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La Felicità

di Placida Signora - 21 settembre 2007

Proverbi e Modi di Dire 

Gli antichi greci dicevano “la felicità è la dote della gioventù”; forse perchè da ragazzi si è più incoscienti, ma soprattutto pullulanti speranza e slancio vitale.
Per questo Mark Twain  era solito ripetere che “la vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a 80 anni e gradualmente ci avvicinassimo ai 18”.

In realtà il bipede implume va alla caccia della felicità a ogni età, perché essere felici fa innanzitutto bene alla salute: “gioia in cuore fa bel colore” e l’”allegria fa bello il viso”.

Infatti quando siamo sereni sembra che tutti ci vogliano più bene, i musi lunghi non piacciono a nessuno: “ridi e il mondo riderà con te, piangi e sarai solo a piangere” lamentava Nicholas Wilcox

Però è anche indubbio che “non tutti son felici quelli che sembran tali”;  secondo il Metastasiose a ciascun l’interno affanno/ si leggesse in fronte scritto/ quanti mai che invidia fanno/ ci farebbero pietà”.
E’ la dura legge della convivenza civile e di alcuni mestieri: “spesso la bocca ride mentre il cor piange”, da qui il drammatico grido  “ridi, pagliaccio!” del Leoncavallo, o il cinico motto hollywoodianolo spettacolo deve continuare”.

  Ma ringraziando il cielo “gioia e sciagura sempre non dura”, nonostante qualche invidioso ci tenga a sottolineare che “non v’è gioia senza noia”, con “noia” nel significato di “grana, fastidio”.

Il percorso per essere felici è difficoltoso e pieno di ostacoli, si sa; “la gioia è sospesa alle spine”, qualche volta per raggiungerla si soffre sino a far sanguinare il cuore e una volta arrivati alla meta, con estrema fatica, si ha sempre paura di perderla: “Felicità raggiunta, si cammina/ per te sul fil di lama./ Agli occhi sei barlume che vacilla,/ al piede teso ghiaccio che s’incrina” (Montale).

In ogni caso non bisogna mai dimenticare che “un momento di gioia compensa 100 anni di amarezze”; infatti da sempre è noto che “i Numi donan la gioia dopo il dolore”, che “dopo la pioggia torna il sereno” e che “se non sarà seren, si rasserenerà”: un po’ d’ottimismo è fondamentale, e quello possiamo trovarlo solo dentro di noi.

Ma anche un pochino d’aiuto esterno sinceramente non guasta; per i napoletanie denare non fanno felicità, quanno sun poche…”: i soldi non daranno la felicità, però indubbiamente aiutano a sopportare meglio il dolore perché, in fondo, come dicono gli inglesi: “la felicità è fatta di infelicità evitate”.

Si possono cercare ricette della felicità, ma forse l’unica vera è quella che dice: “Chi vuol vivere e star bene/ pigli il mondo come viene”; infine, se è sbagliato - e dicunt pure un po’ attiratore di jella, perché spesso le felicità altrui dan fastidio agli altri - sbattere in faccia agli altri la nostra felicità (“chi vuol sua gioia far eterna e soda / tacito seco del suo ben si goda”) è invece importantissimo sapersi render conto e ammettere a noi stessi di essere, nonostante tutto, felici, ricordando sempre che “la felicità e l’arcobaleno non si vedono mai sulla propria casa, ma solo su quelle altrui”.

©Mitì Vigliero

Ne conoscete altri?
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Il materasso, è la felicitàààà…

di Placida Signora - 19 settembre 2007

Sto andando al galòp a “nasare” un po’ di materassi prima di comprare il definitivo.

Deve essere morbido , alto e compatto: sì, la mia schiena è come quella della Principessa sul Pisello…;-D 

Pensavo di prenderlo di lattice; voi lo avete?
Come vi trovate?
Consigli? 

Truppe Cammellate

di Placida Signora - 15 settembre 2007

Si son fatte 30 giorni di ferie, e son tornate sempre più  Ammuinate 

- Signoraaa…Le ho portato la libreria di 5 metri per 3. Però mi sono dimenticato in magazzino i 29 scaffali. Se riesco glieli riporto la settimana prossima eh?

- Signoraaa…Ho montato la doccia, però manca il soffione da dove esce l’acqua. Glielo porto, se riesco,   la prossima settimana eh?

- Signoraaa…Ho portato i nuovi caloriferi, però su 7 me ne hanno dati solo 3. Torno la prossima settimana con gli altri e poi se riesco glieli installo eh?

- Signoraaa…Ho messo su 3 tapparelle su 6; ora però devo andare ché sono quasi le 15 e io stacco alle 17. Se riesco ci vediamo la prossima settimana eh?

- Signoraaa…Non posso montare le appliques nel bagno perché sono rimasto senza filo elettrico. Se riesco torno la prossima settimana eh?

