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Il Monsignore tarantolato

di Placida Signora - 25 Ottobre 2007

Colonna Sonora 

Se non balla, muore!

Il Berni nel suo Orlando Innamorato (46°, str. 6,7) scrive:

Come in Puglia si fa contro al veleno/ di quelle bestie che mordon coloro/che fanno poi pazzie da spiritati/ e chiamansi in vulgar tarantolati;/ e bisogna trovar un che, sonando/ un pezzo, trovi un suon ch’al morso piaccia,/ su quel ballando, e nel ballar sudando/ colui da sé la fiera peste scaccia”.

E’ antichissima credenza che l’unico modo di salvarsi dal morso della tarantola sia danzare in modo forsennato per espellere il veleno attraverso il sudore.

Eredità dei riti Dionisiaci, proprio per il suo sapore estremamente pagano venne a lungo avversata dalla Chiesa che ne aborriva il furore bacchico tacciandolo come diabolico e immorale “esorcismo fai da te”.

Però ai pugliesi degli anatemi caleva poco; d’altronde il malefico ragno detto Lycosa Tarentula deriva il suo nome proprio da Taranto, ergo era sacro patrimonio e tradizione da rispettare: se ti morde una tarantola, devi ballare al suono di strumenti vari (tamburelli, chitarre, violini, flauti ecc).
Solo così ti salverai.

Ma, come narra il medico salentino Epifanio Ferdinando (1569-1638) nelle “Centum historiae seu observationes et casus medici” (1621), nel XV sec. vi fu un prelato che volle dimostrare una buona volta che eran tutte superstizioni e che era l’ora di farla finita con quel “selvatico malvezzo di Puglia”.

Il serissimo e severo Giovanni Battista Quinzanto - milanese di patria e vescovo di Polignano a Mare (BA) di professione - un bel giorno di luglio, di fronte a una folla di fedeli raccolta nell’abbazia di San Vito, ordinò un canestro pieno di tarantole facendosele poi applicare dal barbiere - a mo’ di sanguisughe - su schiena, braccia e petto.

Gli astanti erano sconvolti, ma lui sorrideva “impavido come Daniele nella fossa”.

Dopo poco però apparvero sul suo corpo grandi chiazze rosse orlate di bruno e Monsignore, in preda a terribili bruciori, chiese d’esser portato a letto , invocando l’aiuto di un medico.

A nulla valsero “cerotti, decotti, balsami, tisane o alessifarmaci”: il dolore era atroce e “sopravvennero strozzamenti, deliqui, furori, e fece a brandelli le lenzuola”.

Tutti i presenti, sapendolo “tarantolare come il più semplice villanzone di Puglia a tutto scapito della sua ambrosiana austerità”, per tre giorni e tre notti rimasero preoccupatissimi nell’abbazia gridando a gran voce “Se non balla, muore!”.

E infatti, all’alba del quarto giorno il vescovo, “motu proprio”, raccolte le poche forze, alzatosi dal letto in camicia e brache ordinò “Suonatemi!”, ovviamente nel senso non di “pestatemi come un tamburo” ma di “suonate per farmi ballare”.

Accorsero un chierico col piffero e un frate conventuale con la mandola; il vescovo “ritto come un pino” , appena sentì la musica iniziò a “prillare in punta e tacco, a spiccar salti come un giovane camoscio” sempre più veloce, sempre più piroettante scalmanato su e giù per la grande stanza  “sino a gocciolare com’uno uscito dal pelago alla riva, traendo sbuffi come un balenottero”.

Ma dopo la “scalmanata” immediatamente, con soddisfazione generale, guarì “e da quel giorno nefasto tenne in ben altro conto il selvatico malvezzo di Puglia”.

©Mitì Vigliero

40 Commenti »

  1. da qui il detto “sembra l’abbia morso una tarantola” o “è un tarantolato” I suppose!

    Commento di Luca - 25 Ottobre 2007 10:42

  2. Luca, certo, sono detti antichissimi nati proprio dai morsi delle tarantole
    :-)

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 10:46

  3. Peccò di presunzione quel vescovo: o sperava in un miracolo?

    Commento di Beppe - 25 Ottobre 2007 10:47

  4. Beppe, si sentiva molto sicuro di sé. O immune al veleno grazie solo alla fede. Oppure pensava di poter dialogare con le tarantole, come San Francesco coi passerotti…;-)

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 10:57

  5. da Wikipedia…
    “Una conferma scientifica a questa pratica arriverà solo nel 1979, quando un neurofarmacologo statunitense scoprirà per che i movimenti convulsi ed estenuanti della danza provocano nel corpo il rilascio di endorfine la cui azione, unita all’assunzione di molta acqua per indurre il vomito risulta lenitiva e talvolta conduce alla guarigione clinica.

