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Perché si Dice: Pietra dello Scandalo

di Placida Signora - 13 ottobre 2007


I milanesi, per definire un’impresa economica finita male, dicono “finì cont el cü per tèrra”; i piemontesi restà a cul biòt” (nudo) e i genovesi dâ du cù in ta ciappa” (pietra).

In realtà questi modi di dire sono diffusi in tutta Italia, perché derivanti dalla stessa legge.

All’epoca di Cicerone infatti , i debitori insolventi e i commercianti falliti subivano come pena una spietata pubblica “esecuzione” che, se non toglieva loro fisicamente la vita, annientava ogni dignità personale tramite “morte civile”.

Venivano condotti nel Campidoglio e, esposti al pubblico ludibrio denudati dalla cintola in giù, obbligati alla “bonorum cessio culo nudo super lapidem”, ossia a cedere i loro beni (ai banditori d’asta) stando seduti a chiappe nude su una pietra.

Le “pietre dello scandalo” , dette anche “dell’infamia” o “dei fallimenti” erano sparse per tutto lo Stivale, non solo nelle grandi città, e alcune sono tutt’ora visibili.

Ad esempio a San Donato Valdicomino (Frosinone) esiste la cinquecentesca Pietra di San Bernardino (promotore dei Monti di Pietà), dove il debitore stava ininterrottamente seduto a natiche nude per un periodo di tempo proporzionato all’entità del suo debito.

A Rimini sotto il portico del Palazzo dell’Arengo, fra i banchi di banchieri e notai e dove pubblicamente veniva amministrata la giustizia, vi era un pietrone (lapis magnum) dove il condannato doveva battere tre volte e con violenza il sedere nudo gridando ogni volta come un mantra “Cedo bona!” (cedo i miei beni).

Ad Asti la pietra della vergogna si trova ora appesa in verticale nell’atrio del Palazzo Comunale; ma un tempo era nel centro della piazza principale, sede dei mercati.

A Bergamo era un sedile attaccato ad una delle due colonne che si trovavano in Piazza Vecchia; a Milano si trovava in Piazza Mercanti, ed era un blocco di granito nero.

La pena a Firenze aveva un nome preciso, “l’Acculata”, e si svolgeva nella Loggia del Porcellino nel Mercato Nuovo; la pietra era quel cerchio di 6 spicchi di marmo tutt’ora visibile e che rappresenta in dimensione reale la ruota del Carroccio, simbolo della legalità.

Qui il Magistrato del Bargello, scegliendo le ore in cui il mercato era strapieno, scandiva a voce alta il nome del condannato e il motivo della pena; al tapino poi venivano calate le braghe, era afferrato per braccia e gambe, fatto oscillare sulla folla “ostentando pubenda” e infine, fra i frizzi e lazzi della folla, lasciato caderepercutiendo lapidem culo nudo”.

Infine a Modena erano cattivissimi; usavano la pietra “ringadora”, quel gigantesco blocco di marmo rosso veronese che ora è posto all’angolo del Palazzo Comunale in piazza Grande.

Un’ordinanza dello Statuto Cittadino del 1420 prescriveva che il colpevole dovesse essere lì condotto per 3 consecutivi sabati (giorno di mercato), fare 3 volte il giro della piazza preceduto da trombettieri che attirassero l’attenzione e a ogni giro fosse spinto a ”dare a culo nudo su la petra rengadora la quale sia ben unta da trementina”, per farlo bruciare non solo di vergogna.

©Mitì Vigliero

Come nacque il paparazzo

di Placida Signora - 10 ottobre 2007

Storia di una parola
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(paparazzo in bronzo a Bratislava)

George Gissing, nato nel 1857 nello Yorkshire e morto in Francia nel 1903, fu uno scrittore estremamente prolifico: 27 libri in soli 46 anni di vita.

Innamorato del Mediterraneo e della cultura classica della Magna Grecia, alla fine dell’Ottocento, con pochissimi soldi e un enfisema polmonare, riuscì ugualmente a compiere un lungo viaggio nel meridione d’Italia.

