La farinata
(foto MangiareinLiguria)
Il poeta scapigliato Lorenzo Stecchetti, meglio conosciuto come Olindo Guerrini (1845-1916), seduto una sera nel genovese quartiere di Ponticello (Piazza Dante) a un tavolino di marmo dell’osteria Bedin, famosa per la sua ottima farinata, compose direttamente sul marmo del tavolo un sonetto intitolato Farinata senza Uberti, che venne poi trascritto su un pezzo di spessa carta bigia e porosa: la carta in cui si serve la farinata, appunto.
Dante mal festi quando, nei tuoi versi,
parlando d’Ugolin preso alla magra
chiamasti quei di Genova “diversi
d’ogni costume e pien d’ogni magagna”.
Ora davvero essi son pel mondo spersi,
dall’uno all’altro polo, in Francia e in Spagna,
in America, in Cina, fra perversi
selvaggi e fra civili, e niun si lagna.
Dell’ingiusto giudizio or la più fina
vendetta sui tuoi canti hanno inventata
e te la fanno sotto gli occhi aperti.
Tu celebrasti il grande degli Uberti
ed essi, in Ponticel, dalla Bedina,
celebrano ogni dì la Farinata.
Nei vecchi forni a legna oggi praticamente scomparsi e che si trovavano quasi tutti concentrati sotto i portici della zona portuale di Sottoripa a Genova, si cuoceva ininterrottamente la farinata; fu sempre considerata un alimento talmente importante e fondamentale che, in un decreto del 1447, vennero emesse severe disposizioni per impedire l’uso di olio scadente nella cottura della scripilita, antico nome della farinata affibbiatole dai romani.
Sotto la Lanterna è fatta di farina di ceci; nel Savonese si usa anche la farina di grano e nell’imperiese si aggiunge la cipolla tagliata a fettine sottili sottili, e la si cuoce su trucioli di legno.
Esiste anche in Piemonte, ma è un po’ diversa: la chiamano “Bela cauda“, bella calda, ma è più pesante e spessa.
La farinata era un tempo un piatto classico della sera del venerdì di magro e del Capodanno, assieme allo stoccafisso accomodato; quando si comprava nei forni, la prescelta era quella agli orli della teglia, più croccante e sapida: e i vecchi genovesi ancora oggi, quando vedono una fanciulla particolarmente avvenente e “appetitosa”, la definiscono fainà di orli.
300 gr di farina di ceci; 1 litro d’acqua; 1 bicchiere scarso d’olio, sale, pepe.
In una bacinella vesate la farina di ceci, l’acqua e una presa di sale. Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno: il composto sarà perfetto quando, tirando su il cucchiaio, non vi resterà attaccato. Lasciate riposare come minimo un’ora; passatelo poi in un colino per togliere ogni grumetto eventuale di farina.
Versate l’olio in una teglia larga e bassissima; versate poi il composto, mescolando bene per amalgamarlo all’olio. Infornate tutto a forno caldo 250° per 10 minuti. Servite immediatamente (va mangiata bollente), cospargendo se volete con un po’ di pepe nero.


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Vero Mitì, quella piemontese è molto diversa. In lombardia non credo esista :-D
Commento di Grazitaly - 2 aprile 2007 10:55
Graziano, non ne ho mai sentito parlare in Lombardia, per lo meno di qualcosa di simile :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 11:01
La fanno anche in Costa Azzurra, antico territorio ligure,e la chiamano “socca”. ;-)***
Commento di Princy60 - 2 aprile 2007 11:04
Della farinata non so nulla – e non vedo l’ora di acculturarmi – ma molte cose so di Lorenzo Stecchetti, che scrisse di molte cose, non solo di farinata, ma anche – un esempio fra i tanti – di una figlia di Agamennone. In anni di censura molto occhiuta, una bella edizione fu immediatamente sequestrata ma un mio collega ne mantenne una copia. Un magliaio fra i più grossi lo seppe, e pose come condizione capestro alla firma del contratto con la multinazionale la consegna di detto esemplare ormai unico a copertina rossa. La firma del contratto fu commovente, qualcuno propose una riunione sindacale bipartisan, alla todos caballeros, con recita dei mirabili (veramente!) endecasillabi dello Stecchetti. Vorrei recitarvene scelti brani, ma fatto saggio dal palpamento di Mascagni non me lo permetto…
saluti omerici
Primo
Commento di Primo Casalini - 2 aprile 2007 11:10
Princy, vero! Me n’ero dimenticata, grazie! :-**
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 11:12
son piemontese, ma la bela cauda non la conosco.