    Le diverse ricerche che sono state effettuate su tale fenomeno assieme alle testimonianze dei medici locali, hanno però ampiamente provato che, la Lycosa tarentula faceva semplicemente da capro espiatorio per via dell’aspetto vistoso e per il morso doloroso (anche se praticamente innocuo) mentre il vero colpevole era la ben più pericolosa Latrodectus tredecimguttatus, meglio conosciuta come Malmignatta, dal morso quasi indolore ma dalle conseguenze ben più gravi.”

    …io sto con le tarantole…mi pare un insetto simpatico..ha il ballo nelle vene

    Commento di roger - 25 Ottobre 2007 11:00

  6. Roger, “La Tarantola” sarebbe un bel nome per una discoteca, non trovi? ;-D

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 11:03

  7. però……non sarebbe male…
    alle donne tarantolate….ingresso gratuito…

    “Il morso della taranta riguardava per lo più donne, appartenenti al mondo contadino, ed avveniva nei mesi più caldi dell’anno quando maggiore era il loro impegno nei lavori agricoli e quindi più alto il rischio di entrare in contatto con il ragno.
    Chi era morso cadeva in uno stato di depressione e inerzia, dal cui torpore si destava al suono di una musica segnata dal ritmo dei tamburelli, costringendolo ad eseguire una danza frenetica ed ossessiva.
    Per liberarsi dalle insidie del veleno e guarire dal morso, occorreva mimare la danza della taranta secondo un ciclo coreutico-musicale ben definito, identificarsi con essa e costringerla a danzare fino a stancarla e a farla “crepare “.
    Il ciclo coreutico è un esorcismo musicale che consente allo spirito del terribile ragno di uscire dal corpo della malata; questo si differenzia in due momenti: il primo dura due giorni, si svolge a casa della malata, si affitta un’orchestra che suoni per questa per tre ore al giorno con delle pause di cinque minuti ogni mezz’ora; la prima parte del ciclo si conclude con la grazia data da Santu Paulu, e si apre la seconda parte, che dura un giorno, nella cappella del santo protettore di Galatina; la malata lo stesso ballo dei primi giorni, e, dopo aver bevuto l’acqua del pozzo vicino la cappella da un’offerta a San Paolo per la grazia ricevuta.

    Taranta-morso-veleno diventano pertanto nel tarantismo dei simboli capaci di evocare, configurare, far defluire e risolvere i conflitti psichici dell’inconscio.

    Ballati tutti quanti ballati forte

    Ca la taranta è ‘via e nujè morta.

    Ballati tutti quanti ballati forte

    Che la taranta è viva e non è morta.”

    trovato qui

    http://www.materterra.it/Article35.htm

    Commento di roger - 25 Ottobre 2007 11:08

  8. Mbà, si sa che una bella sudata fa espellere le tossine.
    Siccome pugliese, con origini campane, SO ballare, il ballo di S.Vito, la pizzica. Morsa da una tarantola da piccola? Può essere…
    abbraccio pizzicato

    Commento di angela - 25 Ottobre 2007 11:18

  9. Angela, però tu non ti sei cosparsza di tarantole per imparare a ballare, eh? ;-*

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 11:51

  10. Questo contrappasso ci vorrebbe per parecchi alti prelati di oggi.

    Commento di regi - 25 Ottobre 2007 12:12

  11. Regi, bisogna vedere cosa ne pensano le tarantole…;-D

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 12:24

  12. Oh Santu Paulu meu te le tarante, ca pìzzichi le fìmmine a mmienzu all’anche! (Fra un pò di tempo sul mio blog tratterò il tema della taranta in Terra d’Otranto)

    Commento di Sonny&Me - 25 Ottobre 2007 12:26

  13. Sonny, avvisami quando sarà!
    San Paolo delle tarante? Che origine ha quella frase? :-*

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 12:28

  14. comunque “tarantola”, regionalmente, indica varie bestie diverse.

