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Graffiti 1943

di Placida Signora - 24 Aprile 2007

Nei sotterranei di Napoli

Napoli è composta da due città: una esterna illuminata dal sole e una sepolta, silente, buia, brulicante budelli, gallerie, cave e cisterne scavate nel tufo giallo tipico della zona.
Nell’ultima guerra in quei sotterranei furono organizzati molti “ricoveri pubblici” dove la popolazione si rifugiava durante i bombardamenti; erano i più vasti d’Italia, potevano ospitare più di 300.000 persone.

Avevano lunghi sedili in pietra murati lungo le pareti, luce elettrica, servizi igienici e varie uscite di sicurezza; venivano raggiunti tramite larghe scale dai bassi gradini che avrebbero dovuto impedire cadute rovinose alla folla terrorizzata che, al suono delle sirene, si precipitava al riparo.

Uno dei più conosciuti si trova nei Quartieri Spagnoli, uno spazio di 3.200 mq. a 40 metri sottoterra che poteva contenere 4000 persone; uno degli ingressi era, ed è, in Vico Sant’Anna di Palazzo n. 52.

Una scala di 184 scalini scende in un grande alveo a campana, dal quale si diramano come tentacoli cunicoli e passaggi che conducono ad altre grotte i cui muri sono istoriati da graffiti e disegni tracciati dai rifugiati durante le attese di fine pericolo: piccola antologia storico sociale d’allora, curiosamente nessuno è datato prima del settembre ‘43.

C’è il disegno del sommergibile Topazio; varato a Quarnaro di Fiume nel 1933, dopo 41 missioni e 26.000 miglia di percorso il 9/12/1943 venne bombardato per errore da un aereo alleato inglese.
I 49 membri dell’equipaggio morirono, erano quasi tutti napoletani; forse chi l’ha ritratto era un parente di uno di loro, chissà.

Qualcuno disegnò un bombardiere Savoia Marchetti SM79 il quale, dotato di una caratteristica torretta dorsale, veniva gentilmente soprannominato dai nemici “Gobbo maledetto”; altri si distrassero dall’ansia facendo le caricature (in pieno spirito di par condicio) di Badoglio, Hitler, Hirohito, Mussolini, Churchill; un’altra ritrae D’Annunzio. Nudo.

In quella zona si trovavano le più importanti sartorie della città i cui stilisti, costretti lì sotto, passavano il tempo abbozzando figurini abbigliati con abiti da sera, da sposa, e persino un’allegrotta ragazza in minigonna (Mary Quant ci arrivò vent’anni dopo).

C’era anche la voglia di discutere di calcio (schemi di partite), ricordare fidanzati, mariti e figli lontani (profili di uomini in divisa), pensare alla morte (un carro funebre), far sorridere i bimbi (il Signor Bonaventura).

E dato che esiste sempre chi si sente migliore e superiore agli altri anche nei momenti di emergenza comune, vi fu persino chi decise democraticamente che una delle grotte era di sua esclusiva proprietà, scrivendo su una parete a chiare lettere: “Riservato al signor Campagna il 16.9.43”.

C’era la guerra, ma la vita continuava; e due innamorati, uniti in matrimonio una mattina di settembre, furono obbligati a passare la prima notte là dentro.
Ma probabilmente furono felici lo stesso, visto che qualcuno fece trovar loro una piccola grotta discreta e isolata, sormontata dalla scritta “Dono di nozze ad Anna e Renzo, oggi sposi 20.9.43”.

©Mitì Vigliero

19 Commenti »

  1. Sempre belle le tue storie. Affascinano ed incantano.

    Commento di Cristian - 24 Aprile 2007 09:55

  2. Non riesco nemmeno a immaginare lo stress provocato dalle sirene che annunciavano i bombardamenti…

    Commento di Beppe - 24 Aprile 2007 10:01

  3. Cristian, ma grazie! :-*

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 10:07

  4. Beppe, neanch’io…Eppure, a parlare con quelli che li hanno vissuti, ho colto sempre un tono di “rassegnato adattamento”. Il meccanismo dell’animo umano è perfetto, fa abituare e reagire anche alle cose più spaventose. Come diceva Ungaretti in “Veglia”: non sono mai stato tanto attaccato alla vita.