- Signoraaa…Ecco le 7 porte, sì, ci sono tutte. Ora le mettiamo su. (un’ora di sballaggio) Signoraaa…Ce le riportiamo via perché sono tutte 25 cm più strette…Se riusciamo ci vediamo la prossima settimana eh?

La vecchia Casa

di Placida Signora - 14 settembre 2007

Quale sarà la sua storia?

quale-sara-la-sua-storia.jpg
(Click per ingrandire)
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Se volete, raccontatela qui nei commenti o nel vostro blog; la linkerò.  

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Luca: una storia di abbandono probabilmente:) l’unica cosa che mi preoccupa che il suo ultimo abitante posso aver avuto un orto in vaso in casa:) (le lezioni di Luca sul come coltivare un orto in vaso, sono qui. NdPS)

Cristella: Streghe, fattucchiere?

Simone: E’ la storia di una vecchia strega buona che pasticciò un concime magico per le sue piantine di basilico. Vedendole soffrire dal caldo, prese il pentolone e, mescolando un miscuglio fantasioso, pronunciò frasi misteriose.
Ad ogni vasetto, la sera, regalò una goccia; al mattino fu svegliata da una foglia che ronzava sul nasone!

ZiaPaperina: Vediamo…Ci viveva una giovane coppia, all’inizio felice. Ma lui era gelosissimo e poco per volta isolò la sua donna, impedendole di vedere chiunque; non la lasciava nemmeno stare vicino alle finestre se la luce dentro era accesa…E la gelosia lo fece impazzire, tanto che alla fine uccise la moglie e fuggì chissà dove. La casa cadde in rovina. Ma dicono che di notte un lieve lume si veda dietro le finestre nere…

AndreA: E’ una casa costruita in maniera abusiva e la Natura che ha Tempo e (Pazienza) si è ripresa ciò che le avevano tolto!

Beppe: E’ la casa del guardiacaccia di Biancaneve. Ricordi? Quello che non se la sentì di strapparle il cuore, come la Regina Cattiva aveva ordinato, e la lasciò libera portando a Crimilde il cuore di un cerbiatto…

LupoSordo: E’ decisamente una casa dello studente, si nota da come vengono tenute le parti in comune.

Anna:  Bella, con tutte quelle radici che avvolgono le pietre come i tentacoli di una piovra, mi ricorda le immagini dei templi di Angkor.
A me fa venire in mente: “La casa” di Sergio Endrigo (qui)

Hermansji: Prego.
Entrate.
Certo.
Capisco.
Non è facile trovare la strada ma noi siamo qui e non ci hanno abbandonato. (continua qui)

Roger: E’  la casa del dolore(la casa sembra urlare qualcosa),e della pietà(le piante che l’abbracciano quasi a volerla proteggere)….in questa casa si è molto amato..e quando improvvisamente tutto è finito è stata abitata dalla disperazione e dal pianto..

SB: Ricordo che era luna piena e qualcuno suonava il flauto nel bosco. Così mi sono uscito senza farmi sentire, e l’ho vista. (continua qui)

Chamfort: E’ una casa dove son passate le tue Truppe Cammellate

Rosidue: C’era una volta una dolce nonnina che viveva nel bosco. Ogni giorno la sua dolce nipotina andava a trovarla e portava con sè dei semini che trovava nel bosco. Faceva dei buchini nel pavimento della casa della dolce nonnina metteva i semini e copriva. (continua qui )

MariCri: Tanto tempo fa, una povera fanciulla che non aveva niente di cui vivere,si arrangiava con quello che la natura le offriva (continua qui)

John: E’ la storia di una casa abitata da uomini e donne che la momentodi morire chiesero a Dio di poter vivere per sempre in quel luogo. Dio pensò che non sarebbe stato giusto renderli immortali, cosa avrebbe detto il rsto dell’umanità’? Allora Dio trovò la soluzione, avrebbe trasformato in alberi quegli umani. E così fu.

Perché si dice: Mettere le corna/Essere un cornuto

di Placida Signora - 13 settembre 2007

Con corollario di proverbi e modi di dire 

Nell’antichità le corna erano originariamente simbolo di forza, coraggio, ardore e virilità.
Per questo molte divinità e molti personaggi potenti venivano rappresentati cornuti, ossia dotati di un bel paio di corna più o meno grandi sulla fronte; un esempio è il Mosè di Michelangelo.

Orazio e Tibullo cantarono le “corna d’oro” del dio Bacco, molti re di Macedonia, Siria e Tracia ornavano i loro diademi, oppure, nel caso dei sovrani guerrieri Alessandro e Pirro,  i loro elmi di corna, mentre a Roma esisteva addirittura la famiglia dei Cornelii.

E allora perché ad un tratto l’epiteto “cornuto” divenne un insulto?

Tutta colpa dell’imperatore bizantino Andronico I Comneno, nato nel 1120; un tipaccio violento, sanguinario, esperto in congiure e grande sciupafemmine.

I suoi lo detestavano, sia perché non faceva che tramare contro l’Impero di famiglia maneggiando con nemici storici quali Ucraini e Sultani di Damasco, sia perché riusciva a portarsi a letto ogni donna di parente altrui, cognata o cugina che fosse.

