di Placida Signora - 25 Luglio 2007
Negli affreschi delle tombe nella Valle dei Re, vediamo i Faraoni indossare gonnellini fittamente plissettati, come i nobili della civiltà minoica rappresentati in quelli di Santorini nelle Cicladi; pure le Cariatidi sfoggiano i kitoni, tuniche a pieghe perfette.
Ergo, anche i tessuti di 4000 anni fa venivano stirati.
Gli egiziani usavano un lisciatoio piatto di pietra che veniva passato a freddo sui tessuti immersi in una soluzione di acqua e gomma per formare la plissettatura.
I primi che usarono il calore furono i Cinesi che attaccarono lunghi manici in legno a fornelli detti bruciatori di profumo; erano in bronzo inciso di simboli beneauguranti, dragoni, fiori ecc: portafortuna che dovevano tutelare dalle inevitabili ustioni.
Per le stoffe pesanti il ferro veniva riempito di braci, di sabbia calda per le sete sottili; il lavoro non poteva essere compiuto da una sola persona, ma bisognava essere in tre: due ai lati che tenevano steso il tessuto, e uno al centro che ci passava su il ferro.
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di Placida Signora - 24 Luglio 2007
Nella Bibbia (Deuteronomio e Esodo) e nel Vangelo di Matteo si accenna all’antichissima usanza di tenere in mano un segno qualunque (sassolino, sbaffo di colore, filo d’erba, un oggetto qualsiasi) per ricordarsi di qualcosa.
In Turchia i cavalieri, prima di partire per la battaglia, erano soliti legare al dito delle dame del cuore un filo d’oro affinché queste, guardandolo, non li dimenticassero; l’usanza si sviluppò in seguito con l’anello di fidanzamento, simbolo di una promessa da non scordare.
Oggi, bandito ogni romanticismo, “legarsela al dito” significa solo e soprattutto non dimenticare un torto, un’offesa, uno sgarbo, rimanendo nella paziente attesa che venga il momento di vendicarsi.
©Mitì Vigliero
E voi, quando dovete ricordarvi di qualcosa, cosa fate?
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di Placida Signora - 23 Luglio 2007
Nella Roma papalina per i non cattolici non era facile morire; ossia, defungere era facilissimo, ma i problemi venivano dopo.
Le leggi pontificie infatti proibivano tassativamente la sepoltura dei non adepti di santaromana chiesa nei terreni consacrati; così i funerali si svolgevano di notte, di nascosto e i corpi venivano tumulati fuoriporta, in prati qualunque, senza lapidi o fiori.
Nel ‘700 però Roma pullulava di stranieri, quasi tutti non cattolici; nobili, artisti, diplomatici innamorati dell’Italia, che avevano scelto l’Urbe come dimora fissa e che avrebbero voluto tanto poterne usufruire anche come dimora eterna, senza passare però per esseri diabolici.
Fu così che nel 1763 il rappresentante del Re di Prussia, il barone Humboldt, ottenne faticosamente da parte delle autorità ecclesiastiche la concessione di un’area dell’Agro Romano vicino a Porta San Paolo, dove si ergeva (e s’erge tutt’ora) la piramide di Caio Cestio.
Lì furono poste le prime tombe, ma poiché le autorità papali non concedevano per puntiglio il permesso di cintare il cimitero, le sepolture venivano continuamente profanate.
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di Placida Signora - 21 Luglio 2007
Da Cummari Giovannuzza al Culorosso
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E’ scritto nel libro della Genesi che quando il buon Dio fabbricò Adamo, il primo incarico che gli diede fu quello di trovare un nome a tutti gli animali, alberi, frutti e fiori creati prima di lui; Adamo fu quindi il primo homo nominans della storia: il primo inventore di parole.
Da allora, di vocaboli ne sono stati inventati a migliaia, e purtroppo molti sono anche stati dimenticati, o rischiano di esserlo, soprattutto quelli che appartengono alla sfera contadina, e che riflettevano una civiltà religiosa spesso confinante con la superstizione; il senso del magico era sempre presente anche perché la vita umana era dominata dalla paura, dalla precarietà, dalla minaccia di pericoli non solo immaginari.
Per questo ogni oggetto e ogni essere vivente veniva considerato possessore di qualità fatate e misteriose: i succhi, le foglie, le radici, i fiori, custodivano un’oscura potenza mentre mentre gli animali erano dotati di un potere superiore e per questo, soprattutto se feroci, pericolosi e nocivi, dovevano essere trattati con gentile cautela attraverso l’uso di nomi parentelari utili ad ingraziarsi l’essere temuto. Continua »
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di Placida Signora - 21 Luglio 2007
Sei a rischio di stress?
Nonostante le mie cupe previsioni, risulto “probabilmente in fase temporanea” e i miei motivi di stress sono “ancora controllabili”.
Insomma: situazione disperata ma non seria ;-D
E voi?
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