Visitò Paola, Taranto, Crotone, Catanzaro, Squillace, Reggio ecc.; entusiasta dei paesaggi, delle rovine archeologiche, dei profumi dei fiori e degli agrumi, di un cielo così diverso da quello inglese, da tipico scrittore-viaggiatore vittoriano raccontò esperienze, genti e luoghi nel bel libro “Sulle rive dello Jonio”, che fu pubblicato nel 1901.

Cinquantasette anni dopo, mentre lavorava con Fellini alla sceneggiatura de “La Dolce Vita”, Ennio Flaiano stava diventando matto a trovare il nome da dare al personaggio interpretato nel film da Walter Santesso: un fotografo che accompagnava nei servizi il giornalista protagonista Marcello Mastroianni.

Doveva essere un nome speciale, “rumoroso”, semplice ma maestoso e nello stesso tempo inelegante: un nome che calzasse a pennello ad un tipo frenetico e invadente.

Nel 1962, in un articolo su “L’Europeo” poi raccolto ne “La solitudine del satiro”, così Flaiano ricordava quei momenti:
“Roma, giugno 1958. Una società sguaiata, che esprime la sua fredda voglia di vivere più esibendosi che godendo realmente la vita, merita fotografi petulanti. Via Veneto è invasa da questi fotografi. Nel nostro film ce ne sarà uno, compagno indivisibile del protagonista (…) Ora dovremmo mettere a questo fotografo un nome esemplare, perché il nome giusto aiuta molto e indica che il personaggio «vivrà». Queste affinità semantiche tra i personaggi e i loro nomi facevano la disperazione di Flaubert, che ci mise due anni a trovare il nome di Madame Bovary, Emma. Per questo fotografo non sappiamo che inventare…”

Un giorno, aprendo a caso “Sulle rive dello Jonio”, lesse la pagina del capitolo XIII in cui Gissing descrive la figura del proprietario dell’albergo in cui aveva alloggiato a Catanzaro nel 1897: il Centrale , ora scomparso, situato in corso Vittorio Emanuele, oggi Giuseppe Mazzini.

L’albergatore era un signore molto gentile, cerimonioso, un po’ barocco e pure lievemente lamentoso, che aveva affisso sulla porta delle stanze degli ospiti un accorato ma stilisticamente esilarante messaggio in cui diceva di esser venuto a conoscenza – con sommo dolore – che alcuni di loro andavano a mangiare in altri ristoranti; quindi supplicavai suoi respettabili clienti affinché vogliano benignarsi il ristorante” dell’albergo, anziché favorire quelli della concorrenza.
Firmato: Coriolano Paparazzo.

Flaiano, folgorato “dal suono surreale del prestigioso nome”, con l’approvazione di Fellini decise:
“Il fotografo si chiamerà Paparazzo. Non saprà mai di portare l’onorato nome di un albergatore delle Calabrie, del quale Gessing parla con riconoscenza e con ammirazione. Ma i nomi hanno un loro destino.”

©Mitì Vigliero

Fra 30 anni l’Italia non sarà come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la TV (Ennio Flaiano, 1970)

Fantasmi a Torino

di Placida Signora - 9 ottobre 2007

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(foto RegionePiemonte)

Nonostante l’aspetto da madamìn sussiegosa e distinta, di quelle che mai dimenticano d’indossare cappellino e guanti, Torino è sempre stata considerata città in bilico trai i profumi di rosolio e zolfo.

Non per nulla fu sfondo ideale dei feuilleton noir della sabauda Carolina Invernizio e nel 1934 del primo giallo Mondadori italiano, “L’uomo dai piedi di fauno”, ispirato alla storia vera del “mostro di Via Consolata”, Giovanni Gioli, che nel 1902 uccise nei fondi di Palazzo Paesana una bimba di cinque anni.
*

Non per nulla Torino fu scelta come scenario da Dario Argento, che riuscì a rendere inquietante non solo Piazza CNL, ma a sfruttare al massimo in “Profondo rosso l’atmosfera lugubre della “villa del bambino urlante” alias Villa Scott  (corso Lanza 57), una splendida casa Liberty costruita nel 1902 dall’architetto Pietro Fenoglio, sospettato di magia nera.
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E non per nulla proprio a Torino il Lombroso iniziò a raccogliere nella sua casa in contrada Zecca n° 100 (oggi via Verdi), la collezione di teschi, cervelli in formalina, lembi di pelle tatuata e simili godurie che formarono poi il suo orripilante Museo Criminologico custodito oggi in corso Galileo a Medicina Legale.

