Superstiziosi in palcoscenico
L’italico mondo dello spettacolo è sempre stato particolarmente superstizioso.
Si parte dal colore viola, particolarmente temuto e considerato menagramo dagli attori in ricordo dell’antica legge che proibiva in periodo di Quaresima, quando il viola era la classica tinta dei paramenti sacri, di svolgere pubblici spettacoli.
E i componenti delle compagnie girovaghe di quell’epoca, che fossero commedianti, musici o saltimbanchi, costretti a non poter lavorare (e quindi a non guadagnare) vivevano 40 lunghissimi giorni di stenti e fame mostruosa.
Erminio Macario, Vittorio De Sica e Nino Taranto detestavano il colore viola, ma mai quanto Wanda Osiris, che quando riceveva in omaggio un mazzolino di violette, ovunque si trovasse schizzava velocissima a gettarle nel primo w.c. che trovava a portata di mano, tirando elegantemente lo sciacquone con due mani.
Persino alcune musiche non furono immuni dal bollo di menagramo: “Funiculì Funiculà”, composta da Luigi Denza e Peppino Turco in occasione dell’inaugurazione della funicolare vesuviana nel 1880 (e distrutta dall’ultima eruzione del 1944), ebbe sempre un enorme successo sino a quando il famoso aviatore napoletano Francesco De Pinedo decise di scrivere - molti anni dopo - sul suo apparecchio “Gennariello” il primo verso del ritornello “Jamme ‘ncoppa jà!”
Poiché il povero De Pinedo morì prematuramente proprio volando con quell’aereo, la canzone è stata da allora bandita da tutti gli aeroporti.
La stessa cosa accadde al tango “Caminito“, che l’orchestra del Titanic stava eseguendo quando il transatlantico fece il casquet con l’iceberg e perciò da quel funesto giorno è stato cancellato dai programmi musicali di bordo di qualsiasi natante, pedalò compresi.
La spiegazione di tutto ciò è crudelmente semplice: quando un “pezzo” emergeva dalla mediocrità e acquistava successo, diventava immediatamente obiettivo di rabbiosa invidia da parte di alcuni, i quali si affrettavano - nell’ambiente fertile- a sparger la malefica voce che “portava male”.
Ogni artista però ha pure le sue convinzioni private su cosa gli porti jella; se la Wandissima, nel corso delle prove dello spettacolo, vedeva qualcuno col cappello in testa: piantava tutto immediatamente strillando furibonda.
Invece Eduardo De Filippo in scena voleva solo orologi veri e perfettamente funzionanti perché, secondo lui, l’orologio fermo portava jella così come - durante le prove - qualcuno seduto in sala con le gambe accavallate.
Per ripararsi dai “grandi Zot” della malasorte, ogni artista anche oggi sa che vi sono da centinaia d’anni apposite forme scaramantiche.
Se cade il copione durante le prove, bisogna sbatterlo tre volte per terra; sul palcoscenico non bisogna aprire ombrelli, fischiare o fischiettare.
Guai a far ruotare le sedie su di una gamba, passare sotto le scale dei macchinisti, spiare dal sipario il pubblico prima della rappresentazione, poggiare i gomiti su un tavolo e contemporaneamente portare le mani al viso.
Infine, prima dell’entrata in scena, anatema colga colui che dica a un attore lo stramaledetto vocabolo “auguri“: meglio scandire con voce ben impostata la famosa paroletta di Cambronne.



Io sono superstiziosa, e pure tanto; però il viola mi piace da matti!
Commento di Blimunda - 20 Settembre 2007 10:15
Blimunda, anche a me, in ogni sua sfumatura :-)
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 10:21
io non sono superstiziosa…però ho visto gente salire su palcoscenico dicendo
“merda merda merda” a se stesso/a…
;-)
Commento di catepol - 20 Settembre 2007 10:27
Lavorare con la Wandissima doveva essere stressante. ;)
Commento di Beppe - 20 Settembre 2007 10:44
Beppe, chi subiva i suoi strilli era sì sfortunato! ;-*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 10:48
Catepol, lo dicono anche studenti prima degli esami e sportivi prima delle gare: in fondo sono “spettacoli” anche quelli!
Com’è la tua classe quest’anno? :-*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 10:50
Anche io ho sempre trovato inquietanti gli orologi fermi…
Eduardo poi ha sempre ragione!
Commento di Brigida - 20 Settembre 2007 10:56
Brigida, a prescindere ;-*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 11:01
Mia figlia danza…. e merda merda merda prima dello spettacolo è obbligatorio ma più per tradizione che per superstizione…. io niente proprio niente non c’è niente che mi incupisce al punto da pensar porti male ero persino amico di un noto jettatore del posto
Commento di Luca - 20 Settembre 2007 11:14
A scuola faccio un laboratorio teatrale con i ragazzi, lo scorso giugno, allo spettacolo finale con i genitori, abbiamo chiesto ed ottenuto che una mamma, con il golfino viola, lasciasse l’indumento in auto.
