo: “ok, accettiamo questo lavoro riducendo un po’ la tariffa, già non elevatissima, per andare incontro alle esigenze del cliente, ma c’è un limite a tutto, “non si può certo lavorare per la gloria”, oltre allo scrupolo di voler fare una concorrenza leale … :))
    Sai raccontare ed incuriosire sempre molto bene, buona giornata Mitì!

    Commento di Alessandra - 26 Novembre 2007 11:48

  15. Que de louà satime addossu loua ti che mi nu possu
    Voglia di lavorare saltami addosso lavora tu che io non posso

    Commento di luca - 26 Novembre 2007 11:50

  16. lavorare stanca…ma se non lavori è meglio che inizi a correre…che son dolori…

    http://it.youtube.com/watch?v=jD45TQIfcoo

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 11:50

  17. Sì Mitì, sapa sta per zappa; nel proverbio significa che al “cattivo” lavoratore ogni zappa, ossia ogni strumento di lavoro, provoca dolore… quindi scusa per non lavorare!

    Commento di Andrea Perotti - 26 Novembre 2007 12:00

  18. “‘a mangiatura è vascia”
    diceva mio nonno (ma anche mio padre)
    letteralmente…non ha senso…
    ma lo si dice qui a Vibo
    quando chi non lavora e non si suda le cose che si ritrova davanti poi fa lo schizzinoso a tavola (come nella vita) e dice questo non mi piace, quuesto non mi va, questo non va bene ecc. ma continua a non contribuire e a non lavorare per ottenere quello che desidera.

    Commento di catepol - 26 Novembre 2007 12:29

  19. “Travagghiari comu un curnutu”

    In Sicilia chi lavora troppo rischia uno scherzetto da parte della moglie, forse per quello c’è tanta disoccupazione?
    :-)

    Commento di tantovale - 26 Novembre 2007 12:40

  20. per la lavoratrice notturna….liberamente adattata…a mò di monito.. :)))

    Non ti fidar
    di un lavoro a mezzanotte
    se c’è la luna non ti fidar
    perché perché
    la luna a mezzanotte
    riesce sempre a farti distrar
    non ti fidar di stelle galeotte
    che invitano a lavorar….

    perchè….

    mezzanotte per amar…
    mezzanotte per sognar….
    fantasticar….

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 12:46

  21. Mio nonno, campione mondiale di strafalcioni, era famoso per stravolgere i proverbi, che spesso però, dopo il suo intervento, risultavano più calzanti dell’originale. Suo è “Il lavoro MOBILITA l’uomo” che a pensarci bene, in epoca di pendolarismo, del tutto sbagliato non era.

    Commento di Blimunda - 26 Novembre 2007 12:56

  22. La Gallina lavoratora
    Trilussa

    Una Gallina disse ar Pappagallo:
    Tu forse parlerai senza rifrette,
    ma oggigiorno la bestia che sa mette
    quattro parole assieme sta a cavallo:
    t’abbasta d’aprì bocca e daje fiato
    pe’ mette sottosopra er vicinato.

    Io, invece, che je caccio un ovo ar giorno,
    e Dio sa co’ che sforzo personale,
    io che tengo de dietro un capitale
    nun ciò nessuno che me venga intorno,
    nessuno che m’apprezza e che me loda
    la mercanzia che m’esce da la coda!

    Fra poco, già lo sento, farò un ovo:
    ma visto che ’sto popolo de matti
    preferisce le chiacchiere a li fatti,
    je lo vojo scoccià mentre lo covo…
    Anzi, pe’ fa’ le cose co’ giudizzio,
    lo tengo in corpo e…chiudo l’esercizzio!

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 12:57

  23. non dimenticherei la pregnante saggezza contadina che sottolinea la fatica del lavoro con l’immortale adagio “La terra è bassa” ;)
    (Pavese fu altrettanto conciso ma non così poetico.)

    Commento di paolo beneforti - 26 Novembre 2007 13:06

  24. SciuraPina, come ho potuto dimenticare il secondo? Che in fondo in fondo, resta vero anche oggi…:-*

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:38

  25. Mimosa, e io che lavoro seduta? ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:39

  26. Roger, è sempre un problema riportar su i tuoi commenti ;-D Devo inventare un modo.

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:40

  27. Skip, il punto 3 sarebbe come dire “necessità aguzza l’ingegno” ;-)

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:40

  28. Alessandra, se pensi che c’è un sacco di gente che ha la gloria e non lavora mai…(perché di solito l’ottiene col lavoro altrui ;-DD

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:42

  29. Luca, hai da fare in questo momento? perchè avrei un lavoretto in sospeso…;-**

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:43

  30. Andrea, è come la pera della cattiva lavandera! :-D

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:43

  31. Catepol, l’Italia pullula di persone così…:-(

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:44

  32. Secondo un noto proverbio romagnolo pare che il mestiere più ricercato sia quello di Michelaccio:

    “E’ mistìr ad Michilàz,
    bé, magné e non fer un c***!”

    (Il mestiere di Michelaccio, bere, mangiare e non fare un c***!)

    Oppure:

    “Voja ad lavuré, sèltum adòs,
    lavora tè, padroun, che me an pòs”

    (Voglia di lavorare saltami addosso,
    lavora te, padrone, che io non posso).

    Proverbi a parte, cito spesso una battuta (non ricordo di chi è):
    “Se nella tua vita farai un lavoro che ti piace, non lavorerai un sol giorno, nella tua vita.”