Il boia , che per tradizione abitava in via Bonelli, a Torino ebbe sempre un gran daffare; il nome di corso Valdocco pare derivare da “vallis occisorum”, la valle degli uccisi, perché vi venivano giustiziati i condannati a morte.
E lo slargo formato dall’incrociarsi dei corsi Valdocco, Regina Margherita e Principe Eugenio (Via Cigna) si chiama “rondò d’la furca”. Lì dove oggi c’è la statua di San Giuseppe Cafasso – sacerdote che confortava i condannati – sorgeva infatti il patibolo che rimase a lungo, come memento, anche quando venne abolita la pena di morte.
Pure città di messe nere, Torino: il cardinal Ballestrero nel 1986 denunciò un acuirsi di satanismo e ordinò ben sei nuovi esorcisti. Ma soprattutto città di spettri; in Piazza Carlina (piazza Carlo Emanuele II, ma nessuno la chiama così) durante l’occupazione napoleonica venne collocata la ghigliottina.
La prima testa a cadere fu quella della  Bella Capléra, una cappellaia che lì aveva fatto fuori il marito e pare continui a manifestarsi come agitato spettro roso dal rimorso… 
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A Palazzo Madama, nel salone delle feste appare Madama Cristina (Maria Cristina di Francia) con lungo abito a strascico; accarezza, chissà perché, le pareti del salone.Invece il candido spettro di Maria Adelaide, piissima moglie di Vittorio Emanuele II, si vede sul far dell’alba aleggiare sulla collina di Superga: tiene le braccia allargate, come volesse abbracciare la città da cui fu tanto amata.

E nel cimitero Generale è conservata la statua della  principessa Barbara Beloselskij detta Varvara, morta ventottenne a Torino nel 1792.
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E’ ritratta coperta da un lungo velo, che non ne cela la bellezza; talvolta si stanca di star lì, e si reca alla sua sepoltura originaria, l’ex cimitero di San Pietro in Vincoli: dicono che se un uomo la vede, se ne innamora.
*
Infine in piazza Bodoni la prima notte di luna piena si ode un sommesso sussurrare; sono i torinesi illustri ritratti nei 52 medaglioni sovrastanti i portici: lo statista Bogino, la poetessa Diodata Saluzzo , il giurista Barbaroux e molti altri, che nella notte si parlano rimpiangendo forse i bei tempi andati.

©Mitì Vigliero

 

Fantasmi a Milano

di Placida Signora - 8 ottobre 2007

buzzati-duomo.jpg
(Dino Buzzati, Piazza del Duomo di Milano, 1952, olio su tela)

Nonostante sia la capitale degli affari e della concretezza, Milano risulta ai primi posti delle città italiane popolate da fantasmi.

Ad esempio, si dice che alla Scala compaia spesso la Callas che vorrebbe vendicarsi d’essere stata lì fischiata durante una delle sue ultime rappresentazioni, mentre Bernarda Visconti, figlia di quel bel tipino che era Bernabò, si aggira nel chiostro di Santa Redegonda: colpevole d’adulterio fu imprigionata dal dolce papà e lasciata morire di fame.

Nel Parco Sempione sino agli anni ’50 compariva una misteriosa e fascinosa signora vestita e velata di nero che adescava i passanti; portava il sedotto in una splendida casa che appariva all’improvviso nel parco,  e poi si toglieva il velo svelando un teschio dal sorriso civettuolo.

In via Paolo Sarpi vaga un monaco scarmigliato che urla invettive feroci contro la corruzione della società: se però qualcuno si ferma ad ascoltarlo, lui timidone svanisce.

In via Mecenate si vede talvolta la figura di un robusto signore in antiquato giubbotto di pelle; sembra si tratti di Gianni Caproni, che cerca inutilmente la sua scomparsa officina d’aerei.

In piazza Santo Stefano, in un loco ameno quale la cappella brulicante ossa umane chiamata “San Bernardino dei Morti” ovviamente non può mancare un fantasma; lo scheletro di una bimba, probabilmente la più giovane del mucchio, che la notte del 2 novembre si disincastra dal cumulo dei suoi simili posto alla sinistra dell’altare, mettendosi a capo di una lunga processione scatenata di scheletri danzanti. 