Superstiziosi?……….naaaaaa!
Commento di sciura pina - 20 Settembre 2007 11:49
Beh, io “caminito” con un’orchestra sopra un pedalò ce lo suonerei: diventerei famoso (per la bizzarria) e finalmente riscatterei il pezzo! ;-)
…oppure affonderei anche il pedalò…e allora “caminito” sarebbe definitivamente rovinato.
Commento di Simone - 20 Settembre 2007 12:28
In ambito lirico, molto apprezzati i chiodi storti ritrovati in palcoscenico, mentre non è molto amata “La forza del destino” di G.Verdi. ;-)***
Commento di Princy60 - 20 Settembre 2007 12:46
non sono superstizioso e trovo la superstizione ridicola,perchè si da troppa valenza alla casualità di un evento…per farmi capire metto questo….
F. Skinner era uno psicologo americano vissuto il secolo scorso e che scoprì una fondamentale forma di apprendimento: il condizionamento operante. Questo processo implica che un animale si deve rendere conto che una sua particolare azione viene seguita da un evento. Se questo evento è per l’animale gratificante esso tenderà a ripetere il comportamento che lo ha provocato. Skinner progettò delle gabbie, oggi conosciute dagli specialisti come gabbie di Skinner, con una leva la quale, una volta premuta faceva scattere un dispensatore di cibo. Essendo il cibo una ricompensa ben gradita, gli animali imparavano velocemente il trucco e passavano molto tempo a premere la leva.
Nel 1948 Skinner fece un particolare esperimento i cui risultati furono pubblicati sul Journal of Experimental Psychology. Questo articolo era destinato a divenire un classico nella letteratura psicologica ed etologica e meritò la ripubblicazione sulla stessa rivista nel 1992, per celebrare i 100 anni dell’ American Psychological Association. Il titolo, tradotto, è: “Superstizione nel piccione”.
Skinner mise un piccione all’interno di una delle sue gabbie. Questa volta però il dispensatore non era più collegato alla leva ma solo ad un meccanismo a tempo. Il cibo veniva quindi somministrato a intervalli prestabiliti indipendentemente da quello che faceva il piccione. Di conseguenza, l’uccello avrebbe potuto restare tranquillo ed aspettare l’arrivo del cibo. Cosa fece invece il piccione?
L’uccello cominciò a ripetere il comportamento che, in maniera del tutto casuale, stava facendo l’attimo prima che arrivasse il cibo. Sottoponendo diversi piccioni allo stesso esperimento, Skinner ottenne un individuo che girava su se stesso, uno che allungava il collo verso un angolo della gabbia, un altro che tirava su la testa con uno scatto, uno che sembrava spazzolare con il becco l’aria sopra il fondo della gabbia e due che dondolavano la testa. Skinner sapeva che l’arrivo del cibo dipendeva solo dal tempo ma il piccione no, ed aveva associato erroneamente l’arrivo del cibo ad un qualche suo movimento. Questo comportamento non era evidentemente la vera causa dell’evento voluto e infatti non era efficace nella maggioranza delle occasioni. Tuttavia l’animale insisteva nel ripeterlo. Si trattava di un comportamento superstizioso a tutti gli effetti.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché Skinner utilizzò proprio i piccioni. Ebbene tutto risale al periodo in cui Skinner lavorava per i militari. Il suo compito era quello di provare ad insegnare ad un animale a pilotare un missile verso il bersaglio. L’animale doveva restare all’interno di una speciale camera e rispondere ad alcuni stimoli che avrebbero guidato il missile (l’animale sarebbe stato un involontario kamikaze). Il piccione fu scelto perchè considerato l’animale più adatto ad una simile impresa. Per fortuna del piccione, questa tecnica non fu mai applicata perchè i militari si affidarono di più all’elettronica, ma Skinner continuò gli esperimenti e fu l’inizio dei suoi studi sull’apprendimento.
Con l’esperimento sui piccioni Skinner dimostrò che anche tra gli animali potevano svilupparsi comportamenti superstiziosi.
Commento di roger - 20 Settembre 2007 12:47
Luca, certo che sono diventate ormai tradizioni, ma sempre tradizioni scaramantiche ;-*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 12:51
io sono riuscito ad affondare con un pedalò
Commento di ammiragliok - 20 Settembre 2007 12:54
Sciura Pina, diciamo “prudenti” ;-D*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 13:06
Simone, ma povero pedalò…Se decidi di cantarlo così però avvisami prima, che vengo a filmarti eh? ;-*
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 13:07
Princy, sai mica i motivi per cui non è apprezzata? :-**
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 13:07
Ammiraglio, mi stupisco di lei!
Adesso però ci racconti come è andata
;-D**
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 13:08
Roger, bé, in fondo la razza umana è anche animale…;-)
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 13:10
Non è vero però ci credo
Commento di Lupo Sordo - 20 Settembre 2007 15:15
Io per il viola ho una forma di adorazione [cos si può suvito vedere aprendo anche solo per un istante il mio blog] e con una [magnifica] micia nera ci abito.