Conosco la farinata e la bagna cauda piemontese, allo stesso tempo buona e infernale.
Commento di Luca - 2 aprile 2007 11:19
Primo, è possibile che l’abbia recitata come coro all’università, con in testa il bianco goliardo da matricola? ;-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 11:26
Uhh, quella di Imperia, con le cipolle, non la conoscevo, merita sicuramente una visita (sia la zona che la farinata)!
Commento di marchino - 2 aprile 2007 11:44
Tu non sai quanto ti sia grato per questa serie di post……Mi fanno stare bene, mi fanno “tornare a casa” ogni volta, anche se per pochi minuti.
Grazie!!
:O*
Commento di Chamfort - 2 aprile 2007 11:45
un pò di storia tratta da…
http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=847&news_dove=1
FARINATA o TORTA DI CECI nascita del mito
Nel XIII sec. le navi erano sospinte oltre che dal vento anche dalla forza dei rematori, spesso alimentati con zuppe di legumi ben conservabili come i ceci.
Dopo la battaglia della Meloria (1284), dove i genovesi sconfissero i pisani, le galere della “Lanterna” erano così affollate di riottosi vogatori da perdere la loro proverbiale agilità, e sembra che una di queste imbarcazioni, solcando l’irrequieto Golfo di Biscaglia, si sarebbe trovata per diversi giorni al centro di una tempesta. L’acqua di mare imbarcata provocò gravi danni nella stiva: i ceci si ammollarono, qualche barile di olio si sfasciò, e l’umido ridusse tutto in una purea. Quando ritornò il bel tempo, fu scoperto il piccolo disastro arrecato alle provviste e, per il fatto che i viveri erano diventati scarsi, ai prigionieri fu data da mangiare l’informe cibo. Qualcuno dei pisani rifiutò la purea, abbandonando la scodella sul banco, salvo poi riappropriarsene il giorno dopo, quando i morsi della fame erano diventati irresistibili.
Un’intera giornata di esposizione al sole aveva però trasformato la pietanza in una specie di focaccetta, qualcosa di diverso dalla poca appetitosa poltiglia di ceci.
La scoperta casuale interessò i genovesi che ne perfezionarono la ricetta cuocendola in forno a legna, e battezzandola per scherno agli avversari “oro di Pisa”.
Oggi sono diverse le varianti della farinata o torta di ceci diffuse lungo tutta l’area marittima tra la Maremma e la Costa Azzurra. Viene chiamata “socca” in Costa Azzurra, “a’ fainà de ceixei” in dialetto genovese, “cecina” o “torta” nell’area nord della Toscana, “fainè” nel sassarese.
Commento di roger - 2 aprile 2007 11:48
Buongiorno a lei,
molto interessante questa ricetta, il nome farinata non mi è nuovo ma non ho mai preso in considerazione la ricetta.
La proverei in sostituzione della ben conosciuta polenta, un diversivo che sarebbe sicuramente gradito.
Buona giornata
Liu Jo
Commento di Liu Jo - 2 aprile 2007 12:11
Luca, mi pare sia nel Monferrato che la chiamano così. Ad ogni modo la farinata piemontese è diversa; appena trovo un po’ di tempo metto la ricetta. La bagna cauda la conosco bene (sono piemontese :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:12
Marchino, ora la fanno anche qui. Così come la fanno coi bianchetti…Però devo dire che a me piace sempre di più “nature” ;-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:12
Chamfort, ogni volta che vorrai ti farò sentire a casa :-)**
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:13
Roger, è molto bello quel sito :-) Hai poi fatto la passeggiata in collina?
