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A che pensa?

di Placida Signora - 30 settembre 2007

a-che-pensa.jpg
***

 

Catepol: Dannazione…le chiavi di casa…purtroppo devo rimanere qui…

Princy: Ancora omogenizzato!…. mangerei tanto un piatto di penne all’arrabbiata!

Beppe: Acc…Dovevo telefonare al commercialista!

Rhadamanth: Ah! Le donne!

Andrea Perotti: Nooo… Alonso si è schiantato… e adesso Hamilton chi lo prende più???

AndreA: Aaaaargh….l’avevo nella culla a fianco, è bellissima, mi piace, le dovevo dire che ci saremmo “beccati” tra qualche anno e invece non ho spiccicato parola…che stupido…

Ettore: Chi sono tutti questi cattivoni che mi guardano?

Fran(cesca): diomio! c’e’ ancora Miss Italia! E mike Buongiorno, e Loretta Goggi! Ma se erano gia’ vecchi e ammuffiti una vita fa!

Antar: Devo smetterla di rovinarmi così al sabato sera, che inizio a non avere più l’età per affrontare certi risvegli alla domenica mattina…

Cristy: Oh Santa patata guarda cosa combinano questi qua…mi tocchera fare tutto a me!

PlacidaMitì: Dddììo, se mi canta ancora una volta Fate la nanna coscine di pollo, urlo…Fosse almeno intonata…

Farouche: oh cavolo, sono nato…!

Blimunda: Ossignur, proprio una mamma con la mania delle scarpe mi doveva capitare?

SciuraPina: Dove diavolo è finito il biberon?

Baol: Noooo…un altro meme noooooo!!!

Hermansji: uffi… spegnete la luce ho sonno

Ulla: voglio tornare nella pancia

Bloggointestinale: nooooooo, son finito su un blog!!

Giovanna: per mille biberon , chi ha acceso la luce??

iMod: “Ossignur, non ho comprato i Plasmon”

Elena: Oddio che mal di testa.. ma quanto ho bevuto ieri sera?

Roger: NOOOOOOO!!!!!!………ANCORA UN PRIMO PIANO COL FLASH…..NOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!

Mareadiluce: uffa, mi sono svegliato di nuovo.. e mamma e papà continuano a dormire…adesso piango un pò e sveglio anche loro!

Vipera76: Vi prego, lasciatemi solo!

Cristella: Eppure l’avevo avvisata, quella brutta strega che mi è venuta a trovare all’ospizio: “Vabbé che è un esperimento, ma non sarà troppa, questa pozione magica per avere l’eterna giovinezza che mi vuoi far bere?”

Phoebe: Ma questi esseri enormi che ho intorno la piantano di fare i deficienti e di dirmi “Ebellobellobello”?

Sonny&Me: Ancora banali equazioni differenziali alle derivate parziali! Quando un integrale ellittico?

Rossana: Maledetto fotografo! Mi ha beccato senza trucco e senza parrucca.

 

Freddo in tutta Italia: conseguenze

di Placida Signora - 29 settembre 2007

STARNUTO

starnudo   friulano

sternuto   napoletano

starnuo-stranuo   veneto

stranuso  veronese

stranùd   milanese

stranûo  genovese

stranuo  piemontese

shtarnut’  ciociaro

strhanutu  siciliano

sturridu  sardo campidanese

isturridu  sardo barbaricino

sternoeut comasco 

starnùd  parmense

sternuto  marchigiano

*
FAZZOLETTO DA NASO

mocioar- moccinas   piemontese

mandillo   genovese

fazzolètt   milanese

fassoleto   veneto

fassol   veronese

muccatùro  napoletano

farzulettu  salernitano

smočhid   friulano

fazzlett’ ciociaro

fazulet  romagnolo

fasulët  piacentino

muccaturi  sicilia

fazzulettu  sicilia zona jonica etnea

muccaturi  calabrese

maccaturu  pugliese

pezzola  toscano

maccatour  basilicata

muncadureddu  sardo campidanese

mucadoreddu  sardo barbaricino

fazzulett  comasco

fosolèt  parmense

fazzulettu   marchigiano

*
RAFFREDDORE

disfredôr  – sierament   friulano

catàrro   napoletano

rafredore – intasamento -  maròca- snaro   veneto

inmarocamento  veronese

raffreddòr   milanese

anfreidor   piemontese

raffreidù – costipasiun – massûcco   genovese

raffrddor’  ciociaro

candela  triestino

candela- fardasòun – rafardòur – ‘fardour   romagnolo

‘e fridàur   verucchiese (rimini)

ciamùrru  umbro

freddaia – cimurro  toscano 

zegra  calabrese

arresfriòri- puntori sardo campidanese

refrìu  sardo barbaricino

rifriddatura  siciliano (zona jonica etnea)

fregiur comasco  

 fardòr – spasèrs’al nès   parmense

cimurru   marchigiano

***

Altri?

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JohnG’ho na costipazion che me toca stranuzar de continuo. me ghe voria mille fazzoi.