Per il resto, sono fermamente convinto che essere superstiziosi porti sfortuna e quindi me ne guardo bene! ;P
Commento di Antar - 20 Settembre 2007 15:51
Qui a Firenze il Viola è un colore normale :-)
Commento di S.B. - 20 Settembre 2007 16:57
IET SET..
“Ferdinando I ci credeva tanto, da rifiutare udienza per ben quindici anni al canonico De Jorio, (presunto Jettatore). In fine cedette alle insistenze del prelato e il 3 gennaio 1815 accettò di incontrarlo. Il mattino seguente Ferdinando I moriva per un collasso.
Ferdinando II non immune a questa credenza temeva in particolar modo il malocchio dei frati. Durante un suo viaggio con la moglie per partecipare alle nozze del duca di Calabria con Maria Sofia Amalia di Baviera, si vuole che all’uscita della regia di Caserta, ne incontrasse due. Superstizione o non, sta di fatto che quel viaggio fu terribile: vi furono tempeste di neve, tormente, l’incalzare dei primi sintomi di una malattia, tanto che il sovrano fu costretto a rientrare a Napoli via mare, su una lettiga. Urlò fino in punto di morte: “Mi hanno jettato, mi hanno jettato!”.
Lo scrittore Alessandro Dumas, che si occupò con curiosità di questa particolare manifestazione, ci ha offerto, nel suo volume “Le surnaturel et les dieux d’après les maladies mentales”, un ritratto classico dello jettatore, così come era emerso dalle sue personali osservazioni: > . . Tra i più noti iettatori dell’epoca Dumas ci rende poi, in una biografia romanzata, la storia del duca di Ventignano, presentandocelo anonimo come ‘principe X’. Costui, come si conviene agli individui della sua specie, è immune dalla sfortuna, ma getta nella disgrazia tutti coloro che gli vivono accanto. scrive lo studioso Ernesto de Martino >. Tra gli altri involontari eventi provocati dal così detto ‘principe’ si ricorda che proprio mentre si trovava a Parigi, si scatenò la rivoluzione. Inoltre fermatosi lungo il viaggio di ritorno a Roma, incontrò il Papa Pio VII , che morì tre giorni dopo”
tratto da…
http://www.scrivi.com/pubblicazioni.asp?id_pub=184806
Commento di roger - 20 Settembre 2007 18:19
poi mi ricordo di Totò nell’episodio “La patente” del film di Luigi Zampa “Questa è la vita” : Totò è Rosario Chiarchiaro che, perseguitato dalla fama di essere un menagramo,si autodenuncia,e processato chiede ed ottiene dal giudice la patente di iettatore (si tratta della trasposizione cinematografica di un’opera teatrale di Luigi Pirandello).
Commento di roger - 20 Settembre 2007 18:27
qui per chi la vuol leggere…
http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/03_040.htm
Commento di roger - 20 Settembre 2007 18:30
So anche, ma non è confermato, che se all’attore cade addosso un pianoforte a coda mentre è sul palco porta una sfiga pazzesca…soprattutto all’attore :)
Commento di Baol - 20 Settembre 2007 19:10
(arriva strisciando placidamente su gomiti) Non vi ho detto che ieri mi sono arrivate le assi mancanti della libreria…oggi ho iniziato ad aprire gli scatoloni dei libri e a smistarli…
(si allontana strisciando sui gomiti)
Commento di Placida Signora - 20 Settembre 2007 20:27
Mitì, ti rendi conto che nel 2007 siamo ancora vittime dell’”apotropaico” spinto? La cosa m’inquieta non poco! Vabbè, io continuo a indossare il viola che mi sta troppo bene! Bacio:D
Commento di Vipera76 - 20 Settembre 2007 21:31
Ma quante ne sai… noi prima dei concerti difatti diciamo “merde merde merde” dandoci pure una pacca sul di dietro, ma sinceramente quest’ultima prassi l’ho riscontrata ultimamente, e mi sono adeguata; vuoi dire che per un buon concerto oltre alla voce occore avere anche una bella botta di … insomma, in certi casi sì, nel senso che tutto deve filare liscio vedi microfoni, audio, pubblico reattivo etc….
Ciao!
Commento di Alessandra - 20 Settembre 2007 22:16
scusa: occorre
Commento di Alessandra - 20 Settembre 2007 22:17
si può dire che …combattere tutto il giorno contro “le forze dell’asse” calcando le tavole di una libreria,sotto il peso della cultura(vasta)…sia indubbiamente stancante,quindi approfitta del letto(nuovo),striscia sottocoperta e fatti una bella dormita…..BUONANOTTE…
Commento di roger - 20 Settembre 2007 22:55
buon fine settimana
Commento di caravaggio - 22 Settembre 2007 08:35