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:14
LiuJo, poi mi dirai! :-)*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:15
bè io sono fortunato vivo in una città di antiche tradizioni Chiavari…. ed esistono per certo ancora due “fainotti” termine ligure che definisce un “negozio” dove si fa la farinata rigorosamente a legna U Luchin http://www.luchin.it/
che festeggia quest’anno a Giugno i 100 anni
e u Baiciotto.. di cui non ho trovato il sito…..
ultima chicca la carta porosa di cui fa cenno La Placida da noi si chiama “pape mattu” carta pazza
Commento di Luca - 2 aprile 2007 12:34
Luca, u luchin…(sospiro) :-*
(pepe mattu non lo sapevo, grazie!)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 12:36
Non l’ho mai assaggiata. Provero’ a farla. Che mi dici, invece, di quel pane salato e unto che chiamano “pizza genevose”? E’ nato a Genova?
Commento di Nikita - 2 aprile 2007 12:45
Una mia conoscente genovese mi disse che la teglia doveva essere ASSOLUTAMENTE di rame. E’ vero?
Commento di violacciocca - 2 aprile 2007 12:46
e si la tradizione la vuole di rame la legge la vorrebbe di alluminio o di acciaio ohibò
Commento di Luca - 2 aprile 2007 12:59
ah dimenticato martedi scorso sono stato a mangiare alla pizzeria pivazzano di San pietro Vara in provincia di La Spezia “nella valle del biologico” e la farinata a legna era fantastica, cosi come la focaccia di recco e il prezzo finale una sorpresa mangiato con 14 euro
Commento di Luca - 2 aprile 2007 13:01
Nikita,…intendi questa? ;-)
http://www.placidasignora.com/index.php?s=focaccia
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 13:12
Viola, un tempo erano in rame. Ma ora per questioni di salute pubblica, come dice Luca, devono essere in alluminio o acciaio (rame bellissimo appeso al muro :-)*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 13:13
Luca, la prima volta che vado verso la Cisa ci passo, grazie per la dritta :-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 13:13
E si che mi è venuta una voglia incredibile di assaggiare questa prelibatezza….hey ho l’acquolina in boccaaaaaaaaaa!!!!!
Prendo un altra settimana di ferie per venire ad assaggiarla!!!!
Commento di andrea - 2 aprile 2007 13:21
Andrea, vieni allo zenacamp del 28 aprile! :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 13:26
certo ….mi sono fatto una bella passeggiata….ma dimmi….a proposito di farinata di ceci…si fa ancora la panissa ????…credo si chiami così..se mi sbaglio mi perdoni
Commento di roger - 2 aprile 2007 14:07
La farinata l’ho mangiata a torino, piatto tipico, mi hanno detto, e non mi è piaciuta.
Da noi c’è la “farinella” con ceci e orzo tostati, e si fa il “girocavallo”: farinella impastata con acqua calda, condita con olio d’oliva e peperoncino.
Abbraccio dal Trentino :o
Commento di angela - 2 aprile 2007 14:10
Cavoli, se mi dici dove, quando vengo allo Zenacamp faccio una scappata ad assaggiarla.
Commento di marchino - 2 aprile 2007 14:13
Roger, certo che sì1 A me piace molto naturale, filo d’olio e pepe. Fritta un poco meno (ma forse perché amo poco i fritti…)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 14:15
Angela, mi incuriosisce molto la farinella…approfondirò, grazie! :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 14:17
Marchino, si può mangiare tenendola in mano come la focaccia :-) Se non erro, proprio vicino alla sede dello zenacamp c’è un forno che la fa molto buona…
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 14:18
Bon, ho già l’acquolina in bocca.
Commento di marchino - 2 aprile 2007 14:28
non avevo mangiato e, ti dirò, un po’ ti odio che sono le 4 e mi è venuto “un po’” d’appetito!
Commento di greenwich - 2 aprile 2007 14:44
Greenwich, è che sono catttttivissima e mi diverto a torturarvi così ;-D
(non ho pranzato neanch’io causa galòp lavorativo, e ho una fame da svenire…
;-**)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 14:58
Carissima Placida,sono stata assente per causa di forza maggiore.ora sono di nuovo qua…hmmmm..giusto in tempo per gustarmi un gustosissimo “cinque e cinque” E’ così che a livorno si usa chiamare la torta con la focaccia o il pan francese,ben impepato e molto caldo!!! I pisani….la chiamano “cecina” i viareggini “gegina” ( anche se vorrebbero dire “cecina”,ma il loro accento si sa…è un po’ particolare. Per noi,è e sempre sarà torta di ceci.confidenzialmente “torta”. tanto è vero che i forni dove la cucinano e vendono sono chiamati “tortai”
Ciao carissima,buon proseguimento a te e gli altri commentatori.
