di Placida Signora - 31 Luglio 2007
La piazza di Gabicce Monte si chiama Valbruna, città leggendaria che da sempre si pensa sia stata sommersa - in epoca lontanissima - dal mare nella baia di Vallugola.
Basandosi su testimonianze antiche che raccontavano resti di torri e mura visibili “a un braccio sott’acqua” nei giorni di mare calmo e limpido, autorevoli storici come Biondo Flavio nel ‘400 o Raffaele Aldimari nel ‘600, si dichiararono convinti che sì, alle foci del fiume Conca sorgeva la mitica Crustumium (dal nome originario del fiume) o Concha.
Una città forse di origine greca, citata da autori latini del V° sec. e poi probabilmente inabissatasi a causa o di un cataclisma naturale stile terremoto e tsunami (di cui si è persa la memoria), o da fenomeni tettonici che pian piano erosero la costa o addirittura per colpa dell’uomo, che si dice nel VII secolo abbia tagliato via pezzi di monte – provocando una frana distruttiva – per aprire un canale di sbocco ai pesci…Chi lo sa.
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di Placida Signora - 30 Luglio 2007
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di Placida Signora - 30 Luglio 2007

Tutti conoscono Castel Sant’Angelo a Roma, l’ex mausoleo (Mole Adriana) voluto appunto da Adriano nel 123 dC , divenuto poi fortezza e in seguito sede papale; ma pochi forse sanno che l’immenso angelo in bronzo che svetta sulla sua cima è solo l’ultimo di una lunga serie.
Innanzitutto l’angelo è l’arcangelo Michele; Papa Gregorio Magno, nel tentativo di implorare l’intervento divino per porre termine alla tremenda peste che nel 590 flagellava la città, organizzò una solenne processione: quando il corteo giunse di fronte alla Mole Adriana, Gregorio ebbe la mistica visione dell’arcangelo che – imponente sulla cima del tetto – riponeva nel fodero la sua spada fiammeggiante, simboleggiando così il termine dell’epidemia.
Così nacque il nome di Castel Sant’Angelo, e la prima statua raffigurante l’apparizione prodigiosa venne posta prima del 1277; era in legno, e venne distrutta durante un assedio nel 1379.
Allora venne sostituita da un angelo in marmo, ma probabilmente il materiale era scadente tanto che dopo poco si sbriciolò e cadde giù.
Nel 1453, Papa Alessandro VI Borgia ordinò che venisse fabbricata una terza statua sempre in marmo unito però ad alcune parti metalliche per renderla più robusta.
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di Placida Signora - 29 Luglio 2007
…e Guarda dove metti i piedi
Frase in origine usata per sfottere gli intellettuali, e soprattutto i filosofi, che spesso si occupano solo di cose alte ed elevate, trascurando quelle pratiche.
La storia ci racconta che una notte Talete il filosofo passeggiava per la campagna studiando attentamente il cielo stellato; all’improvviso mise un piede in fallo e cadde in un profondo fosso pieno d’acqua.
Soccorso solo dopo ore da un contadino, gli spiegò l’accaduto e questo gli rispose: “Prima di andare in giro col naso per aria a guardar le stelle, faresti meglio a guardar dove metti i piedi”.
Oggi, non essendovi più grandi filosofi e magni intellettuali, andare in giro col naso per aria significa soprattutto e genericamente “essere distratti”.
©Mitì Vigliero
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di Placida Signora - 28 Luglio 2007

(foto Fabs)
La superstizione del gatto nero = porta jella nasce nel Medioevo, periodo buio in cui si dava la caccia alle streghe.
Il gatto è l’unico animale domestico che esce di notte come le streghe, diceva il popolino; nero poi era il colore dell’Inferno, del Lutto e del Diavolo: ergo il gatto nero era un demone portatore di morte al servizio delle streghe.
Si dice che porti male se attraversa la strada; questo solo perché in quell’epoca, quando si andava a cavallo e le strade di notte non erano illuminate, un gatto nero che schizzasse di colpo di fronte a un equino poteva spaventarlo e quindi farlo disarcionare il cavaliere.
Ma gli antichi greci e gli egiziani vedevano nel gatto nero la perfezione assoluta ed era considerato una rarità preziosa.
Non solo; ma in Francia e Inghilterra un gattino nero in miniatura, come statuina o ciondolo, è considerato un portafortuna potentissimo.
E in tutta Europa da sempre si crede che possedere un gatto nero voglia dire mettersi la fortuna in casa.
©Mitì Vigliero
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