di Placida Signora - 24 Aprile 2007
Nei sotterranei di Napoli
Napoli è composta da due città: una esterna illuminata dal sole e una sepolta, silente, buia, brulicante budelli, gallerie, cave e cisterne scavate nel tufo giallo tipico della zona.
Nell’ultima guerra in quei sotterranei furono organizzati molti “ricoveri pubblici” dove la popolazione si rifugiava durante i bombardamenti; erano i più vasti d’Italia, potevano ospitare più di 300.000 persone.
Avevano lunghi sedili in pietra murati lungo le pareti, luce elettrica, servizi igienici e varie uscite di sicurezza; venivano raggiunti tramite larghe scale dai bassi gradini che avrebbero dovuto impedire cadute rovinose alla folla terrorizzata che, al suono delle sirene, si precipitava al riparo.
Uno dei più conosciuti si trova nei Quartieri Spagnoli, uno spazio di 3.200 mq. a 40 metri sottoterra che poteva contenere 4000 persone; uno degli ingressi era, ed è, in Vico Sant’Anna di Palazzo n. 52.
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di Placida Signora - 23 Aprile 2007
(per la serie gastro-storica dedicata ai blogger che verranno il 28 aprile allo ZenaCamp. Tutte le novità sull’avvenimento qui)
Chi, beato, ha avuto la gioia di assaggiare in quel di Recco e dintorni questo paradisiaco piatto, di certo non immagina che - secondo la leggenda - nacque a causa di eventi tragici e sanguinari.
Nel medioevo le continue e improvvise scorribande saracene obbligavano gli abitanti della costa a fuggire e a trovar rifugio sui monti dell’entroterra.
Ovviamente non è che si scappasse carichi di bagagli e vettovaglie; allora si confidava in quello che la natura e i luoghi di rifugio potevano offrire.
E là si trovavano mulini, pecore e tanta legna, ergo farina, formaggetta e fuoco per cuocerle.
Così nacque la focaccia col formaggio che per molti anni, a causa della sua origine truce, veniva tradizionalmente preparata solo il 2 novembre, giorno dei morti. Continua »
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di Placida Signora - 23 Aprile 2007
A fine settembre scrivevo:
“Stanotte ho sognato che compravo una nuova casa.
Realizzavo finalmente il sogno d’avere uno studio enorme tappezzato di libri, una sala da pranzo e un salotto ove riunire tanti amici e non una coppia per volta, una stanza per gli ospiti, una stanza degli armadi e un bagno così grande da ballarci il valzer.
Poi ho sognato l’Impresa di Ristrutturazione che sistemava la mia casa nuova.
Muratori, idraulici, elettricisti, falegnami, tutti artigiani espertissimi e gran lavoratori affiatati.
Una squadra in perfetto sincrono.
“Non posso mettere le piastrelle sino a quando non viene l’idraulico a montare i rubinetti”
“Non posso installare i rubinetti sino a quando non viene l’elettricista a collegare l’impianto della luce” Continua »
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di Placida Signora - 22 Aprile 2007

(Santuario di Montallegro, Rapallo)
Correva l’anno 1488 (o ’98, non si sa bene) e un terribile drago terrorizzava la contea di Selva (Grosseto). Era un “orrendo serpente” munito però di zampe e fauci enormi .
Ma il signore della zona, conte Guido Sforza, imbattendosi in lui durante una battuta di caccia lo uccise “con l’aiuto di Dio” ed offrì metà del cranio mostruoso al Convento di Santa Fioria, mente l’altra metà fu spedita (e in seguito dispersa) alla romana Santa Trinità dei Monti.
Orbene, quel mezzo teschione superstite, conservato ora in una teca del convento, altro non è che il cranio di un coccodrillo del Nilo; e forse non tutti sanno che le chiese italiane pullulano di coccodrilli impagliati, scambiati per draghi famelici, offerti come ex voto. Continua »
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di Placida Signora - 21 Aprile 2007
Proverbi e modi di dire
“Numero dispari, numero sacro” dicono i tedeschi, riprendendo l’antico detto latino “Numero Deus impari gaudet”; ma pari o dispari che siano, i numeri sono ben presenti nei modi di dire e nei proverbi.
Apprezziamo quelle persone che “hanno dei numeri”, perché sono certezza di professionalità e capacità; che poi l’origine stia nel fatto che i numeri posseduti erano quelli buoni da giocare al Lotto, altro non è che un’ulteriore garanzia di qualità di fortunati portabuono.
Se organizzano qualcosa quindi meglio per noi “esser del numero”, cioè accodarsi all’impresa che di certo si rivelerà un “numero vincente”, evitandoci di venir considerati soltanto “un numero” dall’inglobante società. Continua »
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