Emma
Commento di emma - 2 aprile 2007 15:06
quindi questo è farsi del male da soli! :D
Mi dica, ma perché la chiamano Mitì? (sa, è poco che la frequento)
Commento di greenwich - 2 aprile 2007 15:26
quando venni a Genova per Ineditablog ne feci una scorpacciata, ma accidenti non ricordo il nome dell’osteria (che rabbia, avevo tenuto pure il biglietto)
Commento di Gigi Massi - 2 aprile 2007 15:28
My Italian is so rusty, I need to comment in English…. There is a pizzeria in Torino that I went to several times when I lived there that had some of the best farinata I have tasted.
I was introduced to the dish by my roommate, a young man from a small town in the Valle d’Aosta. The restaurant had a wood burning oven that gave the farinata a distinctive flavor.
I wonder if anyone knows the name of this pizzeria? It is on the east side of town near the Parco del Valentino. It is on the same street as the market. I don’t remember is this is Corso D’Azeglio or via Ormea. I recall that the name of the restaurant was “Rana…” or something with frog in the name.
I hope to return some day.
Commento di michele luigi - 2 aprile 2007 15:30
A livorno la Farinata si chiama Torta e se la mangi col pan francese “Cinque e Cinque”. Quì si mangia tutto l’anno. Ci si cena anche.
Saluti. GingerAle dei Loungerie
Commento di loungerie - 2 aprile 2007 15:42
Dalle mie parti (reggio emilia) non mi sembra ci sia niente di simile.
Proverò sicuramente la ricetta, mia ha messo un appetito…
:)
Commento di larvotto - 2 aprile 2007 15:49
Emma, da cosa deriva quel “cinque e cinque”? Prezzo? Peso? :-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 15:59
Greenwich, sono le iniziali di Maria Teresa (ma da quando son nata mi chiamano tutti Mitì ;-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 16:00
FarinataCamp inside ZenaCamp
Commento di marchino - 2 aprile 2007 16:01
Gigi, più o meno la zona la ricordi? :-**
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 16:01
GingerAle, mangiare la farinata con pane è il massimo (caloricamente parlando ;-) Lo fanno anche i Sicilia (ma anche lì è diversa) :-)***
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 16:03
Larvotto, poi mi racconti anche tu :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 16:04
Si potrebbe fare un intervento blog/culinario sul focaccia, farinata, ecc.
Commento di marchino - 2 aprile 2007 16:04
Marchino, :-D*!
Lezioni di ligurcucina? Non male come idea, da ripetere ad ogni barcamp (differenziando per regione ovviamente)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 16:04
i miti di Mitì…..ovvero….. come essere predestinati al mito fin dalla nascita….. :)
un vezzeggiativo o abbreviazione…mai fu così azzeccato…
Commento di roger - 2 aprile 2007 17:14
non prenderla come un adulazione …è solo una constatazione di fatti.. :)
Commento di roger - 2 aprile 2007 17:16
Roger, sei un tesoro! :-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 17:18
trovata, trattoria Sa Pesta ;-*
Commento di Gigi Massi - 2 aprile 2007 17:49
Gigi, eccola! Sa Pesta è un mito :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 18:02
So che urlerai, ma io ci aggiungo, per quelle dosi che sono perfette, quattro o cinque cucchiai di birra. Prova e mi farai sapere. Dimenticavo: la lascio riposare almeno tre ore.
Commento di Lesorja - 2 aprile 2007 18:03
Lesorja, proverò. Ma non è che diverrà troppo gonfia? dovrebbe essere sottile come un velo (al massimo una lasagna, di quelle a mandilli de sea ;-*)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 18:10
Gonfia no. Vaporosa è il termine giusto.