    Commento di paolo beneforti - 25 Ottobre 2007 12:29

  15. …(seguito) qua un ragno, là uno scorpione…

    Commento di paolo beneforti - 25 Ottobre 2007 12:31

  16. storia carina :-)

    Commento di ammiragliok - 25 Ottobre 2007 12:31

  17. Sono la tarantola d’Africa
    Sorrido pensando brutto
    Dentro la mia scatola di plexiglass
    Per difenderti da me e dal mio veleno
    Libero dicono che so’ ucciderti osservandoti.
    Ma tu paghi il tuo biglietto per guardarmi
    Poi potrai volermi morto oppure amarmi.
    Gurderai quanto ti va.
    Stringendo con la mano il tuo papa’.
    Vai vai vai,vai vai.
    E dentro che succede
    Se il cuore ha troppa sete
    E fuori ti diverti ma nessuno me lo chiede
    quanto è facile pensare al sole
    come una distrazione e maturando il mio dolore
    mi trasformo in attrazione catturato per la mia distrazione scelta o imposizione
    ripetermi con convinzione
    che la vita da qui sarebbe stata migliore
    ma il migliore non esiste e quanto è bello quanto è triste che il dolore esiste
    Sei una coccinella bellissima
    Sorridi guardando tutto
    Forse mai nessuno ti osserverà
    Ma questo a volte conta meno molto meno
    Stupido dicono regalarsi a un altro albero
    Tra i suoi rami e le sue foglie addormentarsi
    Non sai più se continuare o accontentafti
    Guarderai quanto ti va
    Stringendo con la mano il tuo papà
    VAi vai vai, vai vai
    E dentro che succede se il cuore ha troppa sete
    E fuori ti diverti ma nessuno me lo chiede
    quanto è facile pensare al sole
    come una distrazione e maturando il mio dolore mi trasformo in attrazione
    catturato per mia distrazione scelta o imposizione ripetermi con convinzione
    che la vita da qui sarebbe stata migliore
    ma il migliore non esiste
    e quanto è bello quanto è triste
    dimenticarsi che il dolore esiste
    che il dolore esiste
    Ma tu paghi il tuo biglietto per guardarmi
    poi potrai volermi morto oppure amarmi
    guarderai quanto ti va
    Stringendo con la mano il tuo papà
    Stringendo con la mano il tuo papà…

    TARANTOLA D’AFRICA - TIZIANO FERRO-

    Si tratta pur sempre di una tarantola no? bacio, bacio;*)

    Commento di mimosa fiorita - 25 Ottobre 2007 12:33

  18. forse voleva solo diventare…..L’UOMO RAGNO…..

    Commento di roger - 25 Ottobre 2007 12:35

  19. Paolo, dello scorpione definito tarantola non lo sapevo…In quale regione lo chiamano così?

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 12:47

  20. Ammiragliok, soprattutto buffa :-)

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 12:47

  21. Mimosa, ora vado a cercarla su youtube ;-*

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 12:49

  22. Cito a memoria, quindi non sarò corretto..

    1.

    Tu tine la taranta sotta li pede
    Tu tine la taranta inda lu sanghe
    Corna corna sotta la terra fa cadé lu ricce n’terra

    2.

    Lassatele abballa sti bélle zitélle
    ca téne la taranta sotta li péde
    Madonna come ce mene come nu sacche de paténe

    Questo è ciò che rimane dell’antica arte dei tarantolati nel Gargano. Molto meno del Salento, da noi, dopo lo sterminio delle tarantole, ci siamo specializzati in serenate e stornelli di lavoro

    Commento di Lupo Sordo - 25 Ottobre 2007 13:29

  23. Il giorno dei Santi Pietro e Paolo, il 29 di giugno, a Galatina (Le) le “pizzicate” dal morso della taranta si danno appunatamento presso la Chiesa sconsacrata e si scatenano in una danza dal ritmo infernale (il ritmo della pìzzica appunto) che dura fino allo sfinimento fisico completo.