Vi è poi lo spettro di Carlina di Schignano; il giorno che sposò il suo Renzino vestiva completamente di nero, come fosse in lutto: stratagemma questo usato dalle fanciulle del paese per tenere nascoste le nozze ed evitare quindi d’esser sottoposte allo “jus primae noctis” del feudatario locale.

In realtà Carlina aveva già concesso ad un altro quel diritto, rimanendo incinta; e sposando Renzino sperava di spacciargli quel figlio per suo.
I due sposi andarono in viaggio di nozze a Milano, e da perfetti turisti salirono sul tetto del Duomo; era un freddo autunno avvolto di nebbia.
Carlina, circondata da tutte quelle statue di draghi e mostri che parevano guardarla furenti per il suo inganno, in preda ai sensi di colpa si buttò di sotto; il marito vide il corpo cadere, ma arrivato in piazza non lo trovò.
Non fu mai trovato.
In compenso oggi  Carlina vestita di nero dicono appaia nelle foto scattate agli sposi che escono dal Duomo. 

Nella strettissima via Bagnera infine si avverte talvolta un misterioso soffio d’aria gelida; pare si tratti della “presenza” del muratore Antonio Boggia che dal 1849 al 1859 ammazzò quattro persone , murandole poi tagliate a pezzi nel magazzino che aveva in quella strada; la sua fu l’ultima impiccagione che avvenne a Milano,  in uno slargo tra porta Vigentina e porta Ludovica, il 6 aprile 1862.

La testa del “Mostro di Via Bagnera” venne analizzata dal Lombroso, che ne fece l’archetipo di “fisionomia tipica dell’assassino”. 
©Mitì Vigliero

Le cose che piacciono a me

di Placida Signora - 6 ottobre 2007

Ricorderete tutti il film Tutti insieme appassionatamente; una delle canzoni più carine è My Favorite ThingsLe cose che piacciono a me“. Purtroppo su youtube c’è solo una versione originale dal sonoro fallato, quindi non la linko; ma il testo in italiano inizia così:

Cieli pieni di stelle
gocce di pioggia sul verde dei prati
…sciarpe di lana, guantoni felpati,
più che il sapore, il colore del the:
ecco le cose che piacciono a me!
Torte di mele, biscotti croccanti,
bianchi vapori dai treni sbuffanti,
quando ti portano a letto il caffè.
ecco le cose che piacciono a me!

E prosegue con un elenco di tutte quelle piccole grandi cose che possono rendere felici, senza un motivo particolare: semplicemente perché ci piacciono.

Se dovessi farlo io, quell’elenco, direi: il profumo del pane e del pitosforo, il sapore della focaccia, il pesto, gli odori di fieno, cuoio, tartufo e camino, le giornate lunghe dell’estate, i gatti e i gufi, i limoni e le castagne, il cielo intorno alla luna piena, menta e cioccolato, il letto con lenzuola appena stirate, il colori rosso, glicine e turchese

E quale sarebbe il vostro elenco?   
***

 

Valentina: il sole, il mare, il profumo della focaccia che cuoce nel forno, quello di legna che brucia, la torta al cioccolato, le lasagne al forno, i girasoli e i tulipani, i vestiti colorati, i maglioni a collo alto, i bastoncini di incenso e le candele profumate alla vaniglia…

Sciura Pina: Il rumore della pioggia di notte, il fuoco del camino, il profumo del bosco quando piove, la lavanda nella biancheria, la rugiada sui petali dei miei fiori, il gusto del cioccolato amaro amaro, il canto dei grilli, una lucciola sulla siepe…

Lupo Sordo: Risvegliarmi con accanto la mia ragazza in un letto a una piazza, il pane pugliese fresco e croccante, l’odore della frittura di pesce di mamma, un bambino che mi sorride, la mozzarella di bufala appena fatta, il Gargano in lontanza quando torno a casa, una giornata di sole, i torridi e silenziosi pomerigi estivi nella masseria della mia famiglia, quando faccio ridere le persone a me più care.