Commento di Lesorja - 2 aprile 2007 18:14
con i ceci non ha nulla a che vedere…
da noi in Toscana si fa pure questa di farinate…
FARINATA CON CAVOLO NERO
Ingredienti: (per 6 persone)
- 300 gr. di fagioli
- 1 cavolo nero
- 1 etto di lardo
- 4 spicchi di aglio
- 1 pomodoro maturo
- salvia
- sale
- peperoncino
- farina di granturco (1 cucchiaio colmo a persona)
Far bollire i fagioli in abbondante acqua salata fredda insieme a 2 spicchi di aglio e qualche foglia di salvia per circa 1 ora.Passarli quindi col passaverdure nella loro acqua di cottura ed aggiungere al brodo ottenuto le foglie di cavolo nero lavate , private della costola centrale e tagliato a strisce non molto sottili.
Intanto, a parte far soffriggere il lardo tritato, 2 spicchi d’aglio, un pomodoro maturo a pezzi, un po’ di peperoncino ed aggiungere il tutto al brodo.Cuocere per un’ora abbondante.
Aggiungere la farina di granturco e sempre rimescolando far cuocere per ancora mezz’ora. Servire ben calda con un filo di olio extra vergine di oliva.
scusami…era una divagazione.. :)
Commento di roger - 2 aprile 2007 18:21
Roger, uuh… ricordo d’averla mangiata in una trattoria vicino Firenze con Luciano Satta…Un po’ meno di 30 anni fa :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 18:26
Lesorja, era il termine che cercavo…:-)
ma proverò volentieri! :-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 18:26
o era che inizio ad aver fame….???
mah…….?????
Commento di roger - 2 aprile 2007 18:27
è un piatto antico…pochi locali lo fanno ancora
Commento di roger - 2 aprile 2007 18:28
Roger, pensa a quanti piatti non si fanno più nei ristoranti…Persino un semplice e buon pollo arrosto con patate spesso è raro a trovarsi. :-)
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 18:49
vero, concordo pienamente…purtroppo,il modo di mangiare e la qualità del cibo è molto cambiata, prima mangiavamo quello che la stagione offriva…ora tutto sempre…..e poi ci lamentiamo che un semplice pomodoro comprato in dicembre non sa di nulla…..quando mai in Italia i pomodori maturano in dicembre…??
Commento di roger - 2 aprile 2007 18:57
Hai indovinato PlacidaSignora! Il Cinque e Cinque deriva dal prezzo….nei tempi andati al tortaio veniva chiesto “5 cents.di pan francese e 5 cents di torta”,per semplificare il tutto,è diventato “Cinque e Cinque!!!”
Una placida serata! Ciao!!!!
Commento di emma - 2 aprile 2007 19:59
So che forse ben poco a voi interessa/
ch’io presi ispirazione da voi e l’altra gente/
parlo dello scherzo, cui partecipaste voi stessa/
e per correttezza soltanto vi avverte la presente/
Commento di Tybald - 2 aprile 2007 20:34
buona e familiare! la nonna (tattarese) la chiamava fainè…lievito? NOOO più croccantina è meglio è, e a casa si può usare la teglia di rame! ma ognuno la può sognare come gli va, saluti golosi cat
Commento di cat - 2 aprile 2007 21:04
arrivo tardi stsera e scrivo solo gnam..faaaaameeeeeee
Commento di catepol - 2 aprile 2007 21:10
Roger, giusto. Quello è di certo uno dei motivi. Altro è che son proprio cambiati i gusti…il cavolo nero? ma “fa odore”…;-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 21:54
Emma, so’ un genio, so’…;-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 21:54
Cat, altre ricette della nonna tattarese?
:-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 21:55
Catepol, quanti km ti sei fatta oggi, stelìn? :-*
Commento di Placida Signora - 2 aprile 2007 21:55
che nostalgia di Genova e di farinata e diun bicchierino di buon vino nero per riscaldarmi da una lunga passeggiata al freddo.
Commento di comidademama - 3 aprile 2007 00:04
sai quando ti vendono le gote rosse per il contrasto di calore tra esterno e interno, quello che fa impazzire i vasi sanguigni
Commento di comidademama - 3 aprile 2007 00:05
Mmmmmm…. vino nero?