L’Imperatore Manuele, suo cugino, prima lo schiaffò in prigione per nove anni poi, per toglierselo dai piedi, lo esiliò nominandolo governatore della Cilicia.

Qui Andronico si annoiava a morte, così piantò moglie legittima e tre figli e andò ad Antiochia dove sedusse la principessa Filippa di Poitiers.

Ma si stancò presto della relazione; così la mollò, fece un salto a San Giovanni d’Acri, rapì la regina Teodora vedova di re Baldovino III e la portò prima a Damasco poi in Georgia sul Mar Nero e infine di nuovo a Costantinopoli dove, furbone, fece pace con Manuele, vecchio e malato.

Quando questo morì ottenne la tutela del figlio di lui, l’imperatore Alessio II; stette calmìno per due anni poi, con una solita congiura, lo strangolò, ne prese il posto e, già che c’era, cacciò via Teodora e i due figli avuti da lei,  impalmando la giovanissima vedova di Alessio, Agnese di Francia.

E ora arriviamo finalmente alle corna: una volta preso il potere, dal 1183 al 1185 Andronico Comneno si abbandonò a una serie interminabile di nefandezze.

Mentre blandiva il popolo con trovate demagogiche e populiste, si accaniva sui nobili di Costantinopoli e città vicine, soprattutto su quelli che lo avevano sempre avversato.

Li faceva arrestare per un motivo qualsiasi, rapiva le loro mogli tenendosele come concubine e sollazzandosi con esse sino a quando gli andava; poi, come sommo scherno, faceva appendere sulle facciate dei palazzi dei poveretti delle simboliche e beffarde teste di cervi e altri animali naturalmente cornuti da lui abbattuti a caccia.

Fu allora, e precisamente nel 1185, che nacque il modo di dire grecocherata poiein”, mettere le corna, per indicare il pubblico ”infortunio” coniugale subìto dai mariti sudditi di Andronico.

Il 24 agosto di quell’anno i soldati dell’esercito siciliano di re Guglielmo II il Normanno conquistarono Salonicco, e rimasero stupitissimi nel vedere decine e decine di palazzi decorati con teschi di animali muniti di corna; quando ne conobbero il motivo, fecero conoscere l’epitetocornuto” anche in Sicilia , da dove si diffuse in tutta Italia prima e in tutta Europa poi.

E che fine fece Andronico Comneno il cornificatore?

Quando l’11 settembre giunse a Costantinopoli la notizia della caduta di Salonicco, il popolo –cornuti in testa- si ribellò; l’Imperatore venne catturato, mostruosamente seviziato e – proprio come uno dei suoi macabri trofei- appeso per un piede alla facciata del suo Palazzo.

©Mitì Vigliero


Corollario

Brian: In Brianza il cornuto si dice Becch, caprone: Becch dorment, becch content.

Rosidue: “Cu piglia bidizzi, piglia corna
Chi sposa donne belle, è destinato ad avere le corna.
C’unnè gilusu unn’è amanti
Chi non è geloso, non ama.
Lu gilusu mori curnuto
L’uomo geloso ha sempre le corna.

Luca: anche in liguria il becco è simbolo di cornuto becco è il caprone…negli anni passati erano famosi nei paesi dell’entroterra ligure le partite di calcio tra scapoli ed ammogliati (stile fantozzi) gli ammogliati per tradizione legavano alla propria porta un becco pare portasse bene oltre ad essere il simbolo della squadra

Blimunda: In casa (Genova) da noi invece per definire qualcuno dotato di moglie un po’ allegra si dice: “U g’ha ciù corna che un cestin de lumasse”, ha più corna di un cestino di lumache. Chiaro ed efficace, eh?

Roger: Ecco fatto il becco all’oca (e le corna al podestà). poi c’è il rassegnato…Meglio aver delle corna che delle croci. ed infine l’ attualissimo…Dove son corna, son quattrini. ma per evitare il tutto basta essere…Uomo nasuto di rado cornuto.

Angela: U vo’ disce curnuto o ciucce (il bue dice cornuto all’asino)

Vipera: In Puglia di una donna che tradisce il marito si dice che “è scivolata”:D

Naima: (spiegazione del detto Ecco fatto il becco all’oca (e le corna al podestà) Il detto ha un’antica origine fiorentina: chi usciva bene da un processo aveva fatto le corna al podestà e un nuovo becco all’oca, cioè all’aquila scolpita sopra la porta della chiesa di Badia, che sta davanti al Bargello.
La mia bisnonna (pugliese) lo diceva sempre quando aveva finito un compito noioso, gravoso o difficile.
Sospirava con soddisfazione e diceva: “ecco fatto il becco all’oca!” e sottovoce aggiungeva “… e le corna al podestà”.
Ho sempre pensato che volesse dire: ce l’ho fatta a togliermi di torno una rogna… (do you know “rogna” in romanesco???)

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