Roger: il rumore del mare in una spiaggia deserta, il profumo del bosco in autunno, il ticchettio della pioggia ascoltato mentre si è nel dormiveglia mattutino, il silenzio del deserto, l’immensità del cielo africano, il profumo del gelsomino in fiore…

LaSpostata: L’odore del cemento bagnato di pioggia; il profumo del caffè che sale in cucina; il profumo delle panetterie; le voci dei miei genitori; le fusa della mia gatta; quell’atmosfera carveriana che si crea quando ci si ritrova, con amici o amanti, davanti a qualche bicchiere, a parlare piano e profondamente e gentilmente; le persone che rispondono al mio sorriso; i ricordi dell’infanzia; il sapore del mare sulla mia pelle; l’odore del mare e dell’agave intorno; i monti liguri; Genova; tutte le cose buffe.

Sonny&Me: Eukanuba e farfalle impazzite.

Vipera76: Gli alberi d’ulivo e i muretti a secco della campagna pugliese, Firenze, il mese di maggio, le tradizioni popolari, le pizziche e le tarantelle, la voce di Fiorella Mannoia, il cioccolato, la focaccia e le torte di mia nonna, l’odore dei libri, il mare, le erbe aromatiche del mio orto(salvia, lavanda, timo, origano, rosmarino, rughetta, ginepro, ecc.), le melagrane, gli agrumi, i vestiti vintage, il vino rosso, la sincerità, gli ideali socialisti (quelli veri), il teatro e la poesia, i cani, i cavalli, tutti i fiori del mondo…

Cristina: Le montagne, la neve, i fiumi i laghi i colori dell’autunno la luna piena le albe i tramonti. L’ascoltare e comunicare. La lettura in silenzio nel bel mezzo della natura. Il profumo delle castagne che cuociono, dei vestiti appena lavati; i gatti, i ricci, i girasoli la cioccolata. Una telefonata inattesa, un abbraccio le coccole, i sorrisi, la Sincerità.

Fran(cesca): l’insalata del mio orto, quel merlo li’ che mi segue come una gallina, un quaderno nuovo, le penne stilografiche, un portamatite pieno di colori; il profumo dell’autunno, un bicchiere di vino buono, una tavolata di amici; le librerie e le promesse racchiuse in un libro appena comprato; il peso dello zaino sulle spalle e gli scarponi nei piedi, la sera nei rifugi soprattutto se fuori nevica, una cartina topografica e l’imbrago pronto; la voce di billie holiday, (continua

AlienoPerCaso: Il rumore delle onde del mare, il profumo della spiaggia, la fragranza di una pineta, il ticchettio della pioggia, il peccato, la passionalità, il bisogno del contatto fisico, il profumo dei bambini, le fusa del mio gatto, la dolce essenza della pelle della mia compagna…e molto altro ancora!

Boh: In pool position e allo stesso posto c’è il mare, gli animali, una Ferrari rossa (non da pista né “familiare, una sportiva classica intendo), un trattore rosso, i libri (anche come oggetti fisici), i miei amici amatissimi, mia madre (ma che caratteraccio!:)), le mie Piante, il verde e la natura, il sole (ma sto sempre all’ombra), la gentilezza, il sorriso, e anche te Placida, che mi rassereni e mi piace leggerti e parlare con te, anche quando non parliamo solo di trivialità.:)

Imma: Il profumo dei dolci di natale, l’odore dei pini, il profumo delle panetterie, il profumo del basilico (si l’olfatto per me e’ MAGIA!!!)la mia gatta, il mare, un tramonto, il sorriso di mio marito, la manina di un bimbo, la voce dei miei… tutte cose “banali”, semplici quotidiane…

Eìo: Paradossalmente una delle My favorite things è My favorite things (in una delle mille versioni di John Coltrane) ;)

Naima: le luci dei paesi di notte, il mare in tutti i suoi colori ed i suoi luoghi, la luna, l’odore dei pini nell’ora panica, il vento che porta via le idee ed apre il cuore, mozart, i carciofi alla romana, i miei gatti, le peonie, le rose, l’odore dell’india, l’energia di parigi, la voce e le canzoni di battiato, le scarpe rosse, le carte geografiche, i festoni di lucine, il ‘900…

Brigida: l’amaca e il sole, il succo d’arancia, i colori, la tela i pennelli, una pagina bianca, il cioccolato al latte, la pizza, le lunghe camminate, le corse e l’aerobica, vestiti leggeri, mia madre che cucina e mio padre che torna a casa