Non so, secondo il mio parere la farinata vuole il ‘gotto de vin giancu’!;-)
Comunque, Placida (non so se ci sei mai stata) nello slargo di Via B. Buozzi, all’inizio di Via Venezia, proprio sotto il ponte della ferrovia, c’e’ “Mario”, dove fanno ancora la farinata nel forno… e nel RAME! :-)
P.S. la farinata deve riposare *almeno* 4 ore.
Almeno eh!
E se me l’ha ‘raccontato’ la zia del mio Topo che aveva uno dei miglior pizza-farinata della Genova anni ‘70… ci si puo’ fidare:-))))
Commento di Morghy - 3 aprile 2007 08:12
Tybald, fatto ;-D
Commento di Placida Signora - 3 aprile 2007 08:29
Comida, sì, è un “impazzimento” che conosco bene grazie alla tramontana di qui….;-*
Commento di Placida Signora - 3 aprile 2007 08:30
Morghy, a me piace sia col giancu che col neiru…Sempre insomma ;-)**
E dov’era la zia fainòtta?
Commento di Placida Signora - 3 aprile 2007 08:31
Michele Luigi, non so aiutarti purtroppo, sono più di 25 anni che manco da Torino…
Commento di Placida Signora - 3 aprile 2007 08:32
Domanda: tu che capiti speso a Roma sapresti indicarmi un forno o un ristorante dove mangiare delle specialità liguri (soprattutto focacce et similia)?
Commento di Solitaire - 3 aprile 2007 11:30
Solitaire, non credo di conoscerne…Quando vengo a Roma di solito mi portano in locali di cucina tipica di lì (o stranieri, di ogni tipo). Mi spiace…:-(
Commento di Placida Signora - 3 aprile 2007 11:33
Che gola a vederla!!! Appena posso me ne mangio un po’ con la focaccia… :-)
Commento di Daniele - 4 aprile 2007 13:50
Daniele, è un ottimo carburante per la maratona di New York! ;-)*
Commento di Placida Signora - 4 aprile 2007 14:05
non per essere pignola, ma dovrei rispondere ad emma che i viareggini non vanno confusi con i fortemarmini: sono questi ultimi che dicono “gegina”! i viareggini (come me) tutt’al più pronunciano “scescina”, esattamente come i pisani!
comunque io ormai, stando a Verona da decenni, me la faccio nel forno di casa…
Commento di VitaDaProf - 9 aprile 2007 19:44
A Milano ci sono due posti che fanno la farinata, uno in via Farini (giuro, non è uno scherzo) da Martino, l’altro in via S. Gottardo, una pizzeria/friggitoria di cui ora mi sfugge il nome.
Commento di ludo - 10 aprile 2007 23:07
Complimenti per il post e il blog che parla in maniera affascinante di Genova.
Il profumo della farinata calda mi fa ritornare a mente quando ero ragazzino e la mangiai calda appena sfornata e comprata in una pizzeria di Via Rolando…
Ora non esiste più quella pizzeria, il ragazzino è un adulto finito, ma il profumo e il sapore sono gli stessi nella memoria.
Commento di Rezcik - 3 ottobre 2007 10:45
Rezcik, certi profumi e sapori, legati a certe età, non si dimenticano più…:-)
Commento di Placida Signora - 3 ottobre 2007 11:10
Bentrovati,
sapete che la “fainè” nella nostra città è una specie di piatto nazionale ???
Ovviamente retaggio della dominazione genovese di secoli fa..
I locali in cui si serve sono tanti e molto frequentati.
E anche qui gli orli (per noi “la punta secca …”) sono i più prelibati.
Il nostro blog (dichiaratamente giocoso) un “articolo” che racconta (in video) anche i rapporti tra le vostre e le nostre canzoni popolari.
http://sassareserie.blogspot.com/2007/03/sassari-e-genova-solo-la-fain-in-comune.html
Ma è stato divertente leggere la storia del progenitore della nostra amata fainè.
Saluti a tutti
Commento di Minciacuru - 21 novembre 2007 23:00
[...] Infine davanti al palazzo di via Garibaldi n° 3, pensate all’amore disperato di Nina per Camillo e a quella notte d’aprile del 1841 . Poi, per soffocar la commozione, mangiatevi mezz’etto di farinata. [...]
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