Chi aglio non mangia, d’aglio non puzza

Proverbi e Modi di dire sull’aglio 

Come tutto ciò che riguarda l’antico mondo contadino, anche l’aglio ha molti proverbi e modi di dire a lui dedicati.
Vi sono quelli propriamente agricoli, come il celeberrimo Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di gennaio, comune in tutta Europa ed espresso in maniera particolarmente aulica a Parenzo: Genaio, el cul pien de aio.

    Spesso l’aglio viene personificato, riferito cioè a determinati tipi e comportamenti umani.

 In Liguria dicono Il mortaio sa sempre d’aglio (idem in Francia: Toujours sent le mortier les aux): ossia non si possono nascondere né le vere origini sociali né i veri caratteri.
  In Germania, quando una donna di costumi non proprio virtuosi improvvisamente si mostra raffinata e pudica nel modo e nell’aspetto, si dice L’aglio fiorisce, vuol far cesto, ossia vuole spacciarsi per un fiore delicato ed elegante da raccogliere ed esporre in vaso (in poche parole: cerca marito); e sempre in Germania  un ragazzino impertinente e pestifero viene definito fatto d’aglio.   In Sardegna , chi ha tentato inutilmente di variare in meglio la propria condizione sociale, viene sprezzantemente apostrofato Andando ses azu, torrandu ses chipuddu,  sei partito aglio, e sei tornato cipolla, ossia  “non è che sei cambiato molto, anzi forse sei peggiorato un po’”; modo di dire che ricorda il teutonico Uno sa d’aglio, e l’altro di cipolla, riferito a due persone molto simili nel comportamento non proprio piacevole.
Invece nel cremonese, Tegner eun per eun co’ d’ai (considerare uno una testa d’aglio) significa non tenerlo in alcuna considerazione.

  Nella Francia meridionale, riferendosi a chi tenta di migliorare anche con le cattive maniere il brutto carattere altrui, si afferma Plus on pile l’ail, plus il  sent mauvais, più si pesta l’aglio, più lui puzza; fatica sprecata, insomma.
Tipico di Altamura è invece  E’ figlio dell’aglio? Allora deve puzzare inteso nel significato morale che i vizi, come le cattive abitudini, si tramandano di padre in figlio.
 
 In tema di commercio, quando un affare va male per colpe esterne nel meridione italiano si dice che  s’è fatto l’aglio, mentre di antica origine latina è M’hai venduto aglio per aglio, derivato dal  termine di giurisprudenza alio per alio (da alius), una cosa per l’altra.

Sempre latino è Ego tibi de allis loquor, tu respondes de coepis, io chiedo d’aglio e tu rispondi cipolla, che gioca sull’identico suono delle parole cepis (cipolla) e coepis (inizio, origine), e il significato è poi quello del “capire Roma per toma”.

  Nel centro Italia, Tanto se ne sa a mangiare uno spicchio, quanto un capo, si puzza d’aglio sia che se ne mangi uno spicchio sia una testa intera: secondo lo Strafforello indica che “in certe cose è più mal fare leggermente che molto”.

D’altro canto la rinomata logica tedesca afferma che Chi aglio non mangia, d’aglio non puzza, (capito signori? Basta fare così!) mentre Per chi ne mangia, l’aglio non puzza, ossia chi mangia abitualmente aglio non si accorge del cattivo odore che poi emana.
In senso figurato ciò simboleggia che chi mena vita scapestrata o  fa  qualcosa di sgradevole o si innamora di una persona piena di difetti ecc. ecc., non se ne accorge affatto.

  Far mangiare l’aglio a qualcuno in linguaggio marinaresco significa farlo arrabbiare o pentire amaramente; Far rodere l’aglio vuol dire “far crepar d’invidia”, ma se al contrario  l’aglio lo rodiamo noi, significa che stiamo sopportando in obbligato e sofferente silenzio una situazione sgradevolissima, in cui possiamo solo schiacchiar l’aglio, ossia pur avendo una gran voglia di menar le mani su qualcuno, ci è impedito di sfogarci.
Ma verrà il giorno in cui, se ci capiterà di incontrarlo, come dicono i genovesi lo potremo finalmente pestà come l’aggio, cioè dargliene di santa ragione, metaforicamente o meno.