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 10:14

  5. @Beppe: stress? Quella era vera paura, non il moderno stress…

    Commento di Cristian - 24 Aprile 2007 10:16

  6. Mitì le sa tutte! ;-D

    Commento di Grazitaly - 24 Aprile 2007 10:32

  7. Napoli mi stupisce sempre, ogni volta che vado. L’ultima, alla Mostra d’Oltremare, ho camminato da sola lungo il viale della fontana dell’esedra, un percorso surreale verso le ceramiche verdi e blu di Macedonio.

    Commento di regi - 24 Aprile 2007 10:59

  8. Graziano, naaaaa…;-*

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 11:14

  9. Regi, vi sono città che emanano una magia particolare. Diciamo che hanno immense personalità :-)

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 11:14

  10. Quindi possiamo desumere che il fuoco amico faceva vittime già allora…
    [credo che quella indossata dalla signorina non sia una minigonna, sai?..]

    Commento di Antar - 24 Aprile 2007 11:31

  11. Antar, dici che è una sottoveste? Ne avevo il sospetto anch’io, visto il tipetto…;-D

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 11:47

  12. Solo i napoletani san essere estrosi anche sotto le bombe! ;-)***

    Commento di Princy60 - 24 Aprile 2007 12:47

  13. Princy, hanno un particolare senso di vitale sopravvivenza.
    Ma poi chissà…Non ho mai visto altri rifugi. Chissà se le nostre Grazie erano graffite, o se ce n’erano negli altri rifugi (come la galleria dell’ascensore di Manin ecc). I superstiti sono poi stati tutti restaurati. :-**

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 13:04

  14. Che bel post!
    Mi ha fatto ricordare i racconti “da rifugio” della mia mamma che vide la sua casa completamente rasa al suolo durante i bombardamenti su Milano dell’agosto del ‘43.
    Sono racconti di terrore, ma anche di un tentativo di normalità, pur nella totale “anormalità” della guerra.
    Sciura Pina

    Commento di sciura pina - 24 Aprile 2007 15:11

  15. Sciura Pina, in quanti hanno avuto la casa distrutta sotto quel bombardamento. Anche Guareschi. E anche la mia bisnonna Anna.
    Da allora si trasferì a Genova, dalla figlia lì sposata. E’ mancata alla fine degli anni ‘70, e per tutta la vita ha continuato a pensare e a parlare in milanese ;-)
    Leggeva il giornale e diceva “C’è stato un furto in via Roma al numero vundes”. E mi chiamava cinciapèta…
    Oggi sono in vena di ricordi…

    Commento di Placida Signora - 24 Aprile 2007 15:20

  16. Sembra ci sia qualcosa di simile anche a Cagliari e domenica, giornata di monumenti aperti, si potranno visitarle, prima che riprendano i lavori di bonifica che sono iniziati da poco…e via giù per le grotte!
    http://www.monumentiaperti.com/dettagli_museo.php?id_museo=13

    Commento di andrea - 24 Aprile 2007 21:23

  17. Ma sei di Napoli signora? Io ci ho vissuto oltre 20 anni…ricordi meravigliosi…Un caro saluto by Stella

    Commento di Stella - 24 Aprile 2007 22:43

  18. Napoli è anche una città invisibile. Forse è Maurilia, anche se ora somiglia a Leonia.

    Commento di roquentin - 25 Aprile 2007 08:26

  19. il disegno della dona in minigonna credo che riproduca qualche ospite di una delle case di tolleranza della zona

    Commento di Raffaele - 25 Aprile 2007 22:11

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