Cristella: Dalla Romagna
Raffreddore: Fardòr o fridor
Modi di dire: “L’ha un po’ ad fridòr” (letteralmente “ha un po’ di raffreddore”, ma anche, come doppiosenso, “è geloso” o… “è un pederasta”).
T’è ciap e’ fridòr me cul?”, letteralmente: “Hai preso il raffreddore al cu**?”, si dice a chi… scorreggia!

Catepol: in vibonese: fazzoletto = maccaturi o muccaturi; ha il raffreddore = nci rifriddiu; ha starnutito = starnutiu

Brigida: Allora prendo nu fazzlet che mi viene uno shtarnut’ che poi ti attacco nu raffrdor’ ciociaro D.O.C.

Roger: ecco…..lo sapeò…é tu ci sei cascata
queste cose e vengano a fà le cose a “bischero sciolto”,siuramente t’harai fatto una “bardella” epoi tu sarai andata fora ,e co i fresco che fa,tu sei diventata “diaccia marmata”…oppure (continua toscana)

Vipera: Madò f’sc nu fridd ca m’è pigght na’ saiett (oppure na’ gocc’)= Fa un freddo che mi è preso un accidenti. (barese)

Blimunda: Eeetciùùù anche io, uffa. Preso alla prima. Ciù musse che mandilli, proprio! (genovese)

Luca: strunii starnutire in genovese riviera di levante
u l’a strùniu
ha starnutito
e per terminare il way to say da dire a chi starnutisce
ectciuùùù
l’altro SCIOPPA (schioppa)
chi ha starnutito primma ti (per primo te)
l’altro primma ti de mì (prima tu di me)

Anna: A Brigida, “e capace ca pò te vène pure ‘na nfruenza cò la frève ciociara, te mitt agliu létt e chisà quann t’arrizz! ” (ciociaro)

Hermansji: Starnute – teramano; Fazzulette – teramano

Sonny&Me: Mintite la maglia te lana, mmucculone, ca mo’ custipi bbuenu bbuenu!(Novoli, LE)

Perché si dice: Catena di Sant’Antonio

di Placida Signora - 28 settembre 2007

Il primo a citarla fu Alfredo Panzini nel Dizionario Moderno (edizione del 1935), descrivendo l’usanza allora molto in voga di spedire a più persone una lettera anonima che invitava perentoriamente a recitare una serie di preghiere che sarebbero servite a”salvare il mondo” , ma avvisando che avrebbero avuto successo solo se il destinatario avesse poi a sua volta inviato la stessa lettera a un tot numero di persone, le quali a loro volta avrebbero dovuto seguire tutta la trafila: il tutto sotto minaccia di sventure tremende che sarebbero accadute a chi avesse interrotto la”catena“.

Nell’edizione del Dizionario Moderno del 1950, alla stessa voce si aggiungeva che all’intimazione della recita di preghierine si era unita una richiesta di danaro, con minaccia di sventure sempre più terribili testimoniate da personaggi (ovviamente fasulli) citati con tanto di nome, cognome e luogo di residenza dei quali il mittente narrava le dolorose e raccapriccianti conseguenze a cui erano giunti causa l’interruzione della catena.

Chi sia stata la mente diabolica ad inventare questo flagello che sopravvive tutt’ora  (in modo un poco meno minaccioso, ma sempre estremamente sgradevole,  anche nelle nostre modernissime caselle di posta elettronica) non si è mai saputo.

Unica cosa certa riguarda il Sant’Antonio citato: non è quello da Padova, ma San’Antonio Abate (250-356 dC)  eremita che, secondo la leggenda, un giorno scrisse al duca di Egitto, tal Ballachio, una lettera in cui cordialmente lo avvisava che se avesse continuato a perseguitare i Cristiani, Dio lo avrebbe punito uccidendolo; infine lo esortava a spedire quella stessa lettera a tutti gli altri notabili della zona che si comportavano come lui.
Ballachio ne sghignazzò e distrusse la missiva; ma pochi giorni dopo il suo mansuetissimo cavallo lo disarcionò, uccidendolo. 

©Mitì Vigliero   

La Piccola Vendetta Goliarda

di Placida Signora - 26 settembre 2007

Riordinare e catalogare da zero i  libri può portare a momenti piacevoli; ho ritrovato Bacco, Tabacco e Venere. Usi, costumi, vita, tradizioni, scherzi e mattane della goliardia italiana  (di Franco Cristofori, ed. SugarCo, 1976).

Ve ne racconto in poche parole un episodio, ambientato a Torino durante le Universiadi del 1970.  

I numerosissimi  goliardi che avevano lavorato come buoi (e completamente a gratis) durante i preparativi della manifestazione, chiesero un riconoscimento sotto forma di tessere omaggio che permettessero loro di assistere a tutte le gare.

Ma l’ingrato Presidente della Fidal ne mise a disposizione solo 10, dicendo che di tessere omaggio ne erano state già distribuite sin troppe.

I Goliardi allora meditarono vendetta tremenda vendetta. 

Poiché filavano in perfetto accordo con tutte le giovani e carine segretarie dell’Organizzazione, non faticarono a “trovare100 tessere di libero ingresso, ovviamente vidimate ma ancora da compilare con gli accrediti.

