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Il sole

di Placida Signora - 26 Maggio 2007

Proverbi e Modi di dire 

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(Sole di Lele Luzzati)

Il Sole è un gran democratico, come dicono i danesi, infatti “risplende tanto per il re quanto per noi”, anche se da secoli si afferma che abbia una particolare predilezione per le fattezze gradevoli; non per nulla “il sole bacia i belli”, però pure lui non è perfettissimo: “anche il sole ha le sue macchie” dicono gli irlandesi alle fanciulle che si lamentano delle troppe lentiggini.

Nihil sub sole novum” era solito ripetere il saggio re Qoelet, figlio di Davide (Ecclesiaste, I,9); da quando la terra è stata creata, non accade nulla di nuovo su di lei: da millenni si ripetono situazioni e fatti.

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Dormi dormi, bel gattin…

di Placida Signora - 25 Maggio 2007

 

Il detto Dormire come un gatto non esiste.

Però secondo me bisognerebbe inventarlo

Chi di questi, secondo voi, si merita l’Oscar di Morfeo?

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La bischerata dei Bischeri

di Placida Signora - 25 Maggio 2007

Tutti sanno che “bischero” è un vocabolo usatissimo in tutta la Toscana per definire - se detto in tono affettuoso - un “ingenuo, stupidotto” (un po’ come il “belinùn” genovese) o, in  tono più duro e tagliente, decisamente un “grullo, buono a nulla, persona che si crede furba e invece si rivela stupida e minchiona”.
Sono molti i modi di dire che lo contengono; ad esempio “tre volte bono vol di’ bischero” (se sì è troppo buoni si passa regolarmente per cretini); “avere il quarto d’ora del bischero” (vivere un momento di pura stupidéra); “tra bischeri s’annusano” (e di conseguenza si associano); “andare/fare a bischero sciolto” (comportarsi inconsultamente) e così via.

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La canzone del primo batticuore

di Placida Signora - 24 Maggio 2007

-Me lo impresti per favore il concòne per la festa di Martina?

A chiedermelo è Laura, amica mia e mamma di Martina, quasi 13 anni biondi, alti e sottili.
Il concòne è un’enorme ciotola della Guzzini, adattissima nelle feste ad essere riempita di insalata di riso o cocktail alla frutta da pescare col mestolino.
E sabato Martina festeggerà i suoi 13 anni nel giardino di casa, insieme ad una truppa di coetanei.

-E’ eccitatissima - dice Laura - Sta curando ogni particolare, vuole fare una festa a tema e le ha dato persino un titolo “13 anni come quelli della Mamma“. Pensa che ha tirato fuori tutti i vecchi 33 e 45 giri che ha trovato in casa, cose mie e di suo padre. Meno male che i giradischi funziona ancora…
-Ma il mangiadischi no! - mugugna Martina - Faceva di più i tuoi tempi, il mangiadischi…
-Il mio era rosso - dico
-Anche quello di mamma
-E cosa ballerete?
Martina s’illumina - Cose vecchissime!

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Perché si dice: “Passare in fanteria” e “Finire in cavalleria”

di Placida Signora - 24 Maggio 2007

Passata in fanteria simboleggia una cosa da buttar via, che ha finito il suo corso, che non si usa più.

Un tempo la Fanteria era un’arma composta da leve tratte dai ceti inferiori che non potevano permettersi armi ed equipaggiamenti di lusso: così, quando la più nobile e ricca  Cavalleria cambiava le dotazioni scassate o logore, le passava alla Fanteria, come ad un parente povero.

In compenso se la Cavalleria aveva urgente bisogno di attrezzature, non esitava ad appropriarsi - senza nemmeno avvisare - di quelle in dotazione alla Fanteria.

Per questo il significato di una cosa Finita in cavalleria è quello di sparita, che non tornerà mai più, dimenticata per sempre.

©Mitì Vigliero

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