    Commento di Cristella - 26 Novembre 2007 14:47

  33. Tantovale, potrebbe leggersi anche come “lavorare come un bue”, ma la tua spiegazione è indubbiamente più divertente (e reale, di questi tempi…) ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:48

  34. Blimunda, tuo nonno era preveggente! ;-*

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:50

  35. Paolo, “la terra è bassa” è splendido. Sai che non l’avevo mai sentito? E sì gli fa un baffo a lavorare stanca…:-*

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:51

  36. Cristella, però mica scemo Michelazzo néh? ;-**

    Commento di Placida Signora - 26 Novembre 2007 14:52

  37. e sto per aprire il negozio se no verrei di gran lena:)

    Commento di Luca - 26 Novembre 2007 14:56

  38. A Milano si dice anche: “O félé fa il tò mesté”. Significa: “Ragazzo, fai il tuo mestiere”. Lo si dice a chi si improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è esattamante in grado di svolgere. Vale come consiglio per tenere lontani gli inesperti da materie e lavori che non sono in grado di affrontare, ma anche in senso spregiativo, per sottolineare che è meglio che ciascuno si occupi delle cose di cui realmente è competente.

    Commento di Dario - 26 Novembre 2007 15:22

  39. Vero, “la terra è bassa” è bellissima, la diceva sempre mio nonno (corretta, questa volta) quando noi poveri neofiti volevamo fare l’orto senza avere la minima idea della fatica da fare. Dimenticavo “Chi fa, falla e chi non fa, sfarfalla” nel senso che chi lavora a volte sbaglia, ma almeno lavora; chi non fa nulla non sbaglia mai ma, appunto, sfarfalla in giro inutilmente!

    Commento di Blimunda - 26 Novembre 2007 15:23

  40. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Art.1 della Costituzione

    Commento di fran(cesca) - 26 Novembre 2007 15:45

  41. Il lavoro mi perseguita….ma io sono più veloce

    Lupo Alberto

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 16:06

  42. mettiamoci anche questa, va’, di J.K.Jeorme: “E’ impossibile godere appieno dell’ozio se non si ha un sacco di lavoro da fare.”

    Commento di fran(cesca) - 26 Novembre 2007 16:40

  43. Dilemmi del lavoratore
    1. Per quanto uno faccia, non fara’ mai abbastanza.
    2. Quel che non si fa e’ sempre piu’ importante di quel che si fa.

    Massima di Match
    Un idiota in un posto importante e’ come un uomo in cima a una montagna:
    tutto gli sembra piccolo e lui sembra piccolo a tutti.

    Prima legge di socioeconomica
    In un sistema gerarchico, il pagamento per ogni lavoro e’ inversamente
    proporzionale alla spiacevolezza e difficolta’ del lavoro stesso.

    Legge di Putt
    La tecnologia e’ dominata da due tipi di persone:
    Quelli che capiscono cio’ che non dirigono.
    Quelli che dirigono cio’ che non capiscono.

    Decalogo di Spark per il giovane manager
    1. Cerca di sembrare terribilmente importante.
    2. Fatti sempre vedere con la gente che conta.
    3. Parla con autorita’, ma soltanto di fatti ovvi e comprovati.
    4. Non entrare mai in discussioni; se ci sei dentro, poni una domanda
    irrilevante, appoggiati allo schienale della poltrona con un ghigno
    soddisfatto e, mentre gli altri cercano di capire cosa sta succedendo,
    cambia argomento.
    5. Ascolta attentamente mentre gli altri discutono. Poi seppelliscili con
    una frase fatta.
    6. Se un subordinato ti rivolge una domanda pertinente, guardalo come se
    avesse perso il senno. Quando lui ha preso un’aria mortificata, fagli la
    stessa domanda con altre parole.
    7. Ottieni un incarico di prestigio, poi cercati un posto all’ombra.
    8. Cammina sempre a gran velocita’ quando sei fuori del tuo ufficio:
    eviterai un gran numero di domande sia dai subordinati sia dai superiori
    9. Tieni sempre la porta del tuo ufficio chiusa. Questo mettera’ i
    visitatori sulla difensiva e dara’ l’impressione che sei sempre in
    riunione.
    10. Non dare mai ordini per iscritto.

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 16:47

  44. con agghiacciante mancanza di umorismo aggiungo “Arbeit macht frei”. non fosse altro, non lavorerei più per contraddire questa mostruosità. ciao cara.

    Commento di gianluca - 26 Novembre 2007 17:57

  45. e per finire ……il meglio del meglio di un lavorATTORE….ciao PLA…a domani..ANDIAM…ANDIAM….ANDIAMO A….CENAR….che di lavorar son STANCO…oh…

    http://it.youtube.com/watch?v=I7FwRihXEVA

    Commento di roger - 26 Novembre 2007 19:50

  46. @placida sì il punto 3 può significare anche che oltre ad aguzzare l’ingegno oppure aiutati che Dio ti aiuta, ma secondo me anche che nei momenti difficili talvolta possono venire fuori buone risorse interiori

    Commento di skip - 26 Novembre 2007 20:28

  47. Ho sentito spesso mio padre dire:
    “il lavoro nobilita l’uomo”.
    Un caro saluto
    Cristina

    Commento di cristina - 29 Novembre 2007 17:10

  48. Napoletano:
    “O’ vino fa sangue e a fatica fa jetta o’ sangue…”

    Commento di fabio - 4 Gennaio 2008 12:13

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