Riempirle con nomi e cognomi attendibili sarebbe stato troppo serio e logico, e così vennero compilate in tal modo:

Alighieri Dante, Comitato Olimpionico. Incarico: cronista.
D’Arco Giovanna, Servizi Tecnici. Incarico: riscaldamento.
Monti Vincenzo, Comitato Olimpico. Incarico: traduttore d.t.d.o. (dei traduttor d’Omero).
Verdi Giuseppe, Servizi Tecnici. Incarico: capobanda.
Volta Alessandro, Servizi Tecnici. Incarico: Enel.
Leopardi Giacomo, Servizio Stampa. Incarico: corrispondente della “Voce Adriatica”.
Marconi Guglielmo, Servizi Tecnici Sanità. Incarico: radiologo.
E così via.

Riuscirono tutti ad entrare, giusto in tempo per cantare l’inno ufficiale: Gaudeamus Igitur.

Il giorno dopo, sulle pagine sportive de La Stampa si poteva leggere:

“All’ingresso si sono presentati insieme Mao Tse Tung, redattore di “Pechino Sera”, e Richard Nixon, Ufficio Legale. Un usciere ha fatto storie perché “ufficio” era scritto con una sola effe; nel fattempo però entrava tranquillamente uno con un tesserino che recava la scritta Nembo Kid, Recordman.”

©Mitì Vigliero

Lo chiamavano “Cappottino inglese”

di Placida Signora - 25 settembre 2007

Storia e origini del profilattico 

I primi ad utilizzarlo, ma solo come vestitino decorativo in lino delle loro divine appendici, furono i Faraoni egizi.

Gli inventori del primo preservativo vero e proprio furono però i soliti Cinesi che solevano impacchettarsi in sottili fogli di carta di seta oleata; i Giapponesi invece, uomini rudi, preferivano cilindri di carapace di tartaruga resi flessibili da soluzioni alcaline.

I Romani li fabbricavano con intestini essiccati di pecore; e sia quando frequentavano lupanari, sia quando fraternizzavano con le donne dei territori conquistati, vi avviluppavano attorno dei tamponi bagnati con pozioni d’erbe mediche che avrebbero dovuto difenderli da infezioni varie.

Tra le varie novità che le Caravelle spagnole portarono dalle Americhe appena scoperte, oltre ad argento, pomodori, peperoncini e patate vi era anche il virus di quello che il medico Gabriele Falloppio battezzò “morbo gallico” – i gallici lo chiamavano “morbo italico“, gli italici ”mal francese“, gli inglesi “mal napoletano“, in un continuo scaricabarile campanilistico. Insomma: la sifilide.

Dato che il contagio era facilissimo, su consiglio dello stesso medico tutti gli eserciti europei vennero vivamente invitati a far uso di una fodera di lino, lavabile e riutilizzabile, impregnata di una soluzione salina.

Nel ‘600 si iniziò a chiamarli “condom”, forse dal nome di un medico del re Carlo II che, per evitargli figli illegittimi, gliene aveva prescritto l’uso, o forse dal latino “condo” (nascondere).

In quel periodo erano – oltre che riutilizzabili e  lavabili - fatti di intestini d’agnello o capra e tenuti fermi da vezzosi nastrini di seta che si trovavano ai lati dell’imboccatura.

Ovviamente i moralisti in genere iniziarono a tuonare contro l’uso del profilattico: dicevano che avrebbe deteriorato la razza umana incoraggiando l’adulterio e la prostituzione.

Ma il ‘700, Secolo Illuminato, fece spallucce e rispose ai lai con l’uso massiccio del condom (o “redingote anglaise”, cappottino inglese, come lo chiamava affettuosamente Casanova), che venne per la prima volta  pubblicizzato come contraccettivo.

Nel 1843 avvenne una rivoluzione nel campo: Charles Goodyear, inventore nel 1839 dei pneumatici, inventò pure la vulcanizzazione riuscendo ad elasticizzare la gomma naturale e producendo così i primi profilattici capaci di tendersi senza lacerarsi.

Nel 1930 la gomma venne sostituita dal lattice; negli anni ’40 i preservativi venivano venduti e conservati in scatolette di legno, spalmati di vaselina e usati più volte.

Una curiosità: ai primi del ‘900, quando iniziarono ad essere fabbricati in massa, l’Associazione Americana per l’Igiene Sociale li combattè duramente dicendo che tutti quelli che rischiavano di beccarsi malattie del gatto a causa dei loro comportamenti scostumati, dovevano per punizione sopportarne anche le conseguenze: così imparavano, tié.

Infatti le truppe americane furono le uniche – durante la Prima Guerra Mondiale - alle quali ne era stato negato l’uso (ossia non era stato messo nel “kit farmaceutico” a disposizione di ogni soldato).
Morale, più del 70% di loro soffriva di malattie veneree. 

Nella Seconda Guerra Mondiale, per evitare che contagiassero le mogli al loro ritorno, solo ai soldati dello sbarco in Normandia vennero  distribuiti dei profilattici. 
Però ufficialmente servivano a proteggere i fucili dall’acqua salata.

© Mitì Vigliero

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