    Commento di Sonny&Me - 25 Ottobre 2007 14:40

  24. Lupo, sarebbe bello raccoglierli tutti insieme questi versi :-)

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 15:04

  25. Sonny, grazie! :-*

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 15:07

  26. Troppo divertente quel prete che balla!
    Mi piacerebbe poter contagiare tutta la curia Di Roma…

    ROSY

    Commento di Rosy - 25 Ottobre 2007 15:44

  27. Che dirà Garattini?

    Commento di Paolo - 25 Ottobre 2007 16:11

  28. praticamente, dopo Wikipedia vieni tu, cara Mitì…io ho “sofferto” per anni di aracnofobia, e tutt’ora devo dire i ragni che non mi fanno morire dal ridere, sebbene abbia imparato a domare il terrore ancestrale…devo dire che, a proposito dei balli, ho potuto godere dello spettacolo “La notte della taranta” con la presenza di nientepopòdimenoche Stewart Copeland ex-police. musiche indiavolate, bellissime, gente scalza che ballava, una vera goduria. baci. bonaventura.

    Commento di gianluca - 25 Ottobre 2007 16:55

  29. errata corrige: “devo dire che i ragni” e non come ho invertito “devo dire i ragni che”…aracnofobia sintattica?

    Commento di gianluca - 25 Ottobre 2007 16:56

  30. Che bello, racconti storie della mia terra che io non conoscevo, grazie!
    Polignano è un paese bellissimo ;)
    Un bacio

    Commento di Baol - 25 Ottobre 2007 17:20

  31. Rosy, sadica! ;-)

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 18:37

  32. Paolo, chi lo sa? proviamo a chiederglielo! ;-*

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 18:37

  33. Gianluca, anch’io non amo molto i ragni…diciamo che amo molto poco tutto ciò che ha più di 4 zampe ;-D

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 18:39

  34. Baol, è una meraviglia quella basilica! :-)**

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 18:39

  35. E pensare che io credevo che se si viene morsi o punti da qualcosa di velenoso è meglio stare fermi per non mettere in circolazione i veleno (il mio bisnonno era farmacista e raccontava che dopo un morso di vipera bisognava legare un laccio stretto sopra il morso per bloccare la circolazione in quel punto)…non si finisce mai di imparare! Oggi sto un po’ meglio, sarà stato anche il pensiero del tuo vin brulè :)

    Commento di MariCri - 25 Ottobre 2007 19:00

  36. MariCri, :-). Però stai ancora riguardata per qualche giorno, che fa un freddo dannato! :-**

    Commento di Placida Signora - 25 Ottobre 2007 19:18

  37. io non ho particolarmente timore dei ragni….
    mi ricordo che tanti anni fa…quando ero bambino ,e abitavo in campagna,avevo trovato in una siepe vicino casa una tela di ragno con un bel ragno crociato..e io per gioco catturavo qualche piccolo insetto e lo gettavo nella sua tela,osservando poi, la sua cattura..nonche il pasto del ragno…la cosa è andata avanti per diversi giorni..tanto che..sul finire sembrava quasi si fosse stabilito un “rapporto”,perchè appena mi avvicinavo con qualche insetto in mano..invece di stare rintanato nel fondo della sua ragnatela…usciva,e sembrava mi guardasse con aria interrogativa ,aspettando qualcosa da me..

    poi una mattina sono arrivato…e non c’era piu nulla ne ragno ne ragnatela…. erano rimasti pochi rimasugli attaccati qua e la ….. forse la dieta che gli proponevo non era di suo gusto…oppure…era un ragno orgoglioso della sua abilità di cacciatore..che io con il mio comportamento…svilivo un pò….

    Commento di roger - 25 Ottobre 2007 19:39

  38. Grazie del pensiero, non ti preoccupare, la mia dottoressa mi ha dato gli arresti domiciliari fino a lunedì, poi si vedrà! Sono un po’ triste perchè non ho nemmeno la mia micetta a farmi compagnia: la sbruffoncella se la sta spassando sul terrazzo torinese di mia mamma da giugno…va beh, ora mangio un cioccolatino (anzi due!) e mi torna il sorriso! buona serata carissima :)

    Commento di MariCri - 25 Ottobre 2007 19:41

  39. tarantolati saluti…buona notte….a domani…mi ritiro nella mia ragnatela reale…abbandonando quella virtuale…ragneschi saluti a tutti…CIAO…

    Commento di roger - 25 Ottobre 2007 20:30

  40. A me i ritmi della pizzica fanno morire . Mi mettono addosso una frenesia e mi si mozza il respiro .
    Una volta ascoltando “Il Ballo di S.Vito” di Capossela, venne fuori questa cosina qui –> http://www.misspansy.splinder.com/post/7266718

    Niente di che eh .
    Però quella scena è tra quelle immaginarie che amo di più!

    Bisous

    Commento di MissPansy - 29 Ottobre 2007 10:53

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