Il “Compianto” di Bologna
Ne “Le faville del maglio” D’Annunzio racconta una sera d’autunno, quando da ragazzino entrò col padre in una chiesa a Bologna per ascoltare della musica sacra.
Mentre il padre ascoltava seduto su una panca, egli si mise a vagolare nella chiesa fiocamente illuminata e ad un tratto si trovò di fronte qualcosa che lo colpì profondamente:
“Intravidi nell’ombra non so che agitazione impetuosa di dolore. Piuttosto che intravedere, mi sembrò esser percosso da un vento di dolore, da un nembo di sciagura, da uno schianto di passione selvaggia.”
Che cosa aveva visto?
L’è el dì di Mort, alégher!
Usanze e cibi tipici del 2 novembre
“L’è el dì di mort, alégher!” direbbe ancora oggi con sarcasmo Delio Tessa osservando le carnevalate dell’Halloween americano adottato inconsultamente in Italia.
Il bello è che, in sostanza, non è stato inventato nulla di nuovo ma come sempre sono solo state rielaborate millenarie tradizioni europee, italiane comprese, grazie a tutti quelli che nei secoli passati in America emigrarono.
Il dover “soffrire” l’eterna mancanza di luce una volta morti, era una delle cose che più spaventava i vivi.
Per questo da millenni nelle sepolture (o di fronte ad esse) vengono posti dei lumini, simbolo del Sole e della vita. Continua »
La Focaccia con la Polpa d’ Olive
(Dedicato a chi scoprirà Genova durante Il Festival della Scienza )
Chiamata nel Levante ligure Fugassa co-e porpe, e nel Ponente Fugassa co-a murcia, nacque per utilizzare sino all’ultima briciola le olive spremute nei frantoi poco tempo prima e, per tradizione e periodo, un tempo si trovava dai fornai solo a novembre.
Il grande scrittore Vittorio G. Rossi (1889-1978) così raccontava i suoi ricordi d’infanzia a Santa Margherita Ligure:
“Quando c’era la Novena dei Morti, mia madre ci portava alla novena; era ancora notte, non c’erano neanche i primi segni dell’alba; si usciva nell’aria fredda di novembre, gli occhi pieni di piombo, alzarsi dormendo, fare i primi passi dormendo, imbattersi in quell’aria, sentire come una ferita e poi entrare nella chiesa coi lumi e le preghiere.
E poi lei ci portava nel forno appena aperto, c’era la “focaccia con le polpe”.
Era calda, nerastra, piena d’olio; c’erano dentro i piccoli pezzi di polpa di olive spremute nel frantoio e adesso ogni tanto mi tornano quelle mattine buie di novembre, quella luce tremolante che faceva chiaro ai morti e il sapore oliato e caldo della focaccia, e mia madre che amministrava quelle nove mattinate di cerimonia funebre, e riuniva i vivi e i morti, e le preghiere e la focaccia, come se tra il mondo di là e quello di qua lei sapesse senza dubbio alcuno quello che c’era, e come bisognava comportarsi”
(da Maestrale, Mondadori, 1976 ) Continua »
Il Trasloco dell’Anima
Non si traslocano solo cose, ma anche ricordi
Le Truppe Cammellate ormai arrivano a drappelli d’un paio al giorno e solo per rimediare ai disastri fatti in questi 7 mesi circa di cantiere casalingo; però più o meno i lavori sono quasi, forse, pare, diciamolo piano, finiti.
Ora non mi resta che riordinare, ossia, traslocare.
Perché anche se si resta sullo stesso pianerottolo, quando si uniscono due appartamenti confinanti bisogna traslocare lo stesso, perché si stravolge completamente la casa. Continua »



