Perché si dice: “Parlare o Comportarsi in punta di forchetta”
Fino al XVIII secolo, usare le posate per mangiare e soprattutto possedere le forchette era un lusso proprio delle classi più nobili e abbienti.
Il popolo usava le mani per smembrare i cibi o portarseli alla bocca se solidi, un cucchiaio/mestolo per quelli liquidi e un coltello (di solito proprietà dei maschi di casa), che serviva a tagliar tutto, dalle corde ai rami alle pance dei nemici al pane sulla tavola.
Quando iniziarono a diffondersi le forchette anche nella piccola borghesia, il popolo, soprattutto quello contadino, considerò la cosa come una ridicola e stupida esibizione di finta nobiltà, oltreché un’inutile fatica.
Perciò “Parlare, comportarsi in punta di forchetta” ha assunto il significato di “esprimersi, muoversi con esagerata ricercatezza”




Non centra nulla, o meglio, solo con le punte della forchetta. Conservo la forchetta di mia nonna, che era appertenuta alla sua “ava”. E’ così consumata, che bisogna stare attenti ad usarla. Le punte sono spilli, oramai.
buona giornata, stellina :*
angela
Commento di angela - 28 Maggio 2007 09:54
Angela, anch’io nella casa di campagna ho un vecchissimo servizio di posate. Si vede che era considerato “bello” e quindi risulta poco usato. Ma le forchette mi han sempre terrorizzato per l’acuminatezza dei rebbi; credo che fossero proprio fatte apposta così. Armi improprie ;-D
Buona giornata anche a te, tesora! :-)**
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 10:14
Erano davvero puntute le forchette di un tempo!! Ho una parte del servizio d’argento della bisnonna, mai usato. E le forchette potrebbero essere usate come pugnali. Forse per paura di ferirsi si stava rigidi e impettiti, in punta di forchetta appunto!!! ;oD
Buona settimana Placidina!!!
Commento di ZiaPaperina - 28 Maggio 2007 10:19
Molto interessante, non lo sapevo.
E capita a puntino, perchè ieri ho litigato con la forchetta: a pranzo non riuscivo ad infilzare la valeriana, a cena non ce la facevo con i pomodori.
Oggi poso le posate e mangio con le mani :-)
Ciao!
Commento di Amfortas - 28 Maggio 2007 10:25
ZiaPeperina, infatti un tempo la raccomandazione classica che gli anziani facevano ai bimbi a tavola era “piano con la fochetta che i fai male!” ;-*
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 10:28
Amfortas, la valeriana è difficilissima da inforchettare ;-D*
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 10:29
A Roma si usa dire “stare in punta di culo” con due significati ben distinti. Stare seduti senza appoggiare la schiena allo schienale, quindi in punta di… oppure con lo stesso significato di stare in punta di forchetta ossia con modi un po’ altezzosi da borghesucci.
Commento di gemisto - 28 Maggio 2007 10:39
Gemisto, i romani san sempre come rendere bene le idee…;-D
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 10:40
Però in questi tempi di svaccamento generale, un ritorno a un po’ di punta di forchetta in certi ambienti (politica, televisione eccetera) mica mi dispiacerebbe.
Commento di Beppe - 28 Maggio 2007 11:07
che bello questo post Placida! Posso mettere un link da me al tuo post? Bella anche la fotografia, da dove viene?
Commento di Francesca - 28 Maggio 2007 11:07
Beppe, se per punta di forchetta indichiamo educazione, rispetto e modi civili, sottoscrivo anch’io :-)*
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 11:10
Francesca, certo che puoi! La foto non lo so, l’avevo da tempo nell’archivio immagini del pc…Anzi, se qualcuno ne riconoscesse l’origine, per favore me lo dica così linko. :-*
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 11:12
ok, allora tra un po’ lo metto.
D’accordissimo con Beppe!