Anna: Il profumo del caffè appena sveglia, del pane e dei dolci appena sfornati e quello dei fiori di gelsomino, il caminetto acceso, il rumore delle onde del mare, i colori del bosco in autunno, il blu, l’alba e il tramonto, gatti, cani e conigli, i fiori di campo, Venezia, il bolero di Ravel, i notturni di Chopin, i libri di Camilleri, di Benni…

MariCri: – un buon bicchiere di vino rosso- i dolci con la cannella (apfelstrudel in primis!)- i miei libri (tutti, ma quelli d’arte sono come una parte di me)- la neve- gli acquazzoni estivi- passeggiare per Venezia la mattina presto, tra le calli deserte- le scarpe con i tacchi impossibili (che poi non ci sappia camminare è un’altro discorso!)- il profumo dei mughetti e delle rose- i cioccolatini di Torino- ascoltare la voce di Maria Callas

Paolo: I gatti => leggere a letto con accanto qualcuno di loro che mi fa le fusa-La collina davanti casa mia-Le ragazze con le infradito-Girare in bici per il quartiere di San Jacopino a Firenze (ci sono nato)

Bloggointestinale: Magari vi vien da vomitare, ma io vi giuro che la mortazza e la nutella, insieme, si mangiano che è un piacere.

Luca: ovviamente tutti i miei profumi pesto basilico focaccia anicini cotognata e torrone, l’odore della macchina nuova…. le nevicate quelle belle di montagna quelle che fanno rumore…. il freddo che ti punge il naso, il fumo del barbeque, mia figlia che danza, i tramonti dietro a portofino guardando dalla mia finestra, i cassetti di fotografie scartate e mai buttate. il martedi mattina con la mia Ina a letto con caffè e cornetti caldi

Mareadiluce: guardare il cielo di giorno per l’azzurro, di notte per la luna, stare da sola, la terra natia, leggere, scrivere, disegnare,i tramonti, la mia famiglia,parlare a tu per tu con una persona a cui tengo, gli abbracci dell’amore mio.. queste le cose che piacciono a me.

Comidademama: marta che viene a dormire con me, ma solo quando non ha i piedi gelati,tutta la mia famiglia, cucinare da sola ed in silenzio seguendo i miei pensieri, le giornate di sole, il profumo del caffè, la vista di un bel porto e di una baia sul mare o su un fiume (e penso in particolare a Genova, ad Amsterdam e a Boston), passeggiare senza meta per vedere tutto il possibile, chiacchierare con Isa quando cucina, conoscere nuove persone, tornare stanca a casa dopo una buona giornata di lavoro, i quattro hammam di Torino, le Terme di Merano, il getto di acqua calda sulla nuca, starmene tranquilla per conto mio.

Roberto: Matilde, la Montagna, i Libri.

Rick: * Una serata com i miei amici di sempre
* Il primo appuntamento
* Dare un bacio a mio figlio quando dorme
* Dolcetto di Dogliani con filetto di chianina
* Una sigaretta mentre scrivo una scemenza su “Poca”
* La seconda volta che faccio l’amore con una donna
* Nutella su focaccia
* Passare una piacevole serata quando invece ero preparato al peggio
* L’odore della prima pioggia d’autunno

Luigi: il mare
il silenzio
l’odore dei campi d’aglio selvatico
i profumi di cucinato la domenica mattina
l’acqua della doccia
la sua pelle
le stelle
il bosco umido ed ombroso
ridere di nulla e senza freni con un amico
pane e prosciutto e un buon bicchiere di vino rosso
il tepore della primavera
le giornate lunghissime dell’estate
il rosso dell’autunno
i tramonti più sfacciati
le primule.

Stefigno: il mare,le onde del mare, il vento, il fruscio del vento in un campo di grano, il sole negli occhi,la sabbia, le montagne alte, la neve, i prati verdi verdi,gli uccelli, il loro canto,fissarmi a guardare il cielo con il naso rivolto all’insù..

P4T: le luci di Natale, il barbecue con amici, il profumo di benzina, la musica di Battiato e di Britney Spears, ricevere un sacco di email, il giorno del mio compleanno, il mio gatto Fufino, il profumo della lacca di mia nonna T (continua)

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