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	<title>Placida Signora</title>
	
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	<description>blog di Mitì Vigliero</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 14:25:42 +0000</pubDate>
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		<title>I testi afrodigastrici: Il ragù della Signora Piscopo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 22:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Ampia e linda cucina. L&#8217;arredamento è costituito da cose anche modernissime.
Sulla parete di fondo, accanto al finestrone, sono state disposte in ordine simmetrico una diecina di antiche forme in legno di cappellì e numerosi attrezzi del mestiere.
Sul medesimo punto ci sta un fornello di ferro a quattro zampe, malfermo e arrugginito, e un piccolo tavolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ampia e linda cucina. L&#8217;arredamento è costituito da cose anche modernissime.<br />
Sulla parete di fondo, accanto al finestrone, sono state disposte in ordine simmetrico una diecina di antiche forme in legno di cappellì e numerosi attrezzi del mestiere.<br />
Sul medesimo punto ci sta un fornello di ferro a quattro zampe, malfermo e arrugginito, e un piccolo tavolo dal ripiano massiccio unto e bruciacchiato dall&#8217;uso.<br />
Siamo alla conclusione di una magnifica giornata di marzo. L&#8217;ultimo sole che entra dall&#8217;ampia finestra indora le pareti e fa brillare la nutrita batteria di pentole in rame, fuori d&#8217;uso, che è lì, tutta intorno, al solo fine di testimoniare l&#8217;antica tradizione e la solidità finanziaria della famiglia Priore.<br />
Presso il tavolo centrale c&#8217;è <strong>donna Rosa</strong> <strong>che sta preparando il rituale ragù</strong>.<br />
Sta legando il girello, «il pezzo d&#8217;annecchia» (cinque chilogrammi) che dovrà allietare la mensa domenicale dell&#8217;indomani.<br />
<strong>Virginia la cameriera</strong> gomito a gomito con la padrona affetta cipolle; ne ha già fatto un bel mucchio: ma ne deve affettare ancora.<br />
La poverina ogni tanto si asciuga le lacrime o con il dorso della mano o con l&#8217;avambraccio: ma continua stoicamente il suo lavoro</em>.</p>
<p><strong>Rosa</strong>: Hai fatto?</p>
<p><strong>Virginia</strong>: (<em>piagnucolando</em>) Devo affettare queste altre due. </p>
<p><strong>Rosa</strong>: E taglia, taglia&#8230; fai presto.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: Signo&#8217;, ma io credo che tutta questa cipolla abbasta.</p>
<p><strong>Rosa</strong>: Adesso mi vuoi insegnare come si fa il ragù. Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera; via via che ci si versa sopra il quantitativo necessario di vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro e si ottiene quella salsa densa e compatta che diventa di un colore palissandro scuro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: ma ci vuole troppo tempo. A casa mia facciamo soffriggere un poco di cipolla, poi ci mettiamo dentro pomodoro e carne e cuoce tutto assieme.</p>
<p><strong>Rosa</strong>: E viene carne bollita col pomodoro e la cipolla. La buonanima di mia madre diceva che per fare il ragù ci voleva la Pazienza di Giobbe. Il sabato sera si metteva in cucina con la cucchiaia in mano, e non si muoveva da vicino alla casseruola nemmeno se I&#8217;uccidevano. Lei usava o il «tiano» di terracotta o la casseruola di rame. L&#8217;alluminio non esisteva proprio. Quando il sugo si era ristretto come diceva lei, toglieva dalla casseruola il pezzo di carne di «annecchia» e lo metteva in una sperlunga; come si mette un neonato nella «connola», poi situava la cucchiaia di legno sulla casseruola, in modo che il coperchio rimaneva un poco sollevato, e allora se ne andava a letto, quando il sugo aveva peppiato per quattro o cinque ore. Ma il ragù della signora Piscopo andava per nominata.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: (<em>compiacente</em>) Certo, quando uno ci tiene passione.</p>
<p><strong>Rosa</strong>: E quello papà, se non trovava il ragù confessato e comunicato faceva rivoltare la casa.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: Povera mamma vosta!</p>
<p><strong>Rosa</strong>: Ma era pure il tipo che ti dava soddisfazione. Venivano amici e dicevano: «Signo&#8217; ma come lo fate questo ragù che fa uscire pazzo a vostro marito! L&#8217;altra sera ci ha fatto una testa tanta «E, il ragù di mia moglie; di sotto, e il ragù di mia moglie sopra&#8230;» e mamma&#8217; tutta contenta l&#8217;invitava; e quando se ne andavano dicevano: «Aveva ragione vostro marito». E si facevano le croci.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: Vostro marito invece non ci va tanto appresso.</p>
<p><strong>Rosa</strong>: (<em>con ironica amarezza</em>) Don Peppino non parla; don Peppino è superiore a queste cose. Però si combina un piatto accoputo di Ziti così&#8230; e qualche volta pure due.</p>
<p><strong>Virginia</strong>: Pe&#8217; mangia&#8217;, mangia.</p>
<p><em><strong>di Eduardo De Filippo, “Sabato, domenica e lunedì”, atto I</strong></em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/sabato-domenica-e-lunedi.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-2315" title="sabato-domenica-e-lunedi" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/sabato-domenica-e-lunedi-300x212.gif" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
(foto <a href="http://w3.uniroma1.it/cta/eduardo/teatro/commedieeduardo/SABATO,%20DOMENICA%20E%20LUNED%C3%8C.html" target="_blank">qui</a>)</p>
<p>Esistono dei<strong> brani letterari</strong> o delle<strong> sequenze cinematografiche</strong> in grado di <strong>stimolare immediatamente l&#8217;appetito</strong>.</p>
<p>Quello che ho riportato qui sopra, tratto da<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabato,_domenica_e_luned%C3%AC" target="_blank"> <strong>una delle commedie che più amo di De Filippo</strong></a>, su di me ha un vero <strong>effetto<em> afrodigastrico</em></strong>; ogni volta che lo leggo mi pare di sentire il profumo, di quel ragù. E mi viene immediatamente, oltre che fame, anche voglia di cucinarlo.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><em>Avete mai provato una sensazione simile? E se la risposta è sì, con quale testo o scena?</em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://alianorah.wordpress.com/" target="_blank">Alianorah</a>: Nella scena del finto orgasmo di <strong><em><a href="http://it.youtube.com/watch?v=m0mVjuH0BjI" target="_blank">Harry ti presento Sally</a></em></strong>, lei si prepara <strong>un panino</strong> che alla fine addenta con gusto. Sarà la sensazione dell’appagamento post coitum (anche se simulato) ma a me quel panino fa sempre venire l’acquolina in bocca. Anche se, posta di fronte ad una scelta concreta, un piatto di fettuccine al ragù non si batte. A tal proposito, mi hai fatto venire in mente la poesia ” ‘O ‘rrau’ “, di De Filippo, che avevo su un libro delle elementari, con tanto di taduzione!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Mimosafiorita</span>: In una scena del film <strong><em><a href="http://it.youtube.com/watch?v=KEzzbBc7Tw4" target="_blank">Chocolat</a></em></strong>, Juliette Binoche <strong>scioglie della cioccolata e poi la rimuove con una spatola</strong>, il tutto in primissimo piano, io proprio non resisto, me la sento addosso quella cioccolata, se sono a casa me ne sparo subito un po’, e ricordo che la prima volta che ho visto il film, all’uscita dal cinema sono corsa a prendermi una tazza di cioccolato.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://krishelhouse.splinder.com/" target="_blank">Krishel</a>: C’è un film che si chiama <strong><em>Semplicemente irresistibile</em></strong> in cui la protagonista sta preparando una <strong>crema dolce</strong> e, come aggiunta, <strong>mette per aromatizzare delle foglie di un’orchidea particolare</strong>. I movimenti della mano per prepararlo e poi la visione del risultato finale… Non so voi ma a me viene voglia di intingere il dito e assaggiare per sentire se è buono.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Rosy</span>: Anche il <strong>pranzo</strong> del <em><strong>Gattopardo</strong></em> però… Farmi venire queste idee già la mattina è da perdizione dell’anima oltre che del corpo…</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">MaxG</span>: Irresistibilmente afrodigastrica è per me <a href="http://fr.youtube.com/watch?v=YPM6Zs7sUYw" target="_blank">la scena degli <strong>spaghetti</strong> in<strong><em> Miseria e nobiltà</em></strong></a>. E afrodigastrico è una parola magica! </p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Beppe</span>: Afrodigastrico per me è il <strong>Commissario Montalbano di Camilleri</strong>… Questo brano ad esempio mi fa andare in visibilio:<br />
<em>Gesù, <strong>gli arancini di Adelina</strong>! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanisa (senza zaffirano, Pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, Pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano! </em> (da “Gli arancini di Montalbano”, Mondadori, 1999)</p>
<p style="text-align: left;"><a href="Il timballo di Big Night. Da lacrime." target="_blank">Regi</a>: Il <strong>timballo </strong>di <em><strong>Big Night</strong></em>. Da lacrime.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://tittieco.wordpress.com/" target="_blank">Tittieco</a>: Il film “<em><strong>Un tocco di zenzero</strong></em>” una storia d’amore e di magia la magia del cibo: L’atmosfera è vagamente “felliniana”: le zie cuoche che si sfidano ai fornelli… e Istanbul città delle “Mille e una notte&#8221;; incantevole!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.skipblog.it/" target="_blank">Skip</a>: Afrodigastriche le scene sull’arte di preparare<strong> cioccolatini</strong> in<em><strong> Chocolat</strong></em> e il <strong>“raffinato” pranzo di Babette</strong>…</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Chamfort</span>: Anche i libri di <strong>Simenon/Maigret</strong> non scherzano in quanto afrodigastricità. In rete ho trovato questa ricetta del <a href="http://www.genovalibri.it/simenon/ricetta.htm" target="_blank"><strong>Galletto al vino bianco</strong> </a>preparato dalla Signora Maigret in <em><strong>“Una confidenza di Maigret&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.miarrangio.blogspot.com/" target="_blank">Luca</a>: a me<strong> Govi</strong> in una intervista dove spiega la differenza tra la parola <strong>tacchino e bibìn</strong>: “tacchino u nu sa de ninte, ti voeu mette bibin sulu a parolla a t&#8217;impe a bucca” (<em>trad per i foresti: tacchino non sa di niente, vuoi mettere &#8220;bibin&#8221;, solo la parola ti riempie la bocca. NdPla&#8217;</em>)</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://marinacepedafuentes.blogspot.com/" target="_blank">La Cuoca Itagnola</a>: Potrei citare il <strong><em>Don Chisciotte</em> di Cervantes</strong>, dove vi sono infiniti episodi a sfondo gastronomico a volte molto divertenti, che sebbene non aprano l’appetito servono però per sorridere. Uno dei più “gustosi” è questo dialogo fra Sancio e l’oste dove lui e il suo signore hanno chiesto alloggio e cibo: l’oste, dopo avere detto che nella sua osteria c’era di tutto e dopo tanti dinieghi di quel che Sancio gli chiedeva, porterà loro infine la tipica<strong> olla podrida o cocido</strong>, il semplice<strong> bollito misto</strong> spagnolo che non mancava mai nelle osterie. (<a href="http://www.placidasignora.com/2008/08/21/i-testi-afrodigastrici-il-ragu-della-signora-piscopo/#comment-80326" target="_blank">continua</a>)</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">ZiaPaperina</span>: Montalbano, Maigret… e <strong>Nero Wolfe</strong>? Seguendo il tuo consiglio ho regalato a mamma tutta la raccolta con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari. E me li sono visti tutti. Le facce di Wolfe e di Fritz quando parlano di cibo o di altro guardando il cibo, sono meglio di un aperitivo! Guarda <a href="http://it.youtube.com/watch?v=eWuOj8ibWr8" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Perché si dice: Essere un Crumiro</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 10:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Perché si dice]]></category>

		<category><![CDATA[Crumiri]]></category>

		<category><![CDATA[pirati]]></category>

		<category><![CDATA[sciopero]]></category>

		<category><![CDATA[sindacati]]></category>

		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1881 in Tunisia scoppiò la “questione Khumir” (in francese Kroumirs), una tribù araba composta di predoni che vivevano ai confini della Tunisia.
I Krumiri erano specializzati in contrabbando e, con scorribande decisamente piratesche, rifiutavano di sottomettersi al governo del Bey, principalmente nelle questioni di regolamentazione lavorativa, commerciale e fiscale.
I Francesi colsero l’occasione delle “guerriglie” crumire contro il governo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong>1881</strong> in <strong>Tunisia</strong> scoppiò la “<em>questione Khumir</em>” (in francese <em>Kroumirs</em>), una <strong>tribù araba</strong> composta di predoni che vivevano ai confini della Tunisia.</p>
<p>I <strong>Krumiri</strong> erano specializzati in contrabbando e, con scorribande decisamente piratesche, <strong>rifiutavano di sottomettersi al governo del Bey</strong>, principalmente nelle questioni di regolamentazione <strong>lavorativa</strong>, <strong>commerciale</strong> e <strong>fiscale</strong>.</p>
<p>I <strong>Francesi </strong>colsero l’occasione delle “guerriglie” crumire contro il governo, e col<strong> pretesto</strong> di riordinare le cose invasero la Tunisia (per la serie: fra i due litiganti il terzo gode). </p>
<p>Pochi anni dopo<strong> l’aggettivo “crumiro”</strong>  entrò a far parte del <strong>linguaggio sindacale</strong> per definire un lavoratore o uno studente che<strong> si rifiuta di fare sciopero</strong>, sabotando in tal modo la causa del movimento a cui appartiene, o comportandosi in modo da danneggiare la nazione o l&#8217;associazione di cui fa parte.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></p>
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		<title>A cosa pensa?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 09:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giochi e Fantasie]]></category>

		<category><![CDATA[Immagini]]></category>

		<category><![CDATA[fantasia]]></category>

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		<category><![CDATA[scoiattolo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

 
Luca: Sono stufo dell’armonica a bocca voglio comprarmi un bel sax
ZiaPaperina: Allora…le vado vicino e le dico “Verresti a raccogliere nocciole con me?”. Oppure…”Lo sai che dalla cima di quell’albero si vede il tuo nido?”. Ma come è difficile attaccar bottone
Beppe: Perché non telefona? Aveva detto che telefonava. Ma perché non mi chiama? Sarà successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/a-che-pensa.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2301" title="a-che-pensa" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/a-che-pensa-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.miarrangio.blogspot.com/" target="_blank">Luca</a>: Sono stufo dell’armonica a bocca voglio comprarmi un bel sax</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">ZiaPaperina</span>: Allora…le vado vicino e le dico “Verresti a raccogliere nocciole con me?”. Oppure…”Lo sai che dalla cima di quell’albero si vede il tuo nido?”. Ma come è difficile attaccar bottone</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Beppe</span>: Perché non telefona? Aveva detto che telefonava. Ma perché non mi chiama? Sarà successo qualcosa? Non mi vorrà più vedere? Eddai telefona…!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://blogs.dotnethell.it/ester" target="_blank">Ester Memoli</a>: &#8220;Meno male che sono ancora in ferie, sdraiato a prendere il sole, mica come quei ROSICONI laggiù”</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Mimosafiorita</span>: Mmmmm…che noia oggi! Quasi quasi mi do’ una limatina alle unghie, chissa’ come mi stara’ lo smalto rosa perlato, vabbe’ mo ci provo!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">MaxG</span>: Uffff, sempre nocciole sempre nocciole….Avrei tanta voglia di un po’ di pesto!!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.skipblog.it/" target="_blank">Skip</a>: Sembro una mantide religiosa?</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://parolesenzacostanza.splinder.com/" target="_blank">Nonsonocostante</a>: Chi mi fa un bel massaggio? io sono pronto</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://tittieco.wordpress.com/" target="_blank">Tittieco</a>: Allora se ben ricordo la “conta” faceva cosi’: PIN PIRINETTA NOXE, (noce) PIN PIRINETTA PAN (pane)</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://krishelhouse.splinder.com/" target="_blank">Krishel</a>: Me le mangio ora tutte quelle belle noci, o me ne metto da parte un pò per l’inverno? Però che noia ogni anno sempre la stessa storia, sempre la stessa decisione da prendere…</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://alianorah.wordpress.com/" target="_blank">Alianorah</a>: Cip o Ciop? Questo è il problema!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;">Pamina</span>: “Credo proprio che andrò ai materassi” (Da “Il Padrino”, Mario Puzo).</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://kchico.wordpress.com/" target="_blank">Maurizio</a>: Vuoi vedere che non si è accorta che sono un gatto mascherato?</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://equilafesta.splinder.com/" target="_blank">Orenove</a>: Finalmente un po’ di pace! Chissà per quanto durerà. Spero proprio che non arrivi qualche cacciatore proprio ora…</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
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		<title>Il Genovese che odiava i Genovesi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 08:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
		
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Il responsabile della rivolta di Portoria
A Torre d’Isola (PV) c’è la bella villa-castello Botta-Adorno, famosa per essere infestata dal fantasma inquieto del primo proprietario, Marchese Antoniotto Botta-Adorno.
Figlio di Luigi, che venne spedito in esilio (con promessa di condanna a morte se fosse ritornato) dalla Repubblica di Genova dopo un tentato colpo di stato, e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<p style="text-align: center;"><em>Il responsabile della rivolta di Portoria</em></p>
<p>A <strong>Torre d’Isola (PV)</strong> c’è la bella <a href="http://www.pbase.com/pablof/image/45776908" target="_blank">villa-castello Botta-Adorno</a>, famosa per essere infestata dal fantasma inquieto del primo proprietario, <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/17/Genova_-_Antoniotto_Botta-Adorno.jpg/175px-Genova_-_Antoniotto_Botta-Adorno.jpg" target="_blank"><strong>Marchese Antoniotto Botta-Adorno</strong></a>.</p>
<p>Figlio di <strong>Luigi</strong>, che venne spedito in <strong>esilio</strong> (con promessa di <strong>condanna a morte</strong> se fosse ritornato) dalla <strong>Repubblica di Genova</strong> dopo un tentato colpo di stato, e di <strong>Matilde Meli Lupi di Soragna</strong>, amante del <strong>re di Spagna Filippo V</strong>, Antoniotto crebbe superbo nonché dotato d’un <strong>carattere infernale</strong>.</p>
<p>Non si ammogliò mai, né abbe mai figli; sopportava il fratello più grande, <strong>Alessandro</strong>, ma ne detestava cordialmente la moglie <strong>Isabella di Torriglia</strong>, dichiarando pubblicamente che piuttosto di sposarla Alessandro avrebbe fatto meglio a prendere i voti.</p>
<p>Militare di carriera, fu il il <strong>comandante delle truppe austro-piemontesi</strong> che nel settembre del <strong>1746 occuparono Genova</strong>, città di cui si<strong> autoproclamò Governatore</strong>; il dentino avvelenato che aveva nei confronti della Superba“nemica” di suo padre, lo spinsero a <strong>comportamenti estremamente crudeli</strong> nei confronti sia dei cittadini che delle autorità dogali (e gli Adorno di Dogi ne avevano avuti ben 7 in famiglia).</p>
<p>Passata alla storia è <strong>l’affettuosa risposta</strong> che diede al <strong>Doge Francesco Brignole Sale</strong>, che disperato arrivò a inginocchiarsi davanti lui per chieder pietà: “<em>Ai genovesi lascerò solo gli occhi per piangere!</em>”.</p>
<p>Fatto sta che i genovesi ad un certo punto non sopportarono più né lui né le sue truppe, e nel sestiere di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portoria_%28quartiere_di_Genova%29" target="_blank">Portoria</a></strong> il <strong>5 dicembre</strong> dello stesso anno, col <strong>Balilla, il sasso e il “Chi l’inse”</strong> diedero vita alla formidabile e celeberrima <strong>insurrezione</strong> <strong>che cacciò gli invasori</strong>, Antoniotto in testa.</p>
<p>Lo storico <strong>Accinelli </strong>racconta che anni dopo, nel <strong>1751</strong>, nel <strong>Palazzo di Commercio di Amsterdam</strong> si incontrarono lo <strong>Stadolter d’Olanda</strong> e il Botta; il primo gli disse di non aver <strong>mai capito come diavolo fosse stato possibile</strong> che quel gran numero di soldati armati sino ai denti avesse avuto la peggio contro dei cittadini inermi.</p>
<p>Al che il Botta rispose: “<em>Non conosce Vostra Altezza l’<strong>umore</strong> <strong>del popolo di Genova</strong>. Egli è diviso in più quartieri, gli abitanti dell’uno sono agli altri contrari, gareggiano per la preminenza, ben sovente si azzuffano. Ma quando si tratta della libertà, lasciate le private discordie, tutti si uniscono per la difesa</em>…” e <strong>per render meglio l’idea</strong> aggiunse che avendo un suo ufficiale suggerito di spedir<strong> 3000</strong> uomini a sedare i rivoltosi, rifiutò la proposta ben sapendo che “<em>le sole donne di Prè con evacuare pitali e vasi notturni dalle finestre, <strong>annegar fatt’avrebbero lui e la sua comitiva in un mare d’addobbi</strong></em>”.<br />
Infine, forse al pensiero degli “<em>addobbi</em>“, scoppiò in una gran risata.</p>
<p>Ma aveva davvero un <strong>buon motivo</strong> d’esser finalmente gentile nei riguardi dei genovesi e trullo d’umore, l’Antoniotto; subito dopo la rivolta era infatti<strong> fuggito dalla città, portandosi dietro il tesoro della Repubblica</strong>, composto da <strong>oggetti preziosi e 20 casse di genovini d’oro</strong>, e si era rifugiato nella villa di Torre d’Isola dove morì (pare) nel <strong>1774</strong>.</p>
<p>Però il<strong> luogo della sua sepoltura</strong> non venne mai ritrovato, così come del tesoro non fu <strong>mai</strong> trovata traccia: dicono sia nascosto <strong>nell’antica torre</strong> della villa, e che il <strong>fantasma</strong> d’Antoniotto vi faccia una guardia spietata.</p>
<p><a href="http://www.miti.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></div>
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		<title>16 agosto: stanotte un Plenilunio Speciale</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 10:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[16 agosto]]></category>

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		<description><![CDATA[Luna dei Regalini ed Eclissi

(foto MeteoBelgique)
Sospendo un attimo il galòp ferragostano per ricordarvi che la Luna di stasera sarà decisamente speciale.
Innanzitutto sarà piena, quindi è una Luna dei Regalini: leggete le istruzioni, e preparate i 3 desideri!
Poi, nuvole permettendo, potremo vedere un&#8217;eclissi parziale che durerà circa 5 ore e che potrete seguire anche qui; alle 20,23 entrerà nella penombra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Luna dei Regalini ed Eclissi</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/eclissi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2290" title="eclissi" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2008/08/eclissi-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a><br />
(foto <a href="http://www.meteobelgium.be/forums/index.php?showtopic=184">MeteoBelgique</a>)</p>
<p>Sospendo un attimo il <a href="http://www.placidasignora.com/2008/08/14/toccaferro-in-pillole-agosto/" target="_blank">galòp ferragostano </a>per ricordarvi che la <strong>Luna </strong>di stasera sarà decisamente speciale.</p>
<p>Innanzitutto sarà <strong>piena</strong>, quindi è una<a href="http://www.placidasignora.com/2007/01/03/1132/" target="_blank"><strong> <span style="color: #0000ff;">Luna dei Regalini</span></strong><span style="color: #0000ff;">: <strong>leggete le istruzioni, e preparate i 3 desideri</strong></span></a>!</p>
<p>Poi, nuvole permettendo, potremo vedere <strong><span style="color: #0000ff;">un&#8217;eclissi parziale </span></strong>che durerà circa<strong> 5 ore </strong>e che potrete seguire anche <a href="http://www.uai.it/web/guest/astronews/journal_content/56/10100/57254" target="_blank"><strong>qui</strong></a>; alle <strong>20,23</strong> entrerà nella penombra, alle <strong>21,35</strong> l&#8217;ombra. Il massimo di copertura (l&#8217;80%) sarà visibile alle<strong> 23,10</strong>. Dalle 00.44 l&#8217;ombra della Terra inizierà a ritirarsi e lo spettacolo finirà all&#8217;<strong>1,57</strong>, con la Luna tornata candida e pura .</p>
<p>Come tutti gli <strong>avvenimenti inspiegabili</strong>, strani o semplicemente rari, <strong>l’eclissi lunare</strong> (così come quella solare) ha sempre colpito molto la <strong>fantasia popolare</strong>, dando loro connotazioni di negativi presagi o manifestazioni diaboliche.</p>
<p><strong>Nel 1504 Cristoforo Colombo</strong>, il quale sapeva da testi scientifici che ci sarebbe stata un’eclissi, la sfruttò in modo bieco per ottenere l’aiuto degli indios della <strong>Giamaica</strong>: fece finta di pregare Dio dicendo più o meno “<em>Fai vedere a questi oscuri selvaggi quanto sei potente: oscura la Luna!</em>”.<br />
Cosa che regolarmente avvenne e convinse i giamaicani.</p>
<p>Effettivamente vedere il disco <strong>luminoso e candido</strong> della Luna venire lentamente coperto da un altro disco estraneo, <strong>nero e buio</strong> come gli Inferi, sottolinea il presunto carattere magico del fenomeno: come se le tenebre volessero letteralmente “<strong>mangiare</strong>” la luce, come se la morte prendesse il sopravvento sulla vita.</p>
<p>Per questo gli <strong>antichi e pagani guerrieri degli eserciti</strong>, se vedevano la notte prima della battaglia un’eclissse, <strong>di comune accordo con l’avversario</strong> rinviavano la tenzone ad un altro momento; non solo, ma si mettevano <strong>tutti insieme a ululare</strong> in direzione della Luna, per <strong>spaventare</strong> il nero Essere mostruoso che la stava “divorando”.</p>
<p>Se il popolo<strong> Maya</strong> <strong>non aveva</strong> affatto <strong>paura</strong> dell’eclissi lunari, anzi sapeva predirle con estrema esattezza, i <strong>Persiani</strong> credevano che l’eclissi fosse una <strong>punizione divina</strong> nei confronti degli uomini. Pensavano che tutte le volte che qualcuno stava per compiere o aveva compiuto <strong>gesta malvage</strong> (tradimenti, infanticidi ecc), gli dei <strong>chiudevano in una specie di tubo</strong> l’astro celeste (luna o sole che fosse) e lasciavano gli umani nel buio più completo, con la sola compagnia di <strong>Incubi e Rimorsi</strong>.</p>
<p>E nel <strong>Medioevo</strong> i contadini erano convinti che le eclissi fossero <strong>causate da certe parole magiche pronunciate da streghe cattive</strong>; queste parole avevano il potere di “<strong>ipnotizzare</strong>” la Luna, obbligandola ad <strong>avvicinarsi alla terra</strong> per deporre una sorta di rugiada schiumosa sulla erbe che poi sarebbero servite alle fattucchiere per compiere ogni sorta di <strong>nefandi sortilegi</strong>.<br />
Quindi, <strong>per impedire che la Luna udisse</strong> le stregonesche parole, all’inizio dell’eclissi <strong>tutti gli abitanti dei villaggi </strong>si mettevano a <strong>correre sui campi facendo un fracasso infernale,</strong> agitando campanacci da mucca, martellando lastre di rame e di bronzo, percuotendo incudini e urlando come pazzi.</p>
<p>Infine, per i <strong>napoletani</strong>, le eclissi di Luna <strong>devono essere guardate</strong> non da dietro i vetri della finestra, bensì <strong>all’aperto</strong>, a viso nudo: e il <strong>giorno dopo</strong> bisognerà correre alla prima ricevitoria del <strong>Lotto </strong>a giocare il numero <strong>70</strong>.</p>
<p><a href="http://placidasignora.com/" target="_blank">© Mitì Vigliero</a></p>
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