Commento di Francesca - 28 Maggio 2007 11:12
Ci son cose che Devo mangiare con le mani, se no non me le godo:frittelle e patate fritte! ;-)***
Commento di Princy60 - 28 Maggio 2007 12:00
Princy, io pure la pizza ;-**
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 12:01
chi parla o si comporta in punta di forchetta, di solito, come dicono a Milano…ma non solo li…, viene mandato a……
Va scuà l mar cun la furchèta
(vai a scopare il mare con la forchetta…cioè vai a perder tempo altrove)
potenza del gastronomico attrezzo…
Commento di roger - 28 Maggio 2007 12:13
naturalmente…. chi usa tale comportamento per rimarcare la propria superiorità…
Commento di roger - 28 Maggio 2007 12:15
forchetta fastidiosa…ovvero maleducazione in punta di forchetta..
http://www.youtube.com/watch?v=V7X-qA3qdlk
Commento di roger - 28 Maggio 2007 12:24
Non conoscevo questo modo di dire! Ora però sono un po’ più dotta di qualche minuto fa, meno male :P
Commento di Elisa - 28 Maggio 2007 12:27
Roger, forse non tanto per rimarcare superiorità, ma per nascondere altre carenze…
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 12:29
Elisa, eh, la cultura è tutto nella vita…;-D***
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 12:29
da noi si dice “stare sulle proprie”, ovvero “sto sulle mie, sta sulle sue, sulle loro” ecc ecc(e vaccapi’ cosa caspita s’intenda, con quelle locuzioni!)
beh, ti ringrazio per avermi illuminato
p.s. serve una mano? approfitta..ché, ultimamente, mi sento una specie di dea kalì (solo nel senso delle braccia, però)
Commento di gabryella - 28 Maggio 2007 13:05
Gabryella, anche due, grazie ;-****
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 13:11
e dove le forchette sono poco usate…vedi Giappone…diranno…
parla e si comporta in punta di bastoncino…
che io ho provato ad usarli al ristorante giapponese…ma poi se volevo mangiare ho dovuto mettere tutto in punta di forchetta…
Commento di roger - 28 Maggio 2007 13:11
questa mi mancava proprio
Commento di Luca - 28 Maggio 2007 13:31
e giusto in punta di forchetta volevo riaffacciarmi… c’è posto per i redivivi?????????
:**
Commento di val.angel - 28 Maggio 2007 13:36
Roger, anch’io al ristorante cino-giappo pretendo sempre la forchetta (non son trendy, ma detesto digiunare ;-D
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 13:41
Luca, non si finisce mai di imparare….;-*****
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 13:42
ValAngel, ma bentornata! :-******
Romani, vi consiglio caldamente di andare a vedere Valeria al teatro Petrolini.
E’ tutto spiegato sul suo blog:
http://sogliaminimadicoccole.splinder.com/
(non riesco a trovare il link…dove lo nascondi, tesora? ;-*)
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 13:45
Leggere i tuoi post è come ascoltare delle favole raccontate dalla nonna (mi raccomando, nonna non in senso di vecchiaia), belle storie e aneddoti che incuriosiscono.
Commento di Cristian - 28 Maggio 2007 14:23
Meglio le mani per alcuni piatti, mangiare la pizza con la forchetta è assurdo, idem per le coscie di pollo!
Commento di Grazitaly - 28 Maggio 2007 14:26
Cristian, a quasi 50 anni si potrebbe benissimo essere nonne. Pensa che la mia, alla mia età, aveva una nipote di già 10 anni…;-**
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 14:27
Graziano, o le code dei gamberi! :-)
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 14:28
Ciao Mitì! Grazie di questi interessantissimi post. ;-D
Commento di maria - 28 Maggio 2007 15:08
Maria, grazie a te, e complimenti ai tuoi bambini! :-)*
Commento di Placida Signora - 28 Maggio 2007 16:57
Er voto
Gioacchino Belli
Senti st’antra. A Ssan Pietro e Marcellino
Ce stanno certe moniche befane,
C’aveveno pe voto er contentino
De maggnà ttutto-quanto co le mane.
Vedi si una forchetta e un cucchiarino,
Si un cortelluccio pe ttajacce er pane,
Abbi da offenne Iddio! N’antro tantino
Leccaveno cor muso com’er cane!
Pio Ottavo però, bona-momoria,
Che vedde una matina quer porcaro,
Je disse: “Madre, e che vò dì sta storia?
Sete state avvezzate ar monnezzaro?!
Che voto! un ca**o. A dio pò dasse groria
Puro co la forchetta e cor cucchiaro”.
Commento di roger - 28 Maggio 2007 18:33
@Vitì: non me la sono sentita di darti dell’anziana ;)
Commento di Cristian - 28 Maggio 2007 21:02
Bello il sonetto del Belli. Grazie roger! :)
Commento di brianzolitudine - 28 Maggio 2007 21:54