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E se domani…

di Placida Signora - 16 Agosto 2007

 …alle 10,20 non avrete proprio un accidenti da fare, potreste accendere la tv su Rai 1 e dare un’occhiata qui, dove una tipa stravolta dal sonno e dalla stanchezza da galòp cercherà di raccontare qualcosa sull’argomento del giorno.
Quale argomento?
Bé, pensate alla data e al giorno di domani, e iniziate a fare gli scongiuri (anche per me, ché in diretta non sarebbe carino…;-D 

cornetto.jpg

Galòp

di Placida Signora - 14 Agosto 2007

Oggi un galòp più frenetico del solito mi terrà lontana dal pc tutto il giorno.
Vi lascio in compagnia dei PlacidiAppunti da sfogliare e di un’immagine della serie I Grandi Misteri:
secondo voi, quale può essere stato il motivo delle inconsulte righe?  

cosa-puo-essere-successo.jpg

Ciao Tesorimiei.
A stasera (o a domani mattina, dipende dal galòp)
:-*
Mitì

La Casa del Perché

di Placida Signora - 13 Agosto 2007

L’autostrada A12, la Genova-Livorno, percorre nei suoi primi (o ultimi, a seconda di dove si viene) 20 km quella zona antica e verdissima che si chiama Val di Vara.

Intorno vi sono boschi fittissimi in cui l’uomo era presente già quarantamila anni fa, nel Paleolitico Medio; e alle pendici e sulle vette dei monti ombrosi stanno aggrappati centinaia di paesini millenari, di quelli che paiono caduti dalla gerla del buon Dio quando camminava per l’Italia distribuendo campanili. 

Sono luoghi pieni di magia, in cui aleggia spesso un’atmosfera incantata non sempre felice, ma talvolta sottilmente inquietante, che pare voglia narrarci storie strane.

Se per caso vi troverete sulla A12, dopo Brugnato venendo da Nord-Ovest, date un’occhiata fuori dal finestrino; vedrete sulla vostra sinistra una lunga bassa collina, sulla cui cresta è appoggiato un paesino di poche case tutte raggruppate, orientato a mezzogiorno.

Si chiama Cavanella di Vara, ed era uno dei tanti feudi fortificati dei Malaspina; sul fortilizio principale del 1508 posa ancora l’abside della chiesa parrocchiale, ma questa è un’altra storia.  
Dicevo…guardando il paese dal finestrino della vostra auto, osservate le case: la prima venendo dal Nord (l’ultima venendo dal Sud), è una casa all’apparenza normale, tipica di quei posti, piccina, quadrata, a due piani, dipinta di rosa e con quattro finestre verdi, quasi sempre chiuse.

Ma la cosa strana è che sulla facciata, esattamente al centro fra le quattro finestre, vedrete un enorme punto interrogativo dipinto con la vernice nera: ed è sempre dipinto di fresco.

Il primo ad accorgersene e a cercare di saperne il motivo fu Mario Soldati all’epoca in cui la A12 era appena stata costruita; arrivando da Milano per raggiungere la sua casa di Tellaro, la vedeva ogni volta.

Interrogando un giorno gli abitanti del luogo ebbe scarse notizie, trovandosi quasi di fronte a una sorta di renitenza affettuosa tipica di chi vuole tutelare qualcuno del gruppo; ciò lo racconta nel libro intitolato appunto “La casa del perché” (Mondadori).

Ma Renzo Tolozzi, compianto amico, libraio antiquario di Pontremoli, fondatore e presidente del Premio Bancarella, me ne raccontò in seguito la storia.

La casa apparteneva a un uomo emigrato sin da ragazzo in Scozia; lì fece fortuna come gelataio, lavorando come un matto e avendo come idea fissa quella di poter tornare al paese per passarvi una vecchiaia serena.

Messa da parte una piccola fortuna, finalmente tornò a Cavanella con la moglie e il figlio scozzesi; ma una volta arrivato lì, in pochissimo tempo accadde di tutto.
La moglie improvvisamente si ammalò e morì; il figlio perse la vita in un incidente e lui iniziò a perdere la vista.

Allora fece dipingere sulla facciata quell’enorme punto interrogativo, come a chiedere “Perché mi è accaduto tutto questo?”.

E quando se ne andò, lasciò scritto agli eredi che quel punto interrogativo avrebbe dovuto rimanere per sempre dipinto di fresco su quella casa, come una disperata domanda gridata con rabbia al Destino che gli aveva distrutto ogni sogno.

© Mitì Vigliero

Leggi le nuvole

di Placida Signora - 11 Agosto 2007

A noi, della razza di chi rimane a casa (nel senso che ferie nisba), in questo week end pre ferragostano non resta che giocare alle Placidenuvole… 

In alto a destra io vedo una tartaruga col collo alzato

nuvole-1.jpg
(cliccare sulla foto per ingrandire)

***

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Lorenzo

di Placida Signora - 10 Agosto 2007

Lorenzo (e Lorenza) è un nome che deriva dal latino e significa “originario della città di Laurento“, città del Lazio che doveva il nome all’abbondanza di allori che vi crescevano.
 
Suoi diminutivi sono Renzo e Enzo, e all’estero è diffuso nelle forme di Laurence (Francia), Lawrence e Larry (Inghilterra), Lorenz e Lenz (Germania), Lars (Svezia) e Loris un po’ ovunque.
 
L’onomastico è oggi, 10 agosto, notte di scintillanti e infuocate stelle cadenti  che ricordano San Lorenzo martire arrostito sulla graticola; al suo carnefice, l’imperatore Valeriano che assisteva al supplizio, Lorenzo  prima di morire disse: “Da questa parte sono arrostito; girami dall’altra e poi mangiami”.
 
San Lorenzo è il protettore dei rosticceri (ovviamente), dei cuochi, pompieri, vetrai, bibliotecari, librai.
 
Viene invocato contro gli incendi e il mal di schiena.
 
Il suo colore portafortuna è il verde, la pietra lo smeraldo e il metallo il mercurio.  
 
© Mitì Vigliero

 

Buon onomastico ai Blogger:

Floria

Lorenzo Cairoli

Shangri-La

Personalità Confusa

 

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