Nell’attesa potremo sempre sibilargli a mo’ di Fra Cristoforo a don Rodrigo, non “Verrà un giorno…” , ma un minacciosissimo Ti saprà d’aglio… Forse è per questo che  i rudi marinai liguri definiscono tempesta con l’aggiada  un fortunale violentissimo e pericoloso.

   Nella vita bisogna sempre ricordarsi, come dicono gli austriaci, che L’aglio è un buon cuoco, ma condisce troppo, ossia che non bisogna mai esagerare con le azioni rischiose perché, secondo i veneziani e i genovesi, lo scotto da pagare potrebbe essere Caro come l’aglio.

Così non resterebbe, come dicono gli inglesi, che Consolarsi con l’aglietto,  allusione a chi, per aver perduto tempo e arrivato tardi a cena, trovando il piatto di portata ormai vuoto si deve accontentare di mangiare le guarnizioni rimaste; invece nel mondo contadino intende la speranza degli agricoltori nel caso di annate magre di raccolto: che ci resti almeno l’aglio.

   Infine, se per i popoli mediterranei in genere Tutto viene a taglio (viene bene, serve), fin le unghie per pelare l’aglio, i britanni sono invece convinti che  Se ogni bugia sapesse d’aglio, sulla terra non si potrebbe respirare mentre i giovanotti spagnoli  bollano come  peor de l’ajo  (peggio dell’aglio, una volta che l’assaggi non te lo togli più di dosso) una ragazza con cui si aveva solo intenzione di filacchiare solo un po’ e poi scomparire, ma quella invece s’è abbrancata come l’edera…

©Mitì Vigliero, da Saporitissimo giglio 

Ne conoscete altri?
***

Venditore di piazza:
“Scignue’, gh’e’ l’aggiu’! gh’e’ l’aggiu grossu!”
e il passante
“Anche mi’, ma n’ou’ diggu’!”
:-)
Traduz. per i non genovesi:
il grido del commerciante:
“signore, c’e’ l’aglio, c’e’ l’aglio grosso!”
che si puo’ anche interpretare, per assonanza come ’signore ce l’ho grosso’, che fa rispondere al passante
“anche io ma non lo dico”
;-) (Morganalarossa)

“Cattìu come l’aggiu” cioè “Cattivo come l’aglio” (Princy60)

“Chi odia l’aglio, pesto lo colga!” (©Marchino)

Diceva il buon PAPPAGONE a scopo scaramantico, AGLIO FRAVAGLIO, FATTURA CA NUN QUAGLIO, CORNA E BICORNA…(MimosaFiorita)

Sul tagliere l’aglio taglia
Non tagliare la tovaglia
La tovaglia non è aglio
Se la tagli fai uno sbaglio
…(Antar)

Mia nonna (genovese), quando ero pischello e ne combinavo di tutti colori mi diceva sempre (non so se la scrittura è corretta):
ti me fe mangia l’aggio. nel senso che la facevo arrabbiare. nel mio paesino d’origine si usava anche: ou fa mangià l’aggio… sempre ne senso di far arabbiare (Max)

Che coloraccio che hai… tu sei verde in viso come un aglio, …..lo diceva la mi nonna ai mi nonno quando mangiava troppo (Roger)

Da noi nel paesino passava un tipo siciliano col furgoncino con appeso l’aglio e dal megafono gridava “ghe l’aggiu ghe l’aggiu duru” in un improbabile genovese/siciliano solo che la traduzione diventa “ce l’ho ce l’ho duro” (Luca)

Agghij e fraggagghij” in vibonese usato quando si mettono insieme tante cose, penso che voglia dire esattamente gli agli con tutte le reste…(Catepol)

“Dagli e dagli, anche le cipolle diventan agli.” (Corax)

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


29 thoughts on “Chi aglio non mangia, d’aglio non puzza

  1. Consolarsi con l’aglietto

    Rassegnarsi e pensare che sarebbe potuta andar peggio. Una volta i contadini, se la stagione si dimostrava malvagia, si sitenevano fortunati a salvare il raccolto dell’aglio…. almeno……

  2. Possibile? che a me, in mezzo tanta erudizione venga in mente solo la battuta:

    Venditore di piazza:
    “Scignue’, gh’e’ l’aggiu’! gh’e’ l’aggiu grossu!”
    e il passante
    “Anche mi’, ma n’ou’ diggu’!”

    :-)

    Traduz. per i non genovesi:
    il grido del commerciante:
    “signore, c’e’ l’aglio, c’e’ l’aglio grosso!”
    che si puo’ anche interpretare, per assonanza come ‘signore ce l’ho grosso’, che fa rispondere al passante
    “anche io ma non lo dico”
    ;-)

    Son bassezze, ma dipingono bene la sagacita’/ironia genovese.

    P.S. di’ la verita’, tu non avevi osato accennarlo, vero Placida?;-)))

  3. C’e’ un collega, che ormai da tempo immemorabile ha litigato a morte con acqua e sapone,ed e’ da noi soprannominato “ER BRUSCHETTA” perche’ quando sta’ per arrivare… arriva prima l’odore dell’aglietto… quello che appunto si strofina sulla bruschetta… ragazzi miei che profumino…!

  4. Diceva il buon PAPPAGONE a scopo scaramantico, AGLIO FRAVAGLIO, FATTURA CA NUN QUAGLIO, CORNA E BICORNA…

  5. A me, da regazzino, solevano ripetere:
    Sul tagliere l’aglio taglia
    Non tagliare la tovaglia
    La tovaglia non è aglio
    Se la tagli fai uno sbaglio

  6. P.s.
    Me ne procurerò una copia, incuriosito soprattutto dal capitolo “Il fortrificatore delle piramidi“.

  7. Considerata pianta infera, come tutte le gigliacee, era offerta dai Greci, alla dea Ecate.
    In Egitto gli adoratori di Sokar, il dio protettore dei morti, patrona della necropoli si Saqqara, poi associata a Osiride, si adornavano con ghirlande d’aglio e cipolle.
    Gli adoratori della dea Bastet (dalla testa felina), cui erano consacrati i gatti, masticavano l’aglio in suo onore……..sarei curioso di sapere che ne pensavano i gatti…..

  8. mia nonna (genovese), quando ero pischello e ne combinavo di tutti colori mi diceva sempre (non so se la scrittura è corretta):
    ti me fe mangia l’aggio. nel senso che la facevo arrabbiare. nel mio paesino d’origine si usava anche: ou fa mangià l’aggio… sempre ne senso di far arabbiare

  9. che coloraccio che hai… tu sei verde in viso come un aglio, …..lo diceva la mi nonna ai mi nonno …quando mangiava troppo…..

  10. Ridacchio per Morgana e Marchino…eh, eh! E devo dire che sono davvero stufa di questa crociata antiaglio. Fra l’altro qui in Lombardia ha assunto dimensioni preoccupanti con scenacce al ristorante e gente che, invitata a cena, ti chiede nei dettagli il menu (oppure ti impone un pesto senz’aglio, che io non ho mai accettato di fare!)

  11. Blimunda, per quegli ultimi maleducati l’unica risposta suggerita da Fabs è “Allora a te le trenette te le condisco al burro”.
    Se uno è intollerante all’aglio lo può dire, e la padrona di casa si comporterà ovviamente e gentilmente di conseguenza. Ma sapere il menù o pretendere pesti senz’aglio in casa altrui dove sei stato generosamente invitato è atteggiamento da sciacquette parvenue, ridicolmente snob e pure un po’ buzzurre. Augh! ;-)

  12. Non posso che concordare in pieno! (una di queste sedicenti sciure ha fatto pure scene al mio matrimonio perché c’era il pesto…con l’aglio, ohibò!!!)

  13. da noi nel paesino passava un tipo siciliano col furgoncino con appeso l’aglio e dal megafono gridava “ghe l’aggiu ghe l’aggiu duru” in un improbabile genovese/siciliano solo che la traduzione diventa “ce l’ho ce l’ho duro”

  14. “Agghij e fraggagghij” in vibonese usato quando si mettono insieme tante cose, penso che voglia dire esattamente gli agli con tutte le reste…

  15. Mi ripeti quando hai tempo i metodi per combattere l’odore d’aglio così li stampo e studio a memoria?? (il libro l’ha sequestrato per sempre mamma ;O)

  16. Pingback: Placida Signora » Blog Archive » Aglio: metodi per puteolàr di